20/07/2014 : TrueMetal.it Festival II (Milano)


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20/07/2014 : TrueMetal.it Festival II – Legend Club (MI)

MANILLA ROAD
WOTAN
ICY STEEL
MAINPAIN
BATTLE RAM
AETERNAL SEPRIUM

Truemetal_fest

La prima cosa che devo fare in queste righe è ringraziare di cuore i ragazzi di TrueMetal.it per lo spettacolare festival che hanno allestito. Se già con le prime band annunciate (hai detto niente, gli immensi Manilla Road, Wotan e MainPain, e già solo gli headliner sarebbero stati sufficienti per farmi correre al Legend Club) avevo l’acquolina in bocca, una volta letto il bill completo mi sono messo a saltellare per casa ringraziando tutte le divinità dell’Heavy Metal! Nel corso degli anni, per heavymetalwebzine.it mi sono occupato di ogni singolo gruppo chiamato ad esibirsi ed ognuno di essi – per la musica in primis, in alcuni casi anche per le persone che ne fanno parte – si è ritagliato una fetta nel mio cuore di puro acciaio.
Una volta tornato con i piedi per terra, si è trattato solo di attendere il fatidico 20 luglio, quando ci saremmo dovuti ritrovare in un buon gruppetto della redazione: malanni ed acciacchi dell’ultimo minuto hanno costretto a casa la mia metà Silvia e Marta Scamozzi (fan sfegatata della band di Mark Shelton), riducendo così le quote rosa della webzine alla sola presenza di Daniela, paziente morosa di quel pezzo di thrasher di Paolo “PaulThrash”. Sorvolerò sulle peripezie che io e il buon Valerio abbiamo affrontato alla ricerca del Legend Club per passare direttamente alla fase pre-concerto, trascorsa tra acquisti, presentazioni e saluti ai volti noti che già erano sul posto, fino all’apertura delle porte e, dopo poco minuti di attesa, a quello che stasera ci ha portato qui: la musica! (Luca “Avalon”)

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La prima band ad accogliere i presenti è quella degli AEternal Seprium. I varesini si presentano con la new entry alla voce Fabio Privitera, da poco entrato tra le fila del gruppo e già noto nella scena metal tricolore per le performance offerte con i Bejelit: la curiosità di vederli in azione è tanta! Fin dalle prime note è chiaro perché si trovino al TrueMetal.it Festival: i suoni poderosi, dal piglio fiero e battagliero, legati alla tradizione, sono il biglietto da visita ideale.
L’assalto iniziale porta il vessillo di “Under The Flag Of Seprium” e prosegue con “Sailing Like The Gods Of The Sea” e la più articolata “Soliloquy Of The Sentenced”. La prestazione dei singoli non si discute, ottime le due chitarre di Leonardo Filace e Adriano Colombo, così come precisa è la sezione ritmica con Santino Talarico al basso e Matteo Tommasini alla batteria.
La band convince e offre il meglio della propria produzione con quattro pezzi estratti dal suo primo album più la sorpresa “Grieving April, Joyful April”, brano nuovo di zecca e decisamente affascinante, che tiene alte le aspettative sul prossimo full-lenght. La voce si sposa ottimamente con il sound degli Aeternal Seprium anche sui pezzi storici e la bravura di Fabio è evidente, anche se è chiaro che la band deve attraversare un periodo di rodaggio per trovare l’amalgama migliore con il nuovo ingresso, così da rendere più fluida la compattezza on stage. Chiude lo show “The Oak And The Cross”, lasciandoci l’impressione di una band davvero valida che ha calcato con merito il palco del Legend Club aprendo alla grande il festival. (Valerio Caprioli)

