17/09/2014 : Tim “Ripper” Owens + guests (Albignasego, PD)


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17/09/2014 : Tim “Ripper” Owens + Sandstone + Vengeful Ghoul + Ivy Garden Of The Desert (W.I.P., Albignasego, PD)

Tim Ripper Owens WIP Padova

17 Settembre 2014. Il Work in Progress Club di Padova si prepara ad ospitare una delle più importanti e talentuose voci metal dell’ultimo ventennio: Tim “Ripper” Owens.
La fama del cantante statunitense è legata principalmente a due prestigiosi nomi storici del panorama heavy metal: i Judas Priest, nei quali ha militato in sostituzione di Rob Halford dal 1996 al 2003, e gli Iced Earth, con i quali ha inciso “The Glorious Burden” nel 2004.
Ma andiamo con ordine. All’apertura dei cancelli alle 21:00 Tim si sta ancora godendo un meritato relax nel backstage. L’affluenza di pubblico è inizialmente scarsa e i primi avventori approfittano della sala privè del locale (che offre un menù di amari e shottini da gustare al banco o sui divanetti) per concedersi qualche chiacchera tranquilla prima dei live.

Nella sala principale, dalla capienza di almeno 250 persone, è già tutto pronto per accogliere il muro di suono, e mentre iniziano ad esser spinate le prime birre il pubblico (ancora poco numeroso) si avvicina timidamente al palco.

Ivy Garden 1

È infatti il turno della prima esibizione della serata: gli IVY GARDEN OF THE DESERT. Band nostrana con all’attivo tre Ep, l’ultimo dei quali di recente pubblicazione (dal titolo “I Ate Of The Plant, And It Was Good!” uscito nel 2013 con Nasoni Records). Ci sono solo tre musicisti sul palco, ma il sound è aggressivo e d’impatto. I ragazzi si definiscono doom/stoner, ma le lunghe parti strumentali dilatano il suono e conferiscono alle canzoni un tocco psichedelico dall’ampio respiro e dalle influenze seventies.
Si ha quasi l’impressione di star assistendo ad una sorta di concept evocativo ed ammaliante, e nonostante certe parti di chitarra siano decisamente coinvolgenti a livello di headbanging, il mood predominante è di introverso raccoglimento.
Forse non riescono a scaldare il pubblico a dovere, ma regalano comunque un’esecuzione che non passa inosservata.

Vengeful Ghoul 1

Un rapido cambio palco ed ecco arrivare i VENGEFUL GHOUL band power/thrash metal da Istanbul. Non si sentono spesso gruppi metal dalla Turchia e la curiosità è ovviamente tanta, accresciuta anche dalla piacevole vista di una fanciulla agguerrita alla chitarra che sembra sapere il fatto suo. Il quintetto metal aggredisce immediatamente il pubblico con suoni furiosi e velocissimi, sfoggiando un cantante dal talento sorprendente. Eseguono principalmente pezzi estratti dalla loro prima fatica discografica (l’album “Timeless Warfare”) sfoderando sonorità eclettiche fortemente thrash che sconfinano talvolta nel doom. “Ruthless Crow” è uno dei loro pezzi forti che bombarda il pubblico con una sequenza serratissima di riff furenti dall’impatto senza dubbio devastante. Impossibile non notare l’influenza dei Judas Priest, ma il connubio ben riuscito tra la vecchia scuola e un approccio più moderno li fa risultare alquanto interessanti da tenere d’occhio.
Lo show scorre veloce tanto quanto il tocco virtuosistico dei musicisti, e la chiusura spetta al pezzo che è la title track dell’album: “Timeless Warfare”. Un brano squisitamente thrash, intenso e d’impatto, con dei riff veramente incalzanti, degli assoli ipnotici e delle urla incredibilmente potenti. Quando cala nuovamente il silenzio non rimane alcun dubbio sulle potenzialità del metal proveniente dalla lontana Turchia.

Sandstone 1

Ancora un po’ di pausa per far rifornimento di ottime birre al bancone ed è già il turno della terza band. I SANDSTONE sono una melodic heavy metal band irlandese che combina piacevolmente elementi power con numerosi passaggi di stampo progressive. A quanto pare Bruce Dickinson ha definito il secondo album dei Sandstone “the most impressive album to come out of Ireland for years”, quindi l’aspettativa nei confronti dei cinque è alta. Già dai primi pezzi emergono linee di chitarra estremamente catchy e difficilmente il pubblico riesce a non muovere la testa a tempo. Forse non brillano per originalità, ma l’esecuzione tecnica è ottima e pur non conoscendoli affatto li ho trovati estremamente godibili. Con il singolo “King Of Cipher” estratto dall’ultimo e quarto lavoro discografico (“Delta Viridian” – 2013) raggiungono i picchi del metal melodico dai ritornelli contagiosi, e la voce del cantante Sean McBay risulta molto più convincente che in altri pezzi. La prova vocale del musicista è infatti molto apprezzabile dal punto di vista tecnico, ma personalmente l’ho trovata poco adatta all’aggressività dei brani più cattivi.
Con “On Fire” i nordici concludono la scaletta all’insegna di una scarica violenta di chitarre e chiome bionde al vento, ma il loro lavoro per questa sera non finisce qui.

