14/11/2015 : Rock You To Hell Festival III (Atene, GRE)


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14/11/2015 : Rock You To Hell Festival III – Kyttaro Club, Atene (GRE)

LOUDNESS (JAP)
TOKYO BLADE (UK)
PICTURE (HOL)
TYSONDOG (UK)
BAI BANG (SWE)
CLAIRVOYANT (GR)
R.U.S.T.X (CYP)
FIST (UK)
GANG (FRA)
WISDOM (GR)
LACHRYMOSE (GR)

ryth2015

Rispetto alla precedente calata in terra ellenica, la camera che ci ha ospitato era decisamente più piccola ma, per nostra fortuna, posizionata sufficientemente lontana dalla zona ristorante: in quell’area infatti, l’anno scorso, un’orda di barbari infuriati si sfogava giusto in concomitanza con il nostro riposo. Questa diversa collocazione ci ha permesso di ricaricare le pile a dovere e, rigenerati da un bel sonno, è già tarda mattina quando mettiamo il naso fuori dall’albergo. Una capatina al fidato bar di piazza Omonia per fare scorta di panini (pranzo e cena di oggi) e, dopo un’altro passaggio in camera per un’ulteriore dose di ozio, ci armiamo di macchina fotografica e taccuino e ci incamminiamo alla volta del Kyttaro, ove giungiamo poco prima delle 13,30. La scelta di concentrare le band in un solo giorno ha portato, ovviamente, ad anticipare la tabella di marcia: apertura cancelli alle 14,00 e mezz’ora dopo via alla musica.

Pochi minuti dopo l’orario previsto, il boss Christos Xigas apre ufficialmente la terza edizione del suo Rock You To Hell dando il via libera ai LACHRYMOSE, band di Salonicco nelle cui fila ritroviamo Mancer e Blackmass dei Rotting Flesh. Il dark melodic metal doomeggiante dei Nostri non ci aveva particolarmente colpito durante l’esibizione al Warm Up Show e, onestamente, non lo fa neanche adesso.. Siamo più avvezzi ad un altro tipo di energia tradotta in heavy metal ma, detto questo, dedichiamo la massima attenzione ai Lachrymose, come è giusto che sia; la band ci offre una setlist ridotta a cinque brani, tutti provenienti dal debutto “Carpe Noctum”: si parte con “False God” e, per tutta la durata dello show, Hel si muove sul palco in una perpetua danza evocativa, che ci conduce attraverso “My Shadow (A Revelation)”, “Face Of Horror”, “In A Reverie” fino alla conclusiva “Black Legend”, con cui i Lachrymose si congedano dal non ancora numeroso pubblico.

Lachrymose 1

La seconda band chiamata ad esibirsi risponde al nome di WISDOM: i Nostri non sono affatto dei novellini, dato che la band nasce una vita fa e, oltre ad un demo nel ’92, ha rilasciato il suo unico album “Rain Dream” nel 1995. Aspettiamo di vederli all’opera con una certa curiosità e dobbiamo dire che, nella mezzora a loro disposizione, gli ateniesi affrontano il palco con una gran grinta coinvolgendoci appieno con il loro possente heavy metal: superata l’intro, i Wisdom ci propongono una scaletta che miscela brani estratti dal citato album, come ad esempio “Wild Side Of The Angels” e “Steps Of Fate”, ad altri di più recente forgia come la travolgente “In Metal We Trust” e l’ottima “Voices”, posta a chiusura del set. Ci ha molto colpiti la prova dietro al microfono di George Thomaidis, ma è la band tutta che, solida ed affiatata, merita i complimenti per la bella perfomance on stage, una delle migliori del festival: in attesa del nuovo album, che speriamo non si faccia attendere troppo, ci spelliamo le mani nell’applaudire i bravissimi Wisdom!

