04/08/2018 : Wacken Open Air 2018 (day 3)

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04/08/2018 : Wacken Open Air 2018 (day 3)

Inizia così l’ultima giornata del festival, il caldo torrido ci ha messo a dura prova, se negli anni scorsi il freddo e la pioggia ci hanno affaticato per la difficile percorrenza delle aree causa fango, quest’anno è stata dura per il sottoscritto poichè estremamente sensibile alle alte temperature, e non solamente io visti i colleghi e il pubblico sofferente già nelle prime ore della mattina.

RIOT V

Riot V

Ci dirigiamo in area Louder Stage per assistere al concerto dei Riot V, storica band nata con il nome di Riot che negli ultimi anni ha cambiato nome a causa della morte del fondatore e ha rivoluzionato la line-up.
La band dedica lo show all’album “Thundersteel” che compie trent’anni, iniziando proprio con la title-track, e seguendo con altri brani importanti presenti nell’album quali Fight For All, Sign of the Crimson Storm, Flight of the Warrior e Johnny’s Back. La band dietro l’iconica voce di Todd Michael Hall è forte e compatta, orgoglio di ogni defender presente al concerto. Lo spettacolo continua con Take Me Back, Victory e Angel’s Thunder, Devil’s Reign, per poi concludersi con Swords and Tequila, Road Racin’ e Warrior che chiude l’esibizione con un boato della folla in sottofondo, orgogliosa di aver presenziato al concerto di una delle band che ha dato via al power metal come noi lo conosciamo.

Setlist:

Thundersteel
Fight or Fall
Sign of the Crimson Storm
Flight of the Warrior
Johnny’s Back
Bloodstreets
Take Me Back
Victory
Angel’s Thunder, Devil’s Reign
Swords and Tequila
Road Racin’
Warrior

WINTERSUN

Wintersun

A sbeffeggiare le alte temperature che si sono raggiunte oggi ci pensano i Wintersun, autori di un extreme power metal sinfonico che evoca le fredde terre finlandesi. Jari e compagni aprono lo spettacolo con un brano tratto dal nuovo album, “The Forest Seasons”, da poco pubblicato: Awaken From The Dark Slumber, nel quale il carismatico leader dimostra fin da subito di essere in gran forma, a seguire Battle Against Time, con la quale torniamo indietro a “Wintersun” del 2006 per poi passare a Sons of Winter and Stars dell’acclamato album “Time”. The Forest That Weeps (Summer) e Time sanciscono la chiusura del live che, anche se composto solamente da cinque brani alquanto lunghi e articolati, non ha annoiato minimamente ed ha confermato la qualità tecnica di una band sempre in ottima forma in cui musicisti sono perfettamente in sintonia tra loro.

Setlist:

Awaken From The Dark Slumber (Spring)
Battle Against Time
Sons of Winter and Stars
The Forest That Weeps (Summer)
Time

ALESTORM

Alestorm

Dalle fredde terre finniche arriviamo alle highland scozzesi dove un manipolo di simpatici pirati ci accoglie con una scenografia alquanto bizzarra; sono gli Alestorm, fautori di un folk metal piratesco a tema demenziale. Al tirare del tendone infatti ci appare alla vista una enorme paperella di gomma con il suo sorriso beffardo che riempie una buona parte del palco, mentre il resto della strumentazione rimane in disparte.
Già dalle prime note di Keelhauled la folla inizia a saltare e urlare all’impazzata, segno che che la band di Perth è sempre ben accolta in terra teutonica. Seguono poi l’omonima Alestorm, Mexico e The Sunk’n Norwegian che ci portano a due poli opposti del continente e alla fine di quest’ultima possiamo assistere ad uno spettacolo datoci da due fan che cavalcano la folla in maniera alquanto acrobatica. Il primo come se fosse una tavola da surf ed il secondo sopra questo come se stessero cavalcando un’onda in un mare in tempesta fatto dalla gente.
Dopo una tripletta di brani arriviamo alla cover pubblicata qualche anno fa, Hangover di Taio Cruz, per poi passare nuovamente a brani della loro discografia quali Bar ünd Imbiss, Captain Morgan’s Revenge e Shipwrecked. Verso la fine del concerto ci viene proposta Wenches & Mead che viene letteralmente “abbaiata” dal cantante Christofer Bowes per poi concludere lo show con Fucked With an Anchor con l’esplosione di un boato della folla in visibilio.

