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Dolores O’Riordan : il nostro ricordo

Pubblicato il 16/01/2018 da in Speciali | 1 commento


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Il 15 gennaio 2018 è stato dato l’annuncio della morte di Dolores O’Riordan – leader dei THE CRANBERRIES – a Londra, dove la cantante 46enne si trovava per una sessione di registrazione con l’intera band irlandese.
Sebbene la musica dei Cranberries non sia propriamente quella della quale ci occupiamo sul nostro sito, ne riconosciamo la grande importanza e ci sembra doveroso postare un ricordo scritto dalla nostra redattrice Stefania D’Egidio assieme ad una foto scattata (sempre da lei) ad un concerto della band.

Ode a Dolores O’Riordan.

Tutti quelli che, come me, hanno varcato la soglia degli anta, possono tirare fuori dal cassetto un ricordo legato ad una canzone dei Cranberries: io più di uno, perché Dolores mi ha accompagnato per tutti gli anni del liceo ed è stata una presenza costante nel mio bagaglio musicale.

L’antidiva per eccellenza, niente abiti da sera e gioielli scintillanti, niente tacchi, ma piuttosto un paio di anfibi e una giacca di jeans; lei era una di noi, l’ultima figlia di una famiglia numerosa di un’anonima cittadina irlandese, la ragazza che, prima del successo, faceva la cameriera in un pub. Non amava la vita mondana, essere sbattuta sulla copertina dei giornali, non voleva stare sotto i riflettori, la notorietà anzi la soffocava: forse per questo motivo era così facile identificarci in lei, noi che risparmiavamo per tutta la settimana la paghetta destinata alla merenda della ricreazione per poi spenderla all’unico pub della città, il Beverly Hills, l’unico giorno che ci era concesso di uscire dopo cena, il sabato sera.

Sembrano passati secoli, non esisteva la musica in mp3, erano appena usciti i lettori cd, ma noi ancora non potevamo permetterceli e così si compravano ancora le musicassette e, se non avevi i soldi per quelle originali, prendevi al negozietto di elettrodomestici dietro l’angolo quelle vergini della BASF o della TDK e aspettavi ore davanti alla radio finchè non trasmettevano la tua canzone preferita: era allora che dovevi essere veloce di mano come un pistolero per premere il tasto REC, per poi imprecare (e come se imprecavi!) quando lo speaker ci parlava sopra o se la interrompevano per mandare la pubblicità.

Gli unici canali tv che trasmettevano musica erano MTV e Videomusic per cui se volevi guardare i tuoi idoli per imitarli nel look dovevi comprare le riviste del settore; a 18 anni mi rasai la testa perché Dolores portava i capelli rasati e mia madre non mi rivolse la parola per 15 giorni, sognavo le Dr.Martens, presi delle imitazioni al mercato del giovedì, non capivo nulla di inglese perché studiavo il francese e così, vocabolario alla mano, cercavo di tradurre i testi come potevo…

La sera prima della maturità ascoltai “Zombie” a loop per ore e ore, nel tentativo di caricarmi al massimo, come un pugile prima dell’incontro decisivo, era così potente…all’epoca pensavo fosse stata scritta per il conflitto nei Balcani, dalla costa abruzzese transitavano gli Apache americani, era il primo conflitto che ci sfiorava da vicino, non avevamo mai sentito parlare della guerra nel nord dell’Irlanda, in fondo prima dei Cranberries l’Irlanda la conoscevamo solo per gli U2.

Cosa dire della sua voce che non sia già stato detto? Particolare come poche, tra folk, rock e vocalizzazioni tipiche della musica celtica, molto più simile alle icone anni ‘60-‘70 che alle cantanti pop degli anni ’80, poco importa se ogni tanto steccasse dal vivo, in fondo il rock deve trasmettere emozioni, non essere una dimostrazione di perfezione. Il suo modo di ballare sul palco? Scomposto e tarantolato, nessuna mossa studiata, pura improvvisazione, il più delle volte finiva scalza per muoversi meglio, come a dire “così sono se vi piaccio, altrimenti va bene lo stesso”..

