Fleshgod Apocalypse – (Francesco Paoli)

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Fleshgod Apocalypse – Know Your Enemies

L’abbandono del cantante e del chitarrista dei Fleshgod Apocalypse durante il tour di “King” ha scioccato i fan e la band si è dovuta rimboccare le maniche trovando una soluzione per non sciogliersi. A tre anni dal precedente disco, la band umbra torna con un nuovo album dal titolo “Veleno” e noi abbiamo deciso di intercettare Francesco Paoli, l’ex batterista passato ora dietro al microfono, per capire cosa è successo e quali sono le condizioni attuali del gruppo, parlando inoltre di quello che sarà il futuro dei death metallers italiani.

Partiamo dalla fine. Tommaso Riccardi lascia la band ormai tre anni fa… in pieno tour. Cosa è successo?

Semplicissimo. Eravamo nel secondo ciclo promozionale di “King” all’inizio del 2016 e abbiamo iniziato il tour con la line-up del 2009. A fine anno del 2016 Cristiano Trionfera ci ha avvisati di lasciare la band per cambiare vita e a metà del 2017 anche Tommaso ci ha confessato che voleva una vita più tranquilla rimanendo più spesso a casa. Questo è il motivo per cui nel giro di breve ci siamo trovati senza due membri molto importanti. Con Cristiano abbiamo risolto inserendo Fabio Bartoletti piano piano. Invece, per quanto riguarda Tommaso, la cosa più logica era che io tornassi alla voce trovando un nuovo batterista, così è arrivato David Folchitto al posto mio. Certo siamo rimasti sconvolti dalla decisione repentina di Tommy che però non ci ha lasciato a piedi; tuttavia abbiamo dovuto cambiare l’ordine delle cose e siamo stati vicini a scioglierci.

Parliamo dello stravolgimento della line-up… ora siete in tre, almeno in studio…

In studio non è cambiato niente. Io e Ferrini abbiamo sempre scritto e registrato quasi tutto. Tommaso e Cristiano avevano ruoli più organizzativi e manageriali. Sono cambiate le dinamiche, ma non il nucleo che si è sempre occupato di songwriting e visione artistica. Per adesso abbiamo fatto il disco in tre come prima. Vogliamo fare crescere la line-up e vedere il feedback. Il cambio porta maggiore solidità e siamo più compatti ora. La resa è sicuramente migliore di prima!

Passiamo allora a tempi più recenti e parliamo di “Veleno”. Cosa c’è dietro questo titolo?

Dietro questo titolo c’è l’avvelenamento in senso metaforico. Ho iniziato a scrivere con questo concept l’analisi tra uomo e natura, ciò che circonda l’uomo e l’ambiente naturale, ma anche la natura umana interiore. L’uomo non fa altro che avvelenare la natura, sia in senso ambientale che di risorse, quello che fa è reagire alle proprie fragilità interne e paure scappando. La religione, la società, le fake news sono parte di un auto sabotaggio sempre presente che in alcuni casi diventa esponenziale. Questo è il nostro solito concept artistico. “Veleno” suonava meglio di “venom”! In fondo volevamo mantenere una sorta di tradizione della nostra lingua!

E nella copertina invece? Qual è il cripticismo di questa immagine che vi vede protagonisti?

Nella copertina avevo in mente una cosa progressive con un remind a ciascuna situazione e soggetto. Travis Smith è l’artista pazzo che se ne è occupato e ha fatto la storia degli artwork di gruppi come Death, Slayer, Opeth, Strapping.. siamo partiti da un suo lavoro e lui si è letto i testi partecipando attivamente alla creazione della copertina anche proponendo idee. Non direi che sia troppo criptica.. rende l’idea del malessere dell’uomo moderno!

Ti manca il ruolo di batterista o ti vedi meglio alla voce?

No.. non mi manca per niente.. manca alle persone che mi amavano come batterista.. sono diventato quello che sono a livello mediatico. Però l’ho sempre detto nelle interviste, ho sempre visto la batteria come uno strumento per fare musica, un mezzo per arrivare ad un fine. Scrivere e fare brani fa parte della mia attività creativa! Ogni tanto la suonicchio ancora, ho fatto dischi per altri spaziando in altri generi tra cui elettronica e death metal per rapporti di amicizia.

Ancora presente Veronica Bordacchini, sebbene forse più limitata. Che ruolo ha Veronica nei Fleshgod?

Veronica ha partecipato a tutto il coro e dal vivo doppia tutto il coro. Nonostante il disco sia meno orchestrale direi che ha ancora molte parti. Abbiamo privilegiato gli strumenti dal vivo e forse c’è la percezione che sia meno limitata, ma ha molto spazio. In un brano, come di consueto, canta interamente e ci sono molte sue parti soliste in canzoni chiave! I brani in cui canta Veronica sono potenziali singoli o brani che saranno sicuramente presentati dal vivo. E’ molto presente in studio e live.

Parliamo di tour… E’ in partenza il tour di supporto a “Veleno” e siete partiti dal Sud America. Già stati? Cosa vi aspettate da un pubblico che è sempre caldo e voglioso di metal italiano?

