30/06/2019 – 06/07/2019 : Roskilde Festival 2019 (Denmark)

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Avete mai sentito parlare di Roskilde Festival?

Di sicuro l’avvenimento più importante dell’estate musicale scandinava.

Per la quarantanovesima volta la cittadina danese di Roskilde ospita questo festival. Un evento davvero unico e speciale, dove una cittadina della provincia per una settimana si trasforma nella terza città danese come numero di “abitanti”. La festa dura 8 giorni e offre oltre 180 concerti ed eventi. Più che un festival è una celebrazione della biodiversità dove 130.000 persone di tutte le età e gusti musicali si ritrovano per accamparsi e lasciarsi andare in quel modo come solo i popoli nordici sanno fare.

D’accordo, mi direte, bella la festa… ma che cosa ci azzecca un metallaro ad un festival dove tra gli headliners ci sono Cardi B, Scott Travis, Robyn e Janelle Monáe?

Bhe, a parte il fatto di poter giustificare i propri “guilty pleasures” (per esempio la regina del pop dance svedese, me la sono vista e mi sono pure divertito) posso assicurare che la varietà è tanta e quelli come noi che senza metallo e musica estrema non trovano il sorriso trovano di sicuro pistole per le loro rose e note violente per orecchie selettive e sfondate.

I palchi sono ben sei. Anzi, otto se contiamo i due minori che allietano dalla domenica al mercoledì.

Questa festa inizia sabato dalla stazione dei treni di Roskilde dove una carovana di gente con zaini, tende, speaker ed attrezzatura da campeggio comincia a prendere posto davanti ai cancelli del festival. Si canta, si balla e si beve aspettandone l’apertura. Una volta aperti si corre. Via di fretta ad accaparrarsi quello spazio che per la prossima settimana sarà casa. I veterani sanno quali sono i punti migliori, quelli dove anche che in caso di maltempo estremo la tenda non verrà risucchiata dal fango. I più organizzati hanno il proprio camp e durante il festival si daranno a gara a chi ospiterà la festa più selvaggia e divertente.

C’è comunque chi invece la notte preferisce dormire, per questo motivo è possibile piazzare la propria tenda in una delle zone “clean and silent”. Chi invece la voglia di piantare la tenda proprio non ce l’ha può prenotare una delle comode tende già montate.

Insomma, qualunque siano le vostre esigenze, c’é posto per tutti.

Per il warm up, che durerà da domenica a martedì, vengono allestiti ben due palchi per le band più uno dedicato alle “spoken words”, dove attivisti, intellettuali e altre personalità andranno a parlare. Tra le tende ci si può rilassare o festeggiare d’ignoranza ad oltranza con la birra nella panza.

Gli artisti selezionati per il warm up sono il meglio dell’underground locale. Un modo concreto per supportare le band più giovani a farsi vedere dal grande pubblico e crescere artisticamente.

Degna di nota la serata di domenica che offre quelle che a mio parere sono le due band emergenti più interessanti del panorama copenaghese: le Girlcrush e le Konvent.

Girlcrush

Questo trio punk è davvero da tenere d’occhio. Propongono un genere leggero e spensierato con un vera attitudine politica, femminista e queer. Tre membri nella band: Marie Anna Svendsen al basso, Andrea Ida Pronk Jocobsen alla batteria e Nat Stallum, leader con carisma e carica orgogliosamente nonbinary. Arrivano al cuore del pubblico e lo tengono in mano come fosse una granata.

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throwback til da vi spillede på Roskilde Festival!! ☀️💕 den mest syrede og fantastiske oplevelse nogensinde, faktisk 💗😭🔥 nu skal vi snart spille til UHØRT Festival 2019 og Skydebanegadefest 2019 og vi glæder os så meget 🌈✨ vi savner allerede at spille igen!! den her sommer er ~sommeren~ ka I mærke det 🌱🎥 Orange Orange Lucas Berner

Pubblicato da Girlcrush su Martedì 6 agosto 2019

Konvent

Dopo il successo di Copenhell le nuove eroine del doom metal riconfermano la loro naturale appartenenza ai grandi palchi. Sono in molti pronti a scommettere che saranno le stelle del prossimo futuro nella scena metal. Possono solo crescere e concerto dopo concerto stanno acquistando quella disinvoltura nel contatto col pubblico che appartiene solo ai grandi gruppi. Il viaggio di Heidi, Rikke, Sara Helena e Julie è appena iniziato… e promette davvero bene.

Con la tenda piazzata e le gambe rotte dal pogo faccio ritorno alla capitale. Ritornerò giovedì a causa di lavoro, maltempo e contrattempi.

Roskilde giorno 1 – mercoledì 

A causa di lavoro e maltempo ritorno solo il giovedì. Un vento potente, freddo ed assurdo ha fatto crollare la mia tenda e la temperatura, fino a pochi giorni fa calda e piacevole. La voglia di andare al festival dopo lavoro per rimontare la tenda e dormire al freddo mi alletta poco. D’altronde sono pur sempre un vecchio.