Tim Ripper Owens 1

È giunta l’ora dell’attrazione principale della serata: TIM “RIPPER” OWENS. Fatta eccezione per Sean, i musicisti dei Sandstone tornano sul palco e iniziano l’intro di “Jugulator” (dall’omonimo album dei Judas Priest con Tim alla voce). Tim Owens fa il suo ingresso passando tra la folla che lo acclama a gran voce e l’esplosione dei suoi primi acuti infiamma fin da subito il pubblico.
Il cantante appare in ottima forma dal punto di vista vocale, al limite un po’ ingrassato rispetto a come lo ricordavo. I musicisti scaldano i motori con vecchi pezzi dei Judas, e tra una canzone e l’altra la star ringrazia il pubblico, scherza sul fatto di star suonando per una piccola intima famiglia (vista l’affluenza non esagerata di gente), e si lamenta ogni qualvolta vede le mani vuote tra le prime file. Più di una volta chiede che qualcuno vada a comprargli una birra al bar, e come mi spiegherà a fine concerto lo fa perché avendo lui stesso un bar, il Ripper’s Rock House, trova giusto far fare più incassi al locale.
Quando arriva il momento di “The Ripper” incita il pubblico al suono di “what’s my name?”, e la risposta è un urlo collettivo che ripete il titolo della canzone. Il coinvolgimento dell’audience è costante e gli applausi fragorosi. Tutti cantano a gran voce, le prime file sono un tripudio di teste che oscillano e mani verso il palco. Lo show continua con un altro pezzo tratto da “Jugulator”, “Cathedral Spires”, subito seguito da un super classico che fa letteralmente impazzire la folla: “Painkiller”. La prova vocale di Owens è così strabiliante da far quasi dimenticare il tanto amato Rob.

Tim Ripper Owens 2

In una quasi totalità di pezzi tratti dai lavori dei Judas Priest spiccano solo due brani pescati dai lavori personali di Tim. Si tratta di “Scream Machine” dei Beyond Fear (band formata da Owens nel 2004) e “Starting Over”, singolo estratto dal suo album solista di debutto “Play My Game”.
Lo spettacolo veramente magistrale si conclude con una meravigliosa “Living After Midnight” e gli applausi del pubblico sembrano non finire più. Mi basta guardarmi intorno per capire dalle facce soddisfatte che non sono stata l’unica a godermi lo spettacolo alla grande. Tim Ripper Owens forse non ha avuto particolare seguito come solista, ma nel momento in cui qualcun’altro compone per lui, la sua voce poliedrica e potente si trasforma in un valore aggiunto superlativo.
Un vero talento dunque, ma anche una persona davvero squisita. Finito il concerto si è concesso ai fans per una serie di autografi e di foto, sopportando egregiamente il flash della mia reflex che lo immortalava con i vari avventori. Una volta accontentati i più esigenti si è preso una birra al bar (che ha preteso di pagare) e si è seduto per fare due chiacchiere in completo relax prima di tornare sul bus che lo porterà verso le ultime date del tour.
Di cosa abbiamo parlato? Principalmente cose superflue, ma mi è rimasto impresso il suo sguardo illuminato mentre mi raccontava di Ronnie James Dio, di come fosse una persona estremamente disponibile, gentile, e con una memoria talmente di ferro da ricordare il nome di chiunque anche moltissimi anni dopo. A quanto pare in merito a disponibilità e gentilezza pare abbia appreso a perfezione il buon esempio dal maestro. Per non parlare della lezione vocale.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate da Miriam “Lunacy” Padovan.

Ivy Garden Of The Desert:

Ivy Garden 3  Ivy Garden 4  Ivy Garden 2

Vengeful Ghoul:

Vengeful Ghoul 2  Vengeful Ghoul 3  Vengeful Ghoul 4

Sandstone:

Sandstone 6  Sandstone 2  Sandstone 3  Sandstone 4  Sandstone 5

Tim “Ripper” Owens:

Tim Ripper Owens 6  Tim Ripper Owens 7  Tim Ripper Owens 8   Tim Ripper Owens 3  Tim Ripper Owens 4  Tim Ripper Owens 5  17sett_14

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