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Ostots – Hil Argi (2015)

Pubblicato il 13/06/2016 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Hil Argi
Autore: Ostots
Genere: Black Metal
Anno: 2015
Voto: 7

Visualizzazioni post:313

Cioè, prima ho recensito un album cantato in ebraico e in greco koinè… e adesso uno in basco! Ebbene sì, cari miei, il black metal spagnolo, non così conosciuto a parte per la sua frangia appartenente più al black/death bestiale dei vari Teitanblood e i da qualche anno scioltisi Proclamation (reincarnatisi però nei Sacrificio, già recensiti su queste stesse pagine), ha una sua variante che sta emergendo proprio negli ultimissimi anni la cui piccola ma forte scena black metal gira attorno a gruppi (più che altro progetti solisti) come Nakkiga, Sentimen Beltza e Ostots, tutti figli di quella orgogliosa comunità autonoma dei Paesi Baschi riconosciuta di fatto dal 1978 dalla Costituzione spagnola ma soppressa durante il regime franchista che ne vietò addirittura l’uso della lingua (facendone rischiare così l’estinzione). E tutte queste entità cantano TUTTE in basco, una lingua strana dall’origine ancora totalmente sconosciuta. Quest’oggi parliamo degli Ostots, progetto solista di tal IA fondato nel 2004 ma che solo otto anni dopo se ne uscì con l’album di debutto ripetendosi il 12 Ottobre 2015 con il secondo, “Hil Argi”, pubblicato originariamente su vinile dalla portoghese Altare Productions insieme alla danese Dead Section Records e ristampato poi su CD, in collaborazione con la tedesca Darker Than Black Records (per intenderci, l’etichetta dell’ex-Absurd Hendrik Möbus), il 1° Febbraio 2016. Preparatevi a un album che, pur non essendo un capolavoro, si lascia comunque ascoltare molto bene.
Il disco si snoda attraverso otto pezzi, dei quali ben tre sono delle strumentali, cioè l’intro musicata “Sarrera”, la delicata outro tastierosa “Amaieka” (entrambi da un minuto e poco più) e “Azken Hegala”, nella quale in 4 minuti e 50 circa trova posto un black metal lento e malinconico che presenta una buona interazione fra la chitarra ritmica e quella solista (non aspettatevi però NESSUN assolo per tutto il disco, beninteso!) oltre a delle tastiere minimaliste e d’atmosfera.
I restanti pezzi sono invece belli lunghi tanto da sfiorare spesso i 7 minuti di durata ma, nonostante una tale lunghezza esorbitante, si mostra un black metal molto semplice con pochissimi cambi di tempo e dominato più che altro dai blast-beats (come dimostrato ampiamente da “Itsas Haizea”, dove c’è pure un breve stacco tastieroso praticamente ambient). Il tutto viene poi caratterizzato dalle urla “scatarrate” di IA (purtroppo poco incisive anche perché messe in secondo piano) e da un riffing melodico e tremendamente malinconico suonato quasi costantemente in un tremolo picking accompagnato, anche con un certo vigore, dal batterista session Oindurth SaVinitta (già nei Nakkiga e unico componente di Sentimen Beltza). Curioso poi notare che certi brani siano contrassegnati da delle lunghe parti solo strumentali che magari li concludono (“Bide Bakartia” e “Negu”) e, a dispetto di tutto, funzionano abbastanza.
Nonostante però ci siano poche variazioni di sorta, i nostri riescono comunque a differenziare con poco i vari brani fra di loro distinguendosi soprattutto proprio in “Bide Bakartia” e nella relativamente dinamica “Negu” (che contiene anche dei riff più cattivi del solito) grazie non solo a un riffing malinconico molto ispirato ma anche perché entrambi possiedono una pausa con annessa ripartenza bella efficace così da riprendere la furia originale con ancor più foga. Da citare è anche l’ultima canzone, “Gaua II (Hil-Argi)”, la più equilibrata di tutte dal punto di vista ritmico nonché quella dove le tastiere (presenti di qui e di là nell’album ma sempre con ESTREMA parsimonia), fanno sentire di più il proprio peso quasi “naturalistico”, seppur sempre in modo parecchio minimalista.
Insomma, gli Ostots si rifanno totalmente alla vecchia scuola, si ispirano dichiaratamente alle Black Legions francesi e propongono un black metal quasi elementare, melodico, malinconico eppure maestoso e furioso che però necessita di numerosi ascolti prima di essere apprezzato appieno.
Certo, difetti ne hanno: non sono maestri di fantasia, il cantato lascia a desiderare, il riffing è ostinatamente inchiodato sul tremolo picking, la produzione è molto scarna e le canzoni sono belle lunghe rispetto al contenuto (ma questo, in fin dei conti, è un classico del black metal più tradizionale).
Eppure, questi due baschi sanno emozionare, sanno variare con poco il proprio assalto e il batterista dà sufficiente brio così da non far stancare l’ascoltatore, ergo alla fine il disco scorre, effettivamente, con piacere. Sempre che vi piaccia questo tipo di black metal, s’intende!

Tracklist:

1 – Sarrera
2 – Gaua I (Malenkonia)
3 – Bide bakartia
4 – Itsas haizea
5 – Azken hegala
6 – Negu
7 – Gaua II (Hil-argi)
8 – Amaieka

Line-up:

IA – voce/chitarre/basso/tastiere
Oindurth SaVinitta – batteria

Etichetta Darker Than Black Records – http://www.darker-than-black.com
Etichetta Altare Productions – http://altare.pt

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