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03/12/2016 : Black Winter Fest IX (Brescia)

Pubblicato il 13/02/2017 da in Live report | 0 commenti


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03/12/2016 : Black Winter Fest IX – Circolo Colony (BS)

Il Black Winter Fest giunge alla nona edizione, forte di un pubblico sempre in crescita italiano e straniero, con un bill di assoluto spessore che quest’anno vede il ritorno in Italia dei Possessed, accompagnati per l’occasione da un lotto di gruppi di molto interessanti, tra i quali gli austriaci Belphegor che hanno suonato al Colony un paio di volte negli ultimi anni, gli americani Absu e la vera e propria chicca della giornata, gli svedesi Craft, che vincendo la loro storica ritrosia al suonare dal vivo hanno deciso di portare il loro vessillo black metal senza compromessi in questa manifestazione. Ad aprire la manifestazione hanno provveduto nell’ordine: Veratrum, From Hell, Cold Raven, Kurgaal ed i Darkend che stanno completando il loro set durante il nostro arrivo.

Nei due pezzi visti, il gruppo emiliano si distingue per una buona coesione sul palco, dove le parti sinfoniche e scenografiche ben si amalgamano con la componente black metal. Avendo già avuto modo di vederli in un’altra occasione sono propenso a credere che il gruppo emiliano abbia fatto uno show godibile.

Cominciamo ad entrare nella parte internazionale del bill, con i francesi Nocturnal Depression che in pochi istanti fanno calare un’atmosfera di plumbeo disagio, scaturita dagli estratti di una discografia che nel corso dell’ultimo decennio consta di sette full-length. Ho sempre ammirato la naturalezza mostrata dal vivo dal cantante/chitarrista Lord Lokhraed, che a dispetto della malformazione alla mano sinistra si prodiga per assolvere al meglio al suo compito, contribuendo in maniera determinante a creare quel connubio straziante e avvilente che caratterizza la produzione del gruppo proveniente da Grenoble. Quello che emerge dal concerto odierno è un buon feeling venutosi a creare tra gli astanti e la band, che porta il frontman – usualmente poco loquace – a interagire maggiormente col pubblico, il quale a sua volta restituisce l’energia creata dalla band sotto forma di una buona partecipazione.
La mezz’ora loro concessa è un dolente cammino che attinge all’ultimo parto “Spleen Black Metal”, edito per Avantgarde, con qualche rapida incursione nel passato, che ci conduce ad assaporare il depressive black metal dei transalpini anche nei momenti maggiormente cadenzati e dissonanti, sui quali si stagliano le vocals di Lord Lokhraed.
Lo show dei Nocturnal Depression, a conti fatti, è stato solido e credibile e, sebbene non stiamo parlando di una band che ha alcuna velleità di poter entrare nel pantheon dei grandissimi del metal estremo, bisogna dare atto del fatto che i miglioramenti nel corso del tempo da parte del gruppo siano evidenti.

La chicca di questa edizione del Black Winter Fest era indiscutibilmente la presenza, per la prima volta in Italia, degli svedesi Craft, gruppo che non ha mai fatto dell’attività live una priorità (usando un eufemismo, visto che fino al 2014 non avevano mai suonato dal vivo). Sono trascorsi 14 anni dal capolavoro “Terror Propaganda” che pose gli svedesi sotto i fari della scena black metal internazionale, tanto quasi da forzare un paragone – ingombrante per i Craft – di “nuovi Darkthrone” e l’ultima traccia discografica lasciata dai nostri è “Void”, risalente al 2011.
L’attesa del pubblico è palpabile e gli svedesi non si formalizzano molto in grandi scenografie: il palco è scarno ed essenziale, caricano a testa bassa tradendo però qualche impaccio nell’amalgama del gruppo in sede live, a partire dal cantante Nox che pare quasi spaesato ed impacciato nel riempire i momenti nei quali non canta.
Questa farraginosità nel gestire certi passaggi, migliorabili solo con tempo ed esperienza on stage, non inficia eccessivamente sulla resa sonora ed il gruppo svedese può concentrarsi sulla riproposizione della propria musica, in particolare attingendo copiosamente a “Terror Propaganda” e a “Fuck The Universe”, dai quali vengono suonati quattro brani.
Il black metal nichilista dei Craft – coadiuvato da dei suoni secchissimi – travolge gli spettatori, in particolar modo sui pezzi più datati e col passare del tempo sembra convincere molti dei presenti. Il fatto di avere a disposizione un’ora di tempo, quindi un set completo, ha dato un ulteriore valore aggiunto all’evento odierno, suggellato dagli applausi al termine della canzone simbolo dei nostri: “Terror Propaganda” manifesto dell’oltranzismo sonoro dell’extreme act svedese.

