28/04/2019 : Frontiers Rock Festival – Day 2 (Trezzo,MI)

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28/04/2019 : Frontiers Rock Festival (Day 2) – Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI)

Steve Augeri band
W.E.T
Burning Rain
Keel
Fortune
Leverage
King Company

I King Company sono i primi in scaletta in questa domenica primaverile di aprile, seconda e ultima giornata al Live Club per un Frontiers Rock Festival che purtroppo registra meno presenze della giornata precedente ma nonostante tutto il locale ospita un pubblico molto allegro e attento all’esibizione dei finlandesi che inaugurano questa lunga giornata con la title track estratta dell’ultimo album “Queen Of Hearts”, che come tutti i brani presentati  possiede un hard and heavy energico con molte influenze degli eighties, orecchiabile, molto diretto e influenzato dai mitici Deep Purple. Direi un ottimo inizio di rock robusto per cominciare l’ultima maratona musicale e per scaldare gli animi in platea in vista di band e artisti più famosi. Perfette le esecuzioni di “Living In Hurricane”, dove l’intro e il suono metal esaltano l’ugola del nuovo cantante Ikka Keskitalo, che si è inserito bene nella band ma che dovrebbe essere sul palco più scenografico e coinvolgente.

King Company

Il gruppo del leader e batterista Mirka Rantanen dimostra quanto di buon detto e scritto sul loro conto, confermando un’ottima presenza live. Peccato che abbiano avuto solo trenta minuti a disposizione nei quali suonano il meglio della loro breve discografia, come la cadenzata e orecchiabile “Shining” risalente al disco di debutto “One For The Road” e la finale “In Wheels Of No Return” dove il chitarrista Antti Wirman dimostra tutto il suo estro e la sua tecnica. Ottimo debutto in Italia per un live riuscito e apprezzato dalla gente del Festival, che ha avuto anche modo di incontrarli in giro per il locale a bere quintali di birra.

Setlist:

  1. Queen Of Hearts
  2. Shining
  3. King For Tonight
  4. Living In A Hurricane
  5. One Day In Your Life
  6. In Wheels Of No Return
Leverage

Sempre dalla Finlandia e al debutto nel Belpaese si presentano alle 15 e 30 gli inclassificabili, nel senso buono della parola, Leverage. Il sestetto ha un sound e uno stile orientato al symphonic metal con influenze power e a tratti pure folk che non li fanno inquadrare in un genere ben definito. Eccellente la prova del vocalist Kimmo Blom e l’attitudine di interagire sul palco trascinando il pubblico dal primo all’ultimo minuto ma tutto il combo in generale sprigiona una grande energia già con l’iniziale “Superstition” risalente all’album “Tides” del 2006, dove la tastiera e le chitarre creano un vortice trascinante e molto melodico. “Burn Love Burn”, inserito nel nuovo platter “DeterminUs”, è un pezzo tipico di symphonic metal abbastanza epico e trainante con venature prog che non dispiacciono affatto. Spicca pure la nuova e melodica “Wind Of Morrigan”, che in questo caldo pomeriggio milanese è uno dei brani più lenti dell’intera setlist. Perfetta la prova del nuovo chitarrista Mikko Salovaara e di tutta la band che dopo dieci lunghi anni di silenzio dimostra di avere una grande voglia di suonare dal vivo e di recuperare il tempo perduto. Musica dalla grande e rara originalità, per un live con un sound atipico per i gusti di questa kermesse musicale ma che fa di questa esibizione una delle più apprezzate della serata.

Setlist:

  1. Superstition
  2. Burn Love Burn
  3. Wind Of Morrigan
  4. Mister Universe
  5. Dream World
  6. Red Moon Over Sonora
  7. 15 Years
  8. Wolf And The Moon
Fortune

