Skindred (Mikey Demus)


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Tematiche forti, sound violento ma con un messaggio di fondo positivo. Si può nell’heavy metal? Sì, se a farlo sono quei pazzoidi degli Skindred, con le loro contaminazioni crossover, alternative e persino.. reggae! Al chitarrista Mikey Demus il compito di raccontarci cosa c’è dietro al nuovo “Volume”..

Ciao Mikey e benvenuto sul nostro sito! Prima di tutto, pensi ci sia un legame tra tutti i vostri album o “Volume” rappresenta un nuovo capitolo della vostra carriera musicale?

Sicuramente un nuovo capitolo, ogni album rappresenta un nuovo capitolo. Non vogliamo replicare cose già fatte in passato. C’è comunque un legame tra ogni disco, è pur sempre musica scritta e suonata da noi.  E’ pur sempre il sound degli Skindred. In particolare trovo che gli ultimi tre album (“Volume”, “Kill the power”, “Union Black”) abbiano le maggiori analogie in termini di identità. Siamo sempre alla ricerca di noi stessi, disco per disco.

L’album presenta un sound nuovo, con nuove sperimentazioni. Quali ascolti o esperienze musicali vi hanno ispirato durante la composizione?

Personalmente non ascolto molta musica metal. Ho i miei gruppi preferiti e sono piuttosto selettivo. Quando arriva il momento di comporre, tendo ad isolarmi per trovare il giusto stato d’animo. Non basta solo questo per creare subito un album che mi dia la carica, quindi solitamente cerco ispirazione anche nel passato. Sicuramente l’esperienza precedente con “Kill the power” ha avuto una grande influenza sulla stesura di “Volume”.

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L’album affronta tematiche sociali e personali: dal celebrare noi stessi (“Volume”, “Shut ya mouth”), a come può essere effimero il successo (“Hit the ground”) e breve la vita (“Saying it now”), alle sparatorie della polizia contro uomini di colore in USA (“No Justice”). Vi sentite responsabili nei confronti dei vostri fan, soprattutto quelli più giovani, nell’affrontare delle tematiche così importanti?

Certamente. Attualmente la musica metal trasmette spesso un messaggio cupo, aggressivo o violento. Non tutte le band, ma molte, emettono cattive vibrazioni. Noi vogliamo esprimere l’esatto contrario ovvero trasmettere con la musica un messaggio positivo e costruttivo. Per noi è importante che il nostro sound, anche se “violento”, trasmetta solo energia positiva ai nostri fan.

Nell’album sono presenti degli intermezzi che introducono le canzoni successive. Da dove è nata questa idea?

Volevamo catturare l’anima dei nostri live, inserire intermezzi tra le canzoni è una cosa che facevamo già dal vivo. Quindi abbiamo deciso di introdurli anche nell’album. Rappresentano un ottimo trampolino di lancio per un assolo o l’inizio di una canzone. Penso sia un elemento che ci contraddistingue, che nessun’ altra band possa riproporre.

“Volume”, la canzone che dà titolo all’album, parla di amore e felicità. Alla luce delle stragi di Parigi, pensi che la musica possa ancora aiutare le persone a divertirsi ed esorcizzare la paura?

Io penso che la musica e l’arte siano una cura, ciò di cui hanno bisogno le persone in questo momento, soprattutto a Parigi. La musica unisce, migliora la società. Abbiamo deciso di continuare il tour nonostante gli avvenimenti, abbiamo pensato fosse importante andare avanti. Gli Eagles of Death Metal vogliono essere i primi a tornare a suonare a Parigi e sarà sicuramente un trionfo.

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Che cosa ci puoi dire dell’ immagine sulla copertina del disco?

L’idea del simbolo ci è stata proposta da un amico, tutte le lettere di Volume si sovrappongono nel simbolo. Volevamo creare un immagine potente come il sound del disco.

“Rude boys for life” è un documentario sui vostri ultimi 15 anni di carriera, un’opportunità per i vostri fan per conoscervi meglio e scoprire momenti inediti.  Com’è il vostro rapporto con loro?

Abbiamo un buon rapporto, siamo facilmente raggiungibili sui social e il documentario offre per la prima volta la possibilità di conoscerci meglio. Amiamo i nostri fan, fanno parte del nostro cammino e della nostra storia quindi cerchiamo di coinvolgerli il più possibile in tutto quello che facciamo.

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Riguardo la scenografia, ci sono state delle novità in questo tour o avete preferito uno show più diretto e minimalista?

Volevamo sicuramente fare un salto di qualità per questo tour, con un palco più  grande e maggiore illuminazione ma ci vorranno ancora molti sforzi a livello di produzione per organizzare grandi live. Amo i grandi concerti rock, abbiamo vinto dei premi anche senza tutto questo, ma immagina che figata sarebbe avere video, immagini e luci pirotecniche!
Dateci uno show stile Rammstein e vedrete cosa sappiamo fare!

Nel corso dell’ultimo tour avete suonato anche in Italia (qui il nostro report). Che cosa ricordate dei vostri show?

Sono stati una carneficina! Il pubblico italiano è fantastico e sa come divertirsi. Amiamo l’ Italia e non vediamo l’ora di tornare!

Sito ufficiale: http://www.skindred.net
Facebook: https://www.facebook.com/skindredofficial
Etichetta Napalm Records – http://shop.napalmrecords.com

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