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02/11/2013 : Play It Loud Italy (Brescia)

Pubblicato il 29/11/2013 da in Live report | 0 commenti


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02/11/2013 : Play It Loud Italy – Circolo Colony (BS)

CRYING STEEL
TARCHON FIST
ASGARD
RULER
HELL THEATER
SIGN OF THE JACKAL
ENDOVEIN
CRIMSON DAWN
THUNDERAXE
BLINDEATH

Apertura cancelli ore 14:00, inizio ore 14:30

Diciamolo senza mezzi termini e senza voler sminuire gli altri festival nati negli ultimi anni: eravamo rimasti orfani del “Play It Loud”. Dopo averci regalato tre edizioni memorabili portando sul palco band italiane e straniere – molte delle quali ben difficilmente avremmo potuto veder suonare in Italia – sul PIL, per ragioni più o meno note ma che non vanno discusse qui, era calato il sipario: il buon Giuliano, boss di My Graveyard Production ed organizzatore del festival, aveva detto basta. Eh sì, agli amanti di certe sonorità (tra cui noi) il mitico “Play It Loud” mancava un bel po’. La passione, però, è come la brace che cova sotto la cenere: sembra non esserci, è celata alla vista, ma basta l’esca giusta perché il fuoco torni a divampare. Pensiamo che sia stato così per Giuliano: qualche anno di sedimentazione ed ecco tornare prepotente la voglia di “rischiare” con il festival, rispolverandone il glorioso nome! Ora possiamo dirlo: a giugno, in occasione dell’Italian Metal Legends, mentre si chiacchierava ci disse – quasi sottovoce, adocchiando bene che nessuno oltre a noi potesse sentire – che aveva intenzione di riproporre un festival per il 2 novembre… Potete ben immaginare il misto di gioia ed ANSIA che ci ha pervaso! Avevamo ben due motivi per festeggiare: il primo, ovvio, la rinascita del PIL; il secondo, la ritrovata voglia di Giuliano. Passò tutta l’estate senza avere alcun cenno e, proprio quando stavamo per metterci il cuore in pace, ecco l’annuncio: PLAY IT LOUD ITALY, a Brescia e con dieci band tricolori di grande valore! Potevamo mancare? Certo che no, ed eccovi il nostro racconto su com’è andata!

Blindeath1

L’onore di inaugurare il risorto Play It Loud è tutto sulle spalle dei BLINDEATH, thrashers meneghini usciti ad aprile con l’EP “Headshot!” patrocinato, come la quasi totalità delle band chiamate ad esibirsi, da Giuliano e dalla sua My Graveyard Productions. Parzialmente rinnovati rispetto alla line-up che compare sull’EP, i Nostri si presentano sul palco poco dopo l’apertura delle porte: nonostante l’affluenza sia ancora limitata ai pochi accorsi al Circolo Colony per tempo, il quartetto affronta l’impegno con la sfrontatezza e l’irruenza derivante dalla giovane età, quasi come se fosse l’ultimo concerto della vita.
I Blindeath lasciano rapidamente la parola al loro furente thrash metal – le cui influenze citano gruppi a stelle e strisce come Anthrax, Testament e Slayer – ed iniziano a pestare come dei fabbri ottimizzando al massimo il tempo a loro disposizione: arrivano pezzi come “Dawn Of Disease”, “Headshot” e “Kill The Brave”, dal vivo ancora più micidiali che su disco, devastanti per impatto oltre che orgogliosamente legate ai dettami dei maestri del genere. Termini come “innovazione” e “ricerca sonora” non c’azzeccano con i Blindeath, che si lanciano anima e corpo nel loro thrash metal dal tiro assassino, senza fronzoli e compromessi: c’è spazio anche per due nuovi brani (uno dei quali dovrebbe intitolarsi “Mosh Rebellion”), che confermano ulteriormente quale sia la via musicale percorsa dalla band.
Per essere un gruppo in giro da poco, va detto che non se la cavano affatto male: sono giovani di belle speranze, che ci auguriamo vengano trasformate in certezze in futuro. Per noi sono stati più che soddisfacenti, pollice alto per i Blindeath!