Setlist:

Keelhauled
Alestorm
Mexico
The Sunk’n Norwegian
No Grave but the Sea
Nancy the Tavern Wench
Rumpelkombo
Hangover (Taio Cruz cover)
Bar ünd Imbiss
Captain Morgan’s Revenge
Shipwrecked
Drink
Wenches & Mead
Fucked With an Anchor

GOJIRA

Gojira

Dalle allegre note del party metal piratesco degli Alestorm, passiamo al post metal dei Gojira, attesi da moltissimi durante questo festival. L’orario di esibizione non rende omaggio al combo di Bayonne; avendolo visto in altre situazioni di luce, posso dire che con la sua musica riesce a dare il meglio al calare delle tenebre, ma nonostante tutto dimostra che anche sotto il sole cocente di questa giornata riesce a essere uno schiacciasassi. Il loro sound decadente ricco di sfaccettature riesce a essere raffinato e brutale allo stesso tempo.
L’opener Only Pain manda letteralmente in visibilio la folla, seguita da The Heaviest Matter of the Universe e dalla granitica Love.
I Gojira creano un muro sonoro devastante, grazie alla mostruosa tecnica di Mario Duplantier e alla voce graffiante e melodica del fratello Joe, che tesse raffinati e violenti riff di chitarra tipicamente ispirati al death metal ma che strizzano l’occhio a sonorità nineties e di inizio millennio. Unica parentesi divertente sono le balene gonfiabili lanciate sul pubblico durante Flying Whales che hanno creato ilarità in più di uno spettatore.
Lo show è tecnicamente perfetto e la band si dimostra come ogni volta all’altezza della fama che si è guadagnata negli anni, con effetti pirotecnici azzeccati e perfettamente in sincrono con le canzoni.
A poco servono le mie parole per spiegare che i Gojira sono una delle band a mio avviso più estreme del metal, grazie al connubio di tre fattori: musica, tematiche e feeling, che riescono a trasmettere al pubblico uno stato d’animo rabbioso ed opprimente allo stesso tempo. Spettacolari.

Setlist:

Only Pain
The Heaviest Matter of the Universe
Love
Stranded
Flying Whales
The Cell
Backbone
Terra Inc.
L’Enfant Sauvage
Drum Solo
The Shooting Star
​Explosia

Encore:

Silvera
Vacuity

STEEL PANTHER

Steel Panther

Dal metal estremo dei Gojira passiamo al sound californiano di Michael Starr e soci, che come ogni volta vediamo sempre volentieri. E’ un piacere ascoltare il loro hair metal demenziale a esplicito sfondo sessuale: brani come Goin’ in the Backdoor, Asian Hooker, Gloryhole e Community Property ne sono un chiaro esempio e ogni volta riescono a trasformare il loro show in una via di mezzo tra un cabaret ed un party in puro stile americano, portando sul palco durante 17 Girls in a Row una quantità smisurata di ragazze in topless. Parliamo però di musicisti estremamente seri e preparati; gli assoli al fulmicotone di Satchel sono un chiaro esempio della capacità tecnica di questi ragazzi, ed è quindi d’obbligo far presente che anche se si nascondono dietro a tonnellate di trucco e spandex fluo in pieno stile anni ‘80 portano nei loro brani un songwriting estremamente curato, accattivante e goliardico.
La setlist non è estremamente lunga, anche perché buona parte del loro tempo è dedicato agli scambi di battute tra i musicisti ed il pubblico, quest’ultimo notevolmente eterogeneo e divertito dalle performance dei quattro di Los Angeles.
Dopo la cover di You Really Got Me dei Kinks, arriviamo alla fine dello show con Death to All but Metal  e Party All Day (Fuck All Night), lasciando il sorriso sui visi degli astanti e dimostrando che nell’ambito metal non esiste solo serietà ma anche spensieratezza e divertimento, come è nella tipica filosofia della band.

Setlist:

Goin’ in the Backdoor
Asian Hooker
Fat Girl (Thar She Blows)
Poontang Boomerang
Turn Out the Lights
Girl From Oklahoma
17 Girls in a Row
Gloryhole
Community Property
You Really Got Me (The Kinks cover)
Death to All but Metal
Party All Day (Fuck All Night)