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Un rapido cambio palco vede impossessarsi della scena i Battle Ram, band che ho già avuto il piacere di vedere diverse volte in azione ma che mi emozionano ogni volta come se fosse la prima! Seguo il quintetto dai tempi del demo e non nascondo di avere una particolare predilizione per il loro battagliero heavy metal epico: accolti calorosamente da un pubblico che va lentamente ma costantemente aumentando, Gianluca Silvi e soci aprono le danze con la splendida “Burning Lives”, a cui fanno seguito “The Stone” (opener dell’ultimo “Long Live The Ram”) e la fiammeggiante “The Vow”. La band non si risparmia e ci regala uno show eccezionale e febbrile, sostenuta da fans entusiasti: l’Ariete da Battaglia piazza altri due colpi micidiali, prima con la robusta “Behind The Mask” e poi con “I Am HM”. L’atmosfera è ormai rovente all’interno del locale (in ogni senso) e la temperatura si alza ancora di più quando la chitarra di Gianluca introduce la clamorosa “Warrior” con cui tributano i grandiosi Riot: un boato scuote il Legend ed il pubblico in visibilio si scatena ulteriormente sulle note di questo brano immortale! La setlist si chiude con “Battering Ram”, un altro pezzo clamoroso e tra i miei preferiti in assoluto del quintetto marchigiano!
Non vorrei passare per incontentabile ed il tempo tiranno ha le sue colpe, ma personalmente mi sono mancate due grandi canzoni come “Smash The Gates” e “Dark Command” (quest’ultima non la ascolto live da un bel po’); in ogni caso, i Battle Ram si confermano band di enorme qualità, sia per i brani di cui sono in possesso sia per i musicisti coinvolti: tutti bravissimi ma, per il sottoscritto, una menzione di lode particolare va a Franco Sgattoni, cantante dalla voce potente capace di muoversi con agilità e classe anche sulle note più alte. Un grande show da parte dei Battle Ram, ma non potevamo aspettarci altro da una grande band! (Luca “Avalon”)

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Tornano a distanza di ben otto anni dal precedente e primo album “Feed For Thoughts” i novaresi MainPain, per presentare la nuova fatica “The Empirical Shape Of Pain”… e qual miglior occasione se non ricominciare a calcare i palchi per diffondere il verbo? Il quintetto si incanala in questa giornata dedicata a sonorità epic a metà scaletta, non ottenendo purtroppo la stessa partecipazione di quanti li hanno preceduti e quanti sono a loro seguiti. Dopo alcuni problemi iniziali, che vanno a ritardare l’esibizione dei Nostri (la cui scaletta non è comunque molto più corposa dei quattro pezzi che sono stati eseguiti visto che è stato tagliato solo un brano del nuovo album, “The Spiral”, dati i minutaggi piuttosto importanti dei nuovi brani), il quintetto attacca con ritrovata grinta; qualche imprecisione delle due chitarre, dovuta probabilmente più alla tensione ed al nervosismo a seguito dei problemi che ad altro, non va comunque ad inficiare una prova solida, caratterizzata da un heavy aggressivo e melodico nel contempo come i Nostri sanno offrire. Nessuna cover, tre brani dal nuovo album e forse il brano più amato e conosciuto dai supporter della band, quella “Room 666” che racchiude in musica tutto il “concetto MainPain” (con mia sorpresa, mi son ritrovato a cantare il ritornello, dopo anni e senza averla riascoltata in precedenza, sicuramente un buon segno!).
Se questi sono i presupposti, i MainPain avranno certamente da riservarci molte sorprese per il futuro: una band da tenere d’occhio, siete avvisati!
P.S. Quasi dimenticavo: ho avuto il piacere di scambiare un cd della mia band con Dave, uno dei due chitarristi. E’ sempre bello trovare ancora persone disposte al trade senza troppe seghe mentali: grazie! (Paolo “PaulThrash”)

