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24/06/2017 : Alpen Flair Festival (day 2), Naz (BZ)

Pubblicato il 28/08/2017 da in Live report | 0 commenti


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24/06/2017 : Alpen Flair Festival (day 2), Sepultura + more, Naz Sciavez (Bz)

Frei.Wild
Sepultura
Schürzenjäger
Hardcore Superstar
Bad Omens
Nitrogods

Alpen Flair

Dopo il racconto della giornata del 23 giugno, che ha visto esibirsi gli Anthrax, ecco il report della giornata successiva dell’Alpen Flair, quella del 24 giugno, con i Sepultura e i Frei.Wild a chiudere.

Finalmente, per i migliaia di fan accorsi dalle lande bavaresi/sudtirolesi/austriache, è arrivato il giorno tanto atteso: stasera suoneranno i Frei.Wild.

Già da ieri vedo merchandise ovunque io mi giri: miriadi di auto tappezzate di adesivi che riempiono lunotti interi, magliette, cappelli, pantaloni, gadget davvero di ogni tipo che inneggiano al gruppo e ai loro slogan irriverenti. Uno su tutti “leckt uns am Arsch”, che liberamente tradotto significa “leccateci il buco del c*lo”!! Qui non si perde tempo con i mezzi termini.

Il gruppo, che ha le sue radici proprio in questa terra, ha sempre avuto un ampio spazio in questo festival: stando alle varie bill degli anni passati che ho scovato, vi partecipano almeno dal 2013 come headliner o comunque in posizioni importanti nella scaletta. Ma, facilmente, anche da prima di tale anno. Inoltre, all’interno dell’arena hanno a disposizione un’area totalmente dedicata al proprio merchandising (che per loro è davvero una fonte primaria di business, vendono tantissimo! Sul sito c’è di tutto: da stampi per i cubetti di ghiaccio a copri tavolette del wc), e fuori da essa un enorme TIR abitabile, per incontrare fans e amici. Vedere per credere:

Dopo questa premessa, parliamo della giornata: il tempo è più variabile rispetto a ieri, si soffre meno il caldo e da lontano si scorge qualche nuvola, non propriamente innocua. Perché dico tutto questo? Mh..

Oggi ho la fortuna di conoscere e di condividere la giornata con delle splendide persone, alcuni fotografi, altri redattori. Su tutti Pamela, Luca e Samantha, che si riveleranno poi fondamentali per la riuscita di questo report. Vi voglio bene!
Ma bando alle ciance: si parte alle 15.30 con i Germanici NitroGods, band nata nel 2011 e composta per 2/3 da ex membri dei Primal Fear, pronti ad aprire la giornata con la carica necessaria. Un Heavy Rock n’ Roll che suona molto Motorhead, anche per merito del cantante/bassista Claus Larcher che canta in maniera molto simile al sig. Kilmister, ed è ganzissimo da vedere: polo sudata con panza a vista, coppola, barba bianca lunga, bicchiere di Weizenbier nell’apposito porta bibite sull’asta (idolo!), e adesivo della Bmw sul basso. Una goduria. Non sono di certo dei baldi giovincelli, ma grinta ed energia non gli mancano affatto. Divertono e scaldano gli animi dei presenti, con una bella manciata di pezzi ruvidi e senza tanti fronzoli. Buoni tutti i musicisti: spicca il chitarrista Henny, che gasatissimo sfrutta al meglio la sua parte di palco, deliziandoci spesso e volentieri con qualche bell’assolo hard rock alla vecchia maniera. Un’ora che scorre via piuttosto velocemente, facendomi pensare di continuo al buon Lemmy. Il pubblico mostra un buon riscontro, anche se devo ammettere che oggi pare essere decisamente sottotono rispetto a quanto visto ieri.