Negli anni ‘90 un successo dietro l’altro: “Dreams”, “Linger”, “Ode To My Family”, “Zombie”, poi l’album “To The Faithful Departed” a consacrarla come nuova icona femminile del rock, con una serie di hit come “Free To Decide”, la martellante “Salvation”, la ballad “When You’re Gone”, che ascoltai così tante volte da consumare il nastro e doverne comprare un altro; e come dimenticare la cover dei Fleetwood Mac , “Go Your Own Way,” reinterpretata a modo suo? Verso la fine del decennio il capolavoro “Bury The Hatchet”, con “Animal Instinct”, l’adrenalinica “Promises”, che mi ha accompagnato per gli anni dell’università, l’allegra “Just My Imagination” e la bellissima “Desperate Andy”.

Nel 2001 “Wake Up And Smell The Coffee”, in cui spicca la traccia “Analyse”, ma il giocattolino che sembrava perfetto stava per rompersi, proprio all’apice del successo: il nuovo secolo portava con sé i primi problemi di salute, dapprima l’anoressia, poi le allucinazioni e la depressione che la costringono ad allontanarsi dai compagni di sempre per un po’, sei anni in cui prende le distanze dal gruppo per ritrovare se stessa e rimettere al loro posto i tasselli del puzzle. In questi anni qualche collaborazione con artisti italiani come Zucchero e Negramaro. Ritrova serenità e ispirazione e nel 2007 pubblica il primo album da solista “Are You Listening?” seguito nel 2009 dal bellissimo “No Baggage”. Sembra tornata la Dolores combattiva e positiva di sempre tanto che si vocifera di una possibile reunion dei Cranberries che si materializza l’anno successivo, nel 2010. Seguo ben due tappe del tour, quella di Assago, in cui incidono un instant cd subito in vendita dopo lo show, e quella di Venezia, come spalla agli Aerosmith.

Il peggio pare alle spalle, nel 2012 esce l’album “Roses”, in cui ripropongono vecchi successi dal vivo e nuovi brani come “Tomorrow” e “Raining In My Heart”, ma nel 2014 una nuova ricaduta, viene arrestata all’aeroporto di Shannon per aver aggredito una hostess e un poliziotto: le viene diagnosticato un disturbo bipolare che le evita il carcere.

Nel 2017 l’ultimo album, “Something Else”, e viene annunciato un nuovo tour che dovrebbe toccare anche l’Italia, ma le date vengono annullate per un presunto mal di schiena: non c’ho mai creduto, avevo fiutato una sorta di presagio nefasto, tanto che ne avevo parlato con l’amica con cui avevo condiviso la passione per i Cranberries.

Avrei voluto tanto sbagliarmi.

Questo è il mio tributo a Dolores O’Riordan, compagna di un lungo viaggio durato oltre venti anni.

La vita è più complicata di quello che sembra/sii sempre te stessa lungo la strada/vivendo fino in fondo lo spirito dei tuoi sogni”

In memoria di Dolores O’Riordan, 6 settembre 1971-15 gennaio 2018.

  1. Ero molto affezionato ai Cranberries, furono tra i primi gruppi “rock” a farmi “alzare il volume”. Loro, i Nirvana, gli Smashing Pumpkins, fino a Offspring e Bad Religion, prima di approdare ad Iron Maiden, Metallica ed Helloween.
    In quei tempi per me era davvero difficile trovare musica, non avevo uno stereo, nè un lettore cd, solo un walkman con le cuffie. Sfruttavo il mangianastri di mio fratello per registrare le cassette dalla radio o da altre cassette. Quante cose sono cambiate da allora, in appena 20 anni!
    Mi spiace davvero molto per Dolores, che riposi serena e in pace.

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