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Al giro di boa del festival, una violenta scossa di ANSIA mi segnala che sta per arrivare uno dei motivi principali per cui sono qui, in virtù di tre album che adoro: è il momento degli Icy Steel! La band capitanata da Stefano Galeano irrompe sul palco con piglio deciso ed in men che non si dica ci travolge con il suo epic metal dalle atmosfere solenni ed intense: il concerto prende subito quota sulle ali robuste di “Pandemonic Ride (The Last March)”, unico estratto dal genuino debut album omonimo, e prosegue il suo volo con un balzo al più recente “Krònothor” attraverso le suggestioni metalliche della variegata “Astrologic Centuries”!
Non si resiste alla carica emotiva di cui ogni brano è saturo ed il pubblico apprezza in modo particolare la proposta della band, che con la successiva “Mjöllnir” sfoggia un gran pezzo di intensissimo epic metal efficacemente sorretto dalle chitarre del già citato Stefano e di Pietro Bianco. Gli Icy Steel sfruttano a dovere il loro viaggio sul continente e procedono implacabili attraverso la potenza battagliera di “The War Within” prima che scocchi l’ora di “Fire And Flames”, possente e gustoso antipasto estratto dal prossimo album, su cui la band si trova al lavoro. Purtroppo il tempo scorre inarrestabile ed è quasi ora dei saluti: il quartetto sardo piazza l’ultima mazzata con l’heavy metal d’impatto di “Follow The Flag” prima di congedarsi dagli astanti.
Prestazione di grande cuore e spessore quella offerta dagli Icy Steel, a conferma del quale vi sono i volti visibilmente soddisfatti dei presenti, sia sopra che davanti al palco: ottima e solidissima la prova dei singoli musicisti con il fiero Stefano “Icy Warrior” evidentemente gasato dalla risposta entusiasta del pubblico. Di buon livello anche la resa sonora, che ha permesso di gustare in ogni istante la grande tensione emotiva che si respira su ogni disco dei Nostri.
Come per i Battle Ram, è un vero peccato che non ci sia stato tempo per qualche altro brano (per esempio “Fallen Heroes”, la trilogia “Earth”/“Wind”/“Sky”, “Corrupted King” e mi fermo perchè potrei andare avanti..), ma l’importante è avere visto la band in azione: non considerando i fuoriclasse Manilla Road – loro gareggiano nell’Olimpo degli Dei del Metal – tra le band “terrestri” gli Icy Steel, per il sottoscritto, sono i vincitori di giornata!! Stay true, stay Icy! (Luca “Avalon”)

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Piccola parentesi: per il sottoscritto i Wotan sono una sorta di piccolo culto, essendo stata la prima band underground con brani inediti mai vista dal vivo (per i residenti nelle mie zone, dico solo che si parla del mitico mercoledì sera dello Skagen di Como…); averli già visti quattro volte nel giro di un anno, dopo 14 anni senza aver più assistito ad un loro show, fa sempre piacere!
Infatti, se prima era un miracolo vederli all’opera e per poter assistere ad un loro spettacolo era più facile prendere un aereo per Atene, tra il 2013 ed il 2014 i Wotan hanno sicuramente saziato il palato di quanti non avevano ancora avuto modo di vederli su un palco, sia per ovvi motivi anagrafici, che per ragioni varie ed eventuali.
Di certo, dalla dipartita del precedente e storico batterista Lorenzo Giudici, i Nostri hanno avuto problemi nei vari live, avvalendosi dell’aiuto di più batteristi; non ultimo, l’infortunio dell’attuale membro Wrathlord (già nei Doomsword), che li ha costretti alla ricerca di un sostituto in tempi brevi per “sopperire” alla mancanza e poter portare a termine l’ennesima battaglia di spalla ai Manilla Road. Dietro le pelli del Legend si è trovato Alessio Del Ben: onore a lui, visto che lo stesso Vanni lo ha introdotto sottolineando come il venerdì precedente non lo conoscesse nemmeno e domenica stava sul palco con loro a inebriarci di metallo epico!
La scaletta pesca a piene mani dai due full length della band, con quelli che ormai potremmo definire i “classici” del combo meneghino; doppietta… anzi, tripletta! Ma che dico! “Quadripletta” da panico, con l’immancabile “Hussard De La Mort” in apertura, dopo la lunga (ed ovviamente epica) intro che accoglie sempre i nostri sul palcoscenico, per proseguire con la lacrima facile, prima per “Under The Sign Of Odin’s Raven” e subito dopo l’evocativa “Drink In The Skull Of Your Father”, come sempre con la partecipazione sentita dei supporter della band nel mitico ritornello… tralasciando “Thermopiles”, regina di pathos e senza bisogno di ulteriori delucidazioni, il quartetto conclude in sicurezza con due ulteriori cavalli di battaglia, “Lord Of The Wind” e “Iron Shadows”, non senza aver proposto “Balmung”, nuovo brano presente in versione raw mix su “Return To Asgard”, in attesa che il nuovo album veda finalmente la luce…

