04/04/2019 : U.D.O. (Parma)

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04/04/2019 : U.D.O. (Campus Industry Music – Parma)

Dopo aver dato l’addio al suo repertorio con gli Accept con il fortunato “Back To The Roots Tour”, il Colonnello Dirkschneider torna in Italia e questa volta si affida solo alle gambe dei suoi U.D.O.
Parlando di gambe, la prima parte del tour ha visto Udo reggersi stoicamente sul palco solo con l’aiuto di un bastone, per i malanni ben noti, ed è un piacere averlo ritrovato in buona forma in questa data emiliana. Questa di Parma, tra l’altro, è l’ultima data del tour europeo, come da tradizione quella più pazza e piena zeppa di scherzi e pervasa da un clima generale da “rompete le righe”.

Kiss Of The Dolls

La prima formazione a salire sul palco del Campus Industry Music è quella dei lettoni Kiss Of The Dolls e la prima impressione è subito quella di un gruppo che ha ben poco di classic metal e invece molto più affine a un rock’n’roll dai toni caldi che a tratti si fa più potente e trascinante, quasi a creare un ponte tra un padre rocker e un figlio metallaro. Ricordate quando parlavamo di scherzi da ultima data del tour? Il momento da ricordare dello show arriva quando il bassista dei Red Partizan entra con tenuta da operaio on stage fingendo di suonare un’enorme padellona come se fosse una chitarra. Il pubblico è ancora piuttosto esiguo ma mostra una certa simpatia per una band che, più di tutto, mostra chiaramente di divertirsi sul palco, con l’attitudine e il trasporto di chi, ne siamo certi, ricorderà per tutta la vita questo scorcio di tour in apertura a una leggenda vivente del metal come Udo Dirkschneider.

Red Partizan

Con i Red Partizan l’impressione è quella di trovarsi davanti a una band che ha qualcosa di più personale da raccontare. Red Partizan è il soprannome con cui il vocalist del gruppo, lo slavo di nascita Manuel Mijalkovski, si fa conoscere in omaggio a suo nonno, un vero partigiano che ha raccontato al suo nipote tante storie vere dalla Seconda Guerra Mondiale. Diverse di queste storie sono diventate l’ispirazione dietro ai testi del gruppo. La voce del frontman ricorda non poco proprio quella di Udo ma è la solida musica della band ad attirare l’attenzione per il mix di sonorità classic metal con parti musicali più groovy e moderne. Come se non bastassero rasoiate alla Accept, parti groovy quasi alla Rammstein ed un pizzico di elettronica a farcire le composizioni di una band comunque autenticamente metal, dobbiamo anche aggiungere un ulteriore elemento: le vocals della bella Alina, la classica ciliegina sulla torta, ammesso che gradiate l’ormai canonico connubio tra due voci nella classica modalità “La bella e la bestia”. Tra i brani ascoltati il singolo “Rebels And Partizans”, la toccante ballata “Memories”, la ruggente “Gods Of War” e una solida versione di “Russian Roulette”. Niente male questi tedeschi Red Partizan, e sapere che il frontman ha sconfitto un cancro intestinale e usato la formazione per buttare fuori tutto quello aveva dentro ci rende questo vocalist (che vive da anni in Germania) ancora più simpatico.

UDO

Udo avrebbe potuto fare il compitino, il suo bel concerto da 15, 16 brani, e alla veneranda età di 67 anni, compiuti giusto pochi giorni dopo questo show, noi saremmo stati ugualmente soddisfatti. Ma se c’è una cosa che non è mai mancata al Colonnello è l’orgoglio. Il nostro ha voluto dimostrare che la sua band poteva andare avanti con la sola forza del repertorio degli U.D.O. e così è stato. Niente concertino da 80 minuti, ma un epico show da almeno 100 minuti con 20 brani in scaletta esclusi gli assoli. La parte del leone l’ha fatta ovviamente il nuovo arrivato “Steelfactory” omaggiato dall’esecuzione di ben sei brani, un numero perfetto per dimostrare di credere nei nuovi pezzi ma che ha anche lasciato ampio spazio per celebrare degnamente un passato molto importante.
Vi ricordate quando abbiamo parlato del primo tour senza i classici brani degli Accept? Beh, il fatto di non suonare gli storici pezzi scritti con Wolf Hoffmann negli anni ’80 non significa di certo non eseguire più canzoni alla Accept visto che “Steelfactory” ne è letteralmente pieno zeppo. Qualche esempio? Dopo l’iniziale mazzata di “Tongue Reaper” la splendida “Make The Move” sembra la nipotina di “Living For Tonite” mentre sul finale del set regolare “Hungry And Angry” ha rimandi a “Balls To The Wall” (nella strofa) tanto quanto “One Heart One Soul” sembra voler ereditare un pizzico di quel feeling magico dell’immensa “Metal Heart”.
Il resto è stato più o meno l’atteso best of, con un Udo in splendida forma vocale, forse con una voce un pochino meno graffiante e alla “cartavetrata” di un tempo ma davvero perfetto sia nei tanti brani veloci, posti soprattutti all’inizio e verso la fine dello show, che nei tanti momenti melodici e più cadenzati.
Per non cadere nel mio solito track by track infinito vi cito gli highlight dello spettacolo secondo il mio personalissimo cartellino (come diceva il grande Rino Tommasi ndMax). Dopo la citata “Make The Move” davvero ottima la versione dell’ormai classica “Mastercutor”, Udo canta alla grande anche le ballate come “In The Darkness” e “I Give As God As I Get” coadiuvato da un ottimo lavoro ai cori della band.
La potente “Timebomb” e l’accoppiata fantastica “Holy”-“Animal House” durante i bis sono il meglio di una serata comunque indimenticabile.
Due parole sulla band: Sven Dirkschneider è un drummer solido nei midtempo ma che può certamente migliorare dal punto di vista tecnico nei brani veloci anche se non ha mai fatto mancare il tiro allo show. Rivedibile il suo assolo. Tra i chitarristi Andrey Smirnov si è distinto per il tocco melodico ma anche Dee Dammers non ha certamente demeritato. Davvero in gamba anche il bassista Tilen Hudrap, peraltro se hai suonato dal vivo in gruppi del calibro di Pestilence, Vicious Rumors e in una formazione che potreste conoscere chiamata Testament proprio male non devi suonare.
Dopo l’iniziale timore di una serata davanti a un pubblico molto scarso il locale si è un po’ riempito per Udo ma un artista di questo livello avrebbe meritato un’audience molto più numerosa. Un ringraziamento e un plauso va a chi, in condizioni non facili come quelle italiane, questi spettacoli ce li porta ancora. Chi lo capisce non può che apprezzare e supportare. E noi saremo sempre in prima linea per il Colonnello.

Live report di Massimo “Max Moon” Incerti Guidotti. Foto di Sabina Baron. Di seguito altre foto della serata.

Kiss Of The Dolls:

Red Partizan:

U.D.O. :

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