Tuttavia ecco le foto dei concerti più interessanti della prima vera giornata di festival fatte dal buon Gabriel Miranda.

Ulver

Hatari

Roskilde Giorno 2 – giovedì

Fresco come una rosa col mio zaino stile Reinhold Messner in spalla lascio la capitale e vado al festival con in faccia quel sorriso da italiano in gita. Dopo aver riparato la tenda ringrazio la dea del nastro adesivo e l’amico Carlos, quel tipo pratico che tutto sa riparare che tutti vorrebbero avere vicino in caso di apocalisse o festival. A mezzogiorno suona Vinicio Capossela, che non è un cazzo metal ma è comunque tanto figo…. agli artisti nostrani che suonano all’estero il supporto va dato comunque per principio. Il nostro Vinicio conquista gli scandinavi grazie alla sua simpatia, ai suoi cappelli e al suo carisma tarantolato.

Testament

Ecco il primo grande nome del programma metallaro di oggi a Roskilde Festival. Le leggende del thrash ci sono e danno una prova solida e concreta convincendo tutti quelli che sono arrivati a vederli. Mi rende orgoglioso e mi fa sentire vecchio allo stesso tempo vedere le nuove generazioni venire rapite dalla brutale violenza delle note di Chuck Billy e compagni. Inevitabilmente si scatena un circle pit travolgente che durerà con brevissime pause fino all’ultima canzone.

Esperienza, potenza ed amore per il pubblico, questi sono i Testament, negli anni hanno dato e continuano a dare… e lo danno tutto concludendo con “Practice What You Preach” e “Over The Wall”. Una prestazione da incorniciare.

Cult Leader

La differenza la fanno i dettagli e una delle cose più fantastiche di Roskilde Festival è proprio l’alta qualità delle proposte che si possono trovare nei palchi minori. Gloria è infatti il palco più piccolo del festival. Un posto buio ed intimo dove farsi sorprendere da band come questa è quasi magia.

La band di Salt Lake City, nata dalle ceneri dei GAZA, dà una violenta prova che sa coinvolgere gli amanti della musica estrema. Penso si possano definire “hardcore oscuro methcorico” trascinato dal growling profondo del carismatico cantante Anthony Luceros. Lui alterna alle urla poderose una voce da crooner di classe. Il giorno che distribuivano il carisma a quest’uomo devono avere dato una dose tripla. Suonano come se fossero incazzati con tutto e tutti, senza cercare alcun contatto col pubblico. Solo alla fine Anthony si lascia scappare un timido grazie prima di lasciare il palco. Il loro disco “A Patient Man” va ascoltato, riascoltato, amato.

Robert Plant and the Sensational Space Shifter

Avete presente la sensazione che si prova quando quest’uomo esce da dietro le quinte, saluta il pubblico e ti dici: “Cazzo, ma è davvero Robert Plant”. Avete presente quel momento dove non capisci se stai sognando o è tutto vero? Questo è quello che ho provato.

Il palco dell’Arena è il secondo in termini di grandezza ma è decisamente troppo piccolo per questa leggenda. Un pubblico di tutte le età si riversa a fiotti. Molti sono costretti ad accontentarsi di stare alcuni metri fuori dal tendone.

Intelligentemente il buon Robert propone una scaletta fatta di pezzi dei Led Zeppelin alternati dalle sue ultime composizioni. Il tutto è rigorosamente in chiave folk psichedelica. “Black Dog” fatta in questa variante diventa una perla di rara bellezza. Una meraviglia che sorprende davvero. Coloro i quali erano scettici prima del concerto si sono dovuti ricredere. Probabilmente uno dei concerti più caldi ed intensi di questo festival.

Speaker Bite Me

Amanti del noise, non fatevi scappare questa band danese! Sono al loro comeback dopo un silenzio durato ben undici anni con il nuovo disco “Future Plans”. Il loro rock è mistico ed ipnotico, piacerà molto a chi apprezza i Sonic Youth e le morbide cantate alla Bjork. Il loro concerto di mezzanotte è la perfetta colonna sonora in questa notte fredda e piovosa. La cantante Signe interpreta ogni pezzo con poesia lisergica accompagnata da onde di suono che arrivano dentro come mazzate sulle caviglie.

Full of Hell & Body

Sono le 2 di notte, le gambe cominciano a cedere e l’inferno arriva sul palco. Questo progetto è la fusione di due potenti band. Un fantasico combo per una violenta frustata di suoni ed energia come questa va a stimolare quel che era rimasto della mia adrenalina. Sono la colonna sonora per quegli incubi dove si è inseguiti da pazzi furiosi armati di motosega.

Noise, hardcore e growling disperato e acido si rincorrono in circolo sprigionando energia maligna. Un matrimonio artistico che solo alcuni sopravvissuti potranno ricordare.

Finisce, così per modo di dire la giornata, tra vento pioggia e birre è ora di tornare alla tende e riposare… si fa per dire.. vengo rapito dai compagni di campeggio e finisco in un rave sotto la pioggia. Dormirò quando muoio, penso, intanto… let’s party!

