Fallujah – Nomadic (2013)

Titolo: Nomadic
Autore: Fallujah
Genere: Progressive / Technical Death Metal / Deathcore
Anno: 2013
Voto: 9

Visualizzazioni post:792

Quando ogni speranza e ogni fiducia verso “il nuovo” dell’industria musicale sembrano ormai perdute, trovarsi di fronte un ep come “Nomadic” dei Fallujah è come vedere una luce accecante al fondo di un lunghissimo e cupissimo tunnel. Formatisi nel 2007, i californiani erano finora riusciti, egregiamente, a combinare deathcore con partiture dalla finezza techno – death irreale, cosa testimoniata dal cristallino “The Harvest Wombs”, uscito nel 2011. Ora però la questione si fa diversa, meravigliosamente diversa. In questo nuovo minicd, infatti, oltre a venire esasperata una perizia strumentale che può contare pochi rivali nel panorama attuale, si possono notare degli interessantissimi break melodici e parti affidate a tastiere e synth, in un amalgama assolutamente unico. Solo tre i brani presenti, ma così rasentanti la perfezione dal volerli mettere in loop all’infinito, a ripetere i 18 minuti totali per ore e ore. Si inizia con “The Dead Sea”, forse la canzone più riuscita del lotto. In questa, la torrenziale potenza del riff iniziale (molto deathcore/djent) va a deflagrare in una sorta di strofa dove sono i blastbeat a farla da padrone, ma nella quale i fraseggi melodici delle asce affidate a Scott Carstairs conferiscono al pezzo un’armonia indescrivibile. Ma il meglio è costituito dal break centrale, quasi totalmente arpeggiato e sognante, sorretto da un tappeto di tastiere stupendo, in un’atmosfera di pace quasi inconcepibile per una band del genere. Il tutto fino ad arrivare al minuto 5, al quale è possibile ascoltare il climax del pezzo (e dell’intero ep) e cioè uno degli assoli (per chi scrive) tra i più belli mai scritti, seriamente da brivido dalla testa ai piedi. Dopo sei minuti di magia pura è il momento di abbassare la tensione ed è allucinante constatare che un gruppo progressive techno – death/deathcore sia in grado di sfornare “Silent”. Questa è una composizione totalmente ambient, in cui voci soffuse e suoni placidi accompagnano e quasi addormentano l’ascoltatore, stregato di fronte all’annichilente ripetitività e rarefazione prodotta dalla band. L’ultimo brano, “Venom Upon The Blade”, è invece quello che più di tutti subisce le influenze progressive del combo, che vanno a incastrarsi perfettamente nell’assalto di doppia cassa e blastbeat messo su dal drummer Andrew Baird. Sostenuto anch’esso da un riff-rama intricatissimo ma nitidamente melodico, ha nuovamente nello stacco a metà pezzo l’apice. Gli strumenti si abbassano, l’effettistica delle chitarre le fanno librare altissime in cielo e le tastiere completano l’innalzarsi verso l’olimpo di un ensemble formidabile. Che per altro chiude il pezzo con un assalto all’arma bianca che farebbe impallidire un buon 90% delle black metal bands in circolazione. Nient’altro da aggiungere. Chi scrive, e sospetto diverse altre migliaia di persone in giro per il globo, attende famelicamente l’uscita dell’annunciato full-lenght. E se queste premesse verranno rispettate, non ci sarà modo di non trovarsi di fronte a uno dei più bei dischi mai prodotti.

Tracklist:
1. The Dead Sea
2. Silent
3. Venom Upon the Blade

Line Up:
Alex Hofmann (Voce)
Scott Carstairs (Chitarre)
Rob Maramonte (Chitarre)
Rob Morey (Basso)
Andrew Baird (Batteria)

Facebook: http://www.facebook.com/fallujahofficial
Myspace: http://www.myspace.com/fallujahbayarea

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