05/06/2013 : Sweden Rock Festival – Day 1 (Solvesborg, SVE)

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05/06/2013 : Sweden Rock Festival – Day 1 (Solvesborg, SVE)

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Erano tre anni che non vedevo l’ora di tornare a rivivere l’esperienza gioiosa ed intensa dello Sweden Rock Festival e finalmente, dopo essermi perso le edizioni del 2011 e 2012, sono riuscito a rifarmi quest’anno, grazie ad un’edizione per alcuni versi anche migliore di quelle del 2009 e 2010 a cui avevo avuto il piacere di assistere. Se nei miei trascorsi allo Sweden Rock l’aspetto metereologico era stato l’unico fattore davvero negativo, con frequenti piogge e freddo intenso durante le performance notturne, quest’anno lo Sweden Rock è stato un piccolo paradiso terrestre per l’intera durata del festival ed oltre (con piacevolissime escursioni nelle vicine Copenaghen e Malmo). Il tutto, ovviamente, a condizione di essere dei super appassionati di hard rock, metal melodico e tante altre sfumature sonore con una resistenza fisica degna di un Iron Man (non il supereroe Marvel ma uno di quei “matti” che si avventurano in traversate del mare, corse ciclistiche ed una maratona per dessert).

Storicamente le danze cominciano il mercoledì pomeriggio con una band svedese, e per l’occasione è “The Last Band”, con un certo sense of humour, ad essere scelta come prima formazione della kermesse musicale. Niente male il rock melodico dai forti connotati punkeggianti del gruppo, a me del tutto sconosciuto prima di questo festival. L’atmosfera rilassata che ritroviamo da queste parti mi fa subito ricordare uno degli aspetti più adorabili dello Sweden Rock. Il tempo di familiarizzare con il sound di un artista o di una band in questa kermesse musicale è sempre garantito, grazie al fatto che ogni complesso, anche quelli meno importanti per caratura, ha a disposizione un set di almeno un’oretta se non settantacinque minuti ed un impianto audio decisamente all’altezza frutto di una rotazione tra i sei palchi che consente di avere sempre almeno un’ora abbondante per il soundcheck, un vero lusso sconosciuto per la maggioranza dei festival.

Incuriosito dall’introduzione al loro sound letta sul sito ufficiale dello Sweden Rock dedico una trentina di minuti alla prog rock norvegese dei Magic Pie che si esibiscono nel piccolo Rockklassiker Stage. I Magic Pie sono un gruppo dalle buoni doti tecniche al servizio di un rock molto melodico e pregno di feeling. Un ascolto consigliato per tutti gli appassionati di musica ricercata e non pesante ma decisamente pensante. Un’altra piacevole nuova scoperta.

Altro palco, lo Sweden Stage, e ritroviamo i Threshold alle prese con dei problemi tecnici, un’assoluta rarità da queste parti. Il fatto è che prima della loro performance viene dato spazio ad una breve esibizione di una band composta da bimbe e bimbi sotto i dodici anni, che dopo aver suonato un paio di cover in modo piuttosto bislacco ma non senza suscitare ilarità e tanti applausi, lasciano una bella gatta da pelare ai tecnici audio che avevano già settato perfettamente tutto per l’ingresso sul palco di Damian Wilson e compagnia. La performance dei Threshold non risente troppo dei problemi tecnici anche se durante i primi pezzi le chitarre ritmiche non hanno certamente i volumi desiderati. Il set dà ampio spazio al nuovo disco “March Of Progress” con l’esecuzione di “Ashes”, “Dont’Look Down” e “Rubicon” ma non mancano le vecchie “Light And Space” e “Mission Profile” e gli acclamati pezzi da “Dead Reckoning”: “Pilot In The Sky Of Dreams” e “Slipstream”. Damian Wilson è un buon frontman e si prodiga nell’instaurare un rapporto molto diretto con i fans, un aspetto alquanto raro nelle performance prog metal. Damian nel corso delle giornate del festival diventerà un po’ il personaggio “prezzemolino” dell’intera rassegna, spesso presente al V.I.P. bar, nostro “uomo ovunque” è sempre simpatico e disponibile per foto o autografi, al punto da ritrovarlo e salutarlo in ogni dove. Damian finisce addirittura inquadrato dalle telecamere dei maxischermi durante il primo pezzo dei Kiss scatenato in prima fila. Non c’è che dire, se con il prog metal dovesse andare male un futuro come P.R. è assicurato.

