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22/02/2017 : Gotthard + Pretty Maids (Milano)

Pubblicato il 10/03/2017 da in Live report | 0 commenti


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22/02/2017 : Gotthard + Pretty Maids (Alcatraz, Milano)

I GOTTHARD festeggiano 25 anni di carriera e questa sera a Milano siamo davvero in tanti a rispondere alla chiamata. L’atmosfera è amichevole e direi familiare visto che per la band, sia per la vicinanza geografica che per affinità linguistica (il buon Leo Leoni è un ticinese d.o.c.), è un po’ come giocare in casa.

Ospiti di grandissima classe e valore sono i PRETTY MAIDS che, nonostante inizino a suonare con una buona mezz’oretta di anticipo sulla tabella di marcia sopra un palco ridotto e piuttosto sacrificato, riescono a riunire un pubblico già decisamente numeroso e partecipe.
Il gruppo è compatto e determinato, con una sezione ritimica davvero potente: bassista e batterista, due macchine. Bravi ed efficaci anche il chitarrista Ken Hammer e il tastierista/chitarrista Chris Laney. Purtroppo l’unico che manca e che almeno in parte delude è proprio il mitico Ronnie Atkins, davvero simpatico e con carisma da vendere ma…. la voce? Dove cazzarola ha lasciato la voce questa sera? Non so se sono gli sbalzi di temperatura di queste giornate invernali o se ha qualche problema di altra natura, ma è tristemente evidente che la sua gran voce oggi è ben lontana da quella che abbiamo ascoltato di recente durante il tour con Avantasia.
Un vero peccato, anche se riesce a supplire almeno in parte a questa carenza grazie alla sua grande personalità e lo show risulterà comunque applauditissimo sia durante l’esecuzione del materiale più “antico” (“Love Games”, “Rodeo”, “Red Hot And Heavy”o la adrenalinica “Future World”) che di quello più recente (“Face The World”, “Bull’s Eye”, “Kingmaker”). Originale e ben riuscita anche la cover di “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd. Poca voce ma tanta passione!

Un po’ di lavoro sul palco, via qualche telo nero e, quando al centro della scena vengono illuminate le sei grandi lettere che compongono la parola “Silver”, è chiaro che è il momento dei GOTTHARD. Durante questi 25 anni di attività hanno inciso ottimi album anche se è innegabile che il meglio della produzione risalga al periodo Steve Lee: trovo che “Firebirth”, “Bang!” e il recentissimo “Silver” non siano per niente brutti album ma non possiedono il fascino nè l’ispirazione di quelli incisi con il cantante tragicamente scomparso nel 2010.
Mi piacciono la voce e la personalità di Nic Maeder anche se dal vivo avrebbe forse bisogno di maggiore spigliatezza e calore. Brutto e inutile fare paragoni ma non riesco ad esimermi dal farlo e trovo che nonostante la mia ribadita stima per il nuovo singer svizzero-australiano, il confronto con Lee proprio non regga.
Ok, ora basta rimuginare e godiamoci la serata che parte con la doppietta “Silver” e “Electrified” dall’ultimo album. L’Alcatraz questa sera in versione ridotta (palco B) è bello pieno e il pubblico davvero caloroso. A causa di un problema improvviso del batterista Hena Habegger, ai tamburi troviamo nientepopodimeno che Dani Löeble in prestito dagli Helloween che si dimostra un grande batterista e serio professionista (non avendo avuto sufficiente tempo per imparare i pezzi, suona con grande naturalezza seguendo le partiture musicali poste a suo lato). Lo show prosegue vigoroso con “Hush” e “Mountain Mama” dove i pezzi sono di tanto in tanto intercalati dagli assoli (francamente non di grandissimo interesse e fortunatamente brevi) di ciascun musicista. L’unico che mi ha perlomeno divertito è stato quello della coppia basso-batteria con Löebe che picchiettava le bacchette sulle corde di un divertito Marc Lynn. Intensa e romantica, anche se forse un po’ troppo lunga e alla fine noiosetta, la parte acustica che vede i Nostri seduti su sedie disposte sul palco suonare “One Life, One Soul”, “Let It Be”, “Angel” e “Heaven”.
La serata si rianima con il loro repertorio che preferisco, quello più Hard, più sanguigno: vai dunque con “Firebirth” e con la stupenda “Lift U Up” giusto per far muovere il culo anche ai sassi!
Chi pensa che l’altrettanto stupenda “All We Are” sia la conclusione del concerto si sbaglia ed ecco infatti per il gran finale la splendida melodia di “Anytime, Anywhere” cantata da tutti, inclusi i sassi di cui sopra. Un buon gruppo anche se questa sera l’ho trovato a tratti un po’ freddino: giudizio complessivo più che positivo (ma senza lode).

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Cesare Macchi.

Pretty Maids:

               

Gotthard:

                                   

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