Slider by IWEBIX

24/11/2017 – Vulture Industries + guest (Bologna)

Pubblicato il 21/12/2017 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:1131

24/11/2017 – Vulture Industries + Soul Secret + Althea + Heller Schein – Alchemica Club (Bologna)

Il fatto che i Vulture Industries non riescano a riempire nemmeno per metà un piccolo ma attrezzato locale come l’Alchemica Club di Bologna (capienza 150-200 persone) nella loro unica data italiana mette tristezza ma soprattutto segna l’ennesima sconfitta di una scena metal underground che raramente premia i gruppi di qualità quando questi non sono accompagnati dagli squilli di tromba della fama o dalla spinta pubblicitaria delle grandi etichette discografiche. Il dispiacere aumenta al pensiero che la serata bolognese vantava un menù ricco di ben tre giovani ed interessanti formazioni italiane oltre ai citati, talentuosissimi, headliner norvegesi.

Heller Schein

Il battesimo della serata arriva con lo show degli Heller Schein, che per circa trenta minuti ci hanno presentato estratti dal disco di debutto “Sonic Clash Warning”. Il sound del giovane gruppo è un calderone di molteplici influenze, dai King Diamond ai Death SS, dagli Opeth ai Tool ma potremmo continuare per molti minuti. Un altro tratto distintivo degli Heller Schein è la fortissima impronta teatrale, evidenziata soprattutto dalle molte diverse voci sfoggiate dall’eclettico e carismatico frontman Francesco Massimiliani, un assoluto punto di forza della formazione per originalità e personalità. La performance della band è accompagnata da un efficace figurante nei panni di un boia armato con un’accetta dalla lama difettosa, un dettaglio francamente esilarante. La band è davvero interessante ed andrebbe di certo consigliata a chiunque apprezzi i gruppi avventurosi dal punto di vista sonoro, di quelli che non si limitano a seguire pedissequamente un genere ma, piuttosto, flirtano con diversi, con il rischio di generare qualche emicrania agli ascoltatori legati alle sonorità più classiche.
Al di là della versatilità vocale di Francesco, che gli consente di alternare un canto pulito dall’escursione vocale notevole ad harsh vocals di matrice estrema, rivelatosi estremamente cortese e disponibile anche al termine dello show, gli Heller Schein mettono in mostra musicisti di livello, a partire dal talentuoso bassista Davide Laugelli e dal chitarrista Nicola Deodato.
E’ decisamente intrigante anche se non per tutti il sound degli Heller Schein, ben esemplificato dal brano “Ascension”, per il quale è stato pure realizzato un videoclip. Perfezionando gli arrangiamenti ed affinando ancor di più il songwriting questi ragazzi potrebbero davvero conquistarsi un certo seguito presso i fan di vedute più aperte con il loro sound dalle molte facce. Avanti così!

Althea

Chi ha invece già effettuato un certo percorso musicale e pare aver trovato un proprio sound sono gli Althea, ragazzi lombardi che ci hanno conquistato con la semplicità del loro hard rock dalle venature prog. Ciò che più ci è piaciuto della proposta della formazione, che con “Memories Have No Name” è arrivata solo al secondo album pur avendo alle spalle tanti anni di gavetta, è la bontà di un songwriting che si fa strada da solo, con l’efficacia di riff mai troppo heavy ma dannatamente efficaci e soprattutto grazie a delle belle melodie vocali, di quelle semplici ma per nulla banali. Ecco, la relativa freschezza di un genere comunque molto classico è tutta merito della personalità dei quattro rocker.
La voce di Alessio Accardo non è di quelle che si staglia sulla concorrenza sbaragliandola per potenza o estensione, ma riesce comunque a convincere per il suo saper quasi sempre toccare le corde giuste, come il Neal Morse dei The Flower Kings o, restando in un ambito più metal, come l’Andy Deris degli Helloween più soft.
Il drumming di Sergio Sampietro è solido e sicuro e la sei corde di Dario Bortot, mai sopra le righe, cuce un abito perfetto ma sobrio per la voce di Alessio, spesso puntellata anche dalle linee di basso di Andrea Trapani.
Rispetto al disco, in questa serata, è mancato l’apporto di un tastierista, particolare che ha reso lo show più affine alle tinte del classic rock.
Se la prima parte del percorso musicale degli Althea era stata più influenzata da un metal più classico e tradizionale, nel corso degli anni questi giovani rocker hanno spostato la chiglia della loro piccola nave virando verso lidi musicali meno tirati, con un’enfasi per una scrittura melodica che cerca sempre di rifuggire la banalità, un intento mirabile.
La musica degli Althea piace anche perché ha un respiro, non è ipercompressa come molto del metal/heavy rock più moderno e fa respirare e rilassare anche il suo ascoltatore.
Gli Althea danno l’impressione di non puntare mai a stupire a tutti i costi puntando su un “less is more” più elegante e moderno. I pezzi sono tendenzialmente brevi e concisi, frutto di un songwriting che denota un indubbio gusto compositivo. Difficile non battere il piede al ritmo di rocker come “Revenge” ma ancora più catchy è la ballata “Last Overwhelming Velvet Emotion (L.O.V.E.)” dalle linee vocali davvero ispirate. Gli Althea, lo avrete certamente capito, ci hanno fatto una gran bella impressione.

