Palace – Binary Music (2018)

Titolo: Binary Music
Autore: Palace
Genere: AOR
Anno: 2018
Voto: 7

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Esiste un parallelismo tra i ritmi frenetici della nostra vita e i tempi della musica? Sinceramente penso di sì perché, per esempio, prendendo spunto dal titolo di questo disco, nella notazione musicale la misura o battuta binaria è formata da due tempi, il primo forte e il secondo debole: 2/2, 2/4, 2/8 e via di seguito. Così nella quotidianità viaggiamo a ritmi e tempi diversi in base ai nostri impegni, ai nostri stati d’animo, alle nostre passioni, alle delusioni e alle gioie.
La fretta nel fare qualcosa o nel prendere delle decisioni importanti possono portare a conseguenze diverse, deboli o forti che siano e credo che i Palace, con questo nuovo album battezzato “Binary Music”, stiano provando a fare le valutazioni più opportune per mettersi in mostra e farsi conoscere dal grande pubblico. Certo la nostra società e la nostra musica sono cambiate nel corso degli anni e Michael Palace, prendendo spunto da questo, compone ed esegue musica confermando con il suo secondo album tutto il suo talento e l’amore per il rock melodico degli anni ’80, provando ad andare avanti e cercando se possibile degli spunti diversi e più attuali.
Il viaggio dello scandinavo è partito nel 2016, tanto per cambiare dalla lontana e fertile Svezia, con l’esordio intitolato “Master Of The Universe” e da lì ha proseguito il suo cammino fino ad oggi percorrendo tante esperienze intersecate tra loro e collaborando con parecchie realtà musicali. Basti pensare alle registrazioni in studio con i connazionali Adrenaline Rush, Reach, Erika, Houston e l’americano Michael Matijevic, solo per citare alcuni degli artisti più famosi con i quali ha collaborato.
Il cantante e poli-strumentista è fortemente influenzato dalle immagini e dai suoni degli eighties e propone in questa nuova fatica un enorme suono di rock melodico e AOR, non retrò come si potrebbe pensare in un primo momento ma al contrario molto moderno e a tratti un po’ commerciale.
I sintetizzatori, con un’atmosfera anni ottanta, aprono l’opera proprio con la title track “Binary Music” dove la mano di Daniel Flores si nota meravigliosamente ed è un’ottima lettera di presentazione per il continuo dei brani. L’interpretazione delle chitarre dello svedese è semplicemente bestiale e quest’unione con Flores crea un percorso musicale molto carico e armonioso che scuote le nostre certezze giornaliere, portandoci a vacillare nelle nostre difficili scelte esistenziali. Senza neanche il tempo di elaborare il precedente pezzo, “Tears Of Gaia” arriva nelle orecchie più lentamente, con dei bei cori e una melodia sottile facendoci provare tante emozioni in poco tempo. La successiva “Nothing Personal” delude perché rievoca il sound synth pop inglese degli Spandau Balllet dei tempi peggiori. Da dimenticare!
Per fortuna l’anima risorge presto in un’altra dimensione ascoltando la mielosa AOR “Promised Land”, che ha un titolo inflazionato, ma molto comprensibile. La soul “Love songs” è piacevole ma si attorciglia da sola con i suoi cori in vari stili, offrendo però ai nostri romantici cuori un facile e ottimo ritornello.
Per spiazzare l’ascoltatore, gli scandinavi con “Queen Of The Prom” rendono omaggio al sound dei Queen e dei leggendari Beatles spostandosi verso un suono lontano dal loro progetto artistico che purtroppo non contribuisce assolutamente a dare quel tocco in più al disco e secondo me deragliando fuori dai binari musicali che in questi anni li hanno contraddistinti. Forse questo brano l’avrei inserito alla fine del platter o lo avrei tolto completamente dalla scaletta perché sembra solo un riempitivo.
Merita invece molta attenzione il lento “Who’s Counting Time”, una ballata molto bella da gustare con il proprio partner e con i propri figli (se ne avete) perché rilassa e nello stesso tempo dà energia e speranza in questo nostro mondo violento ed egoista. Infine l’iniziale blues di “Julia” ci introduce ad una delle canzoni più valide del disco e contiene un sound che evolve in un hard rock melodico trascinante e grintoso.
In quest’opera lo svedese emette un suono più pesante rispetto al suo debutto e alla sua partenza artistica, con le chitarre elettriche in primo piano che alla fine – e per fortuna – dominano la scena. Nonostante qualche anonimo brano che non incide più di tanto, “Binary Music” è prodotto egregiamente da Michael e Daniel Flores (Find Me, First Signal, The Murder Of My Sweet) e colpisce per le sue tastiere vorticose e per i suoi strati melodici di chitarra, con un hard rock ottantiano riproposto con uno stile più moderno.
Nonostante mi aspettassi qualcosa di più dai vichinghi, i Palace riescono, pur proponendo dei brani semplici e ben ritmati, ad accontentare il classico ed esigente pubblico degli anni ’80, amante del rock melodico e del genere AOR.
Il tempo è dalla loro parte ma bisognerà crescere sfruttando le miriadi di combinazioni musicali e chissà, magari la prossima volta ripartire con una “misura musicale quaternaria” modificando ed evolvendo di un pizzico il proprio stile per emergere in un genere che sembra riprendere quota dopo le uscite discografiche dell’anno passato.

Tracklist:

1 – Binary Music
2 – Tears Of Gaia
3 – Nothing Personal
4 – Promised Land
5 – Love Songs
6 – Dangerous Grounds
7 – Queen Of The Prom
8 – Who’s Counting Time
9 – Julia
10 – To Have And To Hold

Line–up:

Michael Palace – voce, cori, chitarra,basso, tastiera, armonica e sassofono.
Daniel Flores – batteria
Oscar Bromvall – chitarra solo in “Julia”

Facebook: https://www.facebook.com/palacesweden/
Etichetta Frontiers Records – www.frontiers.it

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