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12/11/2017 : Mr. Big + guest (Trezzo, MI)

Pubblicato il 24/11/2017 da in Live report | 0 commenti


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12/11/2017 : MR.BIG + The Answer + Faster Pussycat (Live Club, Trezzo Sull’Adda, MI)

Gira e rigira, se uno lavora bene e con serietà, nella musica come in altri campi, viene sempre premiato e il pubblico ti dimostrerà sempre stima e riconoscenza a prescindere. Questo è il caso dei veterani MR. BIG, storica hard rock band USA – sulla breccia da oltre 30 anni – che quando calca il suolo italiano sfonda sempre una porta aperta, “giocando facile” e ottenendo sempre grandi e meritati consensi.
L’appuntamento coi fans italiani, per questo ultimo tour europeo 2017 a supporto del nuovo album ”Defying Gravity”, viene fissato per il 12 novembre (in data unica) presso il Live Club di Trezzo, location consacrata come vero e proprio Tempio del Metal, dove i gruppi di un certo spessore e caratura fanno tappa quasi sistematicamente da parecchi anni.
Nonostante un tempo avverso, con pioggia e temperature climatiche tipicamente invernali e la collocazione settimanale infelice, ricaduta sulla domenica (almeno per molti lavoratori tradizionali), si è sfiorato quasi il sold out, con un pienone che ha superato nettamente quello degli WASP di scena giovedì scorso sempre qui. Certamente avere a supporto una band storica come i Faster Pussycat (relegati tristemente in apertura di giornata alle 19.00!!) e i The Answer, ovvero il nuovo gruppo hard rock / blues emergente irlandese, a detta di molti gli “eredi” dei Led Zeppelin – analisi peraltro molto opinabile, almeno secondo chi scrive – di fatto ha spinto molto verso il pienone dei MR. BIG, che già da soli non hanno bisogno di “aiutini” per riempire i palazzetti. Direi quindi che le premesse per una giornata di ROCK ad alto livello c’erano tutte!