Soul Secret

Con i Soul Secret siamo travolti da una quarantina di minuti di prog metal di buona fattura, con molti estratti dal nuovissimo album “Babel”, un complesso concept album dallo sfondo fantascientifico. Difficile non pensare a gruppi come Dream Theater, Threshold, Symphony X o il progetto Ayreon ascoltando una band che sfoggia davvero una tecnica esecutiva importante in un genere che peraltro necessita davvero di grandi doti strumentali per eseguire al meglio le intricate partiture scritte dalla band. E’ del tutto evidente la passione con la quale la formazione campana presenta dal vivo il proprio materiale, evidente dal trasporto visibile sul volto di ogni suo musicista.
La voce di Lino Di Pietrantonio ha il difficilissimo compito di non sfigurare nel paragone con gli illustri vocalist dei gruppi testè citati. Lino ci riesce per lunghi tratti, denotando buone doti vocali soprattutto nel materiale più affine alle sonorità rock ma anche qualche passaggio meno ispirato. Poco male è comunque da apprezzare lo sforzo di un gruppo che si prende dei rischi non giocando mai sul sicuro, lanciandosi in qualcosa di ambizioso e portandolo fino in fondo grazie a composizioni esigenti arrangiate in modo interessante, che in alcuni passaggi ci hanno ricordato addirittura le ricercatezze dei Toto.
Ecco, la sensazione è quella che il talento ci sia tutto e che la strada sia quella giusta, come i consensi ottenuti fin qui hanno già peraltro confermato. In questa serata abbiamo ascoltato prevalentemente gli estratti da “Babel”, come l’iniziale “What We’re All About” ed “Awaken By The Light”. Si tratta di un disco che ha mostrato passaggi heavy piuttosto serrati e tutte le qualità della band testè menzionate. I Soul Secret sono un gruppo dal sound piuttosto convenzionale ma tecnicamente davvero dotato che si destreggia principalmente in un genere come il prog metal, con la speranza che il sound possa presto tornare sulla breccia.
In tutta sincerità, ad avercene di gruppi che offrono uno sforzo compositivo di questo livello, al di là dei passaggi più derivativi o dei rimandi ai gruppi che hanno fatto la scelta del genere, assolutamente comprensibili. Un applauso a questi talentuosi ragazzi.

I Vulture Industries li avevo scoperti proprio qui a Bologna, due anni fa, grazie ad uno splendido show a supporto dei geniali Arcturus. A ben vedere, i Vulture Industries hanno sempre avuto qualcosa degli Arcturus, ma lo hanno sempre accompagnato ad una pletora di altre influenze, in primis quella di un cantato teatrale e versatile, quello di Bjørnar Erevik Nilsen, influenzato, per sua stessa ammissione, dal sottovalutato ma geniale Mr. Doctor dei clamorosi ed istrionici Devil Doll.
Ecco, ora che abbiamo già cominciato a delineare gli aspetti delle sonorità prog metal con virate verso l’estremo e delle vocals teatrali ed a tratti schizzate del suo leader, non ci resta che aggiungere che con il nuovo platter “Stranger Times” i norvegesi si sono fatti più melodici che mai, ma senza disdegnare brani tirati come l’iniziale “Tales Of Woe”.
Splendide le linee vocali della titletrack così come i suoi arrangiamenti musicali. Il riffing iniziale di “The Pulse Of Bliss” ad opera dell’accoppiata Eivind Huse-Øyvind Madsen è uno straordinario omaggio alla scena black metal ma il brano è ben più melodico di quanto queste letali parti di chitarre potrebbero mai farvi immaginare. Nei contrasti più disparati e nella varietà più clamorosa si staglia sempre, bellissima, la voce dell’eccentrico ed incredibilmente carismatico vocalist Bjørnar, uno che durante lo show troverà tempo e modo di: ballare, muoversi in modo alquanto stravagante, scendere dal palco per sussurrare parole all’orecchio di alcuni dei presenti, salire in piedi sopra ad una sedia, ringraziare a più riprese gli spettatori rispondendo personalmente ai commenti di alcuni di loro. Insomma, quella del frontman dei Vulture Industries è davvero un’interazione totale con l’audience, che ha contribuito a rendere davvero indimenticabile uno show già di per sé musicalmente ricchissimo.
Tecnicamente validissimi ma senza mai dare l’impressione di scrivere brani che suonano come sterili esibizioni di tecnica strumentale, i Vulture Industries convincono pienamente con canzoni complesse e cangianti come il capolavoro “The Tower”, la grandiosa titletrack di un eccellente album assolutamente saccheggiato anche questa serata. Questa è musica che affascina perché suona realmente come l’espressione artistica originale di un gruppo di talentuosi musicisti.
Al termine dello show abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con il frontman che non si è assolutamente risparmiato mentre la nostra fotografa Sabina Baron lo addolciva con bicchierini di Sambuca, non che ce ne fosse bisogno.
Difficile trovare ragazzi più entusiasti e riconoscenti di aver suonato di fronte ad una settantina di spettatori di questi squisiti norvegesi. E’ un atteggiamento che, oltre a denotare una grande professionalità, mostra umanità e simpatia, doti che hanno ripagato e gratificato in toto tutti coloro che in questa serata hanno scelto il talento ed hanno voluto trascorrere qualche ora piacevole all’Alchemica Club.
Se esiste una giustizia, entro qualche anno i Vulture Industries li conosceranno in tanti. Visto che non crediamo tanto nella giustizia ma crediamo in questi cinque norvegesi gli diamo appuntamento al prossimo tour. Meritano tantissimo. Non ci resta che ringraziare un package di gruppi convincenti (un “in bocca al lupo” sentito a tutti) e una nota di merito allo staff del locale davvero in gamba. L’Alchemica ci rivedrà molto presto.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dalla nostra Sabina Baron.

Heller Schein:

Althea:

Soul Secret:

Vulture Industries:

Foto di gruppo con la nostra Sabina Baron

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.