08/12/2018 : Myrkur (Copenhagen, DAN)

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08/12/2018 : Myrkur (Pumpehuset, Copenhagen, DAN)

Era il 2014 quando la diafana Myrkur ha fatto la sua apparizione sulle scene danesi. All’inizio una semplice promessa, una delle tante della scena metal del regno, che con il tempo si è trasformata in uno dei personaggi più seguiti e amati, tanto da assurgere a status di culto. Segno tangibile è il tutto esaurito da mesi di questa serata.
La scena folk metal è affollata da molte band che si rincorrono le une con le altre a chi fa la spacconata più grossa. Myrkur si distacca e segue un suo percorso musicale personale in cui eleganza e attenzione al dettaglio fanno la differenza. Uno spazio sonoro in cui gli elementi sono piazzati con cura e con una attenzione quasi maniacale, dove l’idea guida è non esagerare, dove si preferisce togliere piuttosto che aggiungere.
Questo vale per entrambe le facce di Myrkur, quella silvestre e quella cupa e drammatica. Se c’è un elemento a cui associare Myrkur è l’aria, il vento freddo che spazza le foreste di betulle. Dal vivo Myrkur esprime con estrema chiarezza tutto questo, a partire dalla scenografia che ricorda una foresta invernale le cui uniche luci sono dei fari distribuiti sul palco, i colori sono il bianco e il verde nelle tipiche tonalità spente del nord, dove prevale la penombra, ma che non risulta minacciosa.
Fino alla struttura della spettacolo, diviso in due parti. La prima acustica, la seconda elettrica, dove una è il naturale seguito dell’altra o anche il contrario. Non c’è infatti frattura tra i due mondi di Myrkur, la sua musica è estremamente coesa. La forza di Myrkur sta nella capacità di creare musica evocativa, capace di rapire il pubblico e trasportarlo in palmo di mano. Questo soprattutto nella prima parte acustica dello spettacolo, dove in platea c’erano un silenzio e una attenzione assoluti.
La lingua aiuta, Myrkur canta in danese e l’empatia con il pubblico è stata sicuramente rafforzata, ma ciò non toglie nulla alla seduzione fredda della sua figura e del mondo che rappresenta. Paradossalmente la parte elettrica è risultata essere la più eterea, in cui l’elemento dell’aria ha decisamente preso il sopravvento, mentre nella parte acustica c’è stata una propensione a tenere i piedi per terra. Ma la serata ha riservato anche una grande sorpresa: Jo Quail, violoncellista maga dei loop ha aperto la serata con un set di rara intensità e creatività, tanto da far pensare che le cose migliori e innovative in questo momento forse non stanno nel rock. Gli applausi sono stati davvero sentiti, come a confermare ancora una volta che il pubblico del rock è più ricettivo di quello che sembra. Jo ha anche suonato nel set acustico di Myrkur, aggiungendo profondità e eleganza all’insieme.

Un’ultima considerazione: è bello vedere queste signore che hanno così tanto da dire e che lo dicono così bene. Ce ne vorrebbero un po’ di più in circolazione.

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foto Gaia Micatovich
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