Dopo aver fatto una capatina al V.I.P. Bar per i rappresentanti di carta stampata, internet, artisti ed invitati vari, e dopo averlo ritrovato ancora più carino e accogliente di com’era qualche anno fa, ci rituffiamo nella musica con la durezza del thrash metal letale dei polacchi Vader. Con una fotografa polacca come Sabina non potevamo esimerci dall’assistere almeno a qualche scudisciata di una formazione che non lesina mai un’oncia di aggressività e vanta ormai una prolificità ed una pervicacia sonora che ricorda i Motorhead ma con un approccio ben più estremo. Buona parte del set è dedicato alla promozione del recente “Black To The Blind”, un disco tanto tosto da sperare che il prossimo degli Slayer vanti lo stesso tiro. Non manca anche qualche classico come “Sothis” e “Reborn In Flames”. Devastanti.

A seguire, dopo un’altra pausa concessaci da un running order non intenso come quello dei prossimi giorni, ci tuffiamo nell’atmosfera del rock old school degli Sweet. Gli inglesi sono probabilmente la grande sorpresa della giornata con una prestazione eccellente davanti ad un pubblico numeroso ed adorante. Il classic rock and roll della formazione, suonato con grande carica ed enfasi e dalle melodie contagiose fa una presa straordinaria sulla platea che in buona parte è composta da amanti del rock duro più “vecchio stampo”. A ripensare che questa storica band, solo pochi anni fa, non fu capace di richiamare un centinaio di persone in un club come il nostrano Estragon di Bologna fa pensare a quanto certe sonorità siano davvero molto più in voga nel Nord Europa dove gli Sweet vengono accolti quasi come noi accogliamo i Deep Purple, pur con le dovute proporzioni per il ben diverso successo ottenuto dalle due bands nel corso degli anni. Gli Sweet hanno davvero un numero di grandi classici impressionante e la formazione, con lo storico Andy Scott alla voce in grande spolvero, è ancora in grado di costruire uno show di tutto rispetto grazie a pezzi del calibro di “Hellraiser”, “Action”, “Blockbuster” e “Ballroom Blitz”. Davvero un grande rock’n’roll show.

Dopo una cenetta al V.I.P. Bar dove abbiamo ritrovato un sacco di amici e colleghi italiani arriva anche il tempo degli headliners, i doomers di casa, i Candlemass, di recente votati la miglior metal band di sempre dalla Svezia proprio sulle pagine dello Sweden Rock Magazine. A differenza di altre volte in questo slot manca il grande nome hard rock più “trasversale” ed in grado di garantire un bacino di utenza ed un pubblico da headliners per un festival melodico come lo Sweden Rock, quello che gli Uriah Heep avevano fatto brillantemente nel 2009. I Candlemass, con lo svedese Mats Leven al posto del recentemente licenziato Rob Lowe sono sempre una gigantesca doom metal machine. Mats Leven ha uno stile molto più fisico e metal del suo predecessore, e attualmente vanta anche un range vocale molto più impressionante alle tonalità più alte rendendo quindi piena giustizia ai pezzi originariamente cantati in studio dal grande Messiah Marcolin. La scaletta è un bella summa della storia della band con un poker di brani estratti dall’ultimo “Psalms Of The Dead”. Leif Edling, che il giorno successivo ritroverò sotto il palco a fare headbanging durante lo show dei Manilla Road, rimane l’efficiente condottiero di un meccanismo oliatissimo e dalla potenza indiscutibile. L’atmosfera doom e tenebrosa è garantita anche dalla piacevole ma semplice scenografia con candele e backdrop a dare il tocco in più richiesto per l’occasione. La conclusione del set arriva con la doppietta finale costituita dalle monumentali “Crystal Ball” e “Solitude” . Un antipasto gustosissimo per l’intensa tripletta di giorni che verrà.

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