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04/05/2013 : Studio report Death SS (Lucca)

Pubblicato il 17/05/2013 da in Speciali | 0 commenti


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Death_SS_logo

In una splendida giornata di sole siamo stati protagonisti, assieme a tanti altri colleghi di webzine e di carta stampata, dello studio report dei DEATH SS. Durante la giornata si sono svolti l’ascolto del disco in anteprima, la visione dei video ufficiali e la successiva conferenza stampa con domande alla band da parte dei vari invitati. I Death SS si sono presentati al completo, complice anche la partecipazione dei Secret Sphere al concerto di Calenzano (FI) la sera prima, che ci ha consegnato quindi Al De Noble e il nuovo batterista Bozo Wolff da una località ben più vicina rispetto alla loro Alessandria.

Vista la presenza di tanti altri colleghi e la conferenza stampa comune vorremmo provare a presentare ai nostri lettori una sorta di “mix” tra le nostre impressioni relative all’ascolto dell’album e le risposte di Steve, non riportando per intero ciò che si è detto in conferenza stampa. Speriamo in tal modo di riuscire a realizzare qualcosa di divertente (nonchè esauriente) per i nostri lettori.

 

Il report si è svolto negli studi del tastierista Freddy Delirio, situati nella campagna lucchese in un meraviglioso contesto di tranquillità e rilassatezza, che inevitabilmente si è riflesso anche nel modo di comporre.

 

La “resurrezione” dei Death SS (che dà appunto il titolo all’album, “Resurrection”) parte da “REVIVED”, scritta appositamente per l’episodio “666” dell'”Ispettore Coliandro” andato in onda qualche anno fa, che ha visto Steve Sylvester nelle vesti di sè stesso.

La canzone è da tempo disponibile anche su Youtube ed è certamente conosciuta dai fan della band. Fan che sono stati davvero importanti per il rientro in pista dei Death SS, a quanto dice Steve: “Il contributo dei fan è stato sicuramente importante per noi, avevo pensato di tagliare del tutto con i Death SS, prendendomi un periodo sabbatico e dedicandomi ad altro. Poi man mano che nascevano i nuovi pezzi e arrivavano le collaborazioni mi sono convinto e alla fine è saltato fuori un grande disco che a mio parere merita il ritorno dei Death SS in grande stile. Se non fossi stato convinto della bontà assoluta di questi nuovi pezzi non sarei tornato.”

Un discorso necessario riguarda anche i “sigilli”, che erano stati chiusi con il precedente “The 7th Seal”. Steve dice a questo proposito: “Il nuovo album rappresenta un nuovo inizio, una resurrezione. Il settimo sigillo rappresentava la fine di un’epoca, una chiusura. “Resurrection” non è un ottavo sigillo, ma un inizio di qualcosa di nuovo”.

Ivan Gaudenzi (Metal Maniac), Steve Sylvester, Alessio Torluccio

Ivan Gaudenzi (Metal Maniac), Steve Sylvester, Alessio Torluccio

Non cambia di una virgola il classico “sound Death SS” nella successiva “THE CRIMSON SHRINE”; cambia però il tema della canzone, che riprende gli scritti di Aleister Crowley, personaggio che troveremo spesso nel disco e da sempre uno dei punti di riferimento per Steve. “Una delle caratteristiche fondamentali di questo album – dice Steve – è l’alternanza che è stata scelta nella scaletta. Si passa ogni volta da un brano che è stato utilizzato (o sarà utilizzato) per il cinema (o per la televisione) ad uno che riprende le poesie e i libri di Crowley, andando quindi verso un filone esoterico. Sono tre i grandi temi di questo disco, che legano tra di loro, per l’appunto, tre delle mie grandi passioni: il cinema horror, le opere di Crowley e i fumetti sexy horror degli anni ’70, che sono stati man mano rivalutati, specialmente all’estero. A questo ultimo elemento è dedicato l’artwork di “Resurrection”, con la copertina disegnata da Emanuele Taglietti, copertinista di storiche testate come Sukia, Zora La Vampira o Belzeba. In copertina ci siamo noi in versione “fumetto” e anche il booklet sarà in questo stile.”