La terza esibizione spetta ai fratelli Mick e Richard Fortune che sono gli artefici di quest’omonima ed eccezionale band, creata agli inizi degli anni ’80, con un sound fatto di un puro e sontuoso AOR radiofonico di notevole pregio. I Fortune in realtà non sono stati fortunati, nonostante lo stupendo omonimo disco del 1985 e stasera sono una delle tante e gradevoli sorprese di questo secondo giorno. La Frontiers Records, dopo trentaquattro anni, ha avuto il merito di rimetterli in piedi, credendo in loro e il risultato è evidente e sotto gli occhi di tutti.  La setlist è composta in prevalenza dalle hits del vecchio album, per la felicità dei tanti fans di vecchia scuola accorsi al Live Club, ma è composta anche dalle canzoni del nuovo platter, che riconfermano la bravura dei cinque americani.
Con la loro macchina del tempo, i californiani suonano la melodica “Thrill Of It All” e continuano con l’atmosfera ottantiana di “Bad Blood” per poi proseguire con il rock ipnotico di “Lonely Hunter” e terminare lo show con il capolavoro della splendida “Dearborn Station”. Nel mezzo di questi intramontabili brani i cinque statunitensi eseguono le nuove canzoni del disco “Fortune II”, uscito il mese scorso, come la super romantica “Don’t Say You Love Me” o la finale “Freedom Road”, che riprendono in pieno ciò che avevano lasciato negli anni ’80 con un AOR sempre appassionante e mai banale, molto orientato dalla tastiera di Mark Nilan. Certo, qualche imperfezione si è notata all’inizio durante l’esibizione ma è stata superata ed è passata inosservata per la grande qualità delle canzoni che ha permesso ai Fortune di accedere nella storia di questo genere dalla porta principale. Per la cronaca, il loro spettacolo è stato registrato per una prossima uscita in cd e DVD che non dovrete assolutamente perdere se amate queste soavi sonorità.

Setlist:

  1. Thrill Of It All
  2. Don’t Say You Love me
  3. Bad Blood
  4. Smoke From A Gun
  5. What A Fool
  6. Through The Fire
  7. Deep In The Heart Of The Night
  8. Lonely Hunter
  9. Shelter Of The Night
  10. Dearborn Station
  11. Freedom Road
Keel

I Keel sono stati il gruppo più gradito dai metalheads del Frontiers Rock Festival di quest’anno perché il loro hard and heavy dirompente e scatenato ha scaricato sulla folla un‘energia e un’adrenalina che poche band in questa edizione sono riuscite a trasmettere. La scaletta proposta è una bomba atomica che esplode già con la bella “Somebody‘s Waiting”, che fa smuovere le teste di tutti i presenti e li riscalda per l’apoteosi del metal pesante di “Speed Demon”, pubblicata nel lontano 1984 nell’album “Lay Down The Law” ma che è sempre fresca e attuale. Da qui alla fine della scaletta, gli americani non danno tregua ai timpani del pubblico con un’attitudine rock da paura, che solo poche formazioni al mondo possono permettersi. Il vocalist e chitarrista Ron Keel, con il suo caratteristico cappello da cowboy, spara le sue corde vocali senza risparmiarsi, anche se non ha più la voce di un tempo, ma dimostra ancora di essere un grande pistolero e trascinatore di folle. Ron non sta fermo un minuto; scende dal palco per salutare e cantare vicino ai suoi sostenitori, trascinato da una collaudata sezione ritmica formata dal batterista Dwain Miller e dal bassista Geno Arce e dai due chitarristi più rapidi della California: Marc Ferrari e Bryan Jay. Nella parte finale gli americani chiudono con dei brani meno veloci e più cadenzati come la stupenda “Tears Of Fire” e la famosa cover rock “Because The Night” di Patti Smith, che in questa occasione ha un sound più duro e piacevole rispetto alla versione originale.
Al termine di questo spettacolare concerto un lungo applauso saluta i leggendari Keel e qualcuno dalla platea chiede pure il bis e li prega di rimanere. Avrebbero meritato più spazio ma va bene così e per essere dei rockers quasi sessantenni sono stati semplicemente divertenti e fenomenali!

Setlist:

  1. United Nation
  2. Somebody’s Waiting
  3. Speed Demon
  4. Push And Pull
  5. Streets Of Rock And Roll
  6. I Said The Wrong Thing
  7. Because Of The Night
  8. Looking For A Good Time
  9. Here Today Gone Tomorrow
  10. Rock And Roll Outlaw
  11. Tears On Fire
  12. The Right To Rock
  13. You’re The Victim
Burning Rain