Setlist Craft:

Ablaze
Come Resonance of Doom
Earth a Raging Blaze
False Orders Begone
World of Plague
Reaktor 4
Terni Exustæ: Queen Reaper
Succumb to Sin
Fuck the Universe
Demonspeed
Terror Propaganda

Siamo giunti nel trio di testa ed è ora il turno di un gruppo che anche in occasione dell’ultimo concerto lombardo, al Blue Rose Saloon, aveva messo in mostra una grande attitudine live: gli Absu. Il terzetto americano, impostosi all’attenzione della scena metal europea con “The Sun Of Tiphareth” del ’95, ha sempre avuto cura nel produrre lavori ispirati sorretti da liriche a tematiche fantasy. Se nei primi due pezzi il concerto è/era piuttosto canonico per la band, nel senso che il leader Proscriptor canta e si occupa del drum kit – lasciando il compito di tenere il palco al chitarrista Vis Crom e al bassista/cantante Ezezu – dal terzo brano proposto si è verificato un avvicendamento dietro la batteria, con Gunslut che sale on stage e Proscriptor libero di svariare su tutto il palco col microfono ad archetto, che lascia libero il nostro di fare tutte una serie di mise en place sceniche, durante l’interpretazione di brani.
La resa sonora di quello che ora si è tramutato in quartetto è veramente buona, la chitarra esce prepotentemente dagli amplificatori, ma anche la sezione ritmica si fa sentire, scandendo il ritmo tra i sentieri scoscesi di “Swords And Leather”, l’anthem “The Sun Of Tiphareth”, passando per “Prelusion To Cythraul”, per giungere a “A Shield With An Iron Face”.
Gli Absu mostrano di sentirsi grandemente motivati da una platea numericamente molto significativa che li incita a dare il meglio ed i nostri neanche dal punto di vista della volontà e dell’attitudine ci fanno mancare qualcosa, anzi la voglia di essere presenti e di voler dare tutto traspare nitidamente. Sulle note di “Tara (Recapitulation)” gli Absu si congedano tra il sentito plauso dei presenti.

Setlist Absu:

Terminus (…In the eyes of Ioldánach)
Swords and Leather
The Sun of Tiphareth
Highland Tyrant Attack
Never Blow Out the Eastern Candle
Prelusion To Cythraul .
..and Shineth Unto the Cold Cometh
The Gold Torques of Uláid
A Shield With an Iron Face
Bron (of the Waves)
Stone of Destiny (…for Magh Slécht and Ard Righ)
Tara (Recapitulation)

