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Pretty Boy Floyd – Public Enemies (2017)

Pubblicato il 18/12/2017 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Public Enemies
Autore: Pretty Boy Floyd
Genere: Hard Rock / Hair Metal
Anno: 2017
Voto: 7

Visualizzazioni post:435

Chi non muore si rivede! I glam rockers americani Pretty Boy Floyd, dopo quattordici anni di silenzio o di latitanza, dove erano stati dati per finiti per le divergenze interne tra il vocalist Steve Summers e il chitarrista Kirsty Majors, rispuntano sulle scene – riappacificati – con il quarto album in studio intitolato “Public Enemies”. La memoria ci porta a un tempo quando fare rock significava divertirsi, lasciarsi andare, creare caos e anarchia allo stato puro. Per intenderci, sesso, droga, alcool e musica a palla! La band ha scelto di chiamarsi, nel lontano 1987, con il soprannome di uno dei più pericolosi gangsters a stelle e strisce dei primi del Novecento, in altre parole “Pretty Boy Floyd” e questo moniker rispecchia in pieno il comportamento di quattro ragazzi difficili, armati di leccate di chitarra e angoscia adolescenziale, partiti con l’intenzione di conquistare il mondo.
I californiani hanno lavorato sodo, scritto canzoni e suonato dal vivo in qualunque luogo per portare in giro le loro idee e la loro pazzia. Almeno queste erano le intenzioni, ma le cose purtroppo non sono poi andate tanto bene così come ci si aspettava.
Questa cosca di “delinquenti” si è fatta conoscere ma non ha lasciato più di tanto il segno poiché messa in secondo piano da gruppi “malavitosi” più famosi e più incisivi nei famosi eighties, come i Motley Crue, i Poison, gli L.A. Guns, i Warrant e i Ratt per citarne soli alcuni.
I nuovi e i vecchi supporters li seguono e li proteggono perché hanno trovato un terreno comune: l’amore per il sound di questi americani, l’attrazione per i loro miseri spettacoli e i momenti divertenti e folli durante le loro performance. Non importa cosa pensano i critici, o quali tendenze ci siano adesso.
Questo gruppo ritorna, dopo anni di assenza sulle scene, riesumato dalla Frontiers Records che non se ne fa scappare una per rimettere in pista gruppi in seria difficoltà per poi rilanciarli. Nonostante, come scritto prima, una critica negativa nei loro confronti, i Pretty Boy Floyd continuano a registrare e girare il mondo conquistando gli ascoltatori di glam metal, fregandosene di tutto e di tutti.
“Public Enemies” è esattamente quello che ti aspetti da questi esperti veterani del Sunset Strip! Un disco divertente, cattivo al punto giusto ma influenzato enormemente dalle band di culto citate prima, pensato per essere ascoltato al massimo volume e per dimenticare le nostre preoccupazioni quotidiane e per ribellarci a un sistema sociale che il vero rock and roll combatte da moltissimi anni.
I Gangsters, dopo l’intro iniziale “S.A.T.A.”, iniziano a sparare con il primo brano street metal “Feel The Heat”, dove chitarre elettriche mitraglianti, impazzite e con la voce arrabbiata di Summers ci introducono nel loro sporco e pericoloso giro malavitoso. Grinta, energia e chitarre ruvide caratterizzano la song “High School Queen” ma troveremo questa vitalità per fortuna in quasi tutte le tracce. Non ci sono riempitivi e i pezzi scorrono diretti e precisi come un proiettile sparato a bruciapelo in direzione di uno dei nostri orecchi metallici.
I Pretty Boy Floyd sono spensierati in “American Dream” – che contiene un ottimo groove alla L.A.Guns – e sentimentali nella bella ballata “We Can’t Bring Back Yesterday”, dove udiamo delle ottime chitarre acustiche e un cantato melodico in pieno stile anni ’80. La breve tregua di fuoco finisce ben presto e il rumore di un colpo di rivoltella comincia a sentirsi con la stranamente AOR “We Got The Power”, dove si ammira un ottimo assolo sia di chitarra, sia di basso e dove il gruppo criminale ci invita a entrare nella loro organizzazione a delinquere.
L’agguato dei quattro killers riprende con un inizio di chitarra alla Motley Crue nella bella e fondamentale “Run For Your Life” per continuare in un vero e conflitto a fuoco nei brani seguenti come in “Shock In The World” in pieno stile Ratt e nella super corale e aggressiva “7 Minutes In Heaven”. Quest’ultima per pochi minuti ci porta dall’inferno della strada al paradiso del loro sporco e lurido night club, fatto di emozioni e passioni, circondati dalle bellezze provocanti delle ballerine dello striptease che ci intonano la finale e riflessiva: “Young So Bad”.
Questo platter sembra proprio il continuo dell’album di debutto del 1989 “Leather Boyz With Electric Toys”, sia come sonorità hair/metal sia come inclinazione alla ribellione e alla strafottenza elevata ai massimi livelli. Queste sono le caratteristiche principali di questi “nemici pubblici” che sanno suonare del buon hard rock classico, facendoci svagare e intrattenendoci come una volta, come se gli anni non fossero mai passati dal loro positivo esordio.
In definitiva questa quarta fatica degli statunitensi è un discreto lavoro, i Pretty Boy Floyd nonostante siano dei criminali incalliti ci regalano delle oneste canzoni, divertenti e orecchiabili ma solo per gli amanti del genere perché prive di spunti interessanti e innovativi. Se ciò vi garba, potete acquistare questo cd senza timori perché i quattro gangsters non vi rifileranno, almeno per il momento, una truffa e neanche una rapina a mano armata.
Per adesso fidatevi, ma per il futuro non garantisco.

Tracklist:

1 – S.A.T.A.
2 – Feel The Heat
3 – High School Queen
4 – Girls All Over The World
5 – American Dream
6 – We Can’t Bring Back Yesterday
7 – We Got The Power
8 – Do Ya Wanna Rock
9 – Run For Your Life
10 – Shock The World
11 – Paint It On
12 – 7 Minutes In Heaven
13 – Star Chaser
14 – So Young So Bad

Line-up:

Kristy Majors – chitarra, basso e cori
Steve Summers – voce
Chad Steward – batteria e cori
Keri Kelli – cori

Sito ufficiale: http://www.prettyboyfloydband.com/
Facebook – https://www.facebook.com/prettyboyfloydofficial
Etichetta Frontiers Records – http://www.frontiers.it

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