FASTER PUSSYCAT

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Avevo atteso questo momento da molti anni (dieci o forse più), da quando vidi per l’unica volta (fino a stasera) una delle mie band preferite, nonché uno dei punti fermi della storia sleazy/hair glam ottantiana americana, di cui sono da sempre un patito e grande fan. Ho sempre considerato il leader e vocalist Taime Downe un idolo e un eroe, sia come voce, sia come stile, look e arroganza r’n’r sul palco.
Il debutto omonimo del lontano 1987 resta uno dei miei masterpiece preferiti del genere, assieme all’omonimo degli LA Guns e ad “Appetite For Destruction” dei Guns’N’Roses!
Oggi di quella formazione è rimasto come unico superstite il solo Downe, dopo che il chitarrista Brent Muscat, al termine di una lunga battaglia legale durata anni, ha deciso di consegnare allo stesso leader i diritti del nome. I FASTER PUSSYCAT di oggi quindi, altro non sono che Taime con i Newlydeads, il suo progetto parallelo alla band d’origine, con cui porta ancora in giro in modo più che dignitoso la musica composta in passato.
Giravano molte malelingue e voci diffamatorie circa lo stato di salute vocale e fisico di Downe, cosa prontamente smentita stasera e messa a tacere grazie a una prova generale più che dignitosa, in cui i Faster – per quella misera mezz’ora a loro disposizione e con soli sette pezzi in scaletta – sono riusciti a ripagare chi si è dovuto mettere in coda fuori dal locale molto presto per poterli ammirare (o tentare sarebbe più corretto dire). La cosa infatti non è riuscita a molti spettatori e neppure al sottoscritto, costretto ad una fila interminabile e chiuso in un imbuto con tanto di sbarramento e sosta obbligata posta a 10 metri dalla cassa, cosa che mi ha costretto a perdere metà dei pezzi. Considerando che ero molto interessato al loro show di stasera, l’imprevisto evitabile mi ha irritato alquanto, denotando una disorganizzazione generale di chi ha organizzato questo evento.
Mettiamoci poi anche la scelta infelice dell’orario in cui i Faster Pussycat si sono dovuti esibire (ore 19.00 in punto come un’orologio svizzero!) e collocati in apertura prima degli Answer – che con tutto il rispetto, quando Downe e soci erano già ricchi e famosi, forse non erano neppure nati – il cerchio si chiude perfettamente male ..
Capisco che oggi come oggi nella musica conti la logica di mercato, cioè chi vende e tira gente ai concerti, ma un po’ di rispetto per chi ha fatto la storia dello sleazy/glam anni ’80 non guasterebbe!
Da “Slip On The Tongue” alla conclusiva “Babylon“ (le quattro che sono riuscito a sentire) è stata pura goduria per le mie orecchie e il rammarico misto a rabbia per essermi perso le altre è salito di molto! Persino “Number 1 Within Bullet”, tratta dal controverso e moderno “The Power And The Glory Hole” si lascia ascoltare bene in sede live, a dimostrazione che la classe non è acqua e che certi pezzi vincono la prova del tempo. “Bathroom Wall”, vero manifesto dello sleazy glam è trascinante ora come allora e “House Of Pain”, il vero capolavoro dei Faster Pussycat, ha il potere di mandare ancora in subbuglio i miei ormoni maschili, cantata a squarciagola da tutti i fans più attempati in prima fila a ridosso delle transenne, ricambiati da un’alzata di cappello e da un classico saluto Metal con le tre corna in alto. “Babylon” con la sua carica elettrica mi stava davvero infuocando e incendiando la pelle, ma purtroppo è stato un fuoco sterile che si è spento quasi subito… troppo presto..
Un vero peccato, perché con una band così in forma e coinvolgente i numerosi fans accorsi oggi per la loro esibizione avrebbero meritato un trattamento diverso, in relazione al fatto che per il cambio palco degli Answer sono stati buttati nel nulla inspiegabilmente almeno 40 minuti che sarebbero potuti essere impiegati meglio e per riparare (in parte) i disguidi iniziali, fortemente penalizzanti per i Faster Pussycat.
I tanti applausi finali promuovono a pieni voti il “marcione” di Seattle (la sua città nativa), con la speranza di un ritorno miracoloso (un giorno) dell’insostituibile e carismatico Brent Muscat alla chitarra, come ai vecchi tempi del “Cathouse”, in cui formavano un’accoppiata magica! A volte, si sa, i miracoli esistono… – vedi LA Guns con Phil Lewis/ Tracii Guns riuniti ancora oggi e dopo 20 anni di lotte legali -. La speranza è sempre l’ultima a morire!

THE ANSWER

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Non conoscevo e non avevo mai sentito nulla di questa giovane (tra virgolette) band, attiva dal 2000 e formatasi nell’Irlanda Del Nord, con ben sei dischi all’attivo, che stasera in maniera omogenea e spaziando molto tra di essi ha fatto gioire gli amanti delle sonorità molto datate e seventies, essendo dediti ad un hard blues di chiara matrice ed ispirazione Zeppeliniana.
Il loro debutto “Rise” ha venduto qualcosa come 100.000 copie, guadagnandosi subito grande visibilità e interesse da parte degli “addetti ai lavori”. Definiti in modo soggettivo da molti i nuovi Led Zeppelin, sono certamente debitori a loro in buona parte, ma questo accostamento mi pare francamente eccessivo e fuori luogo, anche se lo stesso Jimmy Page li ha consacrati come loro eredi… personalmente ho sentito molto più questa vicinanza a loro nei sottovalutati tedeschi Kingdom Come, capitanati dal talentuoso Lenny Wolf, che specie nei primi due dischi si sono avvicinati molto di più alle loro sonorità classiche che non gli Answer stessi. Lungi da me comunque fare appunti sulla qualità tecnica e compositiva degli irlandesi, che stasera hanno dimostrato di meritare grandi palcoscenici, e di meritare di aprire (non a caso), per i famosissimi MR Big, oltre che averlo già fatto in passato per altri “mostri sacri” del calibro di Deep Purple, Rolling Stones, Who e Ac/Dc. Però, onestamente, non mi sono piaciuti perché li ho trovati freddi e poco coinvolgenti, nonostante ami molto gli anni ’70, sia rappresentati dai gruppi storici che da quelli derivativi.
A volte non basta possedere una gran tecnica per piacere.. conta molto il modo in cui lo fai e il calore esecutivo che si trasmette, cosa che non sono riuscito a percepire, non riuscendo quasi mai ad emozionarmi con la loro musica stasera.
Mi rendo conto che questo da me espresso è un giudizio controcorrente, perché gli Answer sono celebrati, protetti e coccolati da autorevoli riviste specializzate e hanno un grande seguito, oltre al merito di vendere una marea di dischi e di riempire le arene dove suonano. Non a caso almeno più della metà del pubblico presente era qua se non solo per loro, anche per loro sicuramente.
Forse, chissà, un giorno cambierò idea e scriverò cose molto diverse o addirittura opposte a queste, ma per ora resto ancorato nella mia idea, cioè che avrei invertito l’ordine di posizionamento in scaletta coi Faster Pussycat, posizionando loro come co-headlinear dei Mr.Big, e gli Answer come prima band in programma.
Dopo un’ora abbondante di ottimo rock e di tanti consensi meritati e convinti anche per loro (va detto), ci prepariamo al meglio e più carichi che mai per assistere al concerto dei veri BIG… i MR. Big appunto!

