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27/07/2013 : Banco Del Mutuo Soccorso (Boccheggiano, GR)

Pubblicato il 6/11/2013 da in Live report | 3 commenti


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27/07/2013 – Banco Del Mutuo Soccorso – Boccheggiano (GR) – Campo sportivo comunale

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Noi di heavymetalwebzine.it trattiamo prevalentemente heavy metal ma non disdegnamo di certo altri generi che tanto hanno influenzato la musica rock e metal a 360°. Il prog rock è uno dei mondi sonori più affascinanti, un sound capace di abbattere il concetto di spazio e tempo per trasportare l’ascoltatore in un viaggio ricercato, profondo ed emotivamente intenso. Il Banco Del Mutuo Soccorso è a mio giudizio una delle più straordinarie bands al mondo in tal senso. I capolavori composti dal Banco negli anni ’70, in particolare i primi tre dischi (ma non solo), resteranno per sempre tra le pietre miliari in un ambito musicale che ha visto in Italia altri colossi del calibro di PFM, Orme, i primi New Trolls e gli Area. Tra le illustri formazioni citate è proprio il Banco il gruppo in grado di emozionarmi di più grazie alla vena poetica dei versi di Francesco Di Giacomo, una delle voci più belle in assoluto del rock, che si sposa magnificamente con il cuore musicale della band, il tastierista e pianista Vittorio Nocenzi, musicista straordinario che fa sgorgare passione ed emozioni dai tasti con un carisma degno dei grandi attori di teatro.

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All’idea di fare un tuffo nel mare di emozioni che il Banco riesce così mirabilmente a sprigionare in me l’idea di farmi quasi tre ore di viaggio da solo in auto non mi ha di certo fermato e ho quindi trascorso questa piacevolissima sera di mezza estate in un piccolo paese della provincia di Grosseto, Boccheggiano, frazione del comune di Montieri nel bel mezzo della maremma. Il concerto del Banco è stato aperto da un’interessante prog rock band toscana ma il piatto forte della serata ovviamente è stata l’epica live performance del Banco del Mutuo Soccorso che ha appena celebrato il capolavoro assoluto “Darwin” con una riedizione per il quarantennale con tanto di pezzo inedito con Franco Battiato in veste di special guest (“Imago Mundi”) a concludere idealmente lo storico album a tema. Il concept album è stato sviscerato in sede live con l’esecuzione di gemme del calibro di “L’Evoluzione”, “La Conquista Della Posizione Eretta”, “Cento Mani E Cento Occhi” e della straordinaria ballata “250.000 Anni Fa… L’Amore?!”, uno dei pezzi più toccanti ed originali di sempre nell’ambito del filone “amore impossibile e disperato”. Pensare che un poeta del calibro di Francesco Di Giacomo così come il grande Vittorio Nocenzi a poco più di vent’anni scrivevano questi testi e spartiti così come quelli di “R.I.P.”, “Io Sono Nato Libero” e di tanti altri gioielli mentre gli artisti di oggi (ed i loro fans) spesso farneticano su internet nei social network con un italiano zoppicante fa pensare. Verrebbe la voglia di tornare indietro nel tempo quando la ricerca musicale e la sperimentazione erano la normalità e non solo il vezzo di qualche artista che vuole fare l’estroso e l’intellettuale.

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Vedere Francesco e Vittorio sul palco è come assistere all’incontro di due personaggi shakespeariani del calibro di Amleto e Otello. Nei dubbi esistenziali del primo rivedo un po’ di Francesco e della sua sensibilità, la foga del secondo mi fa pensare al modo di suonare così passionale di Vittorio, quasi come se si trattasse di difendere la buona musica “tradita” da un mondo che troppo spesso spaccia per arte prodotti di plastica fabbricati solo per essere venduti dalle majors. L’attitudine dietro alle tastiere del Nocenzi è particolarmente impressionante per la sua fisicità, così vibrante e pregna di pathos come se suonare fosse una questione “di vita e di morte”, non a caso tra gli argomenti centrali di svariati pezzi del gruppo. La stessa metafora fornita dal disco “Darwin” che fornisce un parallelo tra la vita e l’uomo nella preistoria e quella dei giorni nostri forniscono molto “food for thoughts”. Un verso di “Cento Mani E Cento Occhi” recita: “E da un branco una tribù che va – da un villaggio una città – gente che respira a tempo – uomini rinchiusi dentro scatole di pietra dove non si sente il vento – Ma la voglia di fuggire che mi porto dentro non mi salverà”. Non serve altro per capire dove batta il cuore della formazione.

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E’ ovviamente doveroso spendere due parole anche per il resto della band, con la sezione ritmica formata da Maurizio Masi e Tiziano Ricci rispettivamente a batteria e basso in grande evidenza senza dimenticare il riffing e gli assoli del bravissimo Filippo Marcheggiani, ora più che mai assolutamente fondamentale nell’economia della band ed in grado di trovare sempre la perfetta sinergia per sposarsi con le sfrenate fantasie musicali di Vittorio che talvolta sfociano in aperture jazz ed in improvvisazioni inarrestabili. Da segnalare anche la presenza di un nuovo secondo chitarrista in sostituzione dello storico Rodolfo Maltese, da tempo assente dai tour e a cui auguriamo di tornare sul palco con i suoi compagni al più presto.

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Lo show, che è stato una cavalcata epica di durata superiore alle due ore ha toccato anche i grandi successi del periodo più pop (sempre d’autore) del gruppo, come quelle “Moby Dick” e “Lontano Da” comunque lontano anni luce dalla banalità di molta della musica più commerciale. Oltre all’inno soffuso di “Non Mi Rompete”, nel gran finale ricordo con un piacere anche un medley molto accattivante di almeno cinque pezzi (compresa l’ottantiana “Paolo Pa”) con l’inserimento di un paio di minuti della straordinaria “Il Ragno”, uno dei classici della band dal vivo. Concerto sontuoso di una band unica e senza tempo.

Ecco di seguito altre foto della serata:

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  1. Metauro says:

    Bella rece…e bravo Max!
    Visti tante volte e mi viene sempre la pelle d’oca: unici!

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