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27/05/2017 : The Most Dangerous Fest (Trento)

Pubblicato il 26/06/2017 da in Live report | 0 commenti


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27/05/2017 : The Most Dangerous Fest (Faver, Trento)

Pino Scotto
Crisalide
M.o.r.t.h.
Blow Out
Dominance
Black Star

Parte con la sua prima edizione “The Most Dangerous Fest”, evento organizzato nella val di Cembra, in provincia di Trento, dalla Irukandji Booking Live Promotion. La location ha già un che di suggestivo: fa parte di un antico mulino – del 1857 – nel quale sono state ricavate sale per concerti e conferenze varie. In un’ala dello stesso, sono presenti ancora le macine e gli ingranaggi originari in legno.

Detto questo, il posto non era particolarmente facile da raggiungere, il che – per il sottoscritto – è un pregio, ma che in realtà può rivelarsi un problema per la fetta di pubblico particolarmente pigra e facilmente scoraggiabile (precisiamo: si arriva direttamente di fronte alla struttura con la macchina, è solo un po’ “burrascosa” la strada, ma niente di nuovo per i confinanti).

Birra a fiumi. Lo ha rimarcato anche Pino durante le sue interviste successive alla serata: “minchia ma quanto bevono a Trento!!”.

…E l’evento era pure free entry!!!

Alcune premesse che valgono per tutte le band: in generale ci si aspettava più affluenza, ma per i motivi di cui sopra essa è stata limitata. Il coinvolgimento del pubblico presente, tuttavia, è stato buono. La gente che si muove per ascoltare musica, poi la apprezza. La sala concerti purtroppo non è trattata benissimo acusticamente, e i suoni tendevano a rimbombare costantemente, sul palco e fuori.

Ma veniamo alla serata: dopo un breve line-check, si parte alle 19.00 con i Black Star, gruppo “giovane” della provincia di Trento, che ci propone per una mezz’ora buona un heavy metal potente e preciso, melodico ed incalzante, pezzo dopo pezzo sempre più interessante. Nonostante la loro giovane età, questi ragazzi hanno alle spalle già un EP (“From The Ashes”, 2014), svariate date in eventi di rilevante importanza, un tour europeo di 10 date e un full-lenght di prossima uscita (“Turning Point”, agosto/settembre 2017 ca.).

Le chitarre di Sam e Pex, il basso di Gian e la batteria di Dave (tra l’altro attuale batterista degli Skanners) creano un tappeto sonoro perfetto per il frontman Andy che, oltre a padroneggiare decisamente bene il palco, sfoggia doti vocali degne di nota: tonalità alte, pulite e potenti (ricordandomi a tratti Helloween e Angra vari). Un gruppo sicuramente da tenere d’occhio, bello da vedere e da sentire, che con tutta probabilità è solamente all’inizio della loro lunga strada.

   

Breve cambio palco, e via di Dominance, band emiliana attiva dal 1992 (!), che suona un death metal schiacciante e compatto, pur non disdegnando una buona tecnica ed – a tratti- anche un’interessante melodia. I Dominance hanno all’attivo tre album (“Anthems Of Ancient Splendour”, 1999 – “Echoes Of Human Decay”, 2009 – “XX: The Rising Vengeance”, 2016), tutti ben accolti dalla critica. Hanno calcato palchi insieme a gruppi del calibro di Malevolent Creation e Crying Steel, solo per citarne alcuni. L’esperienza c’è, e sul palco si vede tutta.

Il frontman Massimiliano canta incazzato duro, mentre gli altri metallari della band gestiscono bene la bomba sonora da loro generata, gasati e concentrati, completamente a loro agio. Al sottoscritto le sonorità hanno ricordato molto il mitico “great southern trendkill”, per intenderci. Mezz’ora di violenza, senza prigionieri, per lasciare lo stage ai prossimi.

   

Terzo gruppo della serata, i trentini Blowout, datati 2013, che propongono un “heavy southern metal” graffiante ed esaltante. Il loro sound è pesante e ben definito e si avvicina molto i Pantera dei tempi migliori (perdonatemi i continui riferimenti ai cowboys, ma anche con loro sono d’obbligo). I pezzi suonano alla grande, ed hanno decisamente un bel tiro, marchiati da una voce – quella di Igor – la cui potenza non ha da temere nessuno. Ottimo lavoro del frontman anche per quanto riguarda la presenza scenica, semplice ma d’impatto, quasi “hardcore”, nel senso buonissimo del termine. Gli altri musicisti si godono il palco, macinando riff “slow-fi” da headbanging infinito. E noi apprezziamo. Mezz’ora di fuoco anche per loro, ed è già tempo di passare il testimone.

Un’ultima nota: i Blowout stanno attualmente incidendo il loro primo Ep ufficiale, “Buried Strenght” in uscita -presumibilmente – a settembre di quest’anno.