Solito cambio palco che spacca il secondo e arrivano tali Bad Omens, classe 2013, a me sconosciuti. Una di quelle soprese che mi piacciono sempre quando mi si presentano. Metalcore, che a tanti piace e a tanti no. Io sto nel mezzo: non ho dischi di questo genere, ma dal vivo l’attitudine mi garba sempre da morire, ad ogni singolo scream. Loro sono veramente dei pischelli: direttamente dalla Città degli Angeli, sembrano anche innocui finchè non attaccano i cavi agli amplificatori. Il cantante – tale Noah Sebastian -, sentito appena soprannominare “Fedez” da alcuni colleghi, è secco, ultra-tatuato e di nero vestito. Una faccia d’angelo. Canta bene nei pezzi puliti, e urla ancora meglio nei pezzi distorti, dove dà il massimo, scaricando a terra un’energia pazzesca. Devo dire, una presenza scenica decisamente matura per un 22enne. Ca**o!!
Anche i suoi soci se la cavano decisamente bene sullo stage, a discapito della loro giovane età ed alla presunta poca esperienza fatta finora: il loro unico full lenght – omonimo e targato Sumerian Records – è infatti fresco fresco del 2016. “The Worst In Me”, “Glass Houses”, “Exit Wounds” sono solo alcuni dei brani importanti del disco, che tutto sommato non è davvero niente male.
La stoffa c’è. Il sound è quello di un classico metalcore statunitense, ben curato e assordante al punto giusto, che dal vivo rende molto bene. Le canzoni inoltre sono obiettivamente scritte con coscienza e per nulla banali.
Io scattavo le mie fotografie appoggiato ad una cassa alta quasi quanto me e, dall’impatto generato, i beat mi spostavano la t-shirt di Rambo che indossavo (tamarrissima tra l’altro). Ho apprezzato.
Il pubblico anche qui reagisce un po’ di meno. Vuoi per la “stanchezza” di ieri da smaltire, vuoi per conservare le energie per gli headliner.. Vuoi che la band non fosse bavarese… In ogni caso vi assicuro che hanno fatto un ottimo show, genuino quanto aggressivo, tanto che me li andrò a rivedere se ne avrò l’occasione.

Le nuvole, che vedevo prima cosi lontane, ora non lo sono più. Comincia a tirare un’aria strana, e a cadere qualche goccia, che si fa via via più insistente. Ma noi reporters non ci scoraggiamo. O quasi.

….ed ecco che finalmente arrivano i miei favoriti di questo festival. Direttamente dalla Svezia, gli sleazy rockers Hardcore Superstar!! Dal vivo sono sempre una bomba, c’è poco da fare. A mio modestissimo parere, loro sono una tra le migliori band “attuali” che ci sono in circolazione. Disco dopo disco, continuano a migliorare e a scrivere pezzi sempre più belli ed interessanti, al contrario di moltissime band che (ahimè) partono affamate come mastini per poi non avere più molto da dire col passare del tempo.

‘Sti Svedesi  sono quelli che dopo i concerti girovagano tra i fan per farsi un bicchiere in totale tranquillità e sciallatezza: la loro è una festa, che inizia nei backstage, prosegue sul palco, e va avanti ben oltre lo show. Ma parliamo della performance: salgono sul palco Vic, Martin e Adde, ovvero chitarra – basso – batteria, un istante per sistemarsi e attaccano subito con “Hello Goodbye”, cruda punk-rock song del primo album, che apre alla grande lo show. Quando entra Jocke si nota subito che è carichissimo e che non ha alcuna intenzione di starsene fermo per più di un secondo. Fargli uno scatto diventa un’impresa, tanto che mi limito a seguirlo girando la testa (e la macchina) a destra e sinistra di continuo, sperando che prima o poi si stanchi. Il suo timbro è tirato, graffiante, arriva a destinazione. Il bassista è sempre bello da vedere, pacioccone, felice e soddisfatto di quello che sta facendo. Stessa cosa vale per gli altri due, in tutto il concerto: il chitarrista che si dimena un sacco e non ne sbaglia una, ed il batterista che picchia sulle pelli come un animale. It’s only rock n’ roll, dicevano, nello scorso ’98.
Proseguono il live con alcuni pezzi “storici” (trascurando purtroppo gli ultimi due dischi) come “Liberation”, “She’s Offbeat” – fotonica dal vivo -, e la metallosa “Dreamin’ In A Casket”… Ondate di adrenalina si abbattono dallo stage direttamente sulla folla.
Avanti con “We Don’t Celebrate Sunday”, che tira sempre un casino, la dolce-amara “Someone Special”, passando per “Last Call For Alcohol”, dove è inutile dire che si inneggia a farsi una bevuta – ma anche più di una -. Qui vanno a creare il classico intermezzo strumentale dove Jocke preleva due  fans dal pubblico e gli offre uno shot di Jaeger direttamente al centro dello stage.  Riuscitissimo.

Io nel frattempo mollo la macchina per fiondarmi sotto il palco, sulla barricata. Ci arrivo senza problemi né spintoni, cosa che sarebbe stata impossibile di venerdì. Infatti, noto con sorpresa che il pubblico è ancora nettamente inferiore rispetto a ieri. Jocke passa gran parte del tempo ad incitare tutti e cercare di dare una svegliata, fare un po’ di casino per loro. La platea, quella “presente”, risponde tutto sommato molto bene, fino alla chiusura, dove viene chiesto di alzare un bel dito medio all’aria – che subito arriva da tutti – e attaccando con “Above The Law”. Un’ora volata anche qui. Abbandonato il palco, li vedo lì a lato che saltellano, scherzano e si concedono volentieri a chi passa di là. Grandiosi. E non ho voluto essere troppo di parte…

Ora cominciano purtroppo i problemi: l’apocalisse decide di abbattersi sull’arena.