wisdom 1

Siamo abbastanza in orario quando irrompono sul palco i francesi GANG, primo gruppo straniero ad esibirsi in questo festival. Sebbene i fatti di Parigi siano accaduti solo poche ore prima, i cinque musicisti non lasciano trapelare alcun disagio ma portano sul palco tutta la loro carica, ed è lo stesso vocalist Bill a mettere subito in chiaro che cosa ci attende: old school heavy metal, iperenergico e dal forte sapore britannico.
L’originalità della proposta è l’ultimo dei problemi in casa Gang, che per tutto lo slot a disposizione non si risparmiano offrendoci un bello spettacolo, tanto per gli occhi quanto per le orecchie: ci abbandoniamo in fretta all’headbanging sulle note di brani incisivi come “The King Became A God”, “All Of The Damned” e “Dying World” – tutti estratti dall’ultimo studio album “Inject The Venom” del 2014 – e, prima della conclusiva “All The Fool Around”, arrivano anche la meno recente “Believer / Betrayer” e la cover di “Riding On The Wind”, con cui i cinque scatenati francesi omaggiano i maestri Judas Priest. Decisamente divertente lo show dei Nostri che, allo scadere del loro tempo, salutano un pubblico un po’ più numeroso con uno spassoso “balletto” finale! Bravi!

Gang 2

Dalla Francia ci spostiamo ora un po’ più a nord e sbarchiamo in Inghilterra: ecco che i FIST, fieri rappresentanti del suond inglese ottantiano, si apprestano ad iniziare il loro show! Tornati in pista nel 2013 grazie ai membri originali Harry “Hiroshima” Hill (batteria) e Dave Irwin (chitarra), i Fist rilasciano nei primi anni ’80 due ottimi album come “Turn The Hell On” e “Back With A Vengeance”: la quasi totalità dei brani di stasera proviene dalle tracklist dei due dischi citati, e questo non può che fare la felicità di chi, come noi, apprezza profondamente quei lavori.
Potenti ed energici, pezzi come “The Vamp”, “Dog Soldier” e “Lost And Found” vengono ben accolti dai fans, ma è con due gioielli minori della NWOBHM come “Turn The Hell On” e la conclusiva “Name, Rank And Serial Number” che il pubblico, in leggero ma costante aumento, regala i primi boati della giornata: nel complesso, i Fist sfoggiano una buonissima prova a base di cuore e sudore, dove Glenn S. Howes (ex Blitzkrieg e Tygers Of Pan Tang, tra gli altri) se la cava alla grande nel doppio ruolo di cantante e chitarrista. Molto buono anche il livello di coinvolgimento dei presenti all’interno del locale e, da parte nostra, soddisfazione ad alti livelli per esserci gustati live gli ottimi Fist!

Fist 1

E’ ora il turno dei R.U.S.T.X, quartetto di Cipro di cui non conoscevamo la musica. Partiamo col dire che questa è una band a conduzione familiare, dato che è composta interamente da fratelli: l’istrionico chitarrista Panagiotis Xanthou, il bassista George, il batterista Yannis e la tastierista Katerina, a quanto ci risulta l’ultima ad entrare nella band. Inoltre, non c’è un cantante di ruolo, quindi tutti danno il loro contributo: il metal dei R.U.S.T.X ha roventi basi tradizionali e si mescola con qualche rimando ad un certo rock più articolato, oltre ad alcuni ricami ed atmosfere fornite dal parsimonioso uso delle tastiere. “Evagoras”, “Revolution X”, “Destiny Riders” (tutti estratti dal nuovo EP “Destiny Riders” ), una cover di “Another Candle” degli Heir Apparent e le più datate “Take Me To The Skies” e “Lady Of The Lake” sono i brani scelti per questa occasione: la band fa sicuramente il suo dovere e sembra raccogliere i favori del pubblico, ma dobbiamo confessare che non è scattato il feeling.. musicalmente, non ci hanno conquistati.
A livello visivo è l’esatto contrario, con Panagiotis che ci lascia costantemente in attesa di una sua invenzione.. eccentrico a partire dall’abbigliamento, entra nel locale in sella ad una moto con uno dei fratelli, si rotola, si arrampica sul traliccio a bordo palco e, a fine concerto, manda in frantumi una chitarra: un pezzo colpisce in fronte un ragazzo costringendolo a farsi medicare sul posto, mentre un altro ci sfiora di pochissimo. Un epilogo che forse si sarebbe potuto evitare, ma i numerosi volti felici tra il pubblico ci dicono che i R.U.S.T.X sono piaciuti.

