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02/07/2017 : Battlefield Metal Fest (Milano)

Pubblicato il 1/09/2017 da in Live report | 0 commenti


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02/07/2017 : Battlefield Metal Fest 2017 : Blind Guardian, Ensiferum, Turisas, Grave Digger, Firewind (Ippodromo San Siro, Milano)

Battlefield Metal Fest

Milano, Luglio 2017: la prima edizione del Battlefield Metal Fest è organizzata all’Ippodromo di San Siro da Truck Me Hard, Hellfire Booking, This Is Core e SpazioRock. In una stagione dove si sente la mancanza di grandi eventi nel settore questo festival è l’occasione per un live all’aperto e in una location diversa dal solito. Il palco enorme è posizionato perfettamente, unica fonte di ombra nell’assolato Ippodromo; durante la giornata ci saranno problemi nella gestione degli stand gastronomici (code infinite) e qualche noia per i controlli da parte delle forze dell’ordine, decisamente esagerati, all’apertura dei cancelli. Per il resto giornata splendida quindi le poche note negative vengono spazzate via dalla musica.
Due prodi redattori, Ivan Gaudenzi ed Emanuele “Lele” Salsa si lanciano sul campo di battaglia, pronti a dividersi il report e adifendere l’onore di HeavyMetalWebzine!

FIREWIND (Lele)

La prima band della giornata ha un compito difficile, riuscire a smuovere il pubblico (che in questo caso non è molto numeroso viste le difficoltà in ingresso all’area del fest). I Firewind dimostrano di essere una grande band e, per nulla abbattuti per la situazione, visto che suonare alle 15 in un pomeriggio di Luglio non è il top, regalano ai presenti una prestazione magistrale. Il merito è sicuramente del chitarrista Gus G, grande manico che sa creare pezzi accattivanti in un misto tra power metal e hard rock. Grande esibizione per la seconda chitarra, Bob Katsionis, capace di suonare contemporaneamente anche le parti di tastiera. Il tempo a disposizione non è molto, apertura con la nuova “Ode To Leonidas” e “We Defy” (che botta dal vivo) per poi spaziare negli album precedenti con “Head Up High” e “World On Fire”. La voce carica di Henning Basse è perfetta per i Firewind e sentire dal vivo “Mercenary Man” è un vero piacere (sul disco il cantante era Apollo Papathanasio). L’esibizione termina con “Falling To Pieces”, pezzo che dopo dieci anni non soffre affatto di vecchiaia e dimostra quanto i Firewind siano una band con ottimi brani in tutta la loro discografia. Ottima prestazione.

Setlist:
Ode to Leonidas
We Defy
Head up High
Hands of Time
World on Fire
Fire and the Fury
Mercenary Man
Falling To Pieces

GRAVE DIGGER (Lele)

Cambio di palco ed ecco i Grave Digger. Non nascondo una certa emozione nel rivederli su un palco a Milano: da quel primo Gods Of Metal del 1997 li ho seguiti con passione e mi hanno sempre fatto divertire nonostante oggi non siano al top come produzione di album (a confronto con i dischi storici). Dalle prime note di “Healed By Metal” risulta chiaro subito che, dopo venti anni, il buon Chris Boltendahl non è cambiato di una virgola. La sua voce graffiante risulta oggi identica al passato e risentire brani come “Lawbreaker” e “Witch Hunter” non può che essere esaltante. Non c’è molto movimento sul palco, il caldo è esagerato e l’unico che smuove e gestisce il pubblico è proprio Chris; prestazione non esaltante per Axel Ritt (con anche corde rotte e qualche problemino alla chitarra) che sembra restare un pò in disparte. Entro nel vivo dell’esibizione scatenando personalmente un pò di casino sotto il palco per “Killing Time”, del resto quel disco è rimasto molto tempo nel mio stereo. Purtroppo i nuovi dischi non muovono troppo il pubblico, e “Hallelujah” onestamente potevano anche evitarla, visto che spezza il feeling tra “The Dark Of The Sun” e la sempre devastante “Excalibur”. Impossibile concludere una loro esibizione senza “Rebellion” ed “Heavy Metal Breakdown”, il pubblico apprezza (ed io ancora di più) con un’ovazione la band tedesca. Un concerto da ricordare solo per veri appassionati, sperando di rivederli in forma smagliante nel tour di questo autunno.

