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03/02/2018 : Sabotage + guest (Bresso, MI)

Pubblicato il 10/02/2018 da in Live report | 0 commenti


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03/02/2018 : Sabotage + Black Oath + Madhour – Blue Rose Saloon (Bresso, MI)

Organizzare eventi di Heavy Metal in Italia, più o meno importanti, è da sempre un’impresa ardua e ricca di insidie, come nel caso specifico di questa specie di mini festival di metal Italiano a tre bands. Se la cosa viene organizzata in un piccolo locale della provincia di Milano e da un’agenzia ambiziosa ed emergente, gli sforzi devono essere necessariamente raddoppiati, ma gli applausi di conseguenza devono essere moltiplicati.
Il Blue Rose Saloon di Bresso, a pochi passi dalla metropoli milanese, attivo già da un bel po’ di anni con live di medio/alto livello, è un locale accogliente e ben gestito da personale molto competente, dove già ebbi modo di presenziarvi qualche anno addietro con buoni ricordi e a distanza di tempo lo trovo migliorato molto sotto il profilo organizzativo e soprattutto sulla qualità dei suoni. Un’altra nota di merito va data senza alcun dubbio a chi ha organizzato questo evento, ovvero la Etrurian Legion Promotion, rappresentata in questa occasione da Gigi Corinto, che ci ha accolti con molta cortesia e disponibilità, mettendoci da subito a nostro agio.
Il bill in programma stasera poi, era di quelli cazzuti e granitici! Presentava infatti come headliner niente meno che gli storici Sabotage, ovvero una delle rappresentazioni massime dell’HM italiano – che non hanno certo bisogno di presentazioni – supportati da due band milanesi locali, i già conosciutissimi e carismatici Black Oath, molto noti da tempo negli ambienti doom metal nazionali e internazionali, e gli emergenti, giovanissimi metal-thrashers Madhour, che hanno avuto l’onore di aprire le danze.
Insomma, un concerto per metallari sicuramente un po’ datati e consumati, dalle lunghe chiome e barbe ingrigite, ma adatto anche per i più giovani defenders incalliti e amanti di queste sonorità retrò anni 80, presenti in buon numero e stipati in ogni angolo del Blue Rose Saloon, che saltando, incitando e supportando incessantemente tutte e tre le bands, hanno creato la giusta atmosfera.

MADHOUR

Questi cinque ragazzi della Brianza, attivi dal 2009 e con un disco e un EP alle spalle, sono dediti ad una sorta di HM/thrash, nel tentativo un po’ complicato e ambizioso di fare incontrare gli Iron Maiden col thrash metal (per loro stessa ammissione). Personalmente credo che l’intento dei ragazzi di coniugare le due cose non sia riuscito proprio perfettamente, ma vanno comunque applauditi e sostenuti a prescindere, perché ci hanno messo tanta passione, impegno, anima e cuore e alla fine per una band emergente conta molto questo aspetto.
La voce femminile conferisce originalità e diversità alla proposta senza alcun dubbio, tuttavia non convince molto, sia sull’estensione che nella timbrica vocale per questo genere specifico, dove serve maggior cattiveria espressiva.
Molto più positiva la sezione ritmica, dove si distingue l’ottima prestazione del batterista e ancor più quella dei due chitarristi. Certamente queste occasioni servono per crescere, far tesoro di tutto e dare lustro e prestigio al loro nome in futuro. Con qualche aggiustamento, le potenzialità ci sono tutte per migliorarsi e progredire, le date anagrafiche dei ragazzi sono dalla loro parte. Simpatici e disponibili alle domande fatte prima e post concerto, vengono giustamente salutati calorosamente dai presenti. Bravi Madhour!