Rustx 1

Esattamente a metà festival, scocca l’ora dei CLAIRVOYANT, l’ultima delle tre band locali chiamate a tenere alto il vessillo dell’acciaio ellenico. Tenevamo particolarmente a questa esibizione perché ormai conosciamo Vaggelis Keramidas da qualche anno e, oltre ad essere un buon amico, è un’ottima persona. Con un buon anticipo ci piazziamo a ridosso del palco, per non perderci neanche un istante della performance dei Nostri; inoltre, c’è da promuovere il terzo album “The Last Marks Of Prophecy”, di recentissima uscita, e siamo molto curiosi di ascoltare live i nuovi pezzi.
Finalmente è tempo di lasciar parlare la musica: si parte con il primo estratto dal citato album, “Break The Embankments”: i Clairvoyant scatenano il loro impetuoso euro power metal sugli astanti ma ecco che, quando il cantante si manifesta sullo stage ed inizia a cantare… non si sente praticamente nulla. Questo è il primo di un paio di problemini tecnici che accompagneranno la prova della band che, nonostante ciò, procede dritta come un treno in corsa.
Queste piccole difficoltà, ovviamente non imputabili a chi sta sul palco, sono proseguite anche sulle successive “Celestial Dreams” e “Stand And Resist” (proveniente dal più vecchio “Time’s Crime”): il volto di Vaggelis tradisce un po’ di nervosismo, ma questo non ferma le sue dita di shredder, che tessono veloci e sicure riffs ed assoli. Ottimo anche il secondo chitarrista, precisa e possente la sezione ritmica, ma un plauso particolare lo rivolgiamo al bravissimo cantante, la cui ugola è perfetta per questo tipo di power metal e si muove agile e capace fino a vette stratosferiche: solo a fine concerto scopriremo che dietro al nome Iliour Griften si cela nientemeno che il nostro conterraneo Giuseppe Sbriglio!
Tornando a noi, la band ci regalerà anche “Theater Of Life”, “War Promises” e “Sabotage” – tutti pezzi nuovi dall’ottima resa live – e la cover di “I’m Alive” degli Helloween. Al contrario di quanto successo con la band precedente, il feeling con il metal dei Clairvoyant è scattato eccome: non fa nulla se ci sono stati dei problemi, a noi Vaggelis ed i suoi compari sono piaciuti molto!

Clairvoyant 1

Dopo tanto heavy metal, con la prossima band chiamata ad esibirsi c’è un netto cambio di sonorità: al Kyttaro arrivano i BAI BANG, gruppo svedese attivo da fine anni ’80 e con sette full length alle spalle. E’ sufficiente che la band si manifesti sul palco per percepire una diversa atmosfera, figuratevi quando attaccano con i loro brani: sferzate di energia festaiola e scanzonata allegria ci vengono somministrate in robuste dosi attraverso un hard rock americano anni ottanta, attentissimo alle melodie di assimilazione immediata così come a cori accattivanti di grande efficacia live, il tutto concentrato in pezzi di durata piuttosto breve.
Un risultato complessivo facilmente orecchiabile che conquista in fretta i presenti, tra anticipazioni e pezzi più o meno recenti dalla discografia del gruppo con titoli come “We’re United”, “Rock It”, “
Everybody Everywhere”, l’autointitolata “Bai Bang”, “Come On” e “Living My Dream”. Lo show dei Bai Bang, guidati dal carismatico Diddi Kastenholt, è decisamente divertente, tanto per chi si trova davanti al palco che per chi si trova sopra: sicuramente i Bai Bang hanno fatto breccia nel pubblico che, dopo i saluti, incita la band a suonare almeno un altro brano.. richiesta esaudita per la felicità dei presenti.
Una buona prova quella offerta dal combo originario di Helsingborg, per lo meno per chi ne apprezza la proposta: Silvia se li è gustati dalla prima all’ultima nota divertendosi un sacco, mentre per quanto mi riguarda.. circa a metà scaletta ho perso interesse ed attenzione. Detto questo, ci siamo trovati d’accordo su un punto: i Bai Bang sono degli ottimi performer che sanno molto bene come si sta su un palco.