In tutto questo, il bassista Sal Olivieri ha rotto una corda del basso, suonando almeno tre brani in “deficit”, con visibile (e scusabilissima) difficoltà: come non ha mancato di dire Vanni, poteva forse esimersi dal proseguire la battaglia? E potevamo noi di Heavy Metal Webzine esimerci dal rompere i coglioni? Il buon Luca “Avalon”, spronato dal sottoscritto (che è ovviamente rimasto sotto il palco a farsi i fatti suoi), ha tentato di recuperare un basso chiedendo aiuto agli amici MainPain, per permettere quantomeno una degna chiusura del concerto… e permettetemi la cattiveria gratuita, ma: non c’era nessun bassista delle band che si sono esibite in precedenza che si è sentito non tanto in dovere, ma quantomeno arso dal fuoco sacro della fratellanza heavy underground, tanto da fornirgli il basso senza una spintarella esterna? Soprattutto, non c’era nessuno dei precedenti musicisti sotto il palco? Post frecciatina, ai posteri l’ardua sentenza…

Forse poco tempo a disposizione ma, non me ne vogliano gli stessi Wotan, il tutto è stato ripagato da un live dei Manilla Road dalla durata elevata e pieno di perle, meglio di quanto ci si potesse anche solo aspettare… (Paolo “PaulThrash”)

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Al termine dello show dei Wotan sono molti i presenti che rinunciano ad una boccata d’ossigeno (e vi posso assicurare che non è affatto facile!) nella zona aperta del locale pur di assicurarsi un posto in prima fila per gli attesissimi headliner della giornata. Presenti durante le esibizioni delle altre band e sempre disponibili a fermarsi con i fan, fosse per una foto, un autografo, o scambiare qualche battuta, i Manilla Road hanno già dimostrato di gradire e trovarsi a proprio agio con il clima caloroso e familiare del festival che, per loro, è tappa del tour mondiale 2014.
La band ruota sempre intorno all’eterno Mark “The Shark” Shelton, una vera icona dell’heavy metal, dal grande carisma, che può contare sul fido compagno Bryan “Hellroadie” Patrick, il bassista Joshua Castillo ed il batterista tedesco Andreas “Neudi” Neuderth. Il gruppo è ormai rodato, visto che i quattro hanno già inciso insieme uno studio album, “Mysterium”; il sedicesimo (se consideriamo anche “Mark Of The Beast”, uscito solo dopo anni dal concepimento) di una carriera davvero invidiabile.
Tutti sono schierati al Legend Club quando i paladini dell’epic metal attaccano con “Flaming Metal System”, pezzo che scatena subito urla entusiaste e sono in molti a cantare il pezzo dall’inizio alla fine. Nonostante i molti e più che buoni dischi usciti dal 2000 in poi, sono i classici della band che tutti i fan conoscono e bramano ascoltare dal vivo: chi è tornato per emozionarsi ancora una volta e chi non lo aveva mai fatto prima, perché il bello è che si sono riuniti vecchi lupi di mare così come nuove leve sotto la bandiera dei Manilla.
Gli album che vengono saccheggiati di più sono “Crystal Logic”, “Open The Gates” e “Mystification”. Sarà banale a dirsi… ma il trittico suonato tutto d’un fiato “Masque Of Red Death” – “Death By The Hammer” – “Hammer Of The Witches” è una vera mazzata sulla testa! “Witches Brew” è accolta da braccia al cielo e nessuno si perde una strofa. Non vi è sosta e i fans incitano a gran voce il nome dei Manilla Road riservando particolari attenzioni a “The Shark”. Con “Hellroadie” vi è grande sintonia e il vocalist sa come e quando trascinare il pubblico e quando lasciare la scena al leader. L’atmosfera che si respira è magica e mi sento ripagato di tutta l’attesa per lo show di una tra le band che non faccio mistero di amare.
Tutto il gruppo è in gran forma e, personalmente sono rimasto sorpreso dall’ottimo drumming di Neudi che, risolti i piccoli problemi ad un rullante assolutamente deciso a non restare fermo (e vorrei vedere, con i colpi che prendeva…!), si è distinto per precisione e potenza. Dell’ultima fatica “Mysterium” viene proposta la sola “Only The Brave”, che non sfigura affatto in mezzo a tanti pezzi da novanta. Colpisce l’oscura ed evocativa “The Ninth Wave”, abbreviata rispetto alla versione originale, così come la scelta di “Cage Of Mirrors”, dal taglio più seventies, ma che raccoglie i favori di un pubblico sempre più ammaliato.
I quattro pezzi tratti da “Crystal Logic” sono tutti alla fine e non può mancare la celebre “Necropolis”, che ci manda definitivamente in estasi: c’è chi poga, e chi non poga canta: “…lost in Necropolis”! Il caldo all’interno del Legend si fa sentire e i Manilla allungano dal palco qualche bottiglia d’acqua alle prime file, ma nessuno vorrebbe che il concerto avesse fine. C’è ancora spazio per le terremotanti “Up From The Crypt” e per l’inno “Heavy Metal To The World” prima dei saluti finali.
Prestazione notevole e show memorabile da parte dei Manilla Road che hanno meritato tutto il calore profuso dai fans. Torniamo a casa sazi ed appagati perché sappiamo che i Nostri sono ancora pronti a regalarci emozioni. Non ci resta che aspettare il loro prossimo disco e sperare che il tour seguente includa ancora una data italiana! Up The Hammers!!(Valerio Caprioli)

