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06/02/2017 : Kreator + Sepultura (Copenhagen, DAN)

Pubblicato il 21/02/2017 da in Live report | 0 commenti


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06/02/2017 : Kreator + Sepultura (Amager Bio – Copenhagen, DAN)

Il menù di questa sera è roba per palati forti.
Una grigliatone a base di specialità brasiliane e tedesche. Tutto in nome del volume sostenuto.
Sepultura e Kreator, tanta roba, tanto metallo. Se siete tra quelli che hanno già il biglietto vi dico: godetevi questa dolce attesa a breve assisterete a qualcosa di veramente travolgente, come il buon “Mille” ha già promesso. Se siete tra quelli indecisi allora vi dico: comprate il biglietto e andate a divertirvi. Questi simpatici signori di Essen hanno preparato un grande spettacolo che merita di essere visto.

Arrivo trafelato, giusto in tempo per trovarmi un buon posto a pochi metri dal palco prima dell’inizio dei SEPULTURA. Non riesco a non pensare a quanto sia incredibile il loro dualismo. Sono una delle band più amate ma allo stesso tempo più sottovalutate di sempre.
Mi spiego, io sono uno di quelli che questa band la segue da quando è sbarbo. Quando nel negozietto di fiducia vidi la copertina di “Arise” ne rimasi folgorato. Non potei fare a meno che comperare quel vinile ed aggiungerlo alla mia collezione. Al tempo di LP ne avrò avuti sì e no una decina. Come per altri sbarbi della mia generazione quel disco mi ha cambiato la vita. Ha aperto la mia mente a sonorità prima di allora ritenute, da me, troppo estreme. Grazie ai loro testi mi è scattata la molla che mi ha portato ad interessarmi ai temi sociali. Per questo, forse, porto questa band nel cuore. Tuttavia noto come lo scetticismo verso l’attuale line-up sia ancora molto grande, soprattutto in Italia. Non qui, non a Copenaghen. Si sono esibiti un paio di estati fa a Copenhell dove hanno dato una performance che ha convinto tutti. Il concerto è sold out, la sala è piena e bella calda e fuori, sotto la pioggia, c’è gente a caccia di un biglietto.
Poco prima che le luci dell’Amager Bio si abbassino noto tra il pubblico una buona rappresentativa della comunità brasiliana in Danimarca.
Il quartetto brasiliano ci sfucila una doppietta presa dall’ultimo lavoro… è un’esplosione di dinamite e testosterone.

Foto di Claus Ljørring – copyright Heavymetal.dk

Si diffonde nella sala una rabbiosa samba post atomica, a scandirne il ritmo è il gigante Derrick Green che, quando si mette ai tamburi, sembra quasi una divinità. Anche i vichinghi si lasciano andare in un timido ballo molleggiando le ginocchia e roteando la testa (per la Danimarca è moltissimo). Mi guardo le espressione divertite sul faccione di Pablo Jr e penso:”Come si fa a non voler bene a quest’uomo?”

Andiamo con un classico dell’era Derrick: “Choke”. L’omone di Cleveland dà davvero il meglio di sè, le sue corde vocali devono essere di sicuro muscolose e pompate abbestia. Incrocio il mio sguardo con Andreas Kisser mentre da un arpeggio di chitarra scaturiscono le note di “Desperate Cry”. Provo a mandargli un messaggino telepatico “Grazie, il suono dei Sepultura sei tu, Amen” ma fallisco in quanto vengo trascinato in un pogo stile anni ‘90. Mi sto emozionando. Anzi, godo. Un paio di pezzi tratti da “Machine Messiah” cambiano l’atmosfera, il pubblico diventa più ricettivo e si lascia trasportare fluttuando nelle melodie sambo-psyco-metal-pestone. A proposito di pestoni, il batterista attuale, Eloy Casagrande, è semplicemente incredibile. Questo snocciola tecnica e fantasia come ho visto fare in pochi. Non pesta e basta, con le bacchette in mano, lui crea. Se non è uno dei migliori batteristi in circolazione è sicuramente uno dei miei preferiti. Quando lo vidi tre anni fa ne rimasi piacevolmente ammaliato e ora l’uomo si é evoluto. Ha solo 26 anni, è naturale aspettarsi ampi margini di miglioramento. A questo punto mi chiedo se sia umano, o frutto di un esperimento biotecnologico fatto ai tempi di “Biotech Is Godzilla”.