Dopo il terremoto provocato dai Keel, alle 19 e 30 è il momento degli attesi Burning Rain del celeberrimo guitar hero Doug Aldrich, che viene accolto maestosamente al suo ingresso con applausi e cori da stadio. Doug, alla stregua di Jeff Scott Soto e di Alessandro Del Vecchio è un altro artista di spicco della Frontiers Records ed è uno dei migliori chitarristi in circolazione a livello mondiale. Amante delle sonorità anni ’70 e ’80, suona subito con la sua super band i brani del suo ultimo lavoro, partendo dall’accattivante singolo groovy “Midnight Train”, proseguendo con il tirato refrain di “Revolution”, dove esegue un assolo dirompente e la potente metal “Natsy Hustle ”.
Il gruppo è formato da nomi importanti e da artisti preparati; infatti oltre al bravo Aldrich, che possiede un’ottima presenza scenica, alla voce abbiamo il superlativo e graffiante Keith St.John, alla batteria l’imponente Blas Elias (Slaughter) che picchia duro sulle pelli e al basso il preciso Brad Lang (Y&T), che mostra orgoglioso sulla sua chitarra la stampa della copertina dell’ultimo album “Face The Music”. Il sound, come scritto, è settantiano, molto legato ai Led Zeppelin, ma anche connesso agli eighties dei veterani Whitesnake e agli Aerosmith dei tempi migliori, la folla del Live Club gradisce e canta insieme agli americani lasciandosi trasportare da una band di spessore e di pura classe. L’amore per il rock si sente a pelle nella semiballata bluesy “If It’s Love” e nel lento acustico Heaven Gets Me By”, dove in primo piano si apprezzano la grande voce del vocalist – che assomiglia molto a quella del grande Robert Plant – e le doti chitarristiche di Doug che per tutto il concerto ha gli occhi puntati soprattutto da parte di un pubblico femminile che apprezza giustamente anche il lato fisico dei quattro musicisti americani.
La chiusura è lasciata ancora ai nuovi brani, come la hard and blues “Hit And Run” e la melodicissima “Face The Music” che chiude col botto un live magnifico, fatto di assoli coinvolgenti, tonalità vocali marcanti e una sezione ritmica potente e perfetta. Il tutto arricchito da un sound che pesca dal passato ma allo stesso tempo moderno e mai anacronistico. Lunga vita al classic rock e ai Burning Rain!

Setlist:

  1. Midnight Train
  2. Revolution
  3. Nasty Hustle
  4. Cherie Don’t Break
  5. Beautiful Road
  6. If It’s Love
  7. My Lust Your Fate
  8. Heaven Gets Me By
  9. Stone Cold N’ Crazy
  10. Lorelei
  11. Hit And Run
  12. Face The Music
WET

Finalmente è l’ora dei W.E.T., molto attesi stasera al Festival, che sono un altro super gruppo formato da Jeff Scott Soto (che ritorna sul palco del Frontiers, dopo il primo giorno non esaltante a livello vocale), dal mitico chitarrista svedese Erik Martensson (Eclipse), da Robert Sall alle tastiere (Work Of Art) e da altri due musicisti degli Eclipse: Philip Crusner alla batteria e Magnus Henriksson alla chitarra.
Questo progetto rock nato per gioco si è trasformato in qualcosa di molto serio soprattutto per quanto riguarda il consenso del pubblico che ama quest’unione di musicisti che propongono un hard rock melodico di grande spessore. Jeff ringrazia apertamente il Presidente Serafino Perugino della Frontiers Records e ricorda ai fans che questo nuovo disegno musicale era partito cinque anni prima sempre qui al Frontiers Rock. Motivato dai suoi compagni e dall’anniversario, il singer americano sforna un‘ottima prestazione già con l’iniziale trascinante e melodica “Watch The Fire”, che porta tutti i presenti sotto il palco a cantare all’unisono senza sosta. La cosa si ripete con i successivi brani tratti sempre dall’ultimo eccellente disco “Earthrage”, che sono in ordine: la robusta “Burn”, la super orecchiabile “Kings Of Thunder Road” e la dolce ballata “Elegantly Wasted”, che emoziona a tal punto da far venire i brividi e che merita alla fine un lungo scroscio di applausi. Più si va avanti nel live e più questi super eroi della musica si esaltano sfoderando una prova esemplare che si sente nel romantico lento “Love Heals” e soprattutto nello stupendo AOR di “Learn To Live Again”, dove si nota ancora di più l’alchimia di questi fantastici musicisti.
Ormai non si può parlare di un semplice progetto artistico ma di un vero ed eccezionale gruppo di genuino AOR, che è proiettato ad avere sempre più successi e attestati di stima. La domanda nasce spontanea, ma se Soto, Martensson e Sall avessero più tempo da dedicare ai W.E.T., giacché ognuno di loro è molto occupato nelle proprie band di origine, che cosa potrebbero fare ancora di più questi artisti a livello compositivo?