ThunderAxe1

La seconda realtà chiamata a dare il proprio contributo risponde al nome di THUNDER AXE, gruppo che genera in noi una certa curiosità. Giocano quasi in casa dato che provengono dalla vicina Bergamo e, come la band che li ha preceduti, nel mese di aprile hanno avuto la loro prima uscita ufficiale per My Graveyard: nel caso del quintetto lombardo si tratta di “Grinding The Steel”, valido full length di debutto che interrompe un silenzio che durava dal demo “Wild Metal” datato 2005.
Qualche piccolo ritardo costringe i Thunder Axe ad accorciare la loro scaletta ed anche l’interazione con il pubblico è ridotta al minimo per poter, come detto dallo stesso vocalist Renato Forza, proporre più musica possibile. E’ un tradizionale heavy metal di stampo britannico ricco di belle melodie quello che esce dalle casse, in cui la band innesta venature epiche e passaggi più robusti, per un risultato affascinante tanto su disco quanto dal vivo, con le potenti “Iron Will” e “God Of Pleasure”, l’evocativa “Age Of Revenge” e la carica di “A Story To Tell” a ben rappresentare la buonissima proposta dei Nostri. Sebbene ridotta la setlist, in essa trova spazio una scoppiettante cover di “Freewheel Burning” dei Judas Priest, posta a chiusura del concerto.
I Thunder Axe svolgono il loro dovere con perizia e dedizione, hanno capacità e pezzi di buona fattura, ma quest’oggi manca qualcosa: abbiamo la sensazione che si perda un po’ di quella magia che viene a crearsi tra chi sta sopra e chi sta sotto al palco, quel trasporto che unisce musicisti e fans e che dà un apporto particolare nel rendere una performance speciale. Che siano una band in gamba i Thunder Axe lo dimostrano ampiamente, ci piacerebbe rivederli in azione in una serata tutta loro!

CrimsonDawn1

Non è certo facile il compito dei CRIMSON DAWN, visto che il loro debut album “In Strange Aeons …” è uscito da appena quindici giorni, con la gran parte dei fans che ha aspettato a prenderlo direttamente oggi, non conoscendo quindi le canzoni proposte. C’è un altro motivo a rendere difficoltosa la loro esibizione: i ragazzi fanno doom metal, un genere non propriamente orecchiabile o “carico” come il thrash o l’heavy metal dei gruppi che li hanno preceduti. Ci vorrebbe davvero una prestazione sontuosa per rovesciare i favori del pronostico ed è proprio quella che i ragazzi ci offrono. Più che un concerto è un rituale quello imbastito dai ragazzi milanesi, con il cantante Antonio Pecere con tanto di saio in testa (a ricordare forse Messiah Marcolin: non a caso le influenze dei Candlemass sono evidenti nel sound della band) impegnato quasi a “recitare” invece che a “cantare” (detto ovviamente come complimento).
Nessuna cover, solo brani propri e pesanti come macigni: dall’opener “Tower Of Sin” fino alla conclusiva e straripante “Crimson Dawn”, la band ci regala mezz’ora circa di magico doom metal, che pesca a piene mani nella tradizione dei Black Sabbath (nel debut album è presente anche una loro cover) e che tinge di oscurità una giornata che pare proseguire davvero molto bene. Positivi dal vivo e con un debut album molto valido, i Crimson Dawn sono un esempio fulgido di come la scena italiana sforni ottime realtà anche in ambito doom.

