Slider by IWEBIX

24/10/2015 : Play It Loud (Brescia)

Pubblicato il 24/11/2015 da in Live report | 4 commenti


Visualizzazioni post:737

24/10/2015 – Play It Loud 2015 – Circolo Colony (Brescia)

Play It Loud 2015

Razor
Heir Apparent
Iron Angel
ADX
Tysondog
Desolation Angels
Hocculta
Crying Steel
Ironsword
Rosae Crucis
Sin Starlett
Stonewall

Torna il Play It Loud con uno straripante carico di band per i nostalgici del metal ottantiano: quest’anno ce n’è per tutti i gusti, dal metal classico di ADX, Sin Starlett e Stonewall, al thrash di Razor e Iron Angel, passando per i lidi progressive degli Heir Apparent, sino alle glorie del metal tricolore come Crying Steel e Hocculta, ma procediamo con ordine.

STONEWALL_3-683x1024

Ad aprire il festival, di fronte a un‘audience ancora piuttosto esigua (d’altronde sono le 11,30 del mattino!) ci pensano i foggiani STONEWALL, che in barba all’orario e allo scarso pubblico danno vita a uno show fiammeggiante, forti del loro metal senza compromessi contenuto nei brani dell’esordio “Victims Of Evil”.
Sugli scudi il vocalist, che per l’occasione sfoggia una maglietta dei Metal Church, tra le influenze musicali della band assieme ad altre band statunitensi quali Riot (richiamati anche sulla copertina di “Victims Of Evil”) e Malice, ma tutto il gruppo dal vivo si muove bene e pompa energia a sufficienza per scaldare gli astanti che tripudiano ai nostri sentiti applausi.
Le veloci e catchy “Victims Of Evil” e “Dark Revelation” sono ben accolte e gli Stonewall non deludono nemmeno chi non li conosceva, in virtù dell’aureo binomio potenza e melodia.
Un ottimo inizio, non c’è che dire!

Setlist:

Victims Of Evil
No More Fear
Dark Revelations
Fight To Survive
Feel My Blade
We Can Change The World
Children Of The Night

ROSAE-CRUCIS_1-683x1024

Seconda band in cartellone sono i romani ROSAE CRUCIS, già supportati da una buona affluenza di pubblico. I Nostri hanno rilasciato per My Graveyard, sul finire del 2014, il loro attualmente ultimo full length dal titolo “Massoneria”, da cui la band ha estratto alcuni dei brani presentati live durante la propria setlist.
Per chi, come il sottoscritto, non aveva mai avuto modo di vederli live, l’impressione è positiva; il quintetto si presenta sul palco del Colony in assetto da guerra, con il proprio classico vestiario da scena, investendo gli astanti con le bordate heavy metal che dalla propria genesi sono il trademark della band capitolina. I suoni, come del resto per la quasi totalità della giornata, rendono merito alla prestazione della band che, per quanto possibile per la breve durata dello show loro concessa, non fanno mancare ai sostenitori ed ai curiosi sotto il palco alcune delle chicche della loro discografia. Mi viene da pensare a quello che lo stesso cantante Giuseppe “Ciape” Cialone indica come il loro cavallo di battaglia: “Fede, Potere, Vendetta”, ben partecipata anche dal pubblico, ed il trittico finale “Massoneria”, “Guerra Santa” e “Crociata”, di cui la titletrack dell’ultima fatica spicca per epicità ed aggressività, un gran pezzo da live.
Tralasciando inevitabili problemi tecnici tipo quelli accorsi alla chitarra di Tiziano “Shredmaster” Marcozzi, forse diminuire quei “tempi morti” di troppo tra un brano e l’altro avrebbe favorito una migliore impressione. Comunque, un applauso alla Rosa Croce!