Bai Bang 4

La quart’ultima band ad impossessarsi della scena risponde al nome di TYSONDOG, gruppo inglese recentemente passato sul suolo italico grazie all’esibizione all’interno del “Play It Loud!”, indicata dai nostri amici/colleghi presenti a Brescia come una delle meno coinvolgenti del festival. A fronte di ciò, c’è un pizzico di preoccupazione in noi mentre ci appostiamo sotto lo stage: tra gli applausi, il primo a guadagnare il palco è il bassista Kevin Wynn, seguito a ruota dagli altri strumentisti.
Pochi istanti e la band parte in quarta con “Blood Money” – sulle cui note arriva in scena il cantante Clutch Carruthers, salutato dall’urlo dei presenti – immediatamente bissata da “Dead Meat”: i Tysondog premono a fondo sull’acceleratore e non alzeranno il piede che alla fine del loro set, preferendo ridurre all’osso l’interazione con il pubblico e lasciare più spazio possibile al loro heavy metal.
La band viaggia a mille all’ora e ci offre uno show decisamente intenso, sia dal punto di vista scenico che (ovviamente) sonoro, percorrendo una scaletta prevalentemente incentrata sui due album degli anni ’80 da cui, oltre a quelle citate, estraggono anche “HammerHead”, “Painted Heroes”, “Don’t Let The Bastards (Grind You Down)” e la conclusiva ed acclamata “Taste The Hate”, lasciando alle sole “Shadow Of The Beast” e “Cry Havoc” il compito di rappresentare l’ultima fatica in studio.
Nel complesso, i Tysondog si producono in un ottimo concerto, con tonnellate di energia e litri di sudore, guadagnandosi così un posto tra le migliori performance del Rock You To Hell!

Tysondog 2

Avevamo avuto la fortuna di vederli in azione per la prima volta allo Steel Fest di Bologna il 5 novembre 2011, quando sfoderarono uno dei migliori concerti dell’intero festival e di cui conserviamo un ricordo eccellente. Potete dunque immaginare con quanta gioia abbiamo appreso della conferma dei mitici PICTURE nel bill del Rock You To Hell: l’ANSIA comincia a crescere a ritmi spaventosi nei pochi minuti necessari alla preparazione dello stage, dopodichè un urlo liberatorio accoglie la band, finalmente pronta a dare fuoco alle polveri!
Attesissima in terra ellenica, la formazione olandese è praticamente la stessa di quattro anni fa con la sola eccezione del chitarrista Andre Wullems, subentrato nel 2013 al posto di Peter Bourbon: il risultato finale non cambia di una virgola e quando Pete Lovell chiede se siamo pronti per il loro old school heavy metal, il boato che ne consegue rappresenta la migliore delle risposte.
Affiatata e compattissima, la band si piazza sull’ipotetico podio dei migliori concerti del Festival, offrendo una prova impeccabile e ad altissimo coinvolgimento: la setlist di stasera pesca esclusivamente dai tre album pubblicati tra il 1981 ed il 1983, con un corposo numero di estratti da “Eternal Dark”, l’ultimo in ordine temporale.
Pete Lovell si conferma come cantante di razza e frontman eccezionale, spalleggiato da musicisti di pari livello: micidiali le due chitarre, così come la sezione ritmica composta dai veterani Rien Vreugdenhil e Laurens “Bakkie” Bakker.
C’è una magia particolare nell’aria e la celebrazione del robusto ed intransigente heavy metal dei Picture passa attraverso brani come l’opener “
Griffons Guard The Gold”, “Lady Lightning”, “Battle For The Universe” e “Message From Hell”, con le fondamenta del Kyttaro che vengono messe a dura prova con il boato che accompagna l’arrivo di due superclassici della band, “Eternal Dark” e l’inno “Heavy Metal Ears” – cantata da ogni singolo presente – intervallate da “The Blade”, pezzo che la band dedica alle vittime della strage che la sera precedente ha colpito Parigi.
Completano il quadro di uno show incandescente “
Unemployed”, “You’re All Alone” e “Into The Underworld”: la band saluta per poi tornare sul palco a furor di popolo per un’ultima canzone, “Make You Burn”, con la quale si congeda dal pubblico entusiasta. E’ un concerto che ricorderemo a lungo quello dei Picture, una band clamorosa!