Endovein2

Dopo le atmosfere evocative dei Crimson Dawn, si torna a scuotere il Circolo Colony dalle fondamenta attraverso le esplosive sonorità thrash degli ENDOVEIN! Assestatosi in una formazione a quattro elementi e con il chitarrista Paolo Cetani ed il bassista Mirko Negrino quali unici superstiti della line-up del debut album “Waiting For Disaster”, il combo piemontese ha visto il secondo capitolo discografico, intitolato “S.I.N. (Supreme Insatiable Need)”, pubblicato dalla laboriosa etichetta del nostro Giuliano in aprile, come diversi altri colleghi qui presenti.
E’ uno spettacolo molto intenso e coinvolgente quello offerto dalla band che, costantemente in movimento, “riempie” a dovere il palco e ci riversa addosso tonnellate di energia attraverso un debordante thrash d’ispirazione americana – le influenze provengono non solo dalla Bay Area, ma in buona parte anche dalla costa est, con gli Anthrax davanti a tutti – con frequenti cambi di tempo, sferzato dai riff affilati della chitarra e dalle vocal acute di Alex Panza. La scaletta proposta dagli Endovein pesca da entrambe le produzioni, e da essa andiamo a citare la trascinante “Lynched By Fate” (accolta con un boato di gioia dal pubblico), la velocissima “Riot Against The Modern World”, l’incalzante “S.I.N. (Supreme Insatiable Need)” e “Ignorance Grows Strong”, posta a chiusura dello show.
Era la prima volta che avevamo la possibilità di vedere in azione gli Endovein e dobbiamo dire che ci hanno lasciato un’ottima impressione: si muovono con sicurezza on stage ed hanno dei brani ottimi dalle grande resa live, oltre che efficacissimi anche su disco. Inarrestabili e veloci, anche nel risolvere l’incoveniente occorso alla chitarra di Paolo, con una corda saltata – se la memoria non ci inganna – proprio nel bel mezzo di un infuocato assolo. Band promossa a pieni voti!

SOTJ4

I SIGN OF THE JACKAL possono vantare al Play It Loud Italy un singolare primato: sono infatti l’unica band, tra le dieci coinvolte, che non fa parte della scuderia My Graveyard. Hanno da promuovere il loro recentissimo “Mark Of The Beast”, uscito la scorsa estate tramite l’etichetta tedesca High Roller Records, e di sicuro, essendo “ospiti”, ci tengono a fare bene!
L’inizio non è dei migliori per la band proveniente dal Trentino-Alto Adige: dei problemi tecnici prolungano notevolmente l’attesa dei fans assiepati in prima fila, ma la prestazione finale dei ragazzi vale bene una decina di minuti di attesa in più.
I Sign Of The Jackal vantano tra le loro fila Bob Condini, chitarrista dei National Suicide. L’influenza speed thrash della sua band parallela si sente eccome, specialmente dal vivo, mentre su disco prevalgono di più gli elementi legati all’horror che per motivi pratici (intro, citazioni, ecc.) non possono essere portati su palco. I ragazzi quindi, “snaturati” di questa componente splatter, ci rovesciano addosso un veloce e straripante thrash metal con molti richiami all’heavy e dei veri e propri “inni” che rimangono subito in testa come “Hellhounds”, “Heavy Metal Possession” o “Heavy Metal Demons”. Le canzoni fanno presa subito e la cantante (unica “female voice” della giornata) Laura Coller ci dà dentro mostrandosi grintosa e con uno stile vocale che ricorda la metal queen Doro.
Non può mancare l’autocitazione con “Sign Of The Jackal” e a conclusione della loro buona prova i ragazzi lasciano il palco tra gli applausi. Nonostante la piccola sfortuna iniziale ci sono sembrati a loro agio per tutta la durata dell’esibizione e il nostro voto è certamente positivo!