MR.BIG

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Diventa davvero sempre più difficoltoso e complesso descrivere l’atmosfera che si respira prima di ogni concerto dei MR.BIG per chi scrive, tanto è l’amore che nutro per loro. Praticamente ogni loro passaggio in Italia è da sempre per il sottoscritto tappa obbligatoria (avrò perso forse due tour finora), sinonimo di garanzia, serietà e qualità difficilmente riscontrabili nella musica delle band odierne.
Veterani consacrati, i quattro californiani vantano una carriera composta da nove album complessivi (non molti in realtà rispetto agli anni in cui sono in attività, dal 1988 precisamente), a cui si aggiungono un numero imprecisato (eccessivo) di live più o meno ufficiali (tanti solo import giapponesi e usciti per quel mercato), dove sicuramente la loro musica trova la dimensione ideale.
Lo show di stasera è quanto di meglio un appassionato di hard rock melodico possa chiedere (quasi due ore complessive senza interruzioni) con il top della loro pluridecorata carriera artistica, corredato da una scaletta che spazia dagli esordi fino a toccare brani tratti dall’ultimo lavoro in studio, uscito quest’anno per la Frontiers, intitolato “Defying Gravity”, prodotto che ha fatto discutere la critica e la stampa specializzata, che lo ha bocciato e stroncato in modo quasi unanime. Personalmente l’ho trovato molto valido e i 2-3 estratti dello stesso riproposti stasera live mi sono piaciuti molto, confermando il mio iniziale giudizio positivo su un disco controverso e più ”sperimentale”, con un sound che si discosta leggermente dal tipico “MR.Big Style” a cui eravamo abituati, trovando soluzioni interessanti nuove, come l’inserimento di parti quasi jazzate.
Dei musicisti in questione c’è ben poco da dire e discutere invece.. quattro fuoriclasse assoluti senza rivali, anzi cinque per essere precisi, perché dal 2014 il batterista Pat Torpey fa parte della band solo come gregario, costretto ad arrendersi e a deporre le bacchette dopo la diagnosi del terribile Morbo di Parkinson, contro il quale coraggiosamente lotta giorno dopo giorno, dimostrandosi più forte della malattia stessa, essendo fisicamente sempre presente nel palco ad ogni tour, sforzandosi di accompagnare con una mini-batteria apposita il nuovo sostituto, tale Matt Starr, che con tutto il rispetto per Pat, stasera non lo ha fatto poi rimpiangere molto, dimostrando di possedere una grande tecnica e precisione di battuta estrema al suo pari.
Commovente il tripudio del publico a Torpey alla fine di “Just Take My Heart”, un loro classico brano mozzafiato e da brividi, con un’incedere lento e molto “soft” ancora fattibile e di competenza esecutiva dello sfortunato batterista. Un incessante caloroso applauso finale durato quasi due minuti è stato un tributo dovuto per far sentire la nostra vicinanza al suo dramma personale quotidiano, per un uomo che resterà per sempre nei cuori dei fans dei MR.Big per tutte le emozioni che ha saputo regalarci in questi anni di attività… Grazie di cuore PAT!