Setlist:

Oriente Eterno
Hiram Abif
Sancta Sactorum
Militia Templi
Fede, Potere, Vendetta
Massoneria
Guerra Santa
Crociata

011-Sin-Starlett

Gradita sorpresa gli svizzeri SIN STARLETT, da Lucerna con furore, dei perfetti sconosciuti per chi vi scrive, ma dalla proposta decisamente interessante (“e con quel pizzico di personalità che non guasta mai”, cit.). Heavy metal e speed, niente di realmente nuovo sul fronte occidentale, ma tra riff accattivanti e cavalcate incalzanti lasciano un ottimo ricordo di sé; la divina vista degli spandex del cantante Elias Felber a parte, s’intende…
Setlist interamente ricavata dai due album della band “Call To The Punisher” e “Throat Attack”, ormai risalenti a 2008 e 2012, poche ciance e dritti al sodo; la coppia d’asce Reno Meier e Jan Horat non si risparmia, l’energia sprigionata è molta ed anche il pubblico, per la verità come sempre piuttosto scarno in occasione delle prime esibizioni (grandi, sempre i numeri uno…), risponde a tono, lasciando che il quintetto riesca ad esprimersi meglio col favore garantito loro.
Per essere la prima calata italica, tutto sommato, non si può davvero pretendere di più, considerato come anche per band con un curriculum vitae decisamente più corposo, il supporto ed il trasporto sia sempre a livelli medio bassi… per me pollice in su, un gruppo da seguire e garante di tanto sano metallo!

Setlist:

Beholders Of The Claw
Headed By The Hexx
Force And Thunder
Digital Overload
Edge Of The World
Blood In The Streets
Black Magic Sky
Winds Of Fury

020-Ironsword

Dal Portogallo con dosi massicce di epicità, il trio degli IRONSWORD è uno dei più attesi dai più accaniti sostenitori dell’underground metallico; la precisione nell’esecuzione non è di certo il loro forte, ma l’attitudine, che è quel che conta realmente in una kermesse come quella dei Play It Loud, basta a caricare quanti sono intervenuti in loco per assistere al loro show. Già, perché non ci si aspetta che un tale nome possa richiamare frotte di gente, ma tantomeno una fanbase ben fornita come quella che ha dato loro stima e cantato i brani da sotto il palco.
I Nostri hanno veramente il fuoco della passione che arde in tutto il corpo e non si limitano al “compitino” loro affidato nel tempo dedicato, ma si affannano nella loro epica battaglia sul palco del PIL, come solo un appassionato sa fare. Brani brevi ma trasudanti epicità, una botta di vita dall’inizio alla fine, non c’è che dire: in quanto stronzo di turno, mi permetto di non esimermi dal sottolineare nuovamente (per rimanere nel campo dell’imparzialità) che, dal punto di vista tecnico, gli Ironsword hanno offerto una prova al limite della sufficienza ma, come già detto, il loro heavy metal dirompente non ha di certo faticato a far breccia nei cuori degli amanti di Manilla Road ed affini.

Setlist:

Kings Of The Night
None But The Brave
Brothers Of The Blade
Cimmeria
March On
Eye For An Eye
Forging The Sword
Vengeance Will Be Mine
First Master
Nemedian Chronicles
Calm Before The Storm
Ring Of Fire

038-Crying-Steel

I CRYING STEEL ormai fanno parte della storia del metal tricolore, essendo stati tra i primi a proporre metal nella nostra Penisola: forti di un chitarrista (J J Frati, anche bassista dei Markonee) e di un cantante (il ciarliero Alessandro “Ramon” Sonato) relativamente recenti, i felsinei sparano sul pubblico il loro metal veloce e priestiano, serbando brani da tutti e tre gli album sin’ora pubblicati: per cui tra la vetusta (ma sempre apprezzabile) “No One Crying” e le più recenti “Raptor”, “Defender” e “Heavens Of Rock” (quest’ultima dedicata alla memoria di Steve Lee dei Gotthard e dall’approccio più hard-rock), i cinque assaltano i presenti tramite la locomotiva Luca Ferri (batteria), le chitarre ruggenti del carismatico e indiavolato Franco Nipoti e dell’ “Axel Rudi Pell de’ noartri” (cit.) JJ Frati, senza dimenticarci della muscolosa prova del bassista fondatore Angelo Franchini, suscitando, come sempre, anche una buona impressione sul fronte live.
Vengono proposti, ovviamente, anche brani dall’ultimo lavoro in studio “Time Stand Still”, ma ci sembra che le song più vetuste abbiano sempre una marcia in più.
L’esibizione, come ormai di consuetudine, termina con la terremotante “Thundergods”, cantata e “vissuta” da quasi tutti i presenti.