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Al giro di boa del festival scocca l’ora di una delle band che più eravamo curiosi di vedere alla prova del live: stiamo parlando degli HELL THEATER, usciti a settembre 2012 con un debut album coi fiocchi come “Reincarnation Of Evil”, per chi scrive uno dei migliori dischi della passata annata.
Una inquietante intro, ceri e teschi di animali sul bordo del palco contribuiscono a creare un’atmosfera sinistra e densa di oscura malvagità, che esplode in un micidiale heavy metal – con spunti provenienti dal thrash – sulle note del piccolo capolavoro intitolato “Lady Of The Candles”, brano splendido e spietato con cui il gruppo trevigiano si presenta al pubblico. Forte di una tenuta di palco invidiabile, la band procede implacabilmente lungo una setlist tanto intensa da togliere il fiato: dall’unico album pubblicato arrivano anche “Walking Through The Flames Of Hell” e “The Room Of A Million Voices”, a cui fa seguito “Eyes Painted Blood”, gustoso antipasto da quello che sarà il secondo album. Il viaggio nel concept su cui è basato “Reincarnation Of Evil” procede con “The Time Has Come”, la travolgente “Slaughter In The House Of The Witch” e “The End Of The Beast”, sulle cui note i Nostri si congedano dallo stage raccogliendo i meritatissimi applausi.
Che dire? Tutte le positive certezze generate dal disco sono state pienamente confermate: la band, compatta ed affiatata, è composta da musicisti di prim’ordine, e lasciateci spendere due parole per il bravissimo Victor Solinas, cantante di gran classe capace di passare dalle spettrali tonalità alla King Diamond ai ruggiti growl con una facilità devastante, ed anche frontman abile nell’interpretare le suggestioni dei pezzi. Entusiasmanti!

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Felici per la prova offerta dagli Hell Theater, ci appostiamo dinnanzi allo stage per non perderci neppure una nota dei milanesi RULER, altra band che ci aveva colpito positivamente con il full length d’esordio “Evil Nightmares”. Il loro secondo atto discografico, intitolato “Rise To Power”, è uscito ufficialmente solo da qualche giorno e questa è l’occasione buona per saggiare la consistenza live dei nuovi brani che verranno proposti.
Il tradizionalissimo heavy metal della band apre una finestra temporale con vista sull’Inghilterra di fine anni Settanta-inizio anni Ottanta, quando nasceva e si consolidava la mitologica NWOBHM, di cui i Ruler sono devoti discepoli. Una buona presenza scenica ma soprattutto brani diretti e rapidamente assimilabili, carichi di passione e melodie efficaci, rendono lo show piacevolmente scorrevole e divertente: ottimi gli assoli tracciati dalla chitarra di Mattia “Heavy Matt” – pure lui abbandonato da una corda durante un assolo e soccorso dagli Asgard, che gli mettono a disposizione uno dei loro strumenti – e l’apporto pulsante del basso di Paolo Pontiggia, ma è la band nel complesso ad essere decisamente convincente. Tra i brani inseriti nella setlist andiamo a citare, in ordine sparso, la maideniana “Mayday” e la variegata “Sutjeska”, le nuove e valorose “The Ships Of Trafalgar”, “Back To The Glory Days”, “The Temple Of Doom” e “Rise To Power”, mentre la chiusura del concerto è affidata all’impetuosa “Evil Nightmares”.
Qualche piccolo problema tecnico non scalfisce la valida prova dei Ruler, paladini tricolori di quell’arcaico ed inossidabile heavy metal che da trent’anni infiamma i cuori degli appassionati: un’altra ottima band che lascia il suo segno positivo sul festival!

Asgard2

E’ ora il turno degli ASGARD, un altro gruppo che attendevamo con ANSIA di vedere all’opera in virtù di due album eccellenti – usciti per My Graveyard – che ci hanno regalato alti livelli di entusiasmo: il più recente “Outworld” ha visto la luce nel mese di aprile rivelandosi, per chi scrive, come uno dei migliori dischi del 2013.
Le attese non vengono disilluse e, pur non esentato da qualche problemino tecnico, il quintetto ferrarese scatena tutta la sua carica esplosiva mettendo a ferro e fuoco il palco del Colony: le vocal affilate di Federico “Mace”, le chitarre taglienti dei Penoncini Brothers e le ritmiche terremotanti di Reno e Rudy danno vita ad uno straripante heavy / speed metal di forgia eighties che la band riversa senza pause sul pubblico. L’incandescente show dei Nostri prende quota sulle ali della micidiale accoppiata “Spirits” – “The Interceptor”, a cui fanno seguito la più datata “Hellbreaker” e l’ottima “Sound Of Shadows”. Proseguono le bordate sonore con la furente “I Spit On Your Hands” e la massiccia “The Age Of Steel”, entrambe provenienti dal debut album, mentre la mazzata finale viene assestata con le letali “Cyber Control” e “Asgard Invasion”.
Eccellente è anche la tenuta di palco da parte della band che, aggiunta ai valorosi pezzi di cui sono in possesso, origina uno degli show più elettrizzanti di tutto il festival! Lo abbiamo scritto nelle recensioni, lo ribadiamo qui: gli Asgard sono una delle migliori band che abbiamo sul suolo italico! Esaltanti!