Sornione Andreas allunga il suo sguardo verso le ultime file e chiede se qualcuno in sala abbia voglia di sentire un po’ di classici… inutile dire: la risposta è un boato: hell yeah!
Come posso descrivere l’esecuzione di “Inner Self” “Refuse-Resist”, “Arise” “Rattamahatta” e “Roots Bloody Roots”?
Immaginate che qualcuno nottetempo, a vostra insaputa, vi avesse elaborato la macchina. Come tutte le mattine accendete la vettura e vi accorgete che viaggia come un bolide.
Ecco, questo è l’effetto che danno oggi. Questi sono i Sepultura. Una figata. In tutta sincerità dei fratelli Cavalera, questa sera, non ho sentito la mancanza.

Foto di Claus Ljørring – copyright Heavymetal.dk

Setlist:

I Am The Enemy
Phantom Self
Choke
Desperate Cry
Alethea
Sworn Oath
Inner Self
Resistant Parasites
Refuse/Resist
Arise
Ratamahatta
Roots Bloody Roots

Dici KREATOR leggi thrash metal. Oops, a dire il vero, non è stato sempre così. Infatti l’ultima volta che li ho visti era il tour di “Endorama” e facevano goth. Fu un bel concerto, tuttavia al tempo il goth fu davvero un bel sistema per avere dei contatti col sesso opposto pur restando nel metal senza dover andare in disco. Che tanto col chiodo e i capelli lunghi si sarebbe beccato comunque.
Comunque Kreator, dicevo, probabilmente la più grande thrash metal band teutonica di sempre. Se il nuovo disco “Gods Of Violence” al momento è primo in classifica in Germania un motivo deve esserci. Infatti sin dal primo ascolto sono rimasto colpito dalla freschezza dell’album e sono molto curioso di vedere come sapranno intrattenere la sala. Hanno promesso grandi cose, e per portare questo bellissimo palco hanno un Tir tutto per loro.

Foto di Claus Ljørring – copyright Heavymetal.dk

Giochi di luce blu e rossi sono il tema dominante durante l’esecuzione dei nuovi pezzi. Quando parte “Satan Is Real” mi accorgo che qui abbiamo a che fare con un nuovo classico del metal, senza se e senza ma. Personalmente quello che adoro delle band tedesche in generale è il fatto che per loro non esiste una canzone senza un coro. I Kreator non smentiscono la tradizione e di cori ne hanno diversi.
Intanto tra il pubblico chi non circlepitta sorseggia birra fresca e ogni tanto alza il bicchiere come se fossimo ad una october fest metallosa in un girone dell’inferno, il girone dei birrosi. “Mille” Petrozza sa davvero come incitare la folla, tanta energia, tanto carisma e tanto sudore. Questa sera ha deciso di farci cantare come dei chierichetti di Satana.
Non bisognerebbe mai prendere sottogamba un bassista che sfoggia il logo dei NoMeansNo in bella vista sul suo strumento. “Speesy” Giesler sa davvero fare il suo lavoro con maestria. La batteria di Ventor è un esempio di ingegneria tellurica. Il finnico Sami Yil-Sirniö, praticamente una garanzia, stasera dalla chitarra fa scaturire suoni affilati che entrano diritto al cuore e ce lo fanno piacevolmente a pezzi.

Diciamolo: “questo è il classico concerto fatto per chi ama il metal. Ci sono tutti gli ingredienti che piacciono a chi il metallo lo mastica, ne gode il sapore ed intona un rutto growl. Un ensemble di sacerdoti satanici, fiammoni, fumo, video di rivolte, video fetish, tamburi da guerra, crowd surfing, circle pit, metallari che si smashano tutto al ritmo infernal-sornione della band di Essen. Insomma, tutto ciò che ogni metallaro desidera vedere e vivere ad un concerto viene gentilmente offerto questa sera dai Kreator.

Foto di Claus Ljørring – copyright Heavymetal.dk

Arriva purtoppo il momento dei saluti, si capisce quando “Mille” si presenta con l’immancabile bandiera dell’odio che li accompagna da sempre. Mentre “Flag Of Hate” garrisce, i Kreator ci lasciano col loro superclassico “Pleasure To Kill”. Provo a cogliere le emozioni della sala osservando le facce del pubblico. Tutti sono felici ed appagati.

La morale della favola: se cerchi la felicità e sei metallaro vai a vedere i Kreator, la troverai lì.

Foto di Claus Ljørring – copyright Heavymetal.dk

Setlist:

Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
Phobia
Satan Is Real
Gods of Violence
People of the Lie
Total Death
Phantom Antichrist
Fallen Brother
Enemy of God
(Army of Storms intro)
From Flood into Fire
World War Now
Hail to the Hordes
Extreme Aggression
Civilization Collapse

Encore:

Violent Revolution
Flag of Hate
Under the Guillotine
Pleasure to Kill

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