ARCH ENEMY

Arch Enemy

Ecco arrivare sul palco del Wacken un’altra realtà consolidata in questi venti anni e più di carriera. Sul palco salgono Amott e soci a portare nuovamente un’ondata di violenza nel festival. Da qualche anno ormai frontman ufficiale è la canadese Alissa White-Gluz, ex membro dei The Agonist, che con la sua tecnica sopraffina riesce a intervallare un growl e scream estremamente preciso a un cantato pulito (che però negli Arch Enemy è ridotto all’osso) e come supporto alle chitarre quel Jeff Loomis dei fu Nevermore da me tanto amati.
La setlist è corposa ma prettamente incentrata sugli ultimi anni, con qualche brano dell’era Gossow come Ravenous, My Apocalypse, We Will Rise e Nemesis, ma carente di quei brani che a mio avviso hanno fatto la storia della band, come se ormai fosse un lontano passato.
Iniziamo con The World Is Yours per poi continuare lo spettacolo con You Will Know My Name, The Eagle Flies Alone e As the Pages Burn.
Troviamo un Loomis che dalla sua sforna un’esibizione impeccabile, come siamo soliti aspettarci dal biondo axeman, quello però che vedo è più che altro uno show del tutto simile a quello dei Nightwish, perfetto dal punto di vista tecnico e di effetti speciali, ma allo stesso tempo freddo al punto di vista dell’alchimia tra i membri della band, come se ognuno di loro dovesse fare il proprio lavoro e portare a casa lo stipendio. Stessa cosa vedo nel songwriting, ormai diventato un copia e incolla dei brani passati, con strutture musicalmente simili e carente di idee.
L’encore dello show è lasciato ad Avalanche, all’assolo di Loomis e alla sopracitata Nemesis, con una Fields of Desolation in chiusura.
Concludendo quello che vediamo è un ottimo spettacolo degli Arch Enemy, ma niente di più che non si sia già visto e rivisto, con le stesse pose, gli stessi salti di Alissa e con un distacco tangibile tra i musicisti.

Setlist:

The World Is Yours
Ravenous
War Eternal
My Apocalypse
The Race
You Will Know My Name
Bloodstained Cross
The Eagle Flies Alone
First Day in Hell
Saturnine
As the Pages Burn
Dead Bury Their Dead
​We Will Rise

Encore:

Avalanche
Guitar Solo(Jeff Loomis)
Snow Bound
Nemesis
Fields of Desolation (outro instrumental)

HELLOWEEN

Helloween

Ed eccoci arrivati al momento forse più importante della giornata: lo show che le zucche di Amburgo hanno portato per un anno e mezzo in tutto il mondo per la loro reunion con lo storico membro fondatore Kai Hansen e il cantante Michael Kiske e che oggi sbarca al Wacken Open Air; gli Helloween sono pronti a farci assistere ad uno spettacolo lungo ben 2 ore e 40 minuti, ricco di pietre miliari della storia del metal.
Questa per me è la terza volta nel giro di un anno che ho l’occasione di assistere ad un live di questo tour e nonostante tutto è sempre un’emozione grandissima, probabilmente perchè stavolta ho l’occasione di vederli in terra natia o forse perchè l’ultima data del tour ha sempre qualcosa di speciale.

Sulle note di Let Me Entertain You di Robbie Williams il pubblico si scalda sempre più; il compito di aprire le danze è assegnato al brano Halloween che ci fa tornare indietro agli albori della storia della band, il duo dei cantanti riesce a amalgamarsi perfettamente, la cristallina voce di Kiske e la graffiante voce di Deris si intrecciano unendo il classico al moderno. Il tutto è poi condito con il supporto di musicisti dal carisma eccezionale quali Hansen, Weikath e Grosskopf e dalle ottime “nuove” leve che sono Gernster alla chitarra e Löble alla batteria. I brani si susseguono vorticosamente alternando pietre miliari quali I’m Alive alle nuove Are You Metal, intervallate da siparietti dei personaggi Seth e Doc, rappresentanti l’immaginario cartoonesco della band.
Kai Hansen è immenso in quello che è il medley Starlight / Ride the Sky / Judas e la successiva Heavy Metal (Is the Law) dove si dimostra estremamente carismatico, carichissimo e in forma dal punto di vista vocale, segno che i problemi alla voce degli anni precedenti sono stati ottimamente superati.
L’esecuzione successiva di A Tale That Wasn’t Right e If I Could Fly è stata magistrale e ci ha lasciato attoniti. Segue quindi il tributo al mai dimenticato Ingo Schwitchenberg con un assolo all’unisono di Löble sotto a quello del compianto batterista.
Sole Survivor (una delle mie preferite del nuovo periodo), Power e How Many Tears vengono cantate in maniera impeccabile dal biondo frontman, arrivando al primo encore del gruppo con Eagle Fly Free e Keeper of the Seven Keys, dove però notiamo i problemi alla voce di Kiske non completamente debellati dal malessere che ha cominciato ad avere all’inizio del tour.
Con il secondo ritorno sul palco la band di Amburgo ci saluta con una pioggia di enormi palloni a forma di zucca ed una magistrale Future World seguita da una altrettanto epica I Want Out. Così ci salutano gli Helloween, facendoci scendere la classica lacrimuccia, band che ha segnato la storia del metal e che ha regalato moltissime soddisfazioni in questo anno e mezzo di reunion tour. Grazie.