TF3

Nonostante siano una delle mie band preferite non mi era ancora capitato di vedere dal vivo i TARCHON FIST. Vari impedimenti, di natura logistica o per semplice sfiga, mi avevano sempre negato alla vista e all’udito quella che sapevo essere una vera e propria macchina da guerra (ora ulteriormente, visti gli abiti militari e le medagliette di riconoscimento al collo). I ragazzi bolognesi si presentano sul palco ben determinati e con il compito di dimostrarsi degni della posizione di co-headliner assieme ai compagni di scorribande Crying Steel. La missione è compiuta in pieno: Lucio Tattini e la sua squadra sono in gran forma e c’è da supportare il nuovo “Heavy Metal Black Force”, nonostante la band abbia già diversi classici in repertorio che per motivi di tempo vengono lasciati fuori. Ecco quindi che sui presenti vengono scaricate tonnellate di metallo rovente con la titletrack e con la trascinante “I Stole A Kiss To The Devil”, passando per la divertente “Unconvertible” fino ad un brano che oggi non poteva certo mancare (“Play It Loud”!) e da lì avanti ancora fino alla conclusiva “The Eyes Of Wolf”. Per tutta la durata del concerto vediamo sul palco una band che, oltre ad impegnarsi, si diverte e fa divertire il pubblico, forte anche della grande esperienza accumulata in questi anni. Il cantante Ramon dimostra tutta la sua potenza sia sui nuovi brani che sui vecchi (dove all’epoca cantava JJ Sange), dietro la batteria Animal pesta come un dannato supportato degnamente dallo strabordante basso dello Spezz, alias Wallace, alias Marco Pazzini. Le chitarre vengono per ultime ma non sono certo da meno, guidate dal nuovo Sergio “Rix” Rizzo, già perfettamente in sintonia con il resto dei Tarchon Fist, e dal veterano Lucio Tattini, che più volte scende dal palco e si reca addirittura tra il pubblico e in giro per il locale, scomparendo poi all’esterno senza mai smettere di suonare. Gran bella esibizione, con una segnalazione finale per “You Must Feel Your Heart”, dedicata a due metallari scomparsi, Sergio Nardelli e Baffo Jorg, due persone che seguivano e vivevano davvero con tanta passione la nostra musica preferita.

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Siamo dunque arrivati agli headliner della serata! Dopo oltre otto ore di Metallo c’è ancora voglia per gustarsi appieno l’esibizione dei CRYING STEEL, da sempre una sicurezza dal vivo! Le tante ore di concerto e il lungo viaggio che attende tanti metallari per il ritorno a casa fanno sì che con il passare dei minuti la gente intorno al palco si diradi, il che è un peccato perchè lo spettacolo offerto dai ragazzi bolognesi è come sempre di alta qualità fino alla fine.
Nei Crying Steel vanno registrati due cambiamenti: alla voce è arrivato Alessandro “Ramon” Sonato in sostituzione di Stefano Palmonari (in via definitiva), mentre come cambio “della serata” abbiamo Luigi “JJ” Frati alla chitarra (prestato dai Markonee, dove però suona il basso) al posto di Max Magagni, che sarà assente dalla band per altri mesi in quanto impegnato a Londra per lavoro.
Anche qui abbiamo un album fresco di uscita da promuovere: trattasi di “Time Stands Steel”, un concentrato di heavy metal purissimo come da tradizione Crying Steel che non vede l’ora di essere proposto on stage, ma non vanno dimenticate le vecchie hit come “No One’s Crying” o “Thundergods”, che a distanza di venticinque anni dalla loro incisione suonano più vive che mai.
La band bolognese colpisce nel segno con i brani più diretti come la nuova opener “Defender”, la coinvolgente “Raptor” o con l’altra “mattonata” “Kill Them All”, ma non vanno dimenticati i momenti in cui si tira il freno a mano, per esempio con la bella “Heavens Of Rock”, di stampo hard rock e dedicata all’indimenticato e sfortunato Steve Lee dei Gotthard.
Straordinario davvero l’impegno che Franco Nipoti e gli altri musicisti mettono in ogni loro live. Li abbiamo visti davanti ad audience più grandi di quelle di stasera e altre volte più piccole, ma se anche dovessero esibirsi davanti ad un solo spettatore siamo sicuri che i Crying Steel darebbero sempre e comunque il 101%! Positiva anche la prova di Ramon alla voce, arrivato da poco in un ruolo delicato, con il compito di promuovere un album dove non ha cantato, ma l’impressione è che sia già ben inserito nel combo felsineo.