È giunto il momento dei salisburghesi Belphegor, ma prima di vedere la band calcare il palco bresciano, il pubblico si deve sorbire una intro chilometrica, necessitante per agghindare il palco di tutto punto con teschi ed altre amenità simili. Il pubblico pare essere in fermento, nonostante la band di Helmuth sia di sovente in Italia e quando il massiccio leader dà il via alle danze con “Feast Upon The Dead”, seguita da “Bleeding Salvation” si creano sotto il palco dei focolai di pogo.
Il death/black dei Belphegor ha tutto per funzionare in sede live: un appeal macabro e molto curato, un rodaggio ed un’esperienza pluriennale ed una musica che senza mai raggiungere vette inusitate ha una bella botta dal vivo, sebbene oggi un qualcosa nel setting non renda completamente intelligibile la proposta dei nostri.
La violenza non manca mai nei concerti della band capitanata da Helmuth e lo stesso leader non si risparmia un secondo, arringando la folla e sostenendo col suo riffing serrato l’impalcatura sonora del combo, egregiamente supportato dalle pelli che Bloodhammer martoria adeguatamente, mantenendo il giusto feeling sia nelle parti compassate, sia nei blast beat.
Il set attinge alle ultime fatiche della band austriaca e le varie “Gasmask Terror”. “Belphegor – Hell’s Ambassador”. “Lucifer Incestus” e “Bondage Goat Zombie” non hanno intenzione di lasciare feriti sul campo di battaglia.
Oggi come oggi possiamo dire che i Belphegor sono una realtà che, pur perdendo per strada una parte della ferocia di inizio carriera, ha saputo rendersi maggiormente appetibile per il pubblico un po’ più “educato” del metal estremo, puntando molto su un certo tipo di immagine ed una innegabile solidità live, raccogliendone così i frutti.
“Totenkult – Exegesis Of Deterioration” sigilla così la buona prova di questa sera, terminata col caloroso plauso del pubblico.

Con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, frutto degli slittamenti degli slot precedenti, salgono sul palco i Possessed, un leggenda capace di sfornare due lavori leggendari negli anni ’80 e che poi tra scioglimenti e box/split/demo non ha più lasciato testimonianza di sé sulla lunga distanza.
Quando Jeff Becerra sale con la sua carrozzina sul palco, con il sorriso d’ordinanza, il boato degli oltre 600 presenti scuote il locale ed è l’inizio del miglior set di giornata. Un’ora intensissima, un’ora leggendaria che ci consegna un vivido ritratto di ciò che è ed è stata la musica dei Possessed e di quella che dovrebbe sempre essere l’attitudine di un gruppo sul palco.
Voglia di suonare, voglia di divertirsi e di condividere emozioni col proprio pubblico, questo si è visto e percepito chiaramente durante le rasoiate di “Pentagram”. “Beyond The Gates”, di “The Eyes Of Horror” oppure “Tribulation”. Il duo Gonzales/Creamer ha macinato riffs e assoli senza soluzione di continuità, cesellando e compattando il fantastico lavoro fatto dalla sezione ritmica, quadrata e precisa e ottimamente amalgamata. Il pubblico sotto il palco è sembrato letteralmente fuori di testa e questo ha dato ancora più carica agli americani.
“Swing Of The Axe”, “The Heretic” e il flusso magmatico di “Satan’s Curse” ci portano verso l’inno per antonomasia dei Possessed, quella “The Exorcist” che non ammette replica alcuna tanta è l’intensità che ci mette la band nel suonarla.
Sebbene sarebbe superfluo, vista la caratura del personaggio, bisogna spendere due parole su Jeff Becerra, che seppur parzialmente limitato dalla carrozzina, ha una capacità di tenere il palco con autorevolezza, svariando per tutto il fronte ed aizzando le prime file, finalizzando in maniera egregia la componente musicale dei colleghi.
Il death thrash ottantiano dei Possessed anche questa sera ha dato dimostrazione di come ci sia sempre bisogno che certi gruppi, con la loro umiltà e la loro qualità, rammentino a tutti quale sia il vero spirito del metal.
Per questa sera ci sono ancora tre cartucce da sparare: “Fallen Angel”, “Evil Warriors” e l’anthem “Death Metal” che suggellano una prova monumentale da parte dei Possessed. Il lungo e sentito plauso al termine del set è il giusto premio per quanto mostratoci quest’oggi dalla band.

Setlist Possessed:

Pentagram
Beyond the Gates
The Eyes of Horror
Tribulation
Swing of the Axe
The Heretic
Satan’s Curse
My Belief
Storm in My Mind
Abandoned
The Exorcist
Fallen Angel
Evil Warriors
Death Metal

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Leonardo “Dismember” Borinelli.

Nocturnal Depression:

             

Craft:

             

Absu:

                 

Belphegor:

       

Possessed:

           

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