Steve Sylvester

Steve Sylvester

Torniamo quindi ai film e lo facciamo con un brano che è già uscito lo scorso dicembre in EP: trattasi di “THE DARKEST NIGHT”. Il brano è molto carico, costruito sui riff taglientissimi di Al De Noble e su un ritmo concitato, ben adatto all’atmosfera da film horror per il quale è stato commissionato. Il film in questione è “In Fondo Alla Notte” di John Morrison, realizzato dalla Scuola Nazionale Cinema Indipendente. A proposito delle canzoni nate “per commissione” Steve ci dice la sua: “Anche se una canzone ci viene chiesta su commissione per dei film, come le tante presenti in questo album, noi ci mettiamo sempre il nostro tocco. Sono convinto che ogni canzone, per quanto debba essere adatta ad un determinato contesto e ad una determinata situazione, riesca comunque a mostrare la firma dell’artista.”

La successiva “DYONISOS” torna a Crowley, che compose un poema sul dio greco, ed è uno dei brani che più rimane impresso al primo ascolto. “Dyonisos” è un brano dark-gothic dal sapore vagamente anni ’80, molto bello e diretto, che potrebbe far pensare ai W.O.G.U.E., il gruppo fondato da Steve qualche anno fa.

Il leader dei Death SS dedica qualche parola anche ai suoi progetti paralleli: “Sia per quanto riguarda i Sancta Sanctorum sia per i W.O.G.U.E. non considero chiusi i discorsi, rimango possibilista su eventuali lavori futuri”. E’ chiaro però che in questo momento sono i Death SS la scelta principale.

Gli studi di registrazione

Gli studi di registrazione

Altro brano “dispari” e altro film: questa volta trattasi di “EATERS”, realizzato per un film indipendente di tipo splatter, con gli zombie come protagonisti. Zombie, mostri e cimiteri richiamano in un certo senso anche il passato dei Death SS, quando Steve (unico rimasto di quella formazione) profanava tombe, creava trucchi e costumi in maniera artigianale, non disdegnando lanci di vermi e frattaglie sul pubblico. A proposito di questo passato ecco cosa dice Steve: “In quegli anni eravamo piccoli, addirittura minorenni e il nostro era un atteggiamento morboso e malato. Ho voluto chiudere quel periodo con il libro “Il Negromante Del Rock”, in cui tratto solo di quegli anni, per far capire perchè dei ragazzini si comportassero in quel modo. All’epoca cose del genere non le faceva nessuno, eravamo i primi. Non era un atteggiamento da seguire o da incoraggiare. Se certe cose le facessi oggi, oltre trent’anni dopo, ci sarebbe qualcosa che non va. Si cresce e crescendo mi sono evoluto, come tutti. Se fossi rimasto ancora ad andare in giro per i cimiteri la cosa sarebbe davvero preoccupante e patologica. Io non rinnego nulla di quello che ho fatto, le mie esperienze possono essere state giuste o sbagliate, la passione per certi temi è ancora presente, ma ora ho una profondità che da ragazzino non avevo e cerco di essere il più professionale possibile”.

 

E’ uno scritto dell’onnipresente Aleister Crowley, chiamato “One Star In Sight”, a dare lo spunto a “STAR IN SIGHT”, una canzone “magica” e anche un po’ atipica per quanto riguarda il testo, che invita alla fiducia in sè stessi per superare i momenti bui, traendo la forza da dentro di noi.

Riguardo alla piena comprensione dei testi da parte dei fan Steve risponde così: “Noi facciamo musica e offriamo assieme ad essa tanti altri spunti. Abbiamo dei testi e abbiamo anche una componente visiva, come per esempio la copertina e i disegni di Taglietti. Sta agli ascoltatori decidere se e quanto vogliono approfondire questi spunti, non fermandosi solo all’ascolto della canzone.”