Setlist:

Defender
Shutdown
Raptor
No One’s Crying
Heavens Of Rock
Beverly Kills
Rockin’ Train
Thundergods

052-Hocculta

Dopo i bolognesi è l’ora dei meneghini HOCCULTA, altra band in giro da un bel po’ di tempo, nello specifico dal 1983: in un lustro hanno pubblicato due album, dei quali il primo, “Warning Games” del 1984, è ormai diventato un piccolo classico di metal tricolore.
Dopo lo scioglimento, avvenuto nel 1988, la band è tornata in pista una prima volta nel 2006, per poi ristabilirsi con 3/5 della formazione “classica” nel 2014: in questa serata la band propone diversi estratti da “Warning Games”, arricchendo la setlist con un paio di brani nuovi, tra cui la moderna ma più che buona “Don’t Be Afraid”, della quale gira anche un video su youtube.
Il vocalist Massimo Lodini, una sorta di Klaus Meine tricolore, appare ancora un po’ insicuro sul palco, ma la buona vocalità del nostro viene indubbiamente fuori, così come la perizia strumentale dei suoi quattro colleghi.
La scaletta, ridotta per questioni di tempo, si conclude con “Warning Games”, pezzo da 90 che ci fa domandare come mai gli Hocculta hanno raccolto così poco in termini di notorietà nazionale; speriamo quindi di rivederli on stage quanto prima con un nuovo album da presentare!

Setlist:

We’ll Play Again
Supreme Sacrifice
If You Know
Lonely
Don’t Be Afraid
Dream Of Death
Warning Games

TYSONDOG_3-1024x683

Una posizione piuttosto elevata in scaletta per i TYSONDOG, mastini britannici dal corso prevalentemente underground. Dalle facce poco raccomandabili in classico stile hooligan, il quintetto di Newcastle scende in campo senza troppi convenevoli, sciorinando una scaletta che pesca a piene mani dai tre album della band, non tralasciando l’esordio “Beware Of The Dog” che è sicuramente il loro apice, oltre che il loro lavoro più noto.
I tre membri storici, ovvero il cantante Clutch Carruthers, il chitarrista Paul Burdis ed il bassista Kevin Wynn, supportati dai nuovi Steve Morrison alla chitarra e Phil Brewis alla batteria, sanno il fatto loro, in particolare il frontman, dall’aria perennemente indiavolata ed in costante movimento, dalla grinta inesauribile pur avendo parecchie estati sul groppone.
Nel complesso, il ricorso fin troppo frequente alla formula del mid tempo non paga, lasciando l’amaro in bocca con troppi momenti di stallo ed altrettanti di deja vu, pur tuttavia non andando a vanificare gli sforzi di una band affiatata ed energica, che ha comunque avuto il “coraggio” di non ripetersi negli anni, cercando nuove soluzioni musicali e non adagiandosi su quegli allori che molti loro compagni d’avventura dell’epoca hanno invece sfruttato appieno.
Duole comunque dire quanto alla lunga siano stati la band più soporifera della giornata, la cui kermesse si risveglia prevalentemente nelle bordate di inizio carriera (vedi “Hammerhead”) dal punto vista stilistico, restando però una delle più energiche (se non la più energica) sotto l’aspetto della presenza scenica.