Picture 1

La magia ed il trasporto che abbiamo avvertito sulla pelle non si sono affatto dissolte dopo lo show dei Picture: al contrario, sembrano addirittura aumentate quando i cult heroes inglesi TOKYO BLADE guadagnano la ribalta! Al pari (o forse più) di chi l’ha preceduta, la band di Salisbury è particolarmente apprezzata a queste latitudini, tanto che appena i due chitarristi Andy Boulton e John Wiggins prendono posto sul palco vengono travolti dall’ovazione dei fans, che riservano lo stesso trattamento anche ad Andy Wrighton e Steve Pierce.
Forse i Nostri non si aspettavano una tale accoglienza, sta di fatto che scatta qualcosa, un’alchimia tra musicisti e pubblico davvero particolare, oseremmo dire unica! In men che non si dica il Kyttaro viene saturato da un energico heavy metal di classe sopraffina, completato alla perfezione dall’ugola grintosa di un fin troppo ciarliero Chris Gillen, rientrato nei ranghi della band a marzo di quest’anno: i Tokyo Blade si concentrano sulla loro produzione musicale della prima metà degli eighties e conquistano Atene infilando un classico dopo l’altro, a partire da “Someone To Love” e passando per “Death On Main Street”, “
Break The Chains”, “Dead Of The Night”, “Lightning Strikes”, “Love Struck” e fino a “Midnight Rendezvous”.
Si sfiora il delirio collettivo con una “Night Of The Blade” da urlo, cui fa seguito un’altrettanto intensa “Sunrise In Tokyo”; dovrebbe essere l’ultimo brano, ma la folla entusiasta non ne vuol sapere di lasciare che la band raggiunga i camerini: emblematico è il volto del bassista Andy Wrighton, con gli occhi sgranati, la bocca aperta ed il suo strumento appoggiato sulla testa, quasi incredulo di fronte a tanto affetto!
Non si può chiudere in questo modo ed alla fine il quintetto inglese torna on stage prima per una “
If Heaven Is Hell” cantata all’unisono, poi per la cover di “Long Live Rock’N’Roll” dei Rainbow: questa volta siamo davvero giunti all’epilogo dello show, con i Tokyo Blade che lasciano il palco da trionfatori assoluti di questo festival! C’è solo una parola che sintetizza al meglio la performance offerta dalla band: grandiosi!

Tokyo Blade 1

In abbondante ritardo sulla tabella di marcia, siamo all’atto conclusivo di questa terza edizione del Rock You To Hell e, sebbene la stanchezza cominci a farsi sentire, non è certo il momento di iniziare a pensare al ritorno in albergo: stanno portando la loro musica in giro per il mondo – come certo ricorderete, in estate sono passati in Italia per due date – e quella di Atene è una venue completamente nuova per i LOUDNESS, mitico quartetto giapponese che quest’anno festeggia il trentennale del loro gioiello metallico “Thunder In The East”.
Ci appostiamo immediatamente in prima linea, appoggiati ad una delle spie, in paziente attesa.. ne servirà un bel po’ di pazienza, perché l’allestimento dello stage richiederà diverso tempo. Siamo quasi completamenti erosi dall’ANSIA quando si abbassano le luci: è il segnale che aspettavamo ed un boato per poco non fa saltare il tetto del locale quando Akira Takasaki prende il suo posto alla destra del palco: siamo talmente vicini che per poco non ci sbatte la chitarra sui denti!
Sin dalle prime note della spettacolare opener “Crazy Nights”, il pubblico entra in modalità “delirio” ed inizia a premere ed accalcarsi contro il palco: tra lo scapocciamento generale si vede gente sollevata di peso e scaraventata indietro, le spie di fianco a noi arrivano quasi al centro dello stage, obbligando il vocalist Minoru Niihara a gesticolare all’indirizzo dei vari assistenti perché provvedano a riposizionare la strumentazione.
Questo stato di entusiastica follia dura ancora per un paio di brani (la devastante doppietta “Like Hell” – “Heavy Chains”), poi si allenta lentamente per assestarsi su livelli più umani. Il gruppo nipponico picchia duro sostenuto dalle ritmiche precise e micidiali dell’imponente batterista Masayuki Suzuki (per darvi un’idea delle dimensioni pensate alla matrioska: Masayuki potrebbe contenere comodamente uno tra Minoru o Akira!) e del poco appariscente ma fondamentale Masayoshi Yamashita, su cui poggia la fenomenale prestazione di Akira, osannato dai fans in visibilio come una vera e propria divinità della chitarra: conoscevamo le sue capacità, ma vi assicuriamo che vederlo in azione dal vivo e per di più a pochi centimetri è qualcosa che lascia senza fiato!
L’ultimo tassello del quadro sonoro dei Loudness è, ovviamente, il frontman Minoru Niihara, autore di una prova tutto sommato accettabile a livello vocale e decisamente buona dal punto di vista scenico.
Alla fine, la setlist allestita dalla band si compone di ben sedici brani, tutti eseguiti senza alcun calo di tensione e prevalentemente provenienti dalle produzioni degli anni ottanta, con solo la titletrack e “Mortality” a rappresentare l’ultimo album “The Sun Will Rise Again” del 2014.
“In My Dreams”, “Street Woman”, “The Lines Are Down”, “Clockwork Toy” ed “In The Mirror” sono alcuni dei pezzi che si abbattono sul Kyttaro prima che la splendida “Crazy Doctor” e la conclusiva “S.D.I.” piazzino i colpi finali sui fans euforici: sono le 2,30 quando i Loudness si congedano tra gli applausi e l’ammirazione dei presenti! Ottimo concerto anche quello offerto dai nipponici e degna conclusione del festival!