Non appena i Crying Steel scendono dal palco, ci accorgiamo che è un pochino più tardi del previsto orario di fine festival: la gente comincia a defluire, qualcuno ancora si attarda per gli ultimi acquisti.. noi ci sediamo sui divanetti ad aspettare Franco Nipoti e ci rendiamo conto che dodici ore di “Play It Loud” hanno prosciugato le nostre forze. Meglio avviarsi verso l’albergo, quindi procediamo con i saluti ai volti amici ancora presenti e poi via, in macchina per i tre chilometri che ci separano dal meritato riposo. Prima del sonno ristoratore c’è stato tempo per qualche riflessione sul festival, proseguita il mattino successivo: ci aspettavamo una maggiore affluenza di pubblico e da sotto il palco – per quanto ci riguarda – non si sentiva benissimo, ma in compenso il locale si è dimostrato ottimo, con tanti divanetti per cercare un po’ di riposo, panini e birra a prezzi umani e gli addetti al bancone gentili e simpatici, cosa che può sembrare superflua ma che invece ci ha messo ancora di più a nostro agio.

Sulle band non abbiamo altro da dire, d’altronde ciò che pensiamo lo avete letto appena poco più in alto: possiamo però ribadire un concetto a noi caro, ossia che l’heavy metal italiano va supportato in ogni modo, dato che le nostre band non hanno niente da invidiare a quelle provenienti da oltreconfine. Nell’attesa del prossimo “Play It Loud”, annunciato per il 15 marzo 2014 (qui l’evento Facebook) ci teniamo liberi per il 18 gennaio, dato che è già stato annunciato il “Play It Doom” con Solstice, Dark Quarterer e molti altri, sempre qui al Colony.

Chiudiamo ringraziando Giuliano per aver allestito questa giornata di rovente heavy metal, sperando che possa segnare la definitiva rinascita del nostro “Play It Loud”!

Live report di Gianluca “Avalon” Moraschi e Alessio “Thor” Torluccio. Foto di Gianluca “Avalon” Moraschi. Si ringraziano Silvia “Lady Avalon” Omodeo Zorino e Maria “Mary Lou” Narducci per il supporto e la pazienza. Di seguito altre foto della serata:

Blindeath:

 Blindeath2  Blindeath4  Blindeath3

Thunder Axe:

ThunderAxe4  ThunderAxe3  ThunderAxe2

 Crimson Dawn:

CrimsonDawn2  CrimsonDawn3  CrimsonDawn4

 Endovein:

Endovein1  Endovein4  Endovein3

Sign Of The Jackal:

SOTJ1  SOTJ2  SOTJ3  SOTJ5

Hell Theater:

HellTheater3  HellTheater5  HellTheater2  HellTheater1

Ruler:

Ruler2  Ruler1  ruler4  Ruler5

Asgard:

Asgard5  Asgard4  Asgard3  Asgard1

Tarchon Fist:

TF1  TF2  TF5  TF4  TF6

Crying Steel:

CS6  CS5  CS4  CS3  CS1

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