Giorno 3

Dopo una giornata piena come quella di ieri me la prendo con gran calma. Il sole è tornato e la temperatura si è finalmente alzata. E’ quindi il tempo ideale per relax, giochi e socialità in campeggio. D’altronde Roskilde Festival è anche questo. In più devo pure ripigliarmi dall’hangover di ieri. Il primo concerto che vedo è alle 16, e me lo vedo dal pit del mitico Orange Stage, il palco principale del festival.

Bring Me the Horizion

Lo ammetto, per questo concerto parto prevenuto, non li conosco bene, sono di un’altra generazione, praticamente un vecchio rompiballe.

La mia domanda è: riusciranno a riempire e coinvolgere la grande piana del palco principale, il mitico Orange stage?

Invece il vecchio si deve ricredere. Oramai giunti al loro quinto disco, questa band è diventata una vera realtà del rock. Il loro spettacolo davvero divertente, ha un buon tempo ed è degno delle grandi arene. Sugli schermi si alternano scenari apocalittici e distopici, contrasti tra il grigio-nero e colori pastello. Sulle note di “MANTRA” cinque combat ballerine con tanto di lanciafiamme danzano coreografie degne di un cartone animato giapponese. Tante tante fiamme durante lo show dove i miglior brani di “amo” si alternano ai pezzi migliori dei loro lavori precedenti. Il misto di metalcore, pop ed elettronica funziona sul grande palco e la piana arancione balla. Oliver Sykes ha un’energia che non si discute e nel pit c’é praticamente il disastro. Bel lavoro ragazzi.

 

Torno al campeggio per godermi birra e sole, mi dimentico di essere inviato per Heavy Metal Webzine e finisco nel pit per i Wu Tang Clan… a Roskilde anche questo è possibile.

Heave Blood & Die

Solo una band norvegese può unire le armonie doom con il post punk in chiave minimalista. Una luce rossa e potente lascia vedere solo le ombre di questa band. Due chitarre, una batteria, un basso, un organo ed una voce decisamente depressive suicidal black metal riempiono l’atmosfera.

Sono la musica adatta per rilassarsi in sogni complessi. Mi siedo, chiudo gli occhi e lascio andare la mia mente in uno stato di totale leggerezza. Sto toccando ogni nota fino a quando vengo scosso con vigore da un agente della sicurezza che pensava mi fossi addormentato collassato. Peccato, davvero non riuscirò più a raggiungere quel nirvana musicale. Grande band comunque, tanta roba.

Momento guilty pleasure…. Vado a vedere Robyn e poi finisco a ballare la salsa in campeggio con gli amici venezuelani.

Giorno 4

The Armed

Sono le 2 del pomeriggio. Voglio vedere questa band. Ho il presentimento che ne varrà la pena, tuttavia mi aspetto una punk band intellettuale dalle sfumature hipster. Questo perché li ho giudicati solamente dalle foto. Oh, mea culpa mea culpa mea maxima culpa. Mi sarei dovuto preparare meglio perché mi sono trovato davanti alla performance più esplosiva del festival.

Per qualche arcano motivo sul palco viene sistemato un tavolo da campeggio con delle sedie. La band inizia a suonare mentre i due cantanti, un maschione capellone ricciolone di due metri e una dolce biondina petite, si siedono improvvisando un’improbabile colazione.

Dopo le prime adrenergiche note il macho spacca il tavolino con un pugno e lancia le sedie verso il pubblico. La biondina si rivela una screamer cazzuta di talento, mentre il gigante ricciolone ha una potenza vocale che sono convinto possa spostare gli oggetti. Entrambi saltano giù dal palco per stare in mezzo al mosh pit e lo fanno col microfono in mano. Notare. I microfoni non sono wireless, questo non è un caso. La piattaforma diventa una misto di urla, pogo e cavi del microfono. Sono dappertutto. Non felici hanno pure un omone da due metri con un costume peloso che gira tra il pubblico, prendendo in prestito cappellini o bandiere. Si mette a quattro zampe e si lascia cavalcare, poi si mette a flirtare, poi a fare due chiacchiere… insomma è un vero agente del caos.

Il tutto in un crescendo dove ad un certo punto il cantante gigante si fa pure male ferendosi la fronte. La performance continua. Tra urla, sudore e sangue.

Questa misteriosa band di Detroit, che tiene nascosta persino l’identità dei componenti, è una delle cose più interessanti e coinvolgenti per chi ama il punk estremo. Da vedere, da seguire, da amare. Amen.

La loro discografia é scaricabile gratuitamente qui

https://thearmed.bandcamp.com/

Phil Anselmo and the Illegals

Forse il vero concerto nostalgia, il vecchio Phil Anselmo che suona il repertorio dei Pantera. Non posso mancare, ho avuto il grande onore di aver visto i Pantera negli anni ’90, tuttavia, non posso di certo dire che al tempo il buon Phil