Setlist:

Blood Money
Into The Void
Don’t Let The Bastards (Grind You Down)
Hammerhead
Dead Meat
Cry Havoc
The Inquisitor
Playing With Fire
The Machine
Painted Heroes
Shadow Of The Beast
Taste The Hate

ADX_1-1024x683

La vera sorpresa della giornata sono stati indubbiamente gli ADX, band transalpina attiva ormai dal lontano 1981 e portabandiera di un metal arrembante, ben suonato e cantato in lingua madre.
Nove album in studio, due live e qualche EP: nonostante l’ingente mole di materiale pubblicato, in pochi conoscono questa band fuori dai confini francesi, ma i cinque, per questa loro prima calata italica, hanno preparato un show trascinante e pregno di ottime song.
L’attempato Philippe “Phil” Grelaud è un buon vocalist e per tutta la durata del concerto tenta un approccio col pubblico in italiano e mostra un’innata simpatia, così come il chitarrista Pascal “Betov” Collobert, chirurgico sul suo strumento e, allo stesso tempo, dispensatore di sorrisi e divertenti “pose” ai fotografi, ma sono le song a fare la differenza tra questi rocker e tanti loro colleghi che, ingiustamente, hanno raccolto molto di più (chi ha detto Trust?).
Tra pezzi più tirati come “Deésse Du Crime” e l’acclamata “Caligula”, posta a fine scaletta e strutturati mid-tempo come “Notre Dame De Paris” e “Priére De Satan”, la band saccheggia a piene mani il primo album del 1985, “Exécution”, concedendo anche qualche brano più recente, come l’ottima “Division Blindèe”, dalle intricate trame strumentali e “Red Cap”, tratta dall’ultimo album “Ultimatum”, la cui minacciosa e colorata copertina giganteggia sul palco.
Una band da fare assolutamente ascoltare a chi pensa che i francesi siano avulsi al buon metallo!

Setlist:

Tourmente Et Passion
Notre Dame De Paris
Red Cap
Deésse Du Crime
Prisonnier De la Nuit
L’Etranger
Le Fléau De Dieu
Prière De Satan
Division Blindèe
Caligula

DESOLATION-ANGELS_2-1024x683

Anche una discreta band come i britannici DESOLATION ANGELS, autori di un solo album omonimo pubblicato nel 1986, sono stati penalizzati nel ritrovarsi in cartellone subito dopo il tornado ADX, ma il pubblico ha gradito parecchio la proposta dei nostri.
Il loro metal classico con qualche accenno epico ha fatto breccia nel cuore di molti, d’altronde brani come la lunga “Spirit Of The Deep”, “Evil Possessor” e l’acclamata “Valhalla”, nella loro semplicità, sono dannatamente efficaci anche dal vivo.
Buona la prestazione del nuovo vocalist Paul Taylor, già visto in azione da noi qualche anno fa con gli Elixir, così come quella degli altri musicisti: in definitiva un concerto onesto per una band non imprescindibile, ma sicuramente interessante per tutti gli amanti della N.W.O.B.H.M.

Setlist:

Sweeter The Meat
Mental Band
Dance Of The Demons
Fury
Spirit Of The Deep
Archangel
Medusa
Only Time Will Tell
Valhalla
Evil Possessor

IRON-ANGEL_2-1024x683

La domanda è: perché? Perché, con due buoni dischi all’attivo usciti ere geologiche fa pensi di essere una grande rockstar e ti atteggi a tale? Mi si perdoni la polemica, ma gli IRON ANGEL, pur avendo dato una prova carismatica sul palco del PIL, lasciano quest’impressione, probabilmente dettata in larga parte dal frontman Dirk Schröder (unico membro originale del combo), sorta di buzzurro teutonico che riesce davvero a far sparire in un batter d’occhio qualsiasi buona parola possa essere spesa sulla propria band.
Di certo il pubblico presente non è della stessa idea appena esposta, visto che, seppur in precedenza i francesi ADX (ennesima scoperta della giornata per il sottoscritto, pur avendo una carriera di tutto rispetto alle spalle…) abbiano registrato le prime spallate in centro pit, con gli Iron Angel si comincia a giocare duro; complici i brani tirati che li contraddistinguono, complice l’ennesimo animale da palcoscenico che risponde al nome del bassista Didy Mackel, insieme al frontman il trascinatore della rassegna speed propinataci, i fan della cult band in questione si scatenano, non esimendosi dal generare caos a suon di “urti e tamponamenti plurimi”. Niente da dire sulla setlist, di certo non si può non essere investiti da brani come “Sinner 666” o “Heavy-Metal-Soldiers”, e l’affetto dimostrato loro sembra non voler asserire il contrario.
Dulcis in fundo, perché non appallottolare una scaletta da poter lanciare addosso al fonico? Un applauso al caro Dirk, per la sua geniale uscita (se a voi fa ridere, non la vediamo alla stessa maniera, poco male…)…

