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Blackosh – “Kurvy, Chlast A Black Metal” (2015)

Pubblicato il 18/05/2016 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Kurvy, Chlast A Black Metal
Autore: Blackosh
Genere: Black Metal
Anno: 2015
Voto: 7

Visualizzazioni post:295

Ora, non so se sapete qualcosa circa il black metal ceco ma sappiate che la scena black della Repubblica Ceca è stata una delle primissime del genere, visto che i suoi tre gruppi più importanti (cioè i Törr, i Root e, soprattutto, i Master’s Hammer, amatissimi da un certo Fenriz dei Darkthrone) erano in giro già dalla fine degli anni ’80 e che fecero i primi album un po’ prima del 1994, cioè l’anno in cui esplose in tutta la sua diabolica ferocia la scena black metal norvegese. E il gruppo che mi sto apprestando or ora a recensire, pur essendo nato nel 2010, viene proprio da quegli anni perché Petr Hoŝek, in arte Blackie o Blackosh, dal 1987 al 2001 ha suonato da chitarrista proprio nei Root. E adesso si diverte a suonare, insieme al batterista Zdenêk Ĉepiĉka, ancora del sano black metal nel progetto Blackosh rilasciando nel Settembre dell’anno scorso via Iron Bonehead Productions il primo album “Kurvy, Chlast A Black Metal”, ovvero “Puttane, Birra e Black Metal” (!), cioè una bella botta di energia (nera) di soli sei pezzi per 28 minuti anche un po’ strani. Ma su su, continuate a leggere e scoprirete tutto!
Prima di tutto, la copertina del disco è totalmente dissacrante anche perché vi è un Bafometto che si fuma una bella canna con tanto di siringhe alate che gli volano candidamente attorno! Ma il bello è che quest’immagine completamente eccessiva non è un mero specchietto per le allodole perché la musica contenuta, che ci crediate o no, è di alta qualità! Oddio, bisogna soprassedere su un po’ di cose, tipo una batteria dal suono a volte fastidioso specie quando se ne esce con dei ritmi particolari e confusionari (si sentano per esempio i primi momenti di “Kancelář s ĉíslem 666”, un pezzo che contiene persino delle melodie in un certo senso ammalianti); e, SOPRATUTTO, su un comparto vocale completamente allucinato pieno di urla esagitate e stridule molto da anni ’80 che, a tratti ancor più fastidiose della batteria, da un lato ricordano una via di mezzo fra i Num Skull e i primi Death SS mentre dall’altro Blackie s’inventa delle linee vocali veramente assurde (e ciò è dovuto anche all’uso della lingua ceca) magari accavallando fra di loro varie voci come nella conclusiva “Funeralismus”, dove ci stanno persino delle voci quasi operistiche che farebbero felici i Celtic Frost dei tempi d’oro. Insomma, questo duo senza basso ha qualcosa di più da offrire che il solito massacro black metal.
Eppure, i Blackosh picchiano come dannati come insegna la trentennale tradizione del black metal. Infatti, i nostri amano i tempi veloc(issim)i pur non esagerando mai con i blast-beats (presenti solo il giusto) anche perché talvolta infilano nel discorso dei tempi medio-lenti nonché qualche partitura un po’ meno convenzionale (ma, come già scritto, non sempre efficace) offrendo così un buon dinamismo. Fra l’altro, qui e là ci sono anche delle forti derivazioni thrash metal, almeno in “Biĉ z lejna” (molto bathoriana) e, in misura minore, in “Ve spiknutí Se Satanem”. Ma poi in “Funeralismus”, canzone veramente molto bella pur avendo qualche strana intuizione modernista un po’ fuori luogo (ma è solo un attimo, per fortuna), i nostri rallentano per creare un mid-tempo comunque bello dinamico e inventivo che ne fa di sicuro il pezzo più bello di tutto il lotto.
Altre caratteristiche interessanti dei Blackosh riguardano l’utilizzo occasionale di cupissime tastiere, presenti soprattutto nelle intro (spesso belle lunghe); qualche occasionalissima chitarra acustica e un riffing black metal spesso lugubre e cattivo, alle volte ipnotico come non mai che bandisce qualsiasi (o quasi) intervento solista con tanto di chitarra bella distorta come certo black norvegese anni ’90.
Insomma, i Blackosh avranno anche dei difetti che però, alla fin della fiera, riguardano soprattutto la batteria dato che la voce dà una follia veramente caratteristica. E, sempre alla fin della fiera, il black metal un po’ classico e un po’ eccentrico dei nostri convince anche grazie a una stupenda canzone finale. Ma, in fin dei conti, la follia è sempre stata una costante del black metal ceco tanto che nei primi tempi, un gruppo come i Master’s Hammer aveva addirittura in formazione un… timpanista!

Tracklist:

1 – Kurvy, chlast a black metal
2 – Biĉ z lejna
3 – Peklo nás baví
4 – Kancelář s ĉislem 666
5 – Ve spiknutí se Satanem
6 – Funeralismus

Line-up:

Petr “Blackie” Hoŝek – voce/chitarre
Zdenêk Ĉepiĉka – batteria

Sito ufficiale: http://www.blackosh.com
BandCamp: http://ironboneheadproductions.bandcamp.com/album/blackosh-kurvy-chlast-a-black-metal
Etichetta Iron Bonehead Productions – http://www.ironbonehead.de

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