Loudness 1

Spenta la strumentazione e riaccese le luci, la gente comincia a defluire rapidamente dal locale: noi ci dedichiamo a qualche foto ricordo in compagnia dei vari artisti, ma soprattutto ne approfittiamo per scambiare chiacchierare ancora un po’ con gli amici – vecchi e nuovi – con cui abbiamo condiviso questa lunga giornata di heavy metal. Le 3,00 sono passate da un po’ quando ci incamminiamo verso l’albergo, tanto stanchi quanto soddisfatti: qualche problema tecnico non ha inciso in modo preponderante sulla riuscita delle varie esibizioni, permettendoci di inserire alla voce “successo” – esattamente come l’anno scorso – questa terza edizione del Rock You To Hell. Quest’anno, inoltre, l’aria all’interno del Kyttaro era decisamente più respirabile visto che non si è formata quella spessa coltre di fumo che fa tanto Lomellina a metà novembre.
L’ultima considerazione la riserviamo alla formula di quest’anno: una giornata di festival, pur partendo nel primissimo pomeriggio, non ci è affatto dispiaciuta, al contrario è una soluzione che – dipendesse da noi – terremmo in seria considerazione per il futuro.
Vale la pena farsi tanti chilometri per partecipare al Rock You To Hell? Assolutamente sì, e se ci sarà una quarta edizione.. pensiamo proprio di tornare! In conclusione vogliamo ringraziare ancora una volta CHRISTOS XIGAS per questo bellissimo festival e tutti i ragazzi e ragazze che hanno reso speciale questo soggiorno in Grecia! Ci vediamo l’anno prossimo Atene!

Live report di Gianluca “Avalon” Moraschi.

Foto di Silvia “LadyAvalon” Omodeo e Gianluca “Avalon” Moraschi.

Di seguito altre foto della serata.

Lachrymose:

Lachrymose 4

Lachrymose 2

Lachrymose 3

Wisdom:

wisdom 4

wisdom 3

wisdom 2

Gang:

Gang 1

Gang 4

Gang 3

Fist:

Fist 3

Fist 4

Fist 2

R.U.S.T.X:

Rustx 3

Rustx 4

Rustx 2

Clairvoyant:

Clairvoyant 2

Clairvoyant 3

Clairvoyant 4

Bai Bang:

Bai Bang 3

Bai Bang 2

Bai Bang 1

Tysondog:

Tysondog 1

Tysondog 4

Tysondog 3

Picture:

Picture 2

Picture 3

Picture 5

Picture 4

Tokyo Blade:

Tokyo Blade 2

Tokyo Blade 3

Tokyo Blade 5

Tokyo Blade 4

Loudness:

Loudness 4

Loudness 5

Loudness 2

Loudness 3

4 commenti su “14/11/2015 : Rock You To Hell Festival III (Atene, GRE)”

  1. Complessivamente mi sono piaciuti: Akira è mostruosamente mostruoso, Masayuki & Masayoshi sono ottimi.. dei quattro, il cantante è stato quello meno convincente, pur facendo il suo dovere onestamente. ci sono dei video sul tubo dove è davvero difficile ascoltarlo, ad Atene non è stato male!
    In ogni caso, il mio podio personale:

    1 – Tokyo Blade
    2 – Picture
    3 – Loudness, Wisdom, Clairvoyant

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