Volbeat – Rewind, Replay, Rebound (2019)

Titolo: Rewind, Replay, Rebound
Autore: Volbeat
Genere: Elvis Metal
Anno: 2019
Voto: 8

Visualizzazioni post:320

Devo cominciare questa recensione con una doverosa premessa. Ammetto di essere di parte e sicuramente per me i Volbeat sono una delle band rivelazione degli ultimi 10 anni. Un gruppo originale che ha saputo amalgamare generi che vanno dal rock al metal al punk al rockabilly e sono riusciti a farne un sound proprio, senza possibilità di paragoni ad altri gruppi.
La  formazione fa perno e totale affidamento sul frontman Michael Poulsen, creatore di musica, testi e idee, il vero Deus ex-machina dei Volbeat. Detto questo veniamo all’ultima fatica della formazione danese, “Rewind, Replay, Rebound”, partendo dal fatto che siamo lontani dal sound primordiale dei primi anni. Possiamo dire che i primi tre dischi avevano sicuramente un’impronta più metal e meno radiofonica e su questo siamo tutti d’accordo. Ma è giusto pensare ad una maturazione ed evoluzione naturale dovuta anche al cambio di line-up dove ad oggi ritroviamo lo stesso Poulsen alla voce e chitarra e Jon Larsen alla batteria come membri originali, mentre alla chitarra solista si è aggiunto Rob Caggiano (permettersi un membro ex-Anthrax in formazione, per una band danese non è mica una cosa da poco nda) ormai stabile dal 2013 e invece al basso abbiamo Kaspar Boye Larsen, un silente, ma più che efficace maestro del legno a quattro corde.
Inutile dire che il trademark del combo scandinavo è e rimane la calda voce del tatuatissimo Poulsen, probabilmente insostituibile e unico membro imprescindibile del quartetto.
In questo nuovo album ritroviamo tutte le influenze che in questi anni hanno dominato le sonorità degne della loro etichetta di genere “Elvis Metal”, senza contare i tanti contributi di molteplici guest star che hanno campeggiato tra una traccia e l’altra nei dischi dei Volbeat.
Nelle 14 tracce troviamo di tutto; abbiamo la classica hit radiofonica “Last Day Under The Sun” (singolo di questa release), le presleyane “Pelvis On Fire” e “Die To Live”, per non farci mancare nulla quest’ultima vede la partecipazione di Neil Fallon dei Clutch. Il brano termina addirittura con un assolo di piano e sassofono di Raynier Jacob Jacildo e Doug Corocran della JD McPherson’s band, e se vi sembra poco provate ad ascoltare il capolavoro.
Abbiamo poi “Cheapside Sloggers”, un altro tipico brano Volbeat con inciso oscuro e assolo di Gary Holt, in fase di rientro negli Exodus, dopo la parentesi in aiuto agli Slayer. Vorrei citare inoltre la mid-time ballad “When We Were Young”, un capolavoro malinconico da ascoltare in auto o in solitaria ad alto volume; assieme a “7:24” sono i brani più rallentati del disco.
“Leviathan” è uno dei pezzi più pop del disco, pur sempre mantenendo quel flavour rock da grandi arene. “Parasite” è una breve parentesi di 37 secondi, una sparata punk rock per distrarci. Capitolo a parte fanno “Cloud 9” (con la collaborazione di Mia Maja), “The Everlasting” (già ascoltata nel precedente live in anteprima) e “Maybe I Believe” dal sound più moderno, pezzi accostabili agli ultimi dischi della band danese. Per i fan più accaniti consiglio inoltre la versione deluxe che include due brani extra: “Under The Influence” e “Immortal But Destructable”, due pezzi in tutto e per tutto Volbeat, degni di essere ascoltati dal vivo o di essere inseriti nel disco ufficiale.
Insomma io sono dell’idea che i Volbeat o li ami o li odi, per cui se non vi sono mai piaciuti sarà inutile avvicinarsi a questo ultimo lavoro, ma se li avete sempre amati in tutte le loro sfaccettature vi consiglio di ascoltare il disco più volte perché siamo di fronte all’ennesimo capolavoro. Il re è morto… ma se il re era Elvis, oggi abbiamo la sua reincarnazione in versione metal. Cosa chiedere di più?

Tracklist:

1. Last Day Under The Sun
2. Pelvis On Fire
3. Rewind The Exit
4. Die To Live
5. When We Were Kids
6. Sorry Sack of Bones
7. Cloud 9
8. Cheapside Sloggers
9. Maybe I Believe
10. Parasite
11. Leviathan
12. The Awakening of Bonnie Parker
13. The Everlasting
14. 7:24
15. Under the Influence (deluxe edition)
16. Immortal But Destructable (deluxe edition)

Line-up:

Jon Larsen – batteria
Rob Caggiano – chitarra
Michael Poulsen – voce e chitarra
Kaspar Boye Larsen – basso

Links:
Sito ufficiale: http://www.volbeat.dk
Facebook: www.facebook.com/volbeat
Etichetta: www.universalmusic.it

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