Panoramica della conferenza stampa

Panoramica della conferenza stampa

Veniamo ora al secondo singolo (già presentato con un video ufficiale) di “Resurrection”, cioè “OGRE’S LULLABY”. I vecchi fan dei Death SS qui potranno gioire, perchè questa canzone, davvero minimale come struttura, ci riporta alla mente il primo periodo della band, quello più oscuro e a tratti doomeggiante. La canzone è stata creata per il film “Paura 3D” dei Manetti Brothers e a proposito dei primi Death SS ammettiamo che un po’ di paura l’abbiamo avuta anche noi quando il collega di Truemetal (Orso Comellini) ha chiesto a Steve come sono ora i rapporti con Paul Chain, che assieme a lui fondò la band. Questa la risposta: “Non lo vedo da anni, so che ha rinnegato totalmente quello che ha fatto e che ha invitato i suoi fan a bruciare i suoi stessi dischi, so che si fa chiamare con il suo vero nome in italiano, non so bene cosa stia facendo, mi pare registri in casa dischi di musica ambient; diciamo che i rapporti non sono nè buoni nè cattivi, non ci sono e basta. Quando mi è capitato di rivederlo abbiamo parlato tranquillamente anche per ore. Di sicuro è una persona molto disturbata, ha grossi problemi, io rispetto il suo stato e tutto finisce lì.” La domanda è risultata attinente vista anche la recente ristampa di “Free Man”, contenente l’esibizione live del 1993 all’Auditorium Flog di Firenze (con Paul Chain presente in formazione). Questa l’aggiunta di Steve: “Quella è una cosa diversa, mi è stata richiesta sempre, per anni, ma i master originali erano andati persi. Si è messo d’impegno questo ragazzo dell’etichetta messicana ed è una operazione che mi ha coinvolto solo marginalmente, sapevo che c’erano dei bootleg su ebay venduti a prezzi assurdi e mi dispiaceva per i fan realmente interessati, così ho deciso di fare un prodotto ufficiale a tiratura limitata per accontentare tutti coloro che mi mandavano le richieste. Si tratta comunque di un periodo verso il quale non sento nostalgia.”

La band al completo

La band al completo

Andiamo avanti con l’ascolto e arriviamo a “SANTA MUERTE”, che parla dello strano culto, a metà tra quello cristiano e quello pre-colombiano, presente nei paesi latino-americani, dove si venera questa “santa” dall’aspetto iconografico simile alla morte. Questo è un brano più duro degli altri, dove emerge la bontà della produzione che riesce a dare il meglio valorizzando ogni strumento. Ecco a tal proposito qualche parola su questo aspetto e su come sono nati i pezzi, sia da Steve che da Freddy Delirio: “Abbiamo registrato un pezzo alla volta, con il brano portato fino al missaggio e poi messo via. Ogni singolo strumento è servito via via per completare una sola canzone. Alla fine, passati mesi o addirittura anni, le canzoni sono state riviste tutte insieme e anche per noi questo è stato un modo inconsueto di lavorare.

Dal punto di vista tecnico ci sono stati periodi diversi con pezzi diversi, con il versante colonna sonora e con il versante esoterico. Questo ha fatto sì che in post produzione il lavoro sia stato grosso per farle “tornare” e poterle metterle tutte assieme. Abbiamo lavorato molto per dare un taglio omogeneo a tutti i brani, abbiamo aggiunto delle finiture e le canzoni sono cambiate e cresciute, siamo contenti del risultato finale.

Con questo modo di lavorare e senza pressioni abbiamo avuto libertà totale negli arrangiamenti, con tracce miste come volevamo noi, alcune mimimali come “Ogre’s Lullaby” fino ad altre come “The Song Of Adoration”, che ha richiesto tantissimo tempo.

Ogni canzone è un tassello di un puzzle che torna perfettamente, anche la scaletta è fatta apposta, i pezzi dovevano essere così. Il risultato finale scorre, tutto torna”.