   

Si prosegue con i M.o.r.t.h., horror-metal band, sempre di Trento, formatasi nel 2007. Suoni piuttosto ricercati, atmosferici e graffianti. Per appassionati, ma non solo. Rendono bene l’idea di quello che vogliono esprimere con il loro sound: orrore, senza tanti fronzoli. Ovviamente i riferimenti a Rob Zombie sono scontati (per le mie orecchie quantomeno, non essendo un esperto del genere), con groove veloci e chitarre affilate come lame, uniti alla voce di Tek (mezzo volto truccato, e microfono ossuto), che risuona anch’essa tagliente ed esasperata. Tre quarti d’ora potenti, più che godibili, ed ampiamente apprezzati dal sottoscritto. I Morth non sono di certo gli ultimi arrivati: hanno alle spalle grandi palchi e festival, e all’attivo un demo tape del 2008 (recensito bene da diverse riviste nazionali: Metal Hammer e Rock Hard su tutte) seguito da un full-lenght  “Good Old Coffin”, del 2013.

   

Avanti con i Crisalide, band Thrash-Death metal di Vicenza attiva dal 1994. Loro suonano da una vita, e si vede. Hanno fatto palchi su palchi, suonato con i grandi. Svariate riviste italiane li consacrano nel tempo come i Sepultura “de ‘no altri”, ed effettivamente ci prendono in pieno. A tratti, ho come l’impressione di sentire lavori – mai venuti alla luce – di Cavalera & soci ai tempi di “Roots”. Ma con questo non intendo di certo dire che si tratta di una fotocopia, anzi. Con la nuova formazione a tre chitarre, il sound è ancora più aggressivo e i medio-alti si fanno sentire, eccome. Suono bestiale, aggressivo, ritmiche “lente-ma-non-troppo”, con il loro frontman Zippo che fa bene il suo sporco lavoro: impegno, passione e sudore. Lo si sente nell’aria. Lo show è esaltante, dato anche il numero persone (6!) che si dimenano sul palco.

Ci deliziano anche con due cover: “Roots” e “Slave New World”, fighissime. Il pubblico apprezza e tiene botta, nonostante sia stato già provato alla grande dagli altri quattro predecessori. Un’ora selvaggia, da ripetere quando ne avrò l’occasione.

   

Pino Scotto. Che dire, che non sia già stato detto? Personaggio controverso, alcuni lo amano, altri lo odiano. Qui lo raccontiamo come cantante, perché è quello che è venuto a fare stasera.

Il suo concerto si apre con una tripletta dei Fire Trails: “Third Moon”, “Spaces And Sleeping Stones” e “Silent Heroes”, decisamente suonate bene e apprezzate dal pubblico, che intanto pensa a riempire un po’ di più la sala. Ingenuamente, mi sarei aspettato meno coinvolgimento “musicale”: invece, il pubblico devo ammettere che conosceva bene i pezzi, e si dimenava pure! Una buona impressione (dal vivo lo avevo visto solo una volta, per il resto solo Rock Tv). Il sound è molto buono, pulito e potente all’occorrenza. I musicisti sono tirati allo stretto necessario (batteria, basso e una chitarra), ma si rivelano subito dei veri professionisti. La voce di Pino, la stessa di sempre. Che piaccia o meno, questa sera ha cantato proprio bene.
Solo una breve pausa, per lasciare spazio ad un pezzo della band, capitanata qui dal chitarrista Steve Volta, davvero bravo nel suo mestiere.
Si prosegue poi con pezzi da solista e featuring vari, fermandosi ogni tot per dire la sua, a modo suo. Ce n’è per tutti: pedofili, politici, perfino Ligabue (che a quanto pare ha avuto problemi alla voce, pur – a detta sua – non cantando)… “Viviamo in un paese dimmerda!” era lo slogan principale, esaltato dalla folla che, anche volendo, come avrebbe potuto dargli torto?
Politica a parte, dedica in seguito ”The Eagle Scream” allo scomparso Lemmy, ricordando dei loro palchi – e vizi – condivisi in passato. Ancora qualche pezzo in lingua madre (“Come Noi”, “Codici Kappaò”, “Morta E’ La Città”), per concludere con “Rock n’ Roll Core”, e l’energica cover dei Motorhead “Stone Dead Forever” prima di ringraziare tutti di cuore, le persone e gli organizzatori.
Lo show è riuscito, alla grande. Un finale di serata che lascia tutti soddisfatti. L’unico amaro in bocca è quello della birra, e ci piace.

Tralasciando le orecchie che fischiano senza sosta (stando davanti alle casse tutto il tempo per scattare, di meglio non potevo pretendere) faccio due conti: tutto è filato liscio, l’atmosfera era ottima, sul palco e fuori. C’è scappato anche un bicchiere a fine serata nel backstage con alcuni membri dei vari  gruppi, tirando le somme e conversando del più e del meno. Alla grande. Persone umili e disponibili, mi hanno accolto e trattato benissimo per tutta la serata (voi sapete chi siete!).

ps. Le varie informazioni sopra riportate le ho prese un po’ chiacchierando con loro, un po’ dai vari siti web, ed ho cercato di essere il più preciso possibile. Perdonatemi eventuali piccole inesattezze.

In ultimo, vorrei fare un plauso alle band, che si sono fatte letteralmente il mazzo per omaggiare quello che la Irukandji – con la sudata collaborazione di Stefano Telch – è riuscita ad organizzare, con loro e per loro.

Rock n’ Roll

Patrick D’Amico

Vi lascio con alcuni scatti del mitico:

             

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