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09/11/2017 : W.A.S.P. + Rain (Trezzo, MI)

Pubblicato il 16/11/2017 da in Live report | 0 commenti


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09/11/2017 : W.A.S.P. + Rain (Live Club – Trezzo Sull’Adda, MI)

Un concerto dei W.A.S.P., leggendaria Metal band anni ’80 capitanata dall’istrionico Blackie Lawless, rappresenta da sempre per ogni Defender Old School degno di tale nome un qualcosa di estremamente affascinante ed irrinunciabile! Se poi questo evento assume i connotati di qualcosa di “speciale” e unico, come la celebrazione del venticinquesimo anniversario del loro capolavoro massimo “The Crimson Idol” – riproposto per intero in questo tour mondiale – direi che ci volevano scuse molto valide per farsi sfuggire questa occasione unica e forse irripetibile.

Aprire le danze per dei Colossi come gli WASP non è materia e competenza di tutti, ma non spaventa certo dei veterani come i bolognesi Rain, attivi dal lontano 1980, che dopo anni di dura gavetta e molteplici cambi di formazione nel corso della loro storia hanno saputo reinventarsi e ritagliarsi uno spazio sempre più ampio e importante tra i Big del Metal italiano.
La loro presenza in questa prestigiosa occasione non è certo frutto del caso, seguo i ragazzi da almeno 20 anni assiduamente e ho perso letteralmente il conto di quante volte in festival più o meno importanti – o a supporto invece di artisti internazionali del calibro di The Cult o Helstar (per citarne un paio dei tanti) – abbia potuto ammirarli.
Devo dire che non mi hanno quasi mai deluso, dimostrandosi una macchina perfetta e collaudata, nella quale tutti i meccanismi e gli ingranaggi si incastrano alla perfezione. Anche la prestazione di questa sera non ha fatto “sconti”, hanno intrattenuto al meglio il numeroso pubblico presente nei 45 minuti scarsi a loro disposizione, spaziando da song più datate ad estratti delle ultime produzioni, nelle quali si respira un ritorno a vecchie sonorità più marcatamente Hard’n’ Heavy classico culminate con gli estratti del nuovo bellissimo studio album ”Spacepirates”, in pieno Rain-style, che piace e convince certamente di più rispetto alle sperimentazioni acustiche di “Mexican Way”. Sugli scudi (come sempre) Alessio “Amos” Amorati, padrone della scena e vero trascinatore carismatico dei Rain. Ottime le performance di Maurizio Malaguti – dotato di un’ugola ed estensione vocale davvero invidiabile – e di Andrea Fedrezzoni alla batteria. L’unico strumento che mi è apparso penalizzato questa sera è stato senza dubbio il basso del bravissimo Gabry Ravaglia, coperto dai suoni troppo alti delle chitarre, specie nella fase iniziale del concerto. Rain, più che una garanzia, una certezza! Grandi!

