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19/11/2017 : Backyard Babies (Legnano, MI)

Pubblicato il 2/12/2017 da in Live report | 0 commenti


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19/11/2017 : Backyard Babies + Speed Stroke (Land Of Freedom, Legnano, MI)

In una splendida ma freddina domenica di fine novembre, il Land Of Freedom di Legnano, situato a pochi chilometri dal capoluogo milanese, si rende protagonista assoluto, organizzando una prestigiosa ed unica data italiana dei grandissimi r’n’rollers svedesi Backyard Babies, che per questa occasione speciale saranno supportati dagli imolesi Speed Stroke, band nostrana da tempo sempre più alla ribalta e in auge, maggiormente avvezza però a sonorità “pulite” derivanti dal glam metal, rispetto ai più famosi colleghi scandinavi che pescano più dal punk e dal R’N’R “sporco” alla Motorhead, per intenderci.
Il colpo d’occhio che offre il locale è di tutto rispetto, in considerazione della capienza non ampia di cui dispone, ma gremito ovunque di gente (stimabile in 100-150 unità approssimativamente, giunte un po’ da ogni parte del Nord Italia). Il Land Of Freedom è una struttura moderna e molto ben organizzata, gestita da personale efficiente e molto disponibile senza alcun dubbio, con un’acustica ottima, supportata da buoni suoni mai fastidiosi (anche a pochi centimetri dal palco) e volumi tutto sommato apprezzabili, anche se non potentissimi a onor del vero.
Non convincono invece (di contro) i prezzi un po’esosi delle birre e ancor meno l’inesistenza di un parcheggio esterno privato. Trovare un buco libero o una collocazione utile per lasciare l’auto senza incombere in multe (è circondato da divieti di sosta) è stata un’ impresa ardua, circostanza peraltro piuttosto antipatica che ha causato al sottoscritto, inevitabilmente, la perdita totale delle due bands in programma prima degli Speed Stroke.

Scrivere report o recensioni per gruppi con i quali si è principalmente amici di vecchia data, come nel caso di quella capitanata dal mitico Giacomo Corzani, leader degli Speed Stroke di Imola, con all’attivo due album di cazzutissimo e fighissimo glam’n’roll di pura matrice scandinava, diventa complicato e difficile, perché il talento è tanto, ma al tempo stesso bisogna cercare di separare l’amicizia dall’onestà di critica, cercando perciò di essere il più obiettivo possibile. Sincero quindi? Ok.. lo sarò.. Hanno spaccato il culo stasera!! Punto. E non sono parole di circostanza da ”ruffiano paraculo “ (per fare un gioco di parole), o scritte da enfasi di trasporto post-live.. Qua ragazzi c’è del talento.. ma di quello vero!
Ci sono i pezzi che funzionano in primis, che live hanno il triplo di tiro che su cd, ci sono musicisti preparati e capaci di intrattenere e stare sul palco e soprattutto tanta voglia di suonare, divertirsi e fare divertire i fans!
Del resto il recente interesse verso gli Speed Stroke di una label e di una agenzia internazionale che li ha messi sotto contratto non sono cose che capitano per caso, no? Specie per una band italiana che suona del r’n’r -glam rock , cosa che all’estero, ci fa da sempre snobbare e storcere il naso agli “addetti ai lavori”, come se fossimo posseduti da una sorte di “peste bubbonica italiana”, pericolosa e da cui prendere precauzioni e dovute distanze. Motivo in più perciò per esultare e fare un grande applauso a chi, come gli Speed Stroke, c’è l’ha fatta a sfondare oltreconfine, condividendo da tempo prestigiosi palchi con i grandi del genere in questione, quali gli Hardcore Superstar o appunto i Backyard Babies di stasera.
Concerto impeccabile e coinvolgente come al solito, dove hanno messo a ferro e fuoco il Land Of Freedom per i 45 minuti circa a loro disposizione, culminati da una “Demon Alcohol”, che avrebbero tanto desiderato essere riusciti a scrivere gli ultimi ed attuali HCSS nei loro dischi più recenti, molto sgonfi e carenti di idee rispetto al loro glorioso passato.
Questa cosa evidenzia ulteriormente che esiste, attualmente, davvero un filo sottile e impercettibile che separa il livello qualitativo tra Scandinavia e Italia, per quello che concerne questo genere di musica. Tanti meritatissimi applausi finali rendono onore e giustizia a questi cinque giovani rockers emiliani, che girando ora l’Europa in lungo e largo, hanno tramesso un messaggio molto chiaro e preciso anche ai più oltranzisti detrattori stranieri, ossia che noi italiani non siamo solo capaci di organizzare il Festival di San Remo di musica leggera popolare come credono, ma valiamo molto di più, almeno tanto quanto i loro gruppi più blasonati ed osannati!
Quanto abbiamo visto è stato il massimo che si poteva chiedere in apertura di questo attesissimo concerto delle Star della serata, ovvero i Backyard Babies, anche se personalmente il prezzo del biglietto e la strada fatta per la lunga trasferta è già stato ampiamente ripagato così! Long Live Speed Stroke, ma godiamoci ora anche i grandi Scandinavi!

