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17/05/2016 : Marduk + Immolation (Brescia)

Pubblicato il 17/06/2016 da in Live report | 0 commenti


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17/05/2016 : Marduk + Immolation + guests – Colony (BS)

Marduk Colony Brescia 2016

Continua la campagna bellica dei Marduk nella promozione della loro ultima fatica “Frontschwein”, per l’occasione accompagnati da ospiti di grande prestigio come Immolation e Origin, più in apertura i giovani Bio-Cancer. L’unica data italiana ha fatto tappa in quel del Colony di Brescia, con un’ottima partecipazione di pubblico, ma passiamo alla musica…

Il compito di aprire tocca ai greci Bio-Cancer, autori lo scorso anno del buon “Tormenting The Innocent”. Come molti loro coetanei, i nostri sono autori di un thrash che strizza l’occhio prepotentemente ai mitici anni ’80, quando la Bay Area e la Germania dettavano legge. I ragazzi, nella loro mezz’oretta a disposizione, hanno dimostrato di saperci fare con una prestazione buona sia come esecuzione che come presenza scenica.
Certo l’originalità va cercata altrove, così come non mi ha del tutto convinto la voce del cantante (ma questo forse è più una questione di gusti), ma in fin dei conti poco importa, il concerto è stato gradevole e coinvolgente il giusto.

Cambio di palco piuttosto breve e si comincia con i pezzi da novanta: dagli Stati Uniti gli Origin, band che oramai da anni è un punto fermo per gli amanti del death metal più brutale e tecnico. Il quartetto ha messo subito le cose in chiaro partendo come un missile impazzito, impressionando per esecuzione e intensità, con le quali hanno letteralmente travolto i presenti. Menzione per Keyser, che oltre a “grugnire” per bene ci sa anche fare con il pubblico continuando a incitarlo e a renderlo ancora più partecipe del massacro che sta avvenendo sul palco. La scaletta ha preso da un po’ tutta la discografia della band, a partire dalle più recenti “All Things Dead” o “Unattainable Zero” fino alla più vecchiotta “Portal”, tutte rese in maniera notevole e con suoni più che buoni. Non sarà il death metal che preferisco, ma devo dire che gli Origin sanno veramente il fatto loro.

Dopo il massacro targato Origin è ancora tempo di death metal, questa volta però più malefico e vecchio stampo, sto parlando degli Immolation da New York, veri e propri maestri di questo fantastico genere musicale. Il quartetto dimostra di essere attesissimo dai presenti, che inciterà per tutta la durata del concerto in maniera veramente partecipe Dolan & co.
Devo dire che la partenza non è stata delle migliori, non tanto per colpa degli esperti Immolation, ma per via di suoni calibrati male, soprattutto la batteria. Fortunatamente già dalla seconda canzone la situazione è notevolmente migliorata per dare vita ad una prova veramente intensa e massiccia così come ci si aspetta da dei veterani come loro.
La scaletta ha visto estratti da un po’ tutta la gloriosa discografia del quartetto, con un occhio di riguardo per l’ultima fatica “Kingdom Of Conspiracy”. Sicuramente da segnalare “Into Everlasting Fire” dal classicone “Dawn Of Possession”, “Burn With Jesus” da “Here In After” e “Father, You’re Not A Father” da quello che è uno dei migliori loro dischi, ovvero “Close To A World Below”. Come già detto la resa, a parte all’inizio, è stata veramente notevole, così come il coinvolgimento e l’eccellente modo che la band ha mostrato nei confronti del pubblico. Un concerto che può solo confermare tutta la bravura e la classe degli Immolation.

E si arriva così alla fine: dopo un cambio di palco leggermente più lungo che in precedenza – ma perfettamente in linea coi tempi – si presentano sul palco i Marduk che senza tanti preamboli hanno dato inizio alla danze – o sarebbe meglio dire al massacro – con l’intento di non lasciare superstiti sulla loro strada.
Oramai, dopo tutti questi anni di onorata carriera e una line-up assolutamente stabile, i quattro demoni svedesi sono della assolute macchine da guerra e anche in questa occasione hanno timbrato il cartellino, nel senso buono del termine, con una prova fredda e spietata come ci si può aspettare da loro, grazie anche a dei suoni assolutamente all’altezza e un Mortuus che dimostra sempre più di essere tra i più micidiali e ferali cantanti nel genere.
La scaletta ha visto protagonista l’ultimo nato in casa Marduk, ovvero “Frontschwein”, con le solite “The Blond Beast”, “Afrika”, “Wartheland” e la title track; dico “solite” perché, essendo al quarto giro per la promozione europea del disco, non le hanno mai variate, il che non è una critica, vista la qualità della canzoni, ma sicuramente per diversificare avrebbero potuto scegliere qualche altro brano, vista la bellezza dell’album in tutte le sue tracce.
Tra le varie “Cloven Hof”, “Of Hell’s Fire”, “Throne Of Rats”, la vecchia “Still Fucking Dead”, “Wolves” , “Panzer Division Marduk” o la finale “Fistfucking God’s Planet”, per quel che mi riguarda il picco più alto – non solo del concerto dei Marduk, ma della serata intera – è stata la mitica ed epicheggiante “Materialized In Stone”, sempre da brividi.
Concludendo posso affermare che si è trattata di una bellissima serata con tanta buona musica. Alla fine tutti massacrati da cotanto furore sonoro e, cosa importante, soddisfatti. Alla prossima!

Report a cura di Max Garlaschelli

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