Setlist:

  1. Watch The Fire
  2. Burn
  3. Kings On Thunder Road
  4. Elegantly Wasted
  5. Brothers In Arms
  6. Invincible
  7. Love Heals
  8. Broken Wings
  9. Urgent
  10. Walk Away
  11. Learn To Live Again
  12. I Don’t Want To Play That Game
  13. Comes Down Like Rain
  14. If I Fall
  15. One Love
Steve Augeri Band

All’incirca verso le 23, con un po’ di ritardo sui tempi previsti, entrano sul palco il vocalist Steve Augeri e i membri dei Valentine, gruppo AOR americano dei primi anni ’90 ormai fuori dalle scene da circa undici anni. Per l’esattezza: il chitarrista Adam Holland, il bassista Gerard Zappa e il tastierista Craig Pullman sono ormai parte integrante, con il drummer Tobias Ralph, della Steve Augeri band, capitanata appunto dall’ex frontman dei Journey, Steve Augeri (ex Tyketto e ex Tall Stories).
Già con le prime note della popolare “Separate Ways”, tratta dall’album “Frontiers” del 1983, il clima in sala cambia radicalmente perché il locale si avvolge di un’atmosfera surreale di amore e romanticismo, che fa da cornice alle cover dei super melodici americani Journey. A questo punto faccio un passo indietro perché al momento dell’ufficialità della band del rodato Augeri, come headliner della seconda giornata, ho arricciato il naso per la delusione. Attenzione, non ho nulla da dire sul bravo cantante italo americano perché ha ancora un’affascinante voce, anche se in qualche brano con le tonalità più alte è andato in difficoltà, ma la cosa che mi ha infastidito è che avrebbe cantato e interpretato tutti i più importanti brani del gruppo di Neal Schon, come, in effetti, è stato e con il quale ha costruito gran parte della sua carriera, fatta eccezione per l’esecuzione semi acustica di “Jamie” dei Tyketto, la rock “Sister Of Mercy” e l’hard rock melodico di “Wild On The Run” dei Tall Stories. Mi chiedo, perché al termine della seconda giornata del Festival è stata scelta come headliner una band che suona solo cover? Non si potevano a questo punto chiamare gli stessi Journey e come special guest Steve Augeri? Nonostante questa mia perplessità lo show comunque è stato un bel tributo perché ricco di tutte le più importanti tracce dei mitici americani, dal romantico rock and roll di “Stone In Love”, per continuare con song leggendarie che hanno fatto la storia dell’AOR, come la zuccherosa “Faithfully” e la dolcissima melodica “Don’t Stop Believin”. Carina anche la cover dell’immortale “For Ever Young” di Rod Stewart che ha riportato indietro nel tempo le vecchie generazioni al pop degli anni ’80.
I miei dubbi e le mie domande voglioso essere naturalmente una critica costruttiva per il bene del Festival perché anche quest’anno (l’anno scorso, sempre nell’ultimo show, il bravo Jorn ha suonato davanti a pochissimi spettatori) nell’esibizione di Augeri il locale non si è riempito ed è un peccato per i mancati guadagni ma anche per la stessa immagine della manifestazione.
Sinceramente non so quale sia la soluzione migliore per il futuro, qualcosa verrà studiato, ma quello che mi rincuora è che il Frontiers Rock Festival è nelle buone mani organizzative di Primo Bonali, di Serafino Perugino e di tutti i ragazzi della Frontiers, che anche quest’anno sono riusciti, grazie anche alla squadra dell’ottimo Live Club, ad organizzare un’edizione di buonissima qualità e soprattutto, non dimentichiamolo mai, unica per il nostro Paese.

Al termine dello spettacolo, il meritato saluto a Steve sancisce l’arrivo al traguardo di questa bellissima corsa  musicale fatta di due giorni intensi e fantastici di grande rock and roll, portandomi così a salutare gli amici che non vedevo da un anno e a congedarmi da reporter per ritornare soddisfatto a casa, pensando già ai prossimi nomi della settima edizione!

Setlist:

  1. Separate Ways (Journey)
  2. Stone In Love (Journey)
  3. Jamie (Tyketto)
  4. Lights (Journey)
  5. Faith In the Heatland (Journey)
  6. Higher Place (Journey)
  7. Wheel In The Sky (Journey)
  8. Faithfully (Journey)
  9. Don’t Stop Believin’ (Journey)
  10. Lovin’, Touchin’, Squeezin’ (Journey)
  11. Anyway You Want It (Journey)
  12. Wild On The Run (Tall Stories)
  13. Who’s Cryin’ Now (Journey)
  14. Sister Of Mercy (Tall Stories)
  15. Forever Young (Rod Steward)
  16. Be Good To Yourself (Journey) / Whole Lotta Love (Led Zeppelin) / Won’t Get Fooled Again (The Who)

Live report di Christian Rubino. Foto di Giuseppe Scordio. Di seguito altre foto della giornata:

King Company:

Leverage:

Fortune:

Keel:

Burning Rain:

W.E.T:

Steve Augeri band:

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