Nassjo, Svezia, 1987. Nicke-Dregen-Johan-Peder.. This Is Backyard Babies, ovvero la più grande r’n’roll- punk’n’roll band scandinava attualmente in circolazione. Purtroppo qualche annetto fa, a causa di problemi ed impegni personali, questi quattro pazzi selvaggi scatenati ci privarono della loro musica dichiarando ufficialmente lo scioglimento della band e facendo trascorrere ben sette anni prima di “riappacificarsi nuovamente“ , incidendo un nuovo album nel 2015 intitolato “Four By Four”.. Personalmente i Backyard Babies sono sempre stati i miei preferiti di quell’ondata svedese di moda a inizio anni 2000, che ereditò la nuova scena sleazy-glam-r’n’r dagli USA, dove questo genere era superato da tempo e dove nessuno se lo filava più. Ma noi europei, si sa, siamo molto più legati alle tradizioni musicali e seguiamo meno degli americani le ”mode” del momento, difatti anche in Italia, non a caso, i Backyard Babies, come molte altre band di quel filone (Hellacopters, Turbonegro, HCSS, ecc) si sono ritagliate spazio e seguito da molti fans del genere.
Complessivamente questa di stasera è stata la mia quarta volta coi Backyard  e da un punto di vista di coinvolgimento generale e di impatto la migliore, ma lo stesso non si può ahimè dire sul piano dell’impegno da parte dei tatuatissimi nordici. Non posso dire che Nicke & Co. non ci abbiano dato dentro e che si siano risparmiati, anzi… hanno letteralmente messo a soqquadro il Land Of Freedom, però mi sono parsi a tratti un po’stanchi, provati e un po’ svogliati, con qualche pausa di mestiere necessaria per rifiatare e ricaricare le batterie. Quello che più ha stonato nel complesso e che mi è apparso davvero fuori dal coro e al limite del ridicolo è stato senza alcun dubbio il look di Dregen, indiscutibile chitarrista, ma discutibilissimo stasera per il modo goffo in cui si è presentato sul palco, scegliendo un look incrociato tra le simpatiche canaglie anni ’50 e il ragionier Ugo Fantozzi, con pantaloni ascellari a mo’ di bretelle che stonava non poco con quello molto più azzeccato degli altri componenti della band.

La sezione ritmica dei Backyard è quella che mi è parsa più in palla e motivata, con un Peder Carlsoon alla batteria e Johan Blomqvist veri mattatori e trascinatori. Per carità, anche le prestazioni di Nicke Borg e Dregen sono state più che buone, intendiamoci, ma mi hanno convinto di più in altre occasioni che in quest’ultima, dove si sono limitati a fare il compitino. “Th1rt3en Or Nothing” (tratta dall’ultimo studio album) apre le danze nel migliore dei modi, creando subito il famoso “pogo” generale sottopalco, ma è la successiva “Dysfunctional Professional” che manda fuori di testa il pubblico, confermando la regola (non scritta) che i pezzi classici vincono sempre sui nuovi. “The Clash“, “Brand New Hard”, “Highlights” spazzano via ogni dubbio circa lo stato attuale di forma dei Backyard, che però a mio parere non ruggiscono e non hanno più il mordente di un tempo, forse anche perché il riproporle sempre sistematicamente in scaletta porta una certa staticità e monotonia nel musicista, che troverebbe magari più stimolante suonare di più cose nuove che quelle trite e ritrite, scelta che farebbe storcere il naso allo zoccolo duro degli aficionados degli svedesi.
“Heaven 2.9” e “Star War” sono sempre toste riproposte live, con una grande energia e la giusta dose di “cattiveria”, stesso dicasi per “Nomadic”, che di fatto chiude temporaneamente il concerto… Urla, applausi, acclamazioni e cori da stadio li riportano velocemente e di forza sul palco del Land Of Freedom per un trittico finale mozzafiato: ”Abadon”, “Minus Celsius“ , “Look At You” vengono sputate in faccia letteralmente al pubblico (mischiate alla birra in bottiglia) direttamente dall’ugola di Borg e dalle schitarrate di Dregen, che per questo gran finale si impegnano a dare quanto hanno ancora in corpo, saltando e incitando la folla, sottolineando ancora una volta chi comanda la scena, stando saldamente ancorati al gradino più alto del R’N’R europeo, incontrastati paladini, a prescindere dall’adrenalina in corpo a disposizione in uno show rispetto ad un altro.
I Backyard Babies 2017, infatti, non hanno bisogno di dare il massimo sempre per uscirne vincitori, la loro attitudine e il loro carisma distanziano e sbaragliano ogni possibile concorrente in partenza e la loro leadership resterà incontrastata ancora per molto tempo presumo… Un’ora e venti di puro divertimento e goduria sempre e comunque! Semplicemente di un’altra categoria.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dalla nostra Rita “Rose” Profeta.

Speed Stroke:

Backyard Babies:

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