Setlist:

Winds Of War
Metalstorm
Sinner 666
The Metallian
Fight For Your Life
Son Of A Bitch
Legions Of Evil
Hunter In Chains
Black Mass
Heavy-Metal-Soldiers
Rush Of Power

HEIR-APPARENT_2-683x1024

Per la prima volta in Italia fanno la loro apparizione gli HEIR APPARENT, cult band statunitense con due acclamatissimi album alle spalle e inseribili nel novero del proto-prog metal, assieme a entità quali Lethal, Watchtower, Sieges Even e Mystic Force, nonché, ovviamente, ai più noti Fates Warning e Queensrÿche.
Passare dai selvaggi e mediocri Iron Angel alle eleganti sonorità attuate dalla band di Seattle è quasi traumatico, ma gli Heir Apparent ci prendono per mano e ci trasportano in un mondo a parte, fatto di sonorità malinconiche e ipnotiche e ritmi rallentati, il tutto cesellato dalla fantastica voce di Will Shaw, cantante che, tecnicamente, sbriciola il 99% dei colleghi.
Incredibili i fraseggi del bassista Derek Peace, così come la prova precisa e sopraffina alla sei corde di Terry Gorle, ma è tutta la band ad essere coesa nell’offrire il meglio del proprio repertorio davanti a un pubblico allibito da tanto talento.
Oltre ai brani del debutto “Graceful Inheritance”, eseguito per intero, trovano spazio anche alcuni estratti dal sottovalutato “One Small Voice”, ma risulta arduo trovare gli highlights di uno show che risulterà il momento più alto di questo e, forse, di tutti i Play It Loud passati.
Chapeau!

Setlist:

En Trance
Dragon’s Lair
The Servant
Crossing The Border
Hands Of Destiny
Tear Down The Walls
Running From The Thunder
A.N.D…. Drogro Lived On
We The People
The Cloak
Master Of Invasion
Rip
Cacophony Of Anger
One Small Voice
Decorated
The Fifth Season
Keeper Of The Reign
Another Candle

RAZOR_4-1024x683

Altra band, altro trauma: dopo gli Heir Apparent è dura doversi sorbire un’ora e un quarto del thrash spaccaossa dei canadesi RAZOR (considerati, da un sito autorevole in materia come Classicthrash.com, come la miglior thrash band di sempre!), ma noi, stoici metallari caproni, resettando il cervello, ci facciamo prendere a pugni in faccia dalla violenta musica del quartetto.
La formazione, tra ritorni (il vocalist Bob Reid, già con la band su “Shogun Justice “ e “Open Hostility”, peraltro ristampati quest’anno dalla Relapse) e addii (il batterista Rob Mills, sostituito da Rider Johnson), rimane saldamente nelle mani del leader e fondatore Dave Carlo, che, per tutta l’esibizione, macina impassibile micidiali riff, originando tra il pubblico pogo, bodysurfing, stage diving e, naturalmente, furioso headbanging.
La band del rasoio pesca materiale appuntito dal proprio folto repertorio (ben dieci album), bombardando i presenti con veloci bordate quali “Cut Throat”,“Violent Restitution” e “Speed Merchants”; pur non risultando precisissima e tecnicamente ineccepibile, la band sfoggia un muro sonoro notevole, spiegandoci cosa vuol dire suonare vero thrash metal, quello grezzo, selvaggio e senza fronzoli.
Quando lo show si conclude con l’acclamata e anthemica “Evil Invaders”, tratta dall’album omonimo, ampiamente saccheggiato dai nostri, il pubblico spende le ultime energie per tributare onori e gloria ai belligeranti canuck.