Setlist:
Healed By Metal
Lawbreaker
Witch Hunter
Killing Time
Ballad Of A Hangman
The Dark Of The Sun
Hallelujah
Excalibur
Season Of The Witch
Highland Farewell
Rebellion
Heavy Metal Breakdown

TURISAS (Ivan)

In scaletta ora è il turno di un combo finlandese di due gruppi folk, Turisas ed Ensiferum. I primi a salire sul palco sono i Turisas, colpiti da una serie di presagi: l’assenza del bassista Jesper Anastasiadis, fermo ai box in ospedale e rimpiazzato dal session man Jukka-Pekka Miettinen, già in passato dietro line up della band; la strumentazione smarrita dalla compagnia aerea (utilizzeranno quella degli Ensiferum) e l’assenza di make-up fornito poi dai fans grazie ad un appello via social. La band inizia in assenza del violinista Olli Vanska, per un ritardo dovuto ai voli e, anche se in gran forma, subisce la defezione dell’allegro strumentista che raggiungerà la formazione a concerto iniziato. Nonostante tutto i finlandesi non sembrano per niente scoraggiati dalle avversità e affrontano il pubblico da grandi professionisti. Si inizia da “To Holmgard And Beyond’ passando per “A Portage To The Unknown” e “Cursed Be Iron”. L’arrivo del violino esalta ancora di più la folla che aiuta il combo scandinavo a dare il meglio e riportare l’entusiasmo al Battlefield Metalfest. Il frontman Mathias Nygard tiene alto il vessillo di casa Turisas, ma il vero mattatore della serata è proprio il ritardatario Olli Vanska. Il folk metal di mezza estate e metà giornata accompagna il pubblico accaldato a prepararsi agli Ensiferum e ne esce battagliero e vittorioso. “Miklagard Overture” e “Stand Up And Fight” chiudono gloriose un’esibizione partita con i peggiori auspici e terminata nel migliore dei modi. Performance da non dimenticare.

Setlist:
To Holmgard And Beyond
A Portage To The Unknown
Cursed Be Iron
Fields Of Gold
In The Court Of Jarisleif
Five Hundred And One
The Dnieper Rapids
Miklagard Overture
Stand Up And Fight

ENSIFERUM (Ivan)

Dopo una prova del fuoco come quella dei Turisas non è facile affrontare il palco e gli Ensiferum riescono solo in parte ad eguagliare i compatrioti finlandesi. Forse il folk più scanzonato dei primi è riuscito ad esaltare di più il pubblico rispetto ai secondi, più statici e seri. Petri Lindroos non riesce a far sentire molto la sua voce, forse per problemi tecnici, forse per mancanza vocale. La saltellante Netta Skog alla fisarmonica cerca di risollevare gli umori (soprattutto maschili), ma siamo ben lontani da precedenti performance della band di Helsinki. Forse anche una scaletta che ricalca le hit più nuove e il poco spazio a disposizione riducono la vera essenza della folk metal band scandinava.
“From Afar”, “Burning Leaves” o “Two Of Spades” sono sicuramente brani incisivi, ma eravamo forse stati conquistati in passati da altri brani tra i quali (proposti) “Token Of Time” e la conclusiva “Lai Lai Hei”. L’assenza di “Iron” o “Tale Of Revenge” – che segnano forse l’apice della carriera del combo – ha influito nella valutazione di un concerto che avrebbe potuto dare molto di più.
La professionalità di un gruppo che ha già visto il mondo e suonato oltreoceano dovrebbe dare qualcosa in più rispetto a questa serata e suonare in tardo pomeriggio prima dell’headliner dovrebbe aiutare. Vorrei chiarire che non ci siamo trovati davanti ad una delusione, ma piuttosto davanti ad un folk questa volta poco coinvolgente. La voglia di cantare ed inneggiare si spegne leggermente, dando la possibilità di riposare l’ugola prima dei bardi di Krefeld. Tutto sommato non ci si può lamentare e apprezziamo la scelta della band in scaletta.

Setlist:
From Afar
Token of Time
Warrior Without a War
One More Magic Potion
Heathen Horde
Axe of Judgement
Burning Leaves
In My Sword I Trust
Two of Spades
Lai Lai Hei

BLIND GUARDIAN (Lele)

Il sole tramonta, è arrivato il momento si salire sul palco per i Blind Guardian, headliner del Battlefield Fest. L’area concerti è ora decisamente carica di energia per la band che ha richiamato la maggior parte dei presenti. Si spengono le luci, si parte: le note di “The Ninth Wave” rompono il silenzio della serata milanese. A costo di essere giudicato e scatenare le ire dei fans trovo poco immediati questi nuovi pezzi e continuo a preferire i BG dei primi dischi. Sono quindi felice di sentire come seconda “Welcome To Dying”, e di iniziare a scatenarmi nella bolgia a destra del palco (un gruppo di una ventina di “vecchietti” esaltati non aspettava altro…hahaha). La band è in forma e sfodera un paio di bordate con “Fly” e “Nightfall” prima di arrivare al piatto forte della serata, visto che sarà suonato tutto “Imaginations From The Other Side”, un disco che ha segnato il power metal e non solo, un disco totale, un disco che ancora oggi viene consumato.
Hansi fa muovere e cantare i presenti, muovendosi più del solito e scherzando con il pubblico, supportato dalla macchina alla batteria che risponde al nome di Frederik Ehmke e dalle due chitarre, due lame affilate che non lasciano dubbi sulla potenza del gruppo che sono André Olbrich e Marcus Siepen.
Le emozioni si fanno sentire durante questi nove pezzi, suonati magistralmente dai nostri e cantati in ogni parte dai fans. Quando termina “And The Story Ends” in effetti sembra che qualcosa di magico sia andato, lasciando sorrisi ed una valanga di ricordi…tutto finito? Certamente no, c’è ancora tempo per “Sacred Worlds” e “Valhalla” dove si genera un casino impressionante. Tutti cantano a gran voce il finale accompagnati dalla batteria che tiene il ritmo e da un Hansi visibilmente eccitato dalla situazione, mai stanco di vedere come i suoi brani a distanza di anni sappiano incendiare il pubblico. Uscita di scena che viene utilizzata per portare sul palco sgabelli e chitarre acustiche per “The Bard’s Song”, cantata anche questa volta da tutti i presenti.
A questo punto ci si aspetta il gran finale, e come terminare un live senza “Mirror Mirror”? Le poche forze rimaste vengono impegnate e la voce ormai è andata, sotto il palco la polvere aumenta e nemmeno le zanzare osano avventurarsi in mezzo al devastante mosh. Quando sembra di aver dato tutto ecco che i nostri, ringraziando la “bella Italia”, fanno partire le note di “Majesty”. Conclusione inaspettata e perfetta per una serata che difficilmente verrà dimenticata.

Setlist:
The Ninth Wave
Welcome To Dying
Nightfall
Fly
Imaginations From The Other Side
I’m Alive
A Past And Future Secret
The Script For My Requiem
Mordred’s Song
Born In A Mourning Hall
Bright Eyes
Another Holy War
And The Story Ends
Sacred Worlds
Valhalla
The Bard’s Song – In the Forest
Mirror Mirror
Majesty

A conclusione di questo lungo report vorremmo ringraziare l’organizzazione che, nonostante qualche dettaglio trascurabile, ha portato in Italia band ottime ed è riuscita ad organizzare un ottimo festival. La speranza è che non si fermi ad una singola edizione ma venga replicato e migliorato. Sono convinto che si abbiano in Italia le potenzialità per raggiungere festival che, ogni anno in Europa, coinvolgono un pubblico decisamente ampio.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dai nostri intrepidi, temerari e affascinanti Lele e Ivan:

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Turisas

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Grave Digger

Blind Guardian

Blind Guardian

Pubblico

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Blind Guardian

Ensiferum

Ensiferum

Ensiferum

Turisas

Turisas

Turisas

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