Di li a poco si scatenerà una tempesta, che fa rifugiare noi “inviati” al riparo. Un sacco di fulmini si abbattono vicinissimi allo stage, pregiudicando l’esibizione delle prossime bands. Dei boati bestiali.

Oltre a questo, mi trovo costretto a tornare verso casa prima della fine del festival, ma per mia fortuna gli amici appena conosciuti si sono prestati a darmi una mano, permettendomi così di raccontarvi delle prossime ore (complice anche Youtube). Ps. Da qui in poi gli scatti che vedrete sono una gentile concessione di Walter Wiedenhofer.

Ore 19.30. In barba al tempo, tocca agli Austriaci Schuerzenjaeger, in forze dal 1973 e famosi commercialmente dagli anni ’90, che con il loro Folk-Rock in lingua madre tentano di allietare i fedelissimi, che nel frattempo sono arrivati e riempiono finalmente gran parte dell’arena.

Detto questo, posso assicurarvi che non sono i vecchiacci che ci si aspetta (probabilmente hanno cambiato più volte line-up: almeno la metà di loro sono dei ragazzi), inoltre vantano una sezione fiati ed una fisarmonica, per imprimere ancora quel tocco folk che ci ha accompagnato costantemente fin dall’inizio del festival. Non ho trovato molte informazioni su di loro, ma ho appurato che ai presenti piacevano comunque parecchio, come del resto è stato per tutti i loro predecessori di questo genere. Qui i gusti contano più delle opinioni soggettive.

Foto: Walter Wiedenhofer, Sunshine.it magazine

Il tempo non migliora: pare quasi che i Sepultura non possano addirittura salire sul palco! Ancora bombe d’acqua e fulmini. Dopo alcuni stenti, e in un altro momento di “tregua”, iniziano invece il loro devastante show. Per chi li ascolta dai tempi dei Cavalera, ovviamente è venuto mancare un grosso pezzo di cuore, ma sicuramente l’impatto sonoro è degno del nome, come anche l’esibizione stessa. I pezzi nuovi suonano decisamente bene, schiaccianti, introducendo il nuovo album “Machine Messiah” con la bestiale “I Am The Enemy”. Il pubblico c’è, e riempie ora tutta l’ex base militare.
Derrick Green (che nel frattempo ha preso le sembianze di Shaquille o’Neal) fa bene il suo lavoro, spacca sul serio, e non lascia spazio a dubbi o incertezze. Certo, si può parlare per ore di confronti con Max, di quando riempivano gli stadi con Roots & co., ma la realtà è questa, da un pezzo ormai. Se si pensa a questi Sepultura come una band a sè, ex-novo, non si può non apprezzarli. Andreas Kisser ci crede e trivella riff con accordature bassissime, tipiche del loro sound, ed assoli che comunque ci stanno sempre. Il tribale c’è, e lo spirito pure.
Il pubblico ha ormai spezzato il fiato e la pioggia non la sente più. Si fa casino, l’adrenalina comincia a circolare davvero. Cominciano tutti ad annusare quello che li aspetta dopo quest’ora di metallo pestato.
Nella parte finale dello show tornano i grandi classici, gli irrinunciabili. E qui non c’è diplomazia che tenga. Un altro pianeta. Ma la carica esplosiva, quella è rimasta e travolge proprio tutti, che impazziscono sulle note di pezzi come “Roots”, “Territory” e “Refuse/Resist”.
Tutto sommato un bello show, che alla fine ha spiazzato anche gli scettici.