 

Tutto torna, dice Steve, così come torna prepotentemente l’atmosfera horror in “THE DEVIL’S GRAAL”, colonna sonora di un film ancora in produzione, che ha al suo interno anche dei riferimenti legati al mostro di Firenze, che proprio in queste zone ha imperversato per decenni. L’horror pare sia tornato di moda non solo al cinema, ma anche nella musica, dove il filone Horror Rock / Metal sta vivendo davvero un ottimo momento. Interrogato a tal proposito, con nomi che si stanno facendo valere sia dentro che fuori dall’Italia come Cadaveria, Story Of Jade, Blood Ceremony o Ghost, Steve risponde così: “Non conosco granchè dei gruppi che mi avete citato, però vi posso dire che il cantante dei Ghost è tesserato al nostro fan club. Il termine “horror” poi, se riferito alla musica, si può riferire a tante cose, dal black metal fino a band che adottano testi particolari, tutto può essere “horror”. Noi ci definiamo “Shock Rock”, come si definivano all’epoca Alice Cooper o Kiss, gruppi che dal vivo hanno sempre puntato molto sull’impatto visivo e sull’intento di scioccare il pubblico. La nostra è anche “Horror Music” perchè sin dai primi passi abbiamo usato nei testi e nelle scenografie o sul palco personaggi ed elementi classici della letteratura horror o gotica come il vampiro o la mummia o gli zombie. Mi rendo conto che oggi il tema sia abusato, ma nella nostra epoca eravamo gli unici a farlo, eccetto quei gruppi citati, e oggi lo facciamo ancora per coerenza, pur cercando l’evoluzione anche degli stessi personaggi in scena”.

Death SS in conferenza stampa

Death SS in conferenza stampa

Uno dei brani più importanti del disco è sicuramente “THE SONG OF ADORATION”, un lungo brano di dieci minuti che per Steve rappresenta un vero e proprio “trip sonoro”, con tanto di vera orchestra e cinque coriste, con un lavoro di missaggio mostruoso (termine adattissimo per la band) da parte di Freddy Delirio in studio, che si è ritrovato a lavorare su circa centoquaranta tracce, poi ridotte a novanta nella versione finale. Steve ci tiene a dire che questa canzone rappresenta al meglio il “Death SS sound”, con un percorso iniziatico derivante sempre da Crowley e messo in musica, in un brano che si sviluppa in diversi movimenti.

A proposito del tipico “sound alla Death SS” viene chiesto a Steve, vista anche la masterizzazione fatta in Finlandia dal tecnico Svante Forsback (già al lavoro con i Rammstein), se questa ondata proveniente dal Nord con band del calibro di The 69 Eyes, HIM o Deathstars possa aver in qualche modo influenzato i Death SS. Ecco la risposta: “In questo disco, grazie anche ai progressi della tecnologia anche solo dall’ultimo “The Seventh Seal” del 2006, abbiamo privilegiato le sonorità più moderne, guardando però sempre al nostro background passato. Io a dire la verità non conosco quei gruppi, ma tra le nostre influenze abbiamo sempre citato i Sisters Of Mercy, che a loro volta hanno influenzato queste band. Quindi il collegamento non va fatto nel presente ma nel passato, noi siamo andati direttamente alle origini, anche perchè io ero ragazzo quando nacque il movimento dark / gothic e ascoltavo quelle band.”

 

Ci avviciniamo alla fine del disco ed è il turno di “PRECOGNITION”, solido brano heavy che fa da colonna sonora al film omonimo, che però non è ancora stato terminato, visto che la sua produzione sta andando per le lunghe. Tanto cinema quindi in questo “Resurrected”, ma quanto ce ne sarà ancora nel futuro dei Death SS? Ecco cosa dice a tal riguardo Steve: “Non so se e quanto i Death ss parteciperanno ancora a progetti musicali legati al cinema, ma sono intenzionato a farlo ancora, purchè le proposte siano serie, perchè trovo la cosa divertente e perfettamente consona alla band”.