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Degli altri talentuosi MR.Big cosa si può dire ancora invece.. iniziamo da Paul Gilbert, uno dei più grandi Guitar Hero al mondo senza se e senza ma, punto! Tecnica sopraffina, anche stasera ci ha deliziato con la sua classe ed estrosità sconfinata, virtù di pochi.. Non poteva mancare durante l’assolo di “Daddy, Brother, Lover and Little Boy” (posto in classica apertura di scaletta) il suo mitico “gratto alle corde” col trapano Makita, gentilmente offerto da Eric Martin, in pieno anni ’80 Style, cosa che ha mandato in visibilio il pubblico e scaldato l’atmosfera al punto giusto. Ma tutta la sua prestazione è stata un crescendo continuo e per quanto mi riguarda solo Steve Vai, Eddie Van Halen e Joe Satriani possono reggere il confronto con Gilbert! Di un’altra categoria.
Billy Sheehan.. il più grande bassista al mondo in attività! Serve aggiungere altro? Il basso è uno strumento ritmico secondario normalmente, che serve a dare la metrica, il tempo giusto al pezzo con la batteria, che talvolta passa inosservato o nascosto… ma non per Sheehan che riesce a farlo primeggiare come fosse una chitarra, tanta è la potenza ed incisività di battuta che riesce a dare ad ogni nota (rigorosamente a dita e non a plettro). Semplicemente incantevole vederlo scorrere le sue possenti mani nel suo Yamaha bianco/azzurro, così sapienti e capaci di creare armonie concesse a pochi eletti da madre natura. Un vero genio, che ha dimostrato peraltro nel corso della sua lunghissima carriera di sapere suonare qualsiasi cosa, dall’hard rock melodico al prog.
Eric Martin infine… ma non in ordine di importanza certamente. Qualche “ritocco” (evidente) fisico col bisturi e qualche lifting avranno pur giovato alla sua immagine da eterno giovanotto, ma di certo nulla hanno potuto con la sua sempreverde ugola, dove non si può certo barare, perfettamente integra e intatta ora come allora, nonostante un’età anagrafica vicina alla 60ina, che di certo non è una felice alleata. Il tempo sembra essersi fermato per Martin, anche per il modo signorile ed elegante con cui interagisce continuamente e senza sosta per tutto il lungo show dei MR.Big, dimostrandosi un Signore d’altri tempi, merce rara al giorno d’oggi purtroppo. Probabilmente canta un’ottava più basso rispetto all’epoca, ma nel contesto generale della sua prova direi che ciò passa nettamente in secondo piano, anche perché non hanno perso un centimetro in bellezza, nitidezza ed estensione nel cantato le ben 22 canzoni in scaletta proposte stasera.
“Take Over”, “Wild World” (classico di Cat Stevens), ”Daddy, Brother…”, ”Price You Gotta Pay” e “Colorado Bulldog” sono state le mie favorite e dove ho goduto maggiormente, ma non hanno sfigurato neppure le più recenti a fianco di questi grandi classici.
I MR.Big sono un’istituzione della musica Rock mondiale e come tale vanno tutelati e protetti. Come? Semplice… andando sempre ad un loro concerto e acquistando la loro musica su supporto originale, perché davvero questi “ragazzi” americani meritano solo ed esclusivamente questo!
Concerto strepitoso e perfetto sotto ogni punto di vista, aiutato da un’acustica eccellente del Live Club di Trezzo e da un’ottimo mixerista, che ha creato suoni davvero ben fatti e calibrati. Lunga Vita ai MR. BIG!

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

Foto @ Riccardo Trudi Diotallevi Photography www.facebook.com/trudiphotography

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