Un bel festival, nulla da obiettare: si potrebbe usare la consueta espressione “evento organizzato da appassionati per appassionati”, rinforzato dalla precisazione “e seguito esclusivamente da pochi appassionati”. Non che ci fosse poca gente, non fraintendetemi, ma i Manilla Road non hanno mai attirato, e probabilmente mai attireranno, frotte di estimatori. Certamente il fatto che vi fossero metalheads anche da altre regioni, seppur pochi, è stato un buon segno: ciò non toglie che le facce, gira e rigira, sono le medesime di sempre… ma è la solita lamentela, quindi niente di nuovo sul fronte…

Buoni i suoni di tutte le band, il Legend si riconferma buona piazza per la musica live. Un po’ meno buona la temperatura interna; un locale non climatizzato a fine luglio, pur con un meteo ballerino come poche volte negli ultimi anni, non aiuta di certo a sbollire gli animi caldi dei presenti, visibilmente provati dalle condizioni poco tollerabili di caldo.

Tante conferme, nessuna smentita: se in molti necessitavano di una ventata di metallo rovente, possibilmente capace di lasciar vagare l’immaginazione (chi non si è sentito almeno per un millisecondo al centro di una battaglia con in mano la dissotterrata ascia di guerra?), ha avuto pane per i suoi denti. Dagli Aeternal Seprium ai Battle Ram, dai MainPain agli Icy Steel, per concludere in bellezza con Wotan e Manilla Road, ogni singolo membro ha speso energie e passione per regalarci una serata da ricordare negli annali e l’esito non può che dirsi pienamente soddisfacente!

Attendendo la prossima tenzone, il consiglio è di tenere affilate le armi! (Paolo “PaulThrash”)

Live report di Paolo “PaulThrash” Porro, Valerio Caprioli e Gianluca “Avalon” Moraschi. Foto di Gianluca “Avalon” Moraschi.

Di seguito altre foto della serata:

AEternal Seprium:

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Battle Ram:

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MainPain:

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Icy Steel:

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Wotan:

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Manilla Road:

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