BLACK OATH

Ora si inizia a fare sul serio… i Black Oath stanno per dare inizio al loro show “satanico”. Il palco comincia a prendere le sembianze di un cimitero come da tradizione e l’atmosfera diventa decisamente più cupa e funerea. Vengono disposti i drappi neri contenenti il logo della band e accese candele da rito, disposte un po’ ovunque ai piedi dei musicisti, a cui si aggiunge l’odore acre dell’incenso, con una fumata continua che ci avvolgerà per tutta l’intera durata della loro esibizione. Questa era la seconda volta che vedevo i Black Oath in azione e devo dire che, complice forse il fatto di “giocare in casa”, hanno tirato fuori una prestazione magistrale, oscurata (in parte) solo dalla grandezza e importanza storica dei Sabotage, saliti sul palco subito dopo di loro.
Il “Cursed Rock” che propongono è una sorta di doom metal funereo, mescolato al prog rock anni ’70.. infatti nel loro sound non è difficile sentire le influenze dei Goblin, Death SS, Le Orme, Mortuary Drape, quanto quelle di Alice Cooper, Venom, Candlemass.
Le tematiche trattate, dalle quali prendono ispirazione, sono quelle esoteriche ed alchimistiche dei grandi occultisti del ‘900, ben rappresentate dall’Esagramma Unicursale nel loro logo. “Esbat” è il primo pezzo proposto, e ci dà subito la percezione di essere immersi in un vortice malato di psichedelico dark/doom malsano, a cui fa eco “ Wicked Queen”e la bellissima “Death As Liberation”, forse la mia preferita inserita in scaletta.
Davvero notevole la capacità dei Black Oath di tenere sempre alta l’attenzione, senza mai annoiare, cosa tutt’altro che semplice in questo genere, perché a mio parere i loro pezzi hanno questa grande capacità, cioè di rallentare e di ripartire velocissimanente in modo imprevedibile, ricollegandosi sempre però con logica e mettendo in mostra una notevole padronanza strumentale che non li porta quasi mai ad usare i soliti giretti da fare “presa”, triti e ritriti, cosa che invece purtroppo spesso accade nel doom.
Non a caso i Black Oath hanno condiviso tour con grandi esponenti della scena, gente del calibro di Ghost, Candlemass, Rotting Christ (per citarne solo alcuni), cosa che non può certo accadere come frutto del caso… “Funeral Alchemy” è stato forse l’unico brano dei sette proposti che mi ha leggermente “annoiato” è coinvolto meno, mentre “To Below & Beyond” e soprattutto “The Black Oath “ – il pezzo conclusivo – mi ha letteralmente lasciato senza fiato e senza respiro, col suo incedere cadenzato e col suo crescendo nel finale.
Che dire.. prova maiuscola, concerto superbo e impeccabile.. ora anche la scena doom metal italiana si è arricchita di una nuova stella cometa in cielo, pronta a splendere con la sua lunga coda per poi cadere sulla Terra, incendiarvi e seppellirvi vivi tutti.. Che il Sommo Maestro Aleister Crowley (cui i Black Oath sono grandi debitori), vi possa accompagnare nel vostro cammino…

Setlist :

Esbat
Wittunight Curse
Wicked Queen
Death As Liberation
Funeral Alchemy
To Below &Beyond
The Black Oath

