Slider by IWEBIX

27/04/2016 : Primordial + Svartidauði + Ketzer – Colony (BS)

Pubblicato il 24/05/2016 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:954

27/04/2016 : Primordial + Svartidauði + Ketzer – Colony (BS)

Primordial Colony 2016

A distanza di oltre due anni tornano nel Belpaese gli irlandesi Primordial, un gruppo che ha avuto nel corso degli ultimi anni una costanza di rendimento nelle proprie performance, sia dal vivo sia da studio, che hanno pochi epigoni nell’attuale scena musicale, sempre più florida di tecnicismi e sempre più carente di pathos e sentimenti. Il gruppo di un sempre disponibilissimo Alan Averill, che non abbandona il banco del merch sino all’inizio della propria prestazione sul palco, viene accompagnato in questo tour da due bands molto diverse tra loro: i black metallers islandesi Svartidauði ed  i tedeschi Ketzer, che con l’ultimo album “Starless” hanno abbandonato il black/thrash dei primi lavori in favore di uno stile molto vicino a quanto propongono attualmente i Tribulation. Dal punto di vista della partecipazione di pubblico, dopo un inizio di serata che non faceva presagire nulla di buono, lentamente – ma incessantemente – si è assistito ad un continuo afflusso che ha permesso agli ultimi due gruppi di suonare di fronte ad una cornice di pubblico adeguata.

Ketzer 1

Di fronte ad uno sparuto gruppetto di metal kids, complice anche la dimensione del locale, prendono possesso del palco i Ketzer con un piglio scanzonato ed un’attitudine rock’n’roll. Incuranti della scarsa partecipazione, i nostri non si risparmiano certo in quanto ad impegno e attingono in maniera pesante dal proprio ultimo lavoro – post evoluzione – “Starless” il cui mood dei brani rimanda quasi ad un classic metal imbastardito, dove le chitarre si rincorrono e si sfidano negli assoli, tessendo nel contempo delle discrete linee melodiche. Su questo impianto sonoro che si muove prevalentemente su tempi medi si staglia l’ugola abrasiva di Gerrit. La disomogeneità di genere tra i pezzi nuovi e quelli vecchi è lapalissiana, laddove con “Starless”, “The Hunger” e “White Eyes” assistiamo a dei pezzi agili e snelli, con le vecchie “Endzeit Metropolis” e ”Satan’s Boundaries Unchained”, collocata in chiusura, assistiamo veramente ad una dimensione diversa della band tedesca, quella thrash/black, più votata all’ignoranza senza fronzoli e ad un ritmo molto più serrato ed aggressivo. Come detto l’attitudine sul palco dei nostri è positiva e nel complesso la loro esibizione si lascia apprezzare.

Svartidaudi 1

Dopo un rapido cambio di palco è il turno degli Svartidauði, quartetto islandese dedito ad un black metal dissonante ed evocativo, i cui membri si presentano sul palco col volto occultato da fazzoletti neri. Una delle peculiarità del gruppo isolano è quello di aver realizzato in quasi tre lustri di carriera un solo album, “Flesh Cathedral” del 2012, rilasciando altre uscite minori sotto forma di cassette e 7”. La proposta musicale degli islandesi pare essere pesantemente influenzata dalla propria terra, così aspra e selvaggia, i cui elementi paiono riverberarsi nella musica dei nostri, capace di spingersi a velocità sostenuta in un assalto portato con cognizione di causa, forte di un riffing work ispirato e tagliente al punto giusto. Rispetto all’esibizione precedente dei Ketzer il pubblico si è fatto via via più numeroso e partecipe, seppure l’impatto degli Svartidauði sia più portatore di annichilimento e di straniamento del proprio ego, che di condivisione. I nostri sferzano il pubblico con soluzione di continuità, tanto che gli stessi componenti paiono rapiti dalla loro stessa proposta musicale, anche e soprattutto nei frangenti più doomy. Oggettivamente l’esibizione di questa sera è di livello, in quanto il quartetto ha potuto usufruire anche di suoni che spesso e volentieri hanno consentito loro di potersi esprimere nelle migliori condizioni. Con la stessa solennità col quale sono entrati sul palco gli Svartidauði lo lasciano, in mezzo ad un pubblico che per larga parte ha apprezzato questa prova ferale.