Blackie Lawless ha sempre rappresentato una delle principali fonti di ispirazione del mio immaginario musicale adolescenziale, da quando – allora quattordicenne e novellino – acquistai il primo disco omonimo di questi “cattivi e sporchi” metallari denominati W.A.S.P (We Are Sexual Perverts), denominazione “ingombrante” per la censura, prontamente corretta nel tempo dallo stesso leader a favore di un più tranquillo monicker White Anglo-Saxon Protestant. La coerenza infatti non è mai stata il punto di forza di Lawless e anche stasera ne ha dato ampia dimostrazione, anche se la cosa è passata in secondo piano grazie ad una prestazione ineccepibile e tecnicamente al limite della perfezione con una scaletta mozzafiato, dove per l’occasione viene rivisitato e riproposto per intero il concept “The Crimson Idol”, in questo tour speciale denominato appunto “ReIDOLized”.
L’arpeggio che introduce “The Titanic Overture” è musica per le mie orecchie, un tuffo immediato con la mente nel passato diventa quasi obbligatorio, all’epoca in cui vidi questo tour originale a supporto dello stesso e del quale stasera indosso orgogliosamente la t-shirt inerente, a tema direi.
Gioellini come “Arena Of Pleasure” , “Chainsaw Charlie” ,”The Idol” (diventati veri e propri classici) mi fanno sempre un certo effetto live, così come la magnetica “I Am One” o la commovente “Hold On To My Heart”, sempreverde e attualissima, anche dopo 25 anni!
Pochissimi concept album esistenti al mondo e finora incisi possono vantare undici potenziali singoli come quelli racchiusi in “The Crimson Idol”, dove non esistono cali e punti morti. La bravura sconvolgente poi degli interpreti di stasera, Blackie, Duda, Blair e Johansoon, hanno dato ancor più valore a questa opera senza tempo, indubbiamente, ma hanno aperto anche alcuni interrogativi e nuovi scenari… Chi sono i WASP 2017? Una band strafiga? Lo sapevamo… Preparatissima e composta da musicisti eccelsi ? Pure questo lo sapevamo (forse questa è la line-up più dotata in assoluto che il buon Blackie abbia mai avuto). E quindi.. cosa non ha funzionato o convinto stasera? Ecco, paradossalmente questo.. ha funzionato tutto troppo perfettamente, in modo impostato e poco naturale. Mi spiego meglio.. chi i WASP ha iniziato a seguirli sin dagli esordi ricorderà perfettamente che vi militava un certo Randy Piper, un certo Steve Riley e soprattutto un certo Chris Holmes, detto “The Animal”. Dove sono finiti questi WASP?? Di quell’essere selvaggi, della naturalità esecutiva (anche imperfetta tecnicamente) oggi non vi è traccia… sembrano un’altra band! Certo, sono passati più di 20 anni da questa formazione citata, sono cambiate molte cose, Lawless ora è un uomo maturo e un cristiano convinto e praticante, ma questa scelta di vita personale opinabile ma rispettabile non giustifica in alcun modo la trasformazione che ha apportato nell’anima della band, anche se di fatto il “Capo Unico” è sempre stato lui, avendo sempre avuto controllo e totale potere decisionale.

Passi che da anni abbia rinnegato “Animal F**k Like A Beast” e che rifiuti di eseguirla live (cosa che invece Holmes fa alla grande), ma non può passare il fatto che ad ogni canzone (o quasi) ci sia un Amen o un segno della croce di Lawless, raccolto in una sorta di preghiera da fare invidia a Michael Sweet degli Stryper! Per non parlare poi dei video che venivano proiettati duranti l’esecuzione di “Golgotha“ nella seconda parte dello show, adatti per il venerdì santo pasquale! Per fortuna che con “Wild Child” e “L.O.V.E Machine” si è rianimato, ritornando momentaneamente sui suoi vecchi passi, risultando coinvolgente (ma non credibile) come un tempo (quasi).
La conclusiva “I Wanna Be Somedody”, vero manifesto e portabandiera dei WASP, cantata a scquarciagola dal pubblico delirante e scatenato, sancisce la fine di un concerto stratosferico, che però ha dato un verdetto finale abbastanza controverso, ovvero che è finita definitivamente l’era dei WASP primordiali, immediati e cazzari, per lasciare spazio ora ad una band riflessiva e studiata a tavolino, fatta a specchio ed immagine dell’attuale Lawless, attenta più a fare il proprio mestiere in modo perfetto e maniacale che a sbagliare qualche nota o a prendere una stecca, ma magari di contro, fare divertire e coinvolgere di più i fans.
Detto ciò i WASP restano un’istituzione del Metal a prescindere da questo e Blackie uno dei più grandi cantanti metal di tutti i tempi, in forma vocale smagliante e invidiabile, ma personalmente li preferivo “vecchia maniera”, più grezzi e imperfetti, con l’insostituibile ”Mean Man” Holmes alla sgangherata e insanguinata chitarra, con tutto il rispetto per un signor chitarrista qual è Doug Blair. Ma comunque sia, sempre WASP NATION – WORLD DOMINATION!

Tutte le foto sono di Luca Fumi – Un ringraziamento al Live Club di Trezzo per l’utilizzo concesso al nostro sito.

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