Diciamo che si tratta di un tour di supporto ai singoli. Siamo stati coheadliner in 28 date con gli Hypocrysy.. Poi breve pausa e si riparte per il tour sudamericano dove suoneremo brani nuovi ma non è un tour di “Veleno” che uscirà per i festival estivi. Poi usciremo con il tour di supporto al disco in autunno e sarà un tour mondiale. Abbiamo deciso per una promozione più dilatata per non sparare tutti i botti subito. L’attenzione delle persone è più limitata e ridotta. Troppo hype iniziale e abbiamo deciso di schedulare un po’ tutto.

Tornerete in piena estate per i festival e sarete al nostrano Metalitalia. Siete già stati protagonisti di questo festival. Cosa dobbiamo aspettarci da voi?

Avremo sicuramente la limitazione di un festival e quindi avremo una setlist limitata e non completa. Suoniamo prima degli Arch Enemy e vedremo come ottimizzare gli spazi per fare più cose possibili. Suoneremo i primi brani dal vivo e sarà dunque una data zero del tour di “Veleno”! Sicuramente suoneremo 4/5 brani e avremo già parte di quella che sarà la scenografia del tour!

Come siete visti dai fan italiani e dove avete maggior successo?

Dai fan italiani che ci amano siamo visti benissimo, ma a molti non piacciamo. Sicuramente abbiamo un pubblico più vasto all’estero. Siamo molto apprezzati negli Stati Uniti. Il pubblico metal qui in Italia è orientato in generale a cose più classiche e c’è più attenzione in altri generi solo nell’underground. Detto questo abbiamo un seguito enorme per essere un gruppo metal. Abbiamo avuto mille persone a casa nostra a Perugia per la realizzazione del DVD. Abbiamo spostato persone! Faremo delle date in Italia per coinvolgere il più possibile! E’ evidente che siamo apprezzati più all’estero, così come per tanti altri gruppi italiani e stranieri, ma c’è un progresso enorme comunque e lo dicono i numeri e gli addetti ai lavori!

Noto che non esiste un vero e proprio sito web dei Fleshgod, ma solo un sito di merchandise. Come mai questa scelta?

Non è una scelta, ma una serie di circostanze. C’era in preparazione un sito per “King” che non è stato mai pubblicato. Non eravamo più in contatto con la persona che se ne occupava. Tra tutti i cambi di line-up abbiamo corso e tralasciato questo aspetto, ma speriamo di lanciare il nuovo sito appena uscirà il disco.

Possiamo parlare di un’evoluzione musicale se parliamo di diffusione via internet e di concerti che sono sempre più cari?

Diciamo che si sta rattrappendo tutto nonostante un’evoluzione artistica. Chi crede nella musica lavora artisticamente lasciando cose rilevanti e originali, particolari. Noi ci accontentiamo di molto meno rispetto ai tempi d’oro parlando in termini economici. L’industria della musica è in crisi, i tour costano molto e non si vendono i dischi. I compensi cadono anche loro e lo streaming è una chimera che assorbe ormai quasi tutto. Spotify non aiuta. Il rapporto tra artista e fan è diretto e noi vendiamo moltissimi dischi in paragone ad altri. Abbiamo costruito una fanbase ristretta settoriale per i Fleshgod e riusciamo quindi a vendere anche se pochissimo rispetto alle cifre di 10 anni fa per band al nostro livello. Per alcuni gruppi è drammatica la situazione con tanti investimenti e molte persone da pagare.

Quanto è importante un’intervista come questa se parliamo di metal?

Questa intervista è importantissima. Non l’ho mai vista come uno scopo informativo; per me è una performance e anche se una sola persona la legge è comunque una persona. E’ un modo tramite un’organizzazione per me per arrivare a qualcuno. Io le faccio tutte perché ognuno ci mette lavoro e spende risorse perché c’è chi la legge! Questo è il mio lavoro! Sono un performer e cerco un modo diverso per parlare al mio pubblico.

Ultime parole.. cosa non si è detto e cosa ti senti di dire, oltre ai sempre doverosi saluti?

Ti ringrazio molto per l’intervista; interessantissima e abbiamo parlato dei punti cruciali della band tra cui sicuramente la line-up e il disco nuovo. L’ho trovata molto approfondita. Abbiamo affrontato il senso del disco e ci tengo molto. Vorrei inoltre dare una speranza ai metallari e alle band italiane perché come ho detto prima catastroficamente la scena anche se rattrappita garantisce ancora la possibilità di emergere per merito e questo è importantissimo; prima non è sempre stato così. Molte band riuscivano a farsi notare per qualche conoscenza e si sfruttavano le possibilità. Oggi si può fare con internet e se si ha un singolo o un video con una buona idea che funziona.. ti troveranno! Il mercato sta cambiando in modo più meritocratico!

Sito ufficiale: http://www.fleshgodapocalypse.com
Facebook: https://www.facebook.com/fleshgodapocalypse
Etichetta Nuclear Blast Records – http://www.nuclear-blast.de

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