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11/11/2017 : Hardcore Superstar + Fozzy – Roncade (Tv)

Pubblicato il 6/12/2017 da in Live report | 0 commenti


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11/11/2017 : Hardcore Superstar + Fozzy (New Age, Roncade – TV)

E’ nebbia fitta quella che ci aspetta la sera dell’11 novembre a Roncade, tanto che personalmente fatico non poco a trovare il New Age Club, immerso in questo suggestivo scenario naturale. Per noi concertari da combattimento però si sa, ogni ostacolo è un valore aggiunto. Era ancora luglio quando mi precipitavo a comprare i biglietti e dalle informazioni che avevo in quel momento (e fino a poco fa), ero convinto ci fosse solo la band principale e una “spalletta” ad aprire il concerto…fortunatamente mi sbagliavo di grosso.
Questa sera infatti, non solo gli Hardcore Superstar, ma anche i Fozzy del “buon” Chris Jericho, The Last Band e Madame Mayhem faranno tappa qui per il loro tour europeo che sta attraversando moltissime città, macinando imperterrito club dopo club.
Già al mio arrivo – intorno alle 19.00 – i cancelli sono presidiati da una trentina di persone pronte ad entrare che si sollazzano nel frattempo con umidità e freddo penetrante che nessuna giacca è in grado di arginare. Ma anche questo ci piace, in fondo.
Grazie alla webzine, entro in contatto col management del gruppo per fare una piccola intervista a Vic Zino, chitarrista degli Hardcore (non ancora online), ingannando felicemente l’attesa fino all’apertura dei cancelli che, una volta varcati, mi lasciano un po’ stranito dalle dimensioni interne del locale: davvero ridotte rispetto alle mie aspettative per un concerto del genere, palco compreso. Detto questo, dentro è curato ed accogliente nel modo giusto e si annusa decisamente rock n’ roll nell’aria. Questo alla fine è quello conta davvero.

Due sole sono state le pecche fondamentali: 1. Volumi esagerati e conseguente rimbombo che impastava un po’ tutti i suoni. 2. Il pit dei fotografi era largo pochi centimetri (davvero!) e quasi a filo-altezza con il palco… eravamo in una decina…praticamente un’orgia di ottiche e corpi (macchina). Questa volta è stata davvero una sfida.

Deflora lo stage la newyorkese Madame Mayhem: neanche il tempo di entrare che subito manda in visibilio decine di uomini nelle prime file. Lei è una tipica “rock chick”, che unisce talento e vocalità ad un look curato e piuttosto glamour, seppur sempre molto rokkettaro. Il suo è un hard rock a tratti metalloso, trito e ritrito, che può vagamente suonare alla Lacuna Coil, per intenderci. Ha all’attivo tre album, moltissimi concerti e diversi video che girano parecchio in rete. Diciamo che ce la mette tutta.
Questa sera è carichissima, perfetta per aprire lo show: sa decisamente stare sul palco e si muove un sacco. Devo dire che a me non dispiace affatto. Insomma, non so se comprerei il disco, ma vederla dal vivo è comunque un’esperienza esaltante e positiva. Interagisce da frontman “navigata” con il pubblico, sicura di sé e aggressiva al punto giusto. Il resto del gruppo se la cava molto bene, anche se purtroppo come spesso accade in questi casi rimangono impressi come una semplice ombra sbiadita, oscurati per forza di cose dal gentil sesso. Sappiamo che ci sono perché li sentiamo. Scherzi a parte, garantisco che sono stati all’altezza e si sono divertiti un sacco anche loro. Insomma, nessun virtuosismo particolare, ma credo non sia neanche il loro obiettivo.

Secondo gruppo della serata gli Svedesi The Last Band, gruppo di simpaticissimi scoppiati nati a Goteborg, pronti a fare davvero un casino della madonna. Sonorità tra Hardcore e Metalcore, capitanate dalla voce tagliente del “baffo tatuato” Coffe Blood, che con il suo scream continuo ed incessante ci trascina in un marasma senza via di scampo. Le orecchie fischiano, molto bene. Sul palco sono trascinanti e divertenti da vedere, sanno sicuramente il fatto loro. I musicisti sono dei personaggi fuori di capa, suonano bene e trasmettono perfettamente la sberla sonora che vogliono far arrivare. Riscuotono anche un discreto successo lì sotto, vengono acclamati ed esaltati da tutti per il loro show, che scorre tutto d’un fiato alla massima potenza. Degna di nota la cover di “Bulls On Parade” dei Rage Against the Machine, micidiale.
Per gli amanti del genere, vale di sicuro la pena dargli un’origliata: dal 2012 ad oggi hanno prodotto due album in studio, e pubblicato diversi singoli e videoclip.

Negli anni ho sentito molto nominare i Fozzy, tuttavia non mi sono mai preso la briga di ascoltarli perché nel mio immaginario Chris Jericho doveva solo preoccuparsi di menare le mani e di insultare tutti gli sfigati che gli stavano sulle palle. Avevo ragione a metà. Dopo averli visti rimango convinto della mia idea, TUTTAVIA devo ammettere che nel ruolo di cantante Chris è davvero bravo.  Le canzoni sono obiettivamente ben scritte e trascinanti, un hard rock-heavy metal moderno e piuttosto melodico che può piacere un po’ a tutti, quantomeno da ascoltare dal vivo in un contesto come questo.
Correva l’anno 2000 quando Chris Jericho, tra un ladder match e l’altro, nel tempo libero in cui non aveva nessuno da umiliare, iniziava a cantare con questi Fozzy – già attivi all’epoca -, i quali si dilettavano perlopiù in cover di artisti come Ronnie James Dio, Iron Maiden, Judas Priest e compagnia bella. Una comparsata tira l’altra e Jericho rimane alla fine il loro cantante fisso. Incidono un paio di cover-album, per poi uscire nel 2005 con il loro primo disco di inediti, al quale ne seguiranno poi altri tre ed uno nuovo di imminente uscita.
A discapito del suo personaggio in WWE, stronzissimo e cattivo da morire, Chris quando è sul palco con i suoi Fozzy è la gioia fatta persona: sorride, ringrazia spesso e di cuore, si pavoneggia del suo italiano con parole come “grazie”, “ti amo”, “sei bellissima” (mica scemo) e smancerie simili. Sullo stage si presenta con la sua giacchettina strafica e brillantinosa che lo accompagna sempre anche sul ring, sfoggiando una forma a dir poco strepitosa (47 anni?!? io ci metterei la firma immediatamente).
Non nascondo che la sana voglia di piantargli uno schiaffone in pieno petto stesse prendendo il sopravvento, ma una volta tornato in me ho subito realizzato che era molto meglio tenere le mani sulla macchina fotografica.
In ogni caso, un’esibizione sopra la media, sobria e ben curata. Suonano per un’oretta abbondante, mantenendo costantemente un atmosfera piacevole con pezzi up-tempo, senza sbagliare un colpo. Una prova vocale molto buona la sua, precisa e concentrata, nessuna buffonata o spavalderia, si è dimostrato davvero un frontman umile e professionale, anche se non di certo timido.  Il pubblico di conseguenza reagisce spontaneamente, divertendosi tantissimo. Aprono con la loro “Judas”, alla quale seguono un’altra buona decina di pezzi inediti, tra cui “Drinkin’ With Jesus”, “Sin And Bones”, “Spider In My Mouth”, “Painless”, “Bad Tattoo”, “Enemy”, per poi tributare gli Abba con la cover di “SOS”. Annunciano inoltre alla folla il loro prossimo lavoro, che vedrà la luce il prossimo anno.
Una scena degna di nota è stata questa: finita l’ultima canzone (“Enemy”), Chris prende il microfono e fa: “ dai, lo sappiamo tutti come va… adesso noi usciamo, voi urlate – ancora una! -, poi rientriamo e la facciamo… ma allora se volete sentirne un’altra perché cxxxo dovrei uscire!! Facciamola e basta!!!” Un grande.

E’ mezzanotte (!!!) quando tocca finalmente agli Hardcore Superstar, che approdano sullo stage alla solita: sorrisone piantato in viso e tanta voglia di partire con un’altra ondata di Rock n’ Roll. Sempre una garanzia.
Anche se castrati da alcuni metri di palco in meno rispetto al solito, i quattro Svedesi si dimostrano all’altezza di fare lo stesso un gran casino anche in poco spazio. Infatti, quando il palco non basta, che problema c’è.. si va oltre..!! Ottimizzare gli spazi: Ikea insegna.
Si parte subito a cannone con “Beg For It” e quel riffino di chitarra che è proprio niente male, perfetto per aprire la scaletta della serata. Già con la prima canzone l’adrenalina scorre a fiumi, Jocke si fa strada per stringere alcune mani tese all’aria, è già sul pezzo. Sembrano tutti in ottima forma, Vic e Adde esaltatissimi, Martin calmo e compiaciuto come sempre. Il concerto prosegue tirato, con i loro grandi classici: “Liberation”, “My Good Reputation” e “Dreamin In A Casket” (sempre troppo fica dal vivo). Jocke sta quasi più in mezzo al pubblico che sul palco. Come gli stessi suoi compari lo definiscono, lui è “la rockstar con i piedi più a terra che esista”. E per quello che ne so io, ci calza a pennello.
Avanti con un pezzo più recente, “Touch The Sky”, ritmato e più melodico, per poi tornare sulle parti più metalleggianti di “Sensitive To The Light” e riscendere ancora con una toccante “Dear Old Fame”. Non ci fanno mancare proprio nulla.
Qui presentano finalmente dal vivo il nuovo singolo “Have Mercy On Me”, del quale è stato prodotto un videoclip bello e che fa pure sorridere. Il pezzo vuole mostrare una facciata dell’album in uscita nel 2018 (“You Can’t Kill My Rock n’ Roll”), al quale segurà un prossimo singolo che ne mostrerà un’altra, a detta di Vic. Molto buona la prima, rende alla grande anche sul palco ed è apprezzato platealmente dalla folla sudata e urlante che non accenna a mollare un colpo.
“Alzatemi tutti un dito medio!”. Ma certo. Mentre gli sfanculi fanno da padrone al New Age Club, qui si attacca con “Above The Law”, irriverente e che fa sfogare un po’ tutti dalle loro frustrazioni: “Forget it all, fuck the law!! I don’t care who you are, I get what I want”.
L’apice viene raggiunto con “Last Call For Alcohol”, che come sempre mette d’accordo tutti, un po’ come la gnocca e la nazionale di calcio. Questa volta però, per i motivi già esaminati in precedenza, salta il consueto shot di Jaegermeister sul palco (ho sentito dire che la sera prima a Milano c’era stata un’invasione) ma durante l’intermezzo Jocke non si nega una passeggiata dietro al mixer in fondo alla sala per canticchiare un po’ da li e fare un po’ di scena extra. Chiudono lo show con “Moonshine” e la storica “We Don’t Celebrate Sundays”, un inno che fa impazzire tutti, ritornello dopo ritornello.
Loro la finta di andarsene la fanno: tornano dentro e fanno per annunciare l’ultimo pezzo, quando un ragazzo dal pubblico li precede urlando: “Someone Special!”. Jocke si blocca: “e chi c***o te l’ha detto??” Ride, e chiude assieme ai suoi soci con questa canzone una serata che alle centinaia di anime paganti è piaciuta da matti, lo si vede chiaramente dalle facce in uscita dal locale.
Nel frattempo, la nebbia di prima ha pensato bene di aspettarci fuori fino alla fine e di ri-accoglierci, felice di esserci. Un’altra mezz’ora di preghiere e fendinebbia. Macchè ci frega.

Live report e foto di Patrick D’Amico.

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