Foto: Walter Wiedenhofer, Sunshine.it magazine

La pioggia diminuisce, ma non molla. Alle migliaia di anime paganti però, non sembra nemmeno sfiorare il pensiero. C’è qualcosa di più importante di cui preoccuparsi ora.
Infatti, è giunta finalmente l’ora dei Brissinesi Frei.Wild (pron. “frai vild”, tradotto “liberi.selvaggi”), che si apprestano a chiudere da super-headliner l’edizione 2017 di Alpen Flair (ben due ore a disposizione per loro!).
Come già accennato, è difficile trovare qualcuno – diciamo da Trento in giù -, che conosca il loro nome. Eppure, il loro successo è qualcosa di abnorme, se proporzionato ai gruppi che siamo abituati a sentire. Personalmente, a fatica ricordo un gruppo “di provincia” che potesse contare su una devozione tale dai fans.
Per fare un esempio concreto, possiamo tranquillamente paragonarli a quello che Vasco Rossi è per l’italiano medio. Ecco, qui mi sono spiegato perfettamente. Un fenomeno di massa, anche se in proporzioni ovviamente ridotte.
Parliamo di loro: sono quattro ragazzi di Bressanone (Bz), che nel 2001 formano un gruppo punk-rock cantato in tedesco, che racconta in pieno stile patriottico le storie delle loro terre, delle loro montagne.
Per intenderci meglio con un esempio su tanti, nel pezzo “Suedtirol”, recitano “Sud Tirolo, la nostra patria, non ti daremo via di nuovo / Sei stato strappato dai tuoi fratelli / Non sei ancora perso, i tuoi nemici dovrebbero marcire all’inferno”.
Qui ci riagganciamo alla mia spiegazione nella prima parte del report: è proprio per far comprendere tutto questo che insistevo sul raccontare la storia passata ed attuale di questa regione, e l’importanza che questa band ha per la zona.
Sono spesso stati additati come neo-nazisti e considerati i diretti successori di band come Boese Onkelz (la somiglianza in effetti c’è, eccome), tuttavia loro smentiscono di appartenere a qualsiasi estremismo politico. Non mi dilungo però sulla questione, in quanto fuori tema per quello che voglio raccontare.
Hanno all’attivo ben undici album in studio, moltissimi tour da headliner con diversi sold-out (Germania e Austria su tutti), migliaia di dischi venduti, decine di premi e riconoscimenti, e numeri da capogiro – come già dicevo – con il merchandising.
L’originalità, la tecnica ed il virtuosismo non sono di certo i loro obiettivi: le canzoni vogliono essere sparate, punk, semplici e d’impatto. Le linee vocali sono di media tonalità, grattate e cantate con rabbia, arricchite dal tedesco, che non è decisamente una lingua dolce. I ritornelli sono molto melodici e ben studiati, dei veri e propri slogan. Uniti a testi irriverenti e patriottici, sono le chiavi del loro successo.
Philipp Burger è un frontman carismatico, al microfono e con la sua chitarra smuove folle intere. Questa sera ne è la riprova: una marea di teste e braccia che si dimenano come matti. Ancora di più che con gli Anthrax. Da sottolineare gli sguardi confusi e attoniti di chi non li conosceva, davanti a questo marasma. Diciamo onestamente che in un altro contesto, la loro posizione in scaletta sarebbe stata parecchio più in giù rispetto ad un nome come Sepultura, figuriamoci con Scott Ian e soci.
Comunque, l’esibizione: aprono suonando un’intro strumentale molto armonizzata, mentre il palco è coperto da un enorme telone raffigurante il loro logo. Quando questo cade, un boato dalla folla rimbomba per tutta l’arena, e la band attacca con la spedita “Wir Reiten In Den Untergang”, mandando in delirio tutti e spezzando finalmente la lunga attesa. Vista anche la loro ormai grande esperienza sui palchi, lo show prosegue liscio pezzo dopo pezzo, arricchito con moltissimi effetti pirotecnici e coreografie grafiche (gli unici in tutto il festival ad averne potuto usufruire). Non si sprecano i discorsi del cantante, che tra una canzone e l’altra sa come tenere alta l’attenzione. Che piaccia o meno quello che propongono l’atmosfera è palpabile, tanto che durante una delle loro canzoni storiche – presumo – si accendono migliaia di stelle filanti dal pubblico, toccante da vedere. Si alternano poi ballad e canzoni tirate, cantate proprio da tutti a squarciagola, a mo’ di cori ultras. Purtroppo non posso documentare ancora molto altro, visto anche che chi mi sta dando una mano a scrivere non è di certo cresciuto con il tedesco come seconda lingua 🙂
Un concerto che può essere mediocre per chi non ne è fanatico, e speciale per chi li ama e li segue ovunque.
Il pubblico in ogni caso è carico al massimo fino alla fine, non molla e la stanchezza è davvero una cosa sconosciuta. Di indubbiamente figo c’era che, durante tutto il live, si scorgevano sullo sfondo dietro il palco decine e decine di fulmini che scaricavano a terra, creando una cornice a dir poco affascinante.
Lo show si conclude con una baraonda totale della folla estasiata, seguita da fuochi pirotecnici (!!) degni dei più grandi eventi  mondiali.
Prima di lasciarvi agli scatti di Walter, concludo questo lungo report ringraziando tutti e sperando di aver creato un po’ di interesse in chi legge, pur andando spesso “oltre” la mera musica.

Rn’R

Patrick D’Amico

e col prezioso aiuto di:

La “Pam” Scavran

Luca “Il Broddy Strali”

Samantha “G. Jones”

Foto: Walter Wiedenhofer, Sunshine.it magazine (…anzi, la prima è mia!! XD)

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