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05/06/2017 : Aerosmith + Rival Sons (Copenaghen, DAN)

Pubblicato il 30/06/2017 da in Live report | 1 commento


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05/06/2017 : Aerosmith + Rival Sons (Royal Arena, Copenaghen)

Vedere gli Aerosmith dà grandi emozioni. Forse perché da ragazzino mi sono avvicinato al rock grazie ad album come “Permanent Vacation” e “Pump”, due cassette che ho consumato a forza di ascolti e riascolti. Non posso nascondere che da adolescente quando MTV passava i video loro con Alicia Silverstone andavo in preda ad una tempesta ormonale. Poi, crescendo, ho scoperto tardi pure quei capolavori che hanno inciso negli anni ’70 e scoprire “Rocks” o “Toys In The Attic” è stato come scoprire l’Eldorado, o meglio aprire il vaso di Pandora.
“Aero-vederci Baby” è il loro ultimo tour in Europa, probabilmente l’ultima occasione che ho per vederli. Suonano a pochi metri da casa mia. Il biglietto costa uno stonfo e non ci sono accrediti per i giornalisti, tuttavia non andare é uno di quei peccati che fa arrabbiare gli dèi del metallo, non posso di certo perdermelo.

La Royal Arena è bella piena, quasi sold out in tutti i tre settori più il parterre, nonostante il costo del biglietto sia decisamente sopra la media: 150 euro per parterre o il primo anello. Il pubblico è molto eterogeneo, negli anni questi ciurma da Boston è riuscita a fare breccia nei cuori di tantissime persone. Il fascino di Joe Perry e Steven Tyler da sempre fa battere il cuoricino ed esplodere i feromoni alle donne. Inutile dire che la presenza femminile è altissima, oltre la media dei concerti rock.

Il palco viene scaldato da una delle band più interessanti e calde del momento: i Rival Sons. Un po’ mi dispiace vedere che in Italia non godano ancora di un grande seguito. Il loro rock è caldo, dinamico, intenso. Forse non originale, tuttavia i pezzi li sanno scrivere, e li sanno suonare con tutta quella carica e trasporto che solo poche band sanno dare.

Con soltanto trenta minuti di performance riescono a prendere per mano il pubblico dell’arena e farlo sognare. Mi guardo attorno per capire quanto alta sia la percentuale di quelli che sono andati in uno dei bar a scolarsi una birra. Sono ben pochi, il quartetto di Long Beach li ha rapiti. La voce di Jay Buchannan ti trasporta, lui grande, grosso e tormentato con questa voce forte ma allo stesso tempo vulnerabile. Con le sue canzoni ci racconta storie, alcune autobiografiche, alcune metaforicamente autobiografiche. Jay è d’altronde un vero outsider capace al liceo di prendere voti bassi in inglese mentre a casa leggeva Miller, Dostojevsky e Kafka. Uno che a vent’anni viaggiò fino in Alaska in autostop equipaggiato solo di uno zainetto, un armonica ed un quaderno. Uno che fino a qualche anno fa si metteva a suonare serenate notturne all’entrata dei 7-eleven e poi farle sfociare in rissa all’arrivo della polizia. La sua vita filava così fino a quando un chitarrista cresciuto a pane blues, tale Scott Holiday, trovò le sue canzoni sul suo MySpace, lo contattò e da li ebbe iniziò la storia dei Rival Sons.

Con sole sette canzoni hanno fatto innamorare l’Arena. Ed è quasi ironico che siano proprio loro ad aprire questo tour di addio, o chiamiamolo pure “funerale rock” , in quanto a mio parere i Rival Sons entreranno a fare parte dei nuovi classici.

Setlist:
Electric Man
Secret
Tied Up
Pressure and Time
Where I’ve Been
Torture
Open My Eyes

Ora arriva il momento che tutti aspettavamo, il grande logo degli Aerosmith spadroneggia sul retro palco. Sulle note di “Let The Music Do The Talking” parte un video davvero fatto bene che riassume le copertine dei 45 anni di storia della band attraverso quei supporti fonografici che abbiamo usato per goderceli dal vinile, alla cassetta, al cd, all’Ipod fino allo streaming.

photo: Jacob Dinesen

photo: Jacob Dinesen

Ecco che arriva Mr. Steven Tyler. Bellissimo, asciuttissimo e sexyssimo come non mai, baffato e carico urla:”Buona sera Copenaghen” (sì, lo ha detto in italiano) assieme a Joe Perry, Joey Kramer, Tom Hamilton e Brad Whitford attaccano “Young Lust”… ed è subito una festa.
Sembrano davvero dei pirati della ciurma di Jack Sparrow. Sono cazzari e fantastici. Durante “Love In Elevator” vengo spintonato e mi ritrovo circondato da ragazze scandinave che ballano e cantano a squarciagola. Che dire, mi sento davvero fortunato.
La serata é una vera escursione nel loro vastissimo repertorio, tuttavia da veri professionisti del wow-effect riescono comunque a stupire con due cover dei Fleetwood Mac cantate dallo scavatissimo Joe Perry. Nel corso della serata sentiremo pure l’immancabile beatlesiana “Come Together” e nei bis ci spareranno lì pure un bel “Mother Popcorn” di James Brown.

photo: Jacob Dinesen

photo: Jacob Dinesen

photo: Jacob Dinesen

E’ un concerto alla vecchia maniera: senza effetti speciali, ma a base di repertorio e carisma dove il climax viene raggiunto durante “Rag Doll”, dove lo slide di Joe ha penetrato le nostre anime saltanti. Steven Tyler balla, canta e non si ferma mai. Le sue mosse nevrotiche sexy incantano.
Grande emozione nel bis dove al piano bianco prima di eseguire la bellissima “Dream On” ci ricorda come questi giorni dove i concerti rock sono diventati bersaglio dei terroristi siano davvero pazzeschi.
In chiusura “Walk This Way” con il sessantovenne Steven Victor Tallarico a petto nudo, asciutto e scolpito come probabilmente non sarò mai. Tutta la mia invidia ed ammirazione va a te maestro.
Aero-vederci cattivi ragazzi del New England, ma… cazzo, siete davvero in forma. Davvero volete andare in pensione?

photo: Jacob Dinesen

photo: Jacob Dinesen

photo: Jacob Dinesen

Setlist:

Let the Music Do the Talking
Young Lust
Cryin’
Livin’ on the Edge
Love in an Elevator
Janie’s Got a Gun
Stop Messin’ Around(Fleetwood Mac)
Oh Well (Fleetwood Mac)
Mama Kin
Hangman Jury
Seasons of Wither
Sweet Emotion
I Don’t Want to Miss a Thing
Rag Doll
Come Together (The Beatles)
Dude (Looks Like a Lady)

Encore:

Dream On
Mother Popcorn(James Brown)
Walk This Way

  1. Enzo Cappelletti says:

    ottima descrizione, mi sembra di esserci stato!

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