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Savior From Anger (Mark Ryal)

Pubblicato il 1/08/2016 da in Interviste | 0 commenti


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Savior From Anger

L’ultima intervista rilasciataci da Marco Ruggiero, leader dei nostrani Savior From Anger, risale addirittura all’uscita di “Lost In The Darkness”, album datato 2009. L’occasione per una nuova chiacchierata me la fornisce “Temple Of Judgment”, ottimo disco che porta in dote diverse novità, sia a livello di contenuti sonori che per quanto riguarda i musicisti coinvolti nelle varie fasi di lavorazione. Avevo diverse curiosità da chiedere al buon Marco (o Mark Ryal, come appare sul CD), tutte soddisfatte dalle sue risposte!

Ciao Marco, bentornato sulle nostre pagine e complimenti per il nuovo “Temple Of Judgment”, è davvero un gran bel disco!

Grazie mille. Ho composto questo album con molta passione e ne sono soddisfatto.

Dunque, il nuovo album è uscito da un paio di mesi ormai: come sta andando a livello di critica e qual è la risposta di chi l’ha comprato?

Il disco è stato apprezzato sia dalla critica che dagli acquirenti, considerando che lo US metal non piace a tutti, infatti è dal versante tedesco ed americano che sono arrivati i migliori apprezzamenti.

Disco nuovo e nuova line-up: sotto questo aspetto non sembra esserci pace per i Savior From Anger. Vuoi raccontare ai lettori cosa è successo, negli ultimi tre anni, in seno alla band e come sei arrivato a reclutare Frank Fiordellisi, Michael Kusch e Bob Mitchell?

Purtoppo trovare musicisti che abbiano una continuità, con tutti i problemi che oggi ci sono, è molto difficile; chi lascia, chi non ha tempo per il lavoro, chi per la famiglia, insomma rispetto a quando si era ragazzini è molto diverso e per necessità mi sono trovato costretto a reclutare nuovi musicisti.
Dopo “Age Of Decadence” del 2013, sono praticamente rimasto quasi da solo nella band e mi sono messo a comporre i nuovi brani, mentre cercavo nuovi membri. Già da tempo avevo intenzione di invitare un cantante americano sul nuovo disco ed avevo in mente dei bei nomi. Alla fine ho scelto Bob Mitchell, che conoscevo dai tempi degli Attacker e poteva essere il singer giusto per i Savior From Anger, con la sua voce ruvida e acuta. Poi prima di registrare ho ingaggiato Frank e Michael.

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Disco nuovo e nuova etichetta: anche qui siete in continuo “movimento”! Come sei arrivato al contatto con Pure Steel Records e come ti trovi con loro?

Speravo in un salto di qualità, e finalmente è arrivato dopo tanta gavetta. A master ultimato ho inviato tutto alla Pure Steel Records, ma purtroppo la prima produzione non era all’altezza dei loro target, così ho dovuto riregistrare quasi tutto in uno studio più professionale, non volevo perdere questa opportunità, così mi sono affidato ai Q sound studio in Germania che è lo studio di Michael Kusch, il nuovo batterista, il quale si è occupato anche della produzione.

Savior From Anger e US power sono un binomio indissolubile, come è ben evidente da “Temple Of Judgment”: nella mia rece ho scritto che rispetto al passato “la componente melodica è decisamente più accentuata così come qualche accenno all’heavy metal classico, mentre mi sembrano un pochino meno presenti gli spunti thrashy e speed”. Che mi dici in merito?

In effetti rispetto ai vecchi album ho limato le influenze thrash e mi sono ispirato su lidi più tipicamente US metal e hard rock, mettendo in risalto la componente melodica, se pensi che sono nato con band come Europe, Whitesnake, Dokken, Loudness, Firehouse, Steelheart etc…

Personalmente ritengo che “Temple Of Judgment” sia il vostro album più vario, ma soprattutto penso che, qualitativamente, sia “un passo avanti rispetto ai suoi pur validissimi predecessori”. Qual è la tua percezione di questo album rispetto a “Age Of Decadence” e “Lost In Darkness”?

“Temple Of Judgment” è un album più melodico e credo che questa cosa sia evidente per chi ci conosce e ci ascolta da tempo. I vecchi album avevano influenze diverse se pure appartenenti allo US metal: c’erano inserti thrash & speed e linee vocali più aggressive.

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Piccola divagazione: conoscendo la tua passione per lo US metal, posso immaginare la tua soddisfazione nell’avere Bob Mitchell che canta i tuoi brani.. o sbaglio? Il suo spessore artistico è ben noto, ma che persona è? Hai avuto modo di conoscerlo meglio?

Bob è un grande vocalist, ed è una persona fantastica, umile e molto affabile. Non ti nascondo che prima di lui avevo contattato nomi più blasonati del metal come: Tony Moore dei Riot, Mike Howe dei Metal Church, Michael Vescera dei Loudness, Neil Turbin ex Anthrax ed altri. Come puoi immaginare le trattative non sono andate a buon fine ed alcuni brani del disco li avevo scritti per le caratteristiche di alcuni di questi cantanti, ad esempio: “Bright Darkness” era per Tony Moore, “Thunderheads” per Mike Howe, “Chosen Ones” per Vescera, poi reclutai Bob Mitchell che ha cambiato un pò le linee vocali rendendole ancora più belle, per me ha fatto un bellissimo lavoro.