Setlist:

Nowhere Fast
Cross Me Fool
Cut Throat
Violent Restitution
Iron Hammer
Behind Bars
Stabbed In The Back
Instant Death
Sucker For Punishment
Speed Merchants
Goof Soup
Electric Torture
The Pugilist
Take This Torch
Evil Invaders

Credo di poter parlare anche a nome del buon Metauro, asserendo che dopo lo show degli Heir Apparent si poteva tranquillamente lasciare il locale ed avere comunque stampato in fronte un sorriso smagliante.
In sintesi, una giornata a cui un appassionato di metal underground (perché di questo si tratta, essendo tutti gli epigoni parte di quella che i meno avvezzi ai nomi “minori” non si farebbero problemi a chiamare “Serie B”, per non scendere ancor più di categoria) non poteva e non doveva mancare; come la maggior parte delle volte, anche il 24 ottobre non ha registrato grande successo dal punto di vista dell’affluenza, il che non può che dispiacere, considerato come questo fattore vada ad influire su possibili edizioni future del Play It Loud.
Prezzo elevato? Personalmente non direi, considerato che stiamo parlando di 12 band che difficilmente rivedremo in azione nel Bel Paese, ma tant’è…
Non può mancare il consueto applauso alle menti geniali che hanno passato tutta la giornata nel parcheggio nel Colony ad ingollare ettolitri di birra (comparendo solo in dirittura d’arrivo all’interno del locale, ovviamente in modalità zombie, risultando ridicoli a volersi trattenere) e ad ascoltare musica ad altissimo volume dalle casse della propria macchina… grandissimi, avanti così!
Speriamo di poter tornare sulle pagine di Heavy Metal Webzine con il report dell’edizione 2016, ai posteri l’ardua sentenza…

Report di Paolo “Pol Thrash” Porro e Luca “Metauro” Driol. Di seguito altre foto della giornata, tutte scattate dai nostri impavidi redattori.

Stonewall:

STONEWALL_2-683x1024  STONEWALL_1-683x1024

Rosae Crucis:

ROSAE-CRUCIS_3-683x1024   ROSAE-CRUCIS_2-683x1024

ROSAE-CRUCIS_4-1024x683

Sin Starlett:

014-Sin-Starlett  010-Sin-Starlett

Ironsword:

028-Ironsword  026-Ironsword

Crying Steel:

036-Crying-Steel  041-Crying-Steel

Hocculta:

049-Hocculta 053-Hocculta

Tysondog:

TYSONDOG_1-683x1024  TYSONDOG_2-683x1024

TYSONDOG_4-683x1024  TYSONDOG_5-683x1024

ADX:

ADX_3-683x1024  ADX_4-683x1024

ADX_5-1024x683

ADX_6-683x1024  ADX_7-683x1024  ADX_2-1024x683

Desolation Angels:

DESOLATION-ANGELS_1-683x1024  DESOLATION-ANGELS_3-683x1024

Iron Angel:

IRON-ANGEL_4-1024x683

IRON-ANGEL_5-683x1024  IRON-ANGEL_6-683x1024  IRON-ANGEL_1-683x1024

IRON-ANGEL_3-1024x683

Heir Apparent:

HEIR-APPARENT_3-683x1024  HEIR-APPARENT_4-683x1024

HEIR-APPARENT_1-1024x683

Razor:

RAZOR_2-683x1024  RAZOR_3-683x1024

RAZOR_1-1024x683

  1. Thank you very much for your kind words. We had a great time during our week in Brescia. Great thanks to Giuliano Mazzardi for hosting the event, the staff at Circolo Colony, Fabrizio Romani for the excellent sound, and of course the fans! Ciao!

  2. Grandi Metauro & Pol!!

    Bel report! Mi sarebbe piaciuto essere li con voi!

  3. Metauro Trebisonda says:

    Thanx Terry e grazie ad Avalon!
    In effetti ti sei perso un bel festival e Sin Starlett, ADX ed Heir Apparent hanno fatto un figurone!

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *