19/11/2013 : Death To All + Obscura – Romagnano Sesia (NO)

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19/11/2013 : Death To All + Obscura – Rock’n’Roll Arena Romagnano Sesia (NO)

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La morte prematura di Chuck Schuldiner ha lasciato un grandissimo vuoto all’interno della scena musicale estrema, ma non solo. Il concerto di stasera nasce dal desiderio di alcuni dei suoi ex compagni di avventura ai tempi di “Human” – Sean Reinert (Cynic) alla batteria, Paul Masvidal (Cynic) alla chitarra, Steve Di Giorgio (Sadus) al basso, completati da Max Phelps (Cynic) alla chitarra e voce – di tributare un omaggio ad una carriera leggendaria, che ha marchiato a fuoco un intero genere musicale, che peraltro ha contribuito ad inventare e codificare pur non rinunciando mai a portare il proprio discorso compositivo a livelli sempre più elevati.

Una piccola nota polemica a margine dell’evento è doverosa, in quanto l’utilizzo del logo Death sia in questo tour europeo, sia nelle date dei festival estivi (prima che venisse corretto con una striscia centrale riportando la dicitura “DTA Tour”) era una forzatura assolutamente fuori luogo, perché pur potendo contare sull’appoggio della famiglia di Chuck e pur avendo il tour un fine celebrativo e benefico, quel nome e quel logo a mio avviso è giusto che riposino in pace insieme al proprio deus ex machina.
Detto questo il piatto del Death to All viene arricchito dalla presenza degli ottimi tedeschi Obscura, degli svizzeri Darkrise oltre a quella dei Faust per la sola data italiana del tour. Il successo di pubblico era ampiamente previsto e così è stato; il locale è stato preso d’assalto dai fans segnando il tutto esaurito per i 500 posti disponibili, con parecchie persone che son dovute restare fuori dal locale. Ora vediamo come si sono svolti i fatti.

Il compito di aprire le danza spetta ai brutal deathster elvetici DarkRise freschi del loro quarto studio album, intitolato “Realeyes”, rilasciato ad inizio anno per Great Dane Records. Nella mezz’oretta loro concessa il combo svizzero si trova nella situazione di dover gestire la parte iniziale dello spettacolo (verso le 20) di fronte ai pochi che avevano già effettuato l’ingresso, mentre i più erano ancora all’esterno del locale in coda. Di fronte ad un pubblico che mano a mano aumentava, sia per numero che per calore, i DarkRise non hanno mostrato particolari incertezze, proponendo un death metal mai violentissimo ed abbastanza stereotipato. Comunque c’è da dire che i rossocrociati ci hanno messo grande impegno on stage, in particolare il cantante Greg si è prodigato per coinvolgere sempre di più il pubblico. Il set, prettamente incentrato sull’ultimo lavoro, scorre senza particolari sussulti ma a conti fatti – per l’impegno profuso – i nostri hanno meritato gli applausi loro tributati.

Alle 20 e 45 sono gli italianissimi Faust a salire sul palco, dopo un rapidissimo check. Il quartetto capitanato da Aleister mostra una discreta padronanza dei propri mezzi, offrendo una performance che nella fase iniziale ha accusato alcuni problemi nel setting dei suoni, con la chitarra di Izio che andava a coprire sia la batteria sia la voce. Il combo meneghino però con il passare dei minuti mette in mostra tutta la propria militanza ultradecennale nel sottobosco metallico italiano sciorinando il proprio death metal tecnico dotato di un bel tiro in sede live, ma che manca di quel pizzico di qualità in più necessario per poter emergere in un mercato piuttosto inflazionato di bands. Nei 30 minuti loro concessi i Faust attingono all’unica release sulla lunga distanza sino ad ora rilasciata “From Glory Into Infinity” (che in sede di registrazione ha visto la presenza di guest del calibro di Steve Di Giorgio al basso e Daray Brzozowski alla batteria). Il combo meneghino dà il commiato ad un sempre più numeroso pubblico tra gli applausi, che sanciscono l’apprezzamento nei confronti di una performance certamente più che dignitosa.

Giunge il momento di un gruppo che vanta parecchi estimatori nel nostro Paese, i tedeschi Obscura, che ancora forti del successo riscontrato con gli ultimi due lavori “Cosmogenesis” e “Omnivium”, prendono possesso del palco con una sicurezza ormai data per assodata.
Bisogna dire che il combo teutonico, capitanato da Steffen Kummerer, è il supporto ideale per aprire l’esibizione dei Death To All, in quanto i debiti tecnico/compositivi degli Obscura nei confronti dei Death sono ben chiari ed evidenti a tutti. Detto questo i tedeschi ci mettono ben poco ad infiammare la platea, forti di un lotto di brani di primo livello estratti da “Cosmogenesis” come l’ouverture affidata alle ottime “The Anticosmic Overload” ed “Incarnated”, seguite da “Choir Of Spirits”. I suoni non paiono calibrati al top, infatti soprattutto nella parte iniziale del set le linee di chitarra non sono nitide come necessiterebbe il sound degli Obscura ed anche la band appare più imprecisa rispetto al tour effettuato lo scorso anno in compagnia degli Spawn Of Possession.
Con l’occasione i nostri propongono una nuova canzone (“Imaginative Soul”) che andrà a far parte del nuovo lavoro, la quale pur mettendo in mostra la solita indiscutibile perizia non appare in prima analisi avere un riffing vincente. Il pubblico gradisce e supporta rumorosamente i teutonici i quali sciorinano “Septuagint” e “Ocean Gateways” – quest’ultima non resa alla grande. Siamo al commiato. Un solo di batteria precede “Centric Flow” e così si chiude uno show di buon livello, certamente coinvolgente, ma che ha messo in mostra meno di quello che può offrire il combo tedesco.

Setlist Obscura:
The Anticosmic Overload
Incarnated
Choir of Spirits
Imaginative Soul
Septuagint
Ocean Gateways
Drum Solo
Centric Flow

Sono le 22 e 40 ed è il momento clou della serata: il quartetto dei Death To All sale sul palco con alle spalle un improvvido telone riportante il logo dei Death. Pronti e via  e si parte alla grande con “Flattening Of Emotions” che subito scatena il delirio in sala. Si prosegue senza soluzione di continuità con “Leprosy” e “Left To Die”, che anticipano “Suicide Machine” letteralmente cantata all’unisono. Nonostante di fatto tre quarti della band suoni stabilmente nei Cynic (Sean Reinert, Paul Masvidal e Max Phelps), stasera i quattro musicisti sono sembrati quasi impacciati nel gestire certe dinamiche sul palco. Max Phelps  aveva di gran lunga il compito più ingrato dovendo “sostituire” Chuck; difatti il cantante/chitarrista dei Cynic, non avendo mai suonato nei Death e dovendo teoricamente rapportarsi col pubblico in qualità di cantante, si è chiuso a riccio, preferendo concentrarsi sulla parte musicale, facendo del suo meglio sulla parte vocale – dove si è districato discretamente ma alla lunga è risultato un po’ piattino – mentre non ha concesso nulla al lato comunicativo. Gli onori di casa, nel ricordo “dell’amico Chuck”, vengono fatti dal loquace Steve Di Giorgio, più attento al lato empatico della serata che alla parte tecnica, commettendo delle imprecisioni. Per quanto attiene Masvidal nulla da annotare, grande concentrazione, ma anche grande energia che lo portava spesso e volentieri a saltellare sul palco, apparendo non sempre appropriato al mood della serata. Come annunciato da Di Giorgio il set attinge da ogni album dei Death e così si prosegue con “In Human Form”, “Spiritual Healing” e “Within The Mind” che anticipano la strumentale “Cosmic Sea”. La band abbandona il palco lasciando che un filmato tributi il giusto omaggio a Chuck Schuldiner, in mezzo agli applausi di coloro che hanno amato ed amano tuttora la sua musica.
Con “Zombie Ritual” e “Baptized In Blood” si ritorna al 1987 a quello “Scream Bloody Gore” che ha segnato l’esordio sulla lunga distanza per i Death. Via con le immense “Together As One” e “Crystal Mountain” che fanno esplodere letteralmente la Rock’n’Roll Arena.
Su “Spirit Crusher” sale sul palco in veste di cantante/chitarrista Steffen Kummerer degli Obscura al posto di Paul Masvidal, mettendo in mostra un cantato – a mio modesto avviso – nettamente superiore rispetto a Phelps, rendendo di fatto l’unico estratto da “The Sound Of Perseverance” la miglior cover della serata.
Siamo alla fine, c’è ancora tempo per “Lack Of Comprehension” e “Pull The Plug” che chiudono un concerto che empaticamente ha tributato un grazie infinito ad uno dei musicisti più dotati che abbia mai annoverato la storia della Musica, dall’altro ha posto interrogativi sia sull’opportunità di sfruttare il nome Death in maniera così sfacciata, sia sulla resa dei pezzi non sempre impeccabile.

Setlist Death To All:
Flattening of Emotions
Leprosy / Left to Die
Suicide Machine
In Human Form
Spiritual Healing / Within the Mind
Cosmic Sea
Video Tributo a Chuck Schuldiner
Zombie Ritual / Baptized in Blood
Together as One
Crystal Mountain
Spirit Crusher
Lack of Comprehension
Pull the Plug

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