Tornando al disco – e nel pieno rispetto del lavoro degli altri musicisti – penso che Bob abbia dato una “marcia in più” ai brani caratterizzandoli alla grande. Secondo te, Bob Mitchell cosa ha portato in più alla musica dei Savior From Anger?

Quel timbro americano che mi fa tanto amare questo genere. Voce aggressiva e graffiante come David Wayne dei Metal Church, uno dei cantanti preferiti di Bob.

Trovo che “Temple Of Judgment” goda di una produzione molto adatta ai suoi contenuti. Vuoi raccontarci dove e come si sono svolte le varie fasi di lavorazione del CD? Ci sono stati particolari intoppi o tutto è andato liscio? Inoltre, so che Michael Kusch non si è occupato solo di suonare la batteria..

Su “Temple of Judgment” ci sono stati tanti problemi durante le registrazioni, cambi di ingegneri del suono nel bel mezzo delle riprese, poi come ti ho accennato prima, abbiamo dovuto riregistrare tutto per essere all’altezza di certi target: purtroppo, nonostante il disco avesse una buona produzione, la Pure Steel lavora solo con l’eccellenza e così abbiamo riregistrato tutto una seconda volta.
Michael si è occupato di tutte le nuove registrazioni, del missaggio e della masterizzazione.

La qualità delle canzoni dei Savior From Anger è sempre altissima: il processo di songwriting è sempre lo stesso o in questi anni hai cambiato “sistema”? Come nascono brani come “Thunderheads”, “The Eye” o la stessa titletrack, sia a livello musicale che di testi?

Parto da un riff, o da un ritornello, oppure da una melodia di un assolo, non ho schemi precisi, mi lascio ispirare e vado. “Thunderheads” l’ho concepita un pò a tavolino, scrivendola su misura per Mike Howe dei Metal Church, pensando alla sua timbrica, infatti a lui è piaciuta molto, gli inviai un demo cantato da me, ma purtroppo mi rispose che aveva lasciato il music business per sempre, poi pochi mesi dopo fu annunciata la sua reunion con i Metal Church, evidentemente non ha potuto dirmelo ed ecco il motivo del suo rifiuto. “The Eye” l’ho scritta pensando al Power veloce tutto di un fiato, quello dei Vicious Rumors per capirci.

A proposito di ciò, ho letto sulla scheda allegata all’album che l’ex chitarrista dei Metal Church Craig Wells ha scritto dei brani (testualmente: Even Craig Wells wrote songs for “Temple Of Judgment”): quale è stato il suo contributo e come è nata questa collaborazione?

Con Craig eravamo amici già da tempo, essendo io un grande fan dei Metal Church. Ci sentiamo spesso su facebook e via email, per caso mi inviò dei suoi files di brani che aveva scritto per farmeli ascoltare e mi piacquero molto. Successivamente mi disse che potevo usarli per i Savior From Anger e così è nata la nostra collaborazione.

Diamo un’occhiata alla cover: qual è il suo significato rispetto ai contenuti del disco?

Il leone simboleggia un guardiano che non fa passare gli intrusi, poi simboleggia il potere e la forza, è lui che comanda.

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In ambito live come vi muoverete? Immagino che non sia semplice portare in giro la propria musica con un batterista tedesco ed un cantante americano..

Bob ha organizzato un tour americano, dove la band si esibirà con musicisti session americani ad eccezione di me e Bob, per ammortizzare le spese dei miei aerei e per chiedere dei compensi più ragionevoli. Poi la Pure Steel ci organizzerà delle date europee con musicisti session tedeschi, sempre ad eccezione di me e Bob, questa volta però per ammortizzare le spese di Bob dagli Usa. Con la crisi che sta vivendo il music business in questi anni, era l’unico modo di fare un tour, viaggiare per l’Europa o l’America con tutti musicisti italiani avrebbe significato cinque biglietti aerei andata e ritorno e nessuno ci avrebbe pagato tutte queste spese.

Marco, cosa c’è nell’immediato futuro dei Savior From Anger? Avete qualche progetto in via di definizione?

Per ora solo il tour, purtroppo fare programmi oggi, rispetto al passato, è azzardato, ci sono così tanti problemi che è meglio mettere le mani avanti.. certo la speranza di fare altri dischi c’è!

Una curiosità prima dei saluti.. la scelta di chiamarti Mark Ryal è stata fatta solo per sottolineare il carattere internazionale dei nuovi Savior From Anger?

Ormai sono tanti anni che usavo questo nome, ma in Italia la cosa veniva un pò ridicolizzata, così decisi di mettere il nome italiano, un pò come accadde per i Labyrinth. Molte persone vedono il cambio di nome come un atto presuntuosissimo, ma nel mio caso è un nome d’arte, negli anni ’80 molti musicisti adottavano altri nomi, era normale, ma erano altri tempi e le cose venivano valorizzate anziché deprezzate come oggi.

Marco, siamo arrivati alla fine di questa breve intervista. Ti ringrazio per la disponibilità e per il tempo che mi hai dedicato: come di consueto, questo spazio finale è tutto tuo, a te le ultime parole!

Grazie per lo spazio che ci hai dedicato, mi sono divertito a rispondere alle tue domande. Spero che il nuovo disco piaccia e che in futuro potremmo farne altri, un saluto dai Savior From Anger.

Facebook: www.facebook.com/SaviorFromAnger

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