Setlist:

Let Me Entertain You(Robbie Williams song)
Halloween
Dr. Stein
Intermission (Seth & Doc)
I’m Alive
Are You Metal?
Perfect Gentleman
Starlight / Ride the Sky / Judas (Kai Hansen medley)
Heavy Metal (Is the Law)
A Tale That Wasn’t Right
If I Could Fly
Pumpkins United
Drum Solo
Ingo Tribute
Livin’ Ain’t No Crime (Partial)
A Little Time
Intermission (Seth & Doc)
Why?
Rise and Fall
Sole Survivor
Power
How Many Tears

Encore:

Invitation
Eagle Fly Free
Keeper of the Seven Keys

Encore 2:

Intermission (Seth & Doc)
Guitar Solo (Kai Hansen, “In the Hall of the Mountain King” and “Flight of the Bumblebee” snippets)
Future World
I Want Out
Outro

DIMMU BORGIR

Dimmu Borgir

Assistere ad un live dei norvegesi Dimmu Borgir è sempre gradito, essendo portatori di uno show estremamente atmosferico: lo spazio offerto dal palco del Wacken permette di avere quello che manca durante i tour: una scenografia imponente calibrata sulle grandi dimensioni del palco di un festival.
Dal primo brano The Unveiling tratto dal loro ultimo lavoro in studio già siamo al cospetto di quello che la band è capace tecnicamente di fare. Il gruppo, ormai ridotto da qualche anno ufficialmente a trio composto da Shagrath, Silenoz e Galder, viene supportato da ottimi musicisti, che portano un grandissimo impatto sonoro in sede live. Ne ha probabilmente risentito il punto di vista compositivo, essendo assenti membri di notevole importanza come Ics Vortex che ha lasciato una grande impronta negli album in cui era presente e che ha prodotto opinioni controverse tra i loro ascoltatori. Questa mancanza di voci pulite si nota anche in brani recenti quali l’omonima Dimmu Borgir dove le voci corali sono sostituite da delle basi e in altri come Progenies of the Great Apocalypse, nella quale la potente voce dell’ex bassista è sostituita da un lieve coro di sottofondo. La scaletta della serata alterna i successi più recenti tratti dall’ultimo “Eonian” ai grandi brani della loro carriera come The Serpentine Offering, Puritania e Indoctrination Nonostante tutto il live riesce ed è sempre un piacere avere la possibilità di assistere ad una loro esibizione che si conclude con la epica Mourning Palace.

Setlist:

The Unveiling
Interdimensional Summit
The Chosen Legacy
The Serpentine Offering
Gateways
Dimmu Borgir
Puritania
Indoctrination
Council of Wolves and Snakes (with Tribal Drum-Intro)
Archaic Correspondence (Live debut)
Progenies of the Great Apocalypse
Mourning Palace

IN EXTREMO

In Extremo

La conclusione di questo festival viene lasciata come sempre ad una band che gioca in casa e che ha contribuito attivamente alla buona riuscita delle edizioni precedenti. Se negli anni scorsi abbiamo avuto gruppi come Edguy e Subway To Sally, quest’anno l’onore e l’onere dopo i dovuti ringraziamenti da parte dello staff è lasciato ai tedeschi In Extremo che riescono a raggruppare come sempre un gran numero di fan sotto al palco nonostante l’orario pienamente notturno.
Gli In Extremo fanno parte della prima guardia quel filone folk metal tanto sfruttato nel decennio passato, che fonde le melodie tradizionali che affondano le radici nella notte dei tempi a riff ed elementi tipicamente metal, con un ottimo successo dal punto di vista qualitativo e di pubblico, essendo una delle principali band di questo genere nel mondo e soprattutto in madrepatria. La qualità dei loro live non ha subito cali, anzi è stata arricchita da scenografie sempre più maestose e dall’esperienza più che ventennale dei membri.
E così un’ora di concerto passa velocemente tra brani storici quali Vollmond, Herr Mannelig e Spielmannsfluch e lavori recenti come Quid pro Quo e Pikse Palve che chiude l’esibizione.
I ringraziamente della band sanciscono la fine di questa torrida edizione del festival lasciandoci soltanto l’attesa per il trentennale del 2019.

See you in Wacken, rain or shine!

Setlist:

Feuertaufe
Zigeunerskat
Vollmond
Störtebeker
Unsichtbar
Quid pro Quo
Lieb Vaterland, magst ruhig sein
Rasend Herz
Frei zu sein
Herr Mannelig
Spielmannsfluch
Sängerkrieg
Sternhagelvoll
Moonshiner
Himmel und Hölle
Liam
Pikse Palve

Di seguito altre foto della giornata, tutte realizzate dal nostro Paolo Nocchi:

Riot V:

Wintersun:

Alestorm:

Gojira:

Steel Panther:

Arch Enemy:

Helloween:

Dimmu Borgir:

In Extremo:

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