29/11/2015 : Whitesnake (Milano)


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29/11/2015 : Whitesnake + The Dead Daisies (Milano)

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A un paio di settimane dai fatti di Parigi i controlli delle forze dell’ordine continuano a essere molto scrupolosi ma allo stesso tempo efficienti, tanto che tardiamo solo poco più di una mezzoretta per accedere all’Alcatraz.
Il concerto è esaurito già da tempo e, effettivamente, alle sette di sera c’è già parecchia gente sulla pista che conversa, beve birra, cazzeggia allegramente e spende gli ultimi risparmi in felpe e magliette del Serpente Bianco.
La versione del locale ovviamente è quella delle grandi occasioni, con mega palco sormontato da un gigantesco logo dei Whitesnake; una gran quantità di luci, fari e “cannoni” lascia presagire che non si tratterà di uno spettacolo al risparmio.

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Opening act della serata sono gli attesissimi THE DEAD DAISIES, supergruppo (termine ultimamente molto abusato che però in questo caso ritengo abbastanza appropriato) formato da ex membri dei Motley Crue, Ozzy, Guns N’ Roses, INXS y Whitesnake.
Attaccano con la cover della Alex Harvey Band “Midnight Moses” e il pubblico è già rapito dal groove e dal feeling sprigionato dalla band. Hard Rock di quello buono, dove si sentono e si mescolano tutte le influenze dei gruppi di provenienza.
John Corabi è un buon cantante ed un gran frontman, caldo e magnetico: è ormai lontanissimo il ricordo della sua opaca esperienza con i Motley Crue.
Richard Fortus (ex Guns) ha un tocco molto personale e potente con marcatissime influenze hard-blues-sleaze. Suonano anche un’altra cover, “Hush”, che tutti conosciamo soprattutto grazie alla versione dei Deep Purple. Anche i pezzi propri sono di assoluta qualità, vedi “Evil”, hard rock blues à la Led Zeppelin, la più spensierata e assolutamente coinvolgente “Mexico” o la robustissima “Angel In Your Eyes”.
Preciso e sempre presente in scena il bassista ex Whitesnake Marco Mendoza così come poderoso e spettacolare il batterista Brian Tichy (Whitesnake, Ozzy, Foreigner…) che non smette un istante di agitare braccia, testa e bacchetta creando “coreografie” e imponendo ritmo e tempi.
La partecipazione del pubblico è totale e Corabi si dimostra un ottimo cantante non solo nei pezzi più rocciosi e pesanti ma anche in quelli più rilassati, come la romantica ballad “Lock ‘n’ Load” che il buon Fortus arricchisce con assoli di chitarra molto ispirati. Con la Beatlesiana cover (perché addirittura tre cover?) di “Helter Skelter” ci salutano lasciandoci in uno stato di assoluto godimento.
Apprezzatissimi, un vero successone; i Dead Daisies si dimostrano una grande band con tecnica, cuore, passione e soprattutto tanta voglia di divertirsi e di far divertire.

Setlist THE DEAD DAISIES:

Midnight Moses
Evil
Mexico
Hush
Lock ‘n’ Load
With You and I
Angel in Your Eyes
Devil Out of Time
Helter Skelter

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Calano le luci e si intravedono le sagome dei musicisti prendere posto sul palco. La tensione è al massimo ed esplode fragorosamente non appena partono le prime note della canzone che, a mio gusto, ha in assoluto il più grande riff di chitarra della storia dell’hard rock: “Burn”.
Che inizio, che impatto! Tutti in comprensibile delirio al cospetto di Sua Maestà David Coverdale, leader dei WHITESNAKE e mitico cantante dei Deep Purple Mark III e IV.
Come già avevo notato ascoltando l’ultimo “Purple Album”, la band è tosta anche se Tommy Aldridge, sicuramente ottimo batterista, non può competere con il tocco magico pieno di feeling e di sfumature di Ian Paice e, nel complesso, si sente che manca qualcosina… Ciò nonostante il risultato finale dello show sarà più che buono.
Avevo una gran voglia di ascoltare la voce di Coverdale dato che nelle ultime occasioni non era risultata particolarmente brillante (per usare un eufemismo) e, con mia grandissima soddisfazione, mi accorgo che è ancora in buono stato. Chiaro che non può essere la voce calda e pastosa dei vent’anni ma si mantiene comunque su buoni livelli.
Bisogna anche dire che tutto il gruppo lo supporta spesso nei cori, per non parlare dei fans che lo accompagnano cantando con lui praticamente ogni pezzo!
Il pubblico dell’Alcatraz si inorgoglisce giustamente per l’ottima prestazione del nuovissimo tastierista (nonché supporto vocale) Michele Luppi che svolge alla grande il suo lavoro senza alcun timore reverenziale.
E di Coverdale, cosa dire? Niente di nuovo, il simpatico guascone tamarro di sempre, bello, pettinato, sorridente e con un nugolo di donne che pende dalle sue labbra. Durante lo show si cambia almeno tre volte indossando sempre camicie (ben aperte sul petto, chiaro…) firmate Whitesnake e con sulla schiena la sobria frase “make some fuckin noise”. Nel suo repertorio può disporre di tali e tanti capolavori che è sufficiente una nota o un accordo perché il pubblico vada in delirio. Succede così con “Bad Boys”, “Love ain’t No Stranger”, “The Gipsy”.

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Trattandosi del tour che promuove il “Purple Album” c’è logicamente una preponderanza dei classici ed immortali pezzi composti dal Sig. Blackmore senza però dimenticare le grandissime perle originate dalla sua creatura che si chiamano “Give Me All Your Love”, “Fool For Your Loving” o la mitica ballad, composta originariamente per Tina Turner “Is This Love”.
Una vera goduria poi ascoltare la sua voce e i suoi classici intercalari (mi riferisco a tutti i suoi “babe babe” “this is a song for ya”…) che caratterizzano il suo personaggio.
Nel frattempo si prende un paio di minuti di pausa per fare due chiacchiere con il pubblico sorseggiando una coppa di birra. Non può mancare il mio incubo personale, l’assolo di batteria: grazie al cielo questa volta sarà abbastanza breve e anche interessante, con Aldridge che termina la sua esibizione suonando piatti e tamburi con le mani à la Bonzo-Bonham! Appassionante anche il solo di chitarra dove Joel Hoekstra unisce tecnica e feeling senza preoccuparsi esclusivamente di massacrarci i timpani con distorsioni o virtuosismi velleitari. Il nuovo chitarrista è già perfettamente integrato nel gruppo e, onestamente, lo preferisco allo stesso Doug Aldrich.
Coverdale si fa serio quando dedica “You Keep On Moving” agli amici scomparsi Tommy Bolin e Jon Lord, poi è la volta di “Here I Go Again”: fantastica, la cantano tutti, incluso i ragazzi del bar e quelli del guardaroba!
Tutti a casa? Impossibile senza prima aver ascoltato uno degli inni degli ’80 come “Still Of The Night”.
Grande serata e grande prestazione di Coverdale: i “vecchietti” non mollano e dimostrano di avere ancora molto da dare.

Setlist WHITESNAKE:

Burn
Bad Boys
Love Ain’t No Stranger
The Gypsy
Give Me All Your Love
You Keep on Moving
Ain’t No Love in the Heart of the City
– Guitar solo –
Mistreated
You Fool No One
– Drum solo –
Soldier of Fortune
Is This Love
Fool for Your Loving
Here I Go Again
– Encore:
Still of the Night

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate da Cesare Macchi.

The Dead Daisies:

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Whitesnake:

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