Primordial 1

A due anni di distanza tornano in Italia i Primordial ed il pubblico a questo punto è tutto assiepato sotto il palco, già catturato dal carisma debordante di Alan Averill, che – come detto – sino a dieci minuti prima era al banchetto del merch. Per la prima volta in Italia i nostri presentano i brani estratti dall’ultimo lavoro edito dagli irlandesi “Where Greater Men Have Fallen”, ed è proprio da qui che i nostri cominciano il proprio attacco.
Come la tradizione vuole è sempre il leader e frontman della band – Alan Averill (Nemtheanga) – ad “obbligare” ogni singolo spettatore a seguirlo, reclamandone l’incitamento, scandendo il tempo ed interpretando ogni singolo verso con un pathos ed un trasporto che fanno veramente venire i brividi.
Il set prosegue alternando il presente della fantastica e struggente “Babel’s Tower” e di “The Alchemist’s Head”, e il passato remoto della band, affidato a capisaldi come “Gods To The Godless” da “Spirit The Earth Aflame” o “The Calling” dall’EP “The Burning Season”. Come logica vuole anche i brani del passato più recente sono stati proposti in maniera prodigiosa e con un’intensità che ha pochi pari nel settore, grazie ad una sezione ritmica granitica e rodatissima col batterista Simon O’Laoghaire molto efficace e più orientato a mettersi al sevizio della squadra piuttosto che perdersi in sterili protagonismi.
I riffs magniloquenti sciorinati dal duo Micheál O’Floinn e Ciáran MacUiliam ammantano il suono dei Primordial di un’energia e di una magia uniche, che permettono di rimanere estasiati sulle varie “Lain With The Wolf”, l’intensissima “As Rome Burns” (il cui chorus “Sing Sing Sing to the Slaves, Sing to the Slaves that Rome Burns” viene più volte cantato all’unisono dai presenti), o la toccante “The Mouth Of Judas”.

Primordial 2

I suoni sono praticamente perfetti, potenti ed equilibrati e permettono di cogliere ogni singolo passaggio della proposta dei Primordial ed il pubblico non può far altro che rimanere estasiato di fronte a questo gruppo fantastico. Qualcuno potrà obiettare che gli strumentisti stiano troppo fermi sul palco, io controbatto che basta e avanza un istrione come Nemtheanga per poter donare ad un’esibizione il giusto livello di fisicità e di interazione; il suo sguardo a volte ardente, a volte perso, a volte quasi in estasi, tiene in pugno – con grande autorità – l’intera platea.
Il capolavoro “Empire Falls” segna la fine del set ordinario in mezzo ad una miriade di applausi; ma c’è ancora il tempo per suonare l’ultima gemma “Heathen Tribes” che suggella l’ennesima grande prova del gruppo irlandese.
Da parte mia ho solo il piccolo rammarico dell’assenza nella setlist di “Sons Of The Morrigan”, ma anche questa sera abbiamo potuto gustare la prova di un gruppo vero e sincero, in grado di creare emozioni forti nei cuori di tutti i presenti. Non ci resta che attendere trepidanti la prossima calata italica.

Setlist Primordial:

Where Greater Men Have Fallen
Gods to the Godless
No Grave Deep Enough
Babel’s Tower
The Calling
Lain With the Wolf
As Rome Burns
Traitors Gate
The Alchemist’s Head
The Mouth of Judas
The Coffin Ships
Wield Lightning to Split the Sun
Empire Falls
Heathen Tribes

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Leonardo “Dismember” Borinelli.

Ketzer:

Ketzer 2

Ketzer 3

Svartidauði:

Svartidaudi 3

Svartidaudi 4

Svartidaudi 5

Svartidaudi 2

Primordial:

Primordial 8

Primordial 7

Primordial 6  Primordial 5  Primordial 4  Primordial 3

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *