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30/11/2017 : In Flames + Five Finger Death Punch (Padova)

Pubblicato il 11/12/2017 da in Live report | 0 commenti


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30/11/2017 : In Flames + Five Finger Death Punch (Gran Teatro Geox Padova)

Si tiene al Gran Teatro Geox di Padova l’unica tappa italiana del tour europeo che vede come co-headliner Five Finger Death Punch ed In Flames, già rodati da almeno una decina di date nel Nord Europa.
E’ una data imperdibile per chi vuole tener d’occhio le sorti del metal dalle sonorità più moderne, eppure la scelta si fa difficile a causa della concomitanza la stessa sera di esibizioni di altri grandi mostri sacri: Alice Cooper a Milano, Testament a Bologna, Enslaved a Brescia.
Niente tutto esaurito dunque, ma l’affluenza è senza dubbio buona.

Sorvoliamo sul malcontento dilagante per le pecche dell’organizzazione riguardanti gli orari diversi da quelli riportati sul biglietto. L’inizio alle ore 19:00 ha fatto perdere lo spettacolo degli Of Mice & Men a parecchie persone, compresa la sottoscritta. Alle 19 di giovedì stavo ancora girando la chiave nella porta dell’ufficio, vi sembra cosa?

Iniziamo quindi dagli In Flames, che puntuali alle ore 20:00 si presentano dietro un telo rosso sangue con il proprio logo a caratteri cubitali sulle note di “Drained”, pescando già in apertura dall’ultimo lavoro “Battles”, uscito lo scorso anno.
Per chi come me è cresciuto a pane e Gothenburg Sound, parlare di una band storica come gli In Flames, alla luce dell’evoluzione stilistica che hanno avuto, è complicato e non esente da una certa insofferenza.
Parliamo di gente che suona da più di vent’anni e anche se della formazione più datata sono rimasti in due (Björn Gelotte e ad Anders Fridén), l’esperienza di musicisti granitici e inossidabili si fa sentire.
La scenografia è imponente, l’esecuzione è perfetta, non una sbavatura. Una precisione tipica svedese che porta con sé tanto l’impeccabilità nordica quanto la sua freddezza. Forse non sono in serata? Difficile a dirsi. L’interazione è poca, l’impressione latente è quella di una band che sta eseguendo a perfezione il proprio lavoro ma che forse non ci crede più così tanto.
Questo nonostante i sentiti ringraziamenti finali di Anders, che definendosi “old guy” ricorda alla folla l’importanza del sostegno dei fan, che permettono loro di andare ancora in giro a dire qualcosa con la propria musica.
Gli crediamo, ma solo perché finalmente ci regala qualche parola in più, a dispetto degli intervalli piuttosto silenziosi durante il resto del live. Certo non sono mancate le incitazioni ad urla incoraggianti, ma il tutto con notevole distacco. Complice anche il fatto, forse, che a neanche metà concerto era già a corto di voce.
Eppure il live l’ha portato a casa, tenendo botta degnamente fino alla fine. Peccato che ad aggravare la situazione ci fosse un’acustica non delle migliori: i suoni erano calibrati male, il basso imperante, la voce che si perdeva e in certe zone in platea a momenti era difficile quasi distinguere cosa stessero suonando.
Il livello tecnico e l’esperienza di una band decennale salvano senza dubbio la serata nonostante le pecche. Un’ora e venti di potenza sonora e il pubblico che si infiamma e reagisce con continui circle pits, cantando diversi pezzi a squarciagola, soprattutto dopo la carica ricevuta con la tripletta “Take This Life“, “Trigger” e “Only For The Weak”. Parecchi i pezzi tratti da “Battles”, che vengono recepiti bene da un pubblico che, almeno in platea, è veramente giovane.
Il ricambio generazionale è evidente e lo percepisco con un colpo al cuore soprattutto notando il disinteresse durante capolavori come “Moonshield” e “The Jester’s Dance“, quasi snobbati dal pubblico.
L’esibizione continua, pescando pezzi che vanno a completare il quadro dell’evoluzione della band negli anni, concludendo alla grande con “The End” dall’ultimo disco.
La sensazione è quella di aver assistito ad un concerto veramente ben fatto, ma con un retrogusto amaro in bocca.

Scaletta In Flames:

Drained
Before I Fall
Everything’s Gone
Take This Life
Trigger
Only for the Weak
Dead Alone
Darker Times
Drifter
Moonshield
The Jester’s Dance
Save Me
Alias
Here Until Forever
The Truth
Deliver Us
The Mirror’s Truth
The Quiet Place
The End

Siamo al momento dei co-headliner della serata: Five Finger Death Punch. Personalmente arrivo non particolarmente preparata, avendo ascoltato solo qualcosa di sfuggita, ma l’aspettativa è alta dato che la band di Las Vegas ha fatto molto parlare di sé.
Il concerto prende il via con “Lift Me Up” ed è subito chiaro che stavolta i suoni sono stati sistemati molto meglio rispetto agli In Flames. Le sonorità della band di Las Vegas, che trasuda America e i suoi stereotipi in ogni gesto e parola, sono taglienti, impressionanti e sicuramente incisive.
Ivan Moody si dimostra un eccellente intrattenitore, istrionico, un gran chiacchierone che sa perfettamente riempire le pause tenendo l’attenzione calamitata su di sé, ma anche gli altri della band non sono certo secondari in quanto a carisma.
L’impressione è quella di una band solida, con un sound perfettamente studiato per avere un impatto devastante e composta da perfette macchine da palco. La folla apprezza e risponde con evidente calore e partecipazione, cantando a memoria praticamente tutti i pezzi.
Quando è il turno di “Burn MF” Ivan chiama sul palco un folto gruppo di fan increduli che sono arrivati con la classica mano rossa dipinta in faccia, simbolo della band. Sul palco si fa festa: abbracci, foto e balli, mentre in platea continuano a scatenarsi i circle pit.
A seguire un lungo intermezzo acustico di almeno quattro canzoni, che rischia di spegnere l’entusiasmo e invece sorprendentemente funziona a perfezione. La gente canta in coro, l’attenzione non cala.
Conclusioni? Una band che si diverte e che fa divertire, uno show studiato a perfezione per tenere il pubblico sempre su di giri, una performance eccellente sotto tutti i punti di vista.

Scaletta FFDP:

Lift Me Up
Never Enough
Wash It All Away
Got Your Six
Ain’t My Last Dance
Bad Company (Bad Company cover)
Burn MF
The Agony of Regret (intro)
I Apologize
Wrong Side of Heaven
Remember Everything
Coming Down
Jekyll and Hyde
Under and Over It
The Bleeding
The House of the Rising Sun (outro)

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