 

L’ultima canzone di “Resurrection” è davvero il brano che non ti aspetti, sia come testo che come sound. Dopo averci portato in trame cinematografiche paurose ed orrorifiche e dopo la nostra “iniziazione” alle tante opere citate da Crowley, ecco che Steve ci propone “BAD LUCK”, una song vivace e divertente, con richiami al maestro Alice Cooper. Se c’è una cosa che proprio non si può chiedere ai Death SS, se non altro per questioni di educazione, è questa: “Ma è vero che portate sfiga?”. Ed ecco che Steve a questa leggenda dedica addirittura una canzone, invitando coloro che hanno sempre detto questo, in maniera peraltro ironica, a girare al largo (detto in maniera fine).

L’ironia si è vista anche in un momento simpatico della conferenza stampa, quando un collega ha cominciato la sua domanda con un “Vorrei fare una domanda provocatoria…” e Steve ha ribattuto: “Basta che tu non mi chieda se torneremo a suonare come “Heavy Demons” o sono ceffoni!”.

Quindi, indipendentemente dalla fama di questi artisti che ci siamo trovati davanti, a volte descritti come “particolari”, possiamo dire che la disponibilità e la simpatia sono stati elementi sempre presenti in questa giornata.

La nostra Alice con Steve

La nostra Alice con Steve

Questo studio report ha voluto analizzare più che altro cosa c’è dietro ad ogni singolo pezzo, come è nato, di cosa parla e come è stato composto l’intero album, mentre la descrizione dal puro punto di vista musicale la si avrà nella classica recensione, dove tutti questi altri argomenti di solito non vengono mai analizzati in maniera così approfondita.

 

Ultime note per sapere se e quando rivedremo i Death SS dal vivo, ed ecco la risposta: “Stiamo lavorando ad un tour, saremmo stati pronti per l’inverno ma visto che ci è capitata una buona occasione abbiamo anticipato e possiamo dire che ci sarà una data di eccezione già il 16 agosto prossimo in Sicilia, al Metal Camp Sicily, allo stadio di Siracusa (in realtà lo stadio Palatucci di Noto, n.d.r.). Saremo headliner e con noi ci saranno gli Aborym e tante altre band. Avremo una scenografia particolare, ma al momento è top secret. Ci raggiungerà per il tour e per la data siciliana Dhalila, la nostra performer, che al momento vive a Londra. Non faremo un lungo tour, preferiamo poche date ma buone e vaglieremo anche le proposte per l’estero.

Speriamo quindi che questo “Resurrection” porti ad una resurrezione della band non solo a livello artistico ma anche a livello organizzativo. In passato ci siamo affidati a persone non proprio perfette per fare questo tipo di lavoro, ciò nonostante siamo riusciti ad andare all’estero da headliner in Paesi dove i nostri dischi non erano nemmeno distribuiti, solo grazie al passaparola dei fan.”

Ultime note “tecniche” a proposito della distribuzione per segnalare che la Self, come sempre, si occuperà di quella italiana, mentre quella estera sarà affidata a Scarlet.

Nell’attesa del “666” (giorno 6, mese 6, anno 2013 che sommando le cifre fa 6), che sancirà il definitivo ritorno dei risorti Death SS, possiamo affermare che l’album si candiderà certamente come una delle migliori uscite dell’anno.

 

“Resurrection” tracklist:

 

1. Revived

2. The Crimson Shrine

3. The Darkest Night

4. Dyonisos

5. Eaters

6. Star In Sight

7. Ogre’s Lullaby

8. Santa Muerte

9. The Devil’s Graal

10. The Song Of Adoration

11. Precognition

12. Bad Luck

 

Articolo di Alessio Torluccio, foto di Alice Risaliti. Si ringraziano Ivan Gaudenzi per la compagnia durante il lunghissimo viaggio e Alice Cortella e Simone Gatti per l’ottima realizzazione dell’evento.

 Di seguito altre foto della giornata:

 

Al De Noble

Al De Noble

Non solo Death SS!

Non solo Death SS!

Glenn Strange

Glenn Strange

 

Freddy Delirio

Freddy Delirio

Death_SS_Orso

Ivan Gaudenzi (Metal Maniac), Orso Comellini (Truemetal.it), Alessio Torluccio (HMW)

 

La copertina di "Resurrection"

La copertina di “Resurrection”

 

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