SABOTAGE

Alzi la mano chi non conosce i Sabotage e si definisce metallaro! Credo siano in pochi, fortunatamente, almeno per chi ha dai trentacinque in su, perché stiamo parlando di una vera istituzione del metal. I fiorentini Sabotage, attivi dal 1981, di concerti ne hanno fatti tanti… e tante sono anche volte che ho visto in azione live i grandissimi fratelli Enrico e Dario Caroli con il grande Morby, supportati prima dagli ex Andy Fois e Leonardo Milani, e stasera invece da altri due chitarristi altrettanto bravi e talentuosi, quali Danilo Bacherini alla chitarra solista e Andrea “Popi” Mormugi a quella ritmica.
Quando il livello delle canzoni proposte è questo, unito a cotanta classe, esperienza trentennale e conoscenza della “materia metal classico”,  diventa del tutto irrilevante il fatto che vengano riproposti pezzi che hanno tanti anni alle spalle (estratti dei loro unici tre album pubblicati),perché la formula funziona ora come allora!
Si parte subito veloce, col piede pigiato sull’acceleratore…”War Machine”, primo pezzo estratto da quel capolavoro intitolato “Behind The Lines”, scalda subito i motori a dovere, creando il consueto scompiglio e headbanging sotto il palco, con un Morby sugli scudi, vero mattatore e padrone della scena, in gran forma fisica e vocale, che si riconferma per il sottoscritto il miglior vocalist heavy metal italiano di tutti i tempi, leader assoluto e incontrastato e, per quanto fatto vedere e sentire stasera, ancora difficilmente contrastabile e attaccabile con la sua leadership.
Di quest’uomo (classe 1965) mi ha sempre impressionato il fatto che canti ancora tutt’oggi con la stessa impressionante estensione vocale di allora, senza fare alcuna apparente fatica fisica, caratteristica consona solo a dei fuoriclasse di razza, del calibro di Bruce Dickinson, Biff Byford dei Saxon o Eric Adams dei Manowar!
“Heroes Of The Grave” porta l’esaltazione del pubblico a livelli massimi di guardia, cosa che persiste con la feroce ed aggressiva “Hot Zone”!
Gli innesti di Danilo e “Popi” hanno dato nuova linfa ai Sabotage attuali, che hanno messo a disposizione, oltre che l’indiscussa classe, quel calore e contatto umano che mancava in passato, dove il solo Morby aveva il compito di cantare ed interagire coi fans. Dei miei vecchi, grandi amici, i fratelli Dario ed Enrico Caroli non saprei che altro dire e aggiungere dopo questo ennesimo show imperiale onestamente.. forse solo questo.. clonateli e fategli un monumento! Una vita dedicata alla causa del Metal, con tanta gavetta sul groppone, ricompensata però da tanti meritati successi personali, ottenuti con merito e sacrificio, sudore, umiltà e umanità, tutte qualità praticamente introvabili in qualsiasi musicista, più o meno famoso, ora come allora.

“Joy’N’Sorrow” irrompe prepotentemente, con un Morby quasi commovente per quanto trasporto ed enfasi ci mette. E’ tuttora il mio pezzo preferito di “Hoka Hey”, dove nell’intermezzo si sente la sezione ritmica dell’accoppiata Caroli (basso/ batteria) martellare a più non posso, supportati da un’assolo finale al fulmicotone di Danilo.
Naturalmente anche se in origine il Capolavoro in lingua italiana “Rumore Nel Vento” non fu registrato da Morby, non può essere certamente trascurato in un concerto dei Sabotage che si rispetti, ed ecco allora che ci vengono sparate prepotentemente in sequenza “La Musica” e “Rumore Nel Vento”, che sembrano quasi risultare maggiormente gradite rispetto alle altre, visto il delirio generale e il parapiglia che hanno provocato.
Io ho sempre preferito i due dischi in inglese (“Behind The Lines” e ”Hoka Hey”), ma giustamente i Sabotage ben fanno a riproporre anche quelli in italiano, perché oltre che ad essere grandi pezzi, ogni tanto è bene ricordare a tutti che anche noi italiani sappiamo suonare del metallo coi controcazzi e cantato per giunta in madrelingua, alla faccia degli estereofili malati, convinti che le nostre bands non valgano tanto quanto quelle straniere.
“Victim Of The World” chiude momentaneamente il sipario con il suo feroce heavy/speed d’annata, ma sono solo attimi… frazioni… perché acclamati a gran voce, Morby &Co. ci “schiaffeggiano” ancora con una “Mothers” fatta da antologia, capace di togliermi quel poco di fiato rimastomi in gola. “Killer Della Notte” ruggisce e ci prende a pugni in faccia, scalfendo il cuore anche del metallaro più “cattivo” e “true”! “Tu… Regina Della Notte” .. e voi Sabotage …”Re del Metallo Made In Italy”… che dire… un matrimonio perfetto che s’ha da fare e che deve durare.. In Eterno!

Setlist:

War Machine
Heroes Of The Grave
Hot Zone
Joy’n’Sorrow
It’s Time
La Musica
Rumore Nel Vento
Victim Of The World

Encore :

Mothers
Killer Della Notte

Live report di Alessandro Masetto. Foto di Rita Profeta. Di seguito altre foto della serata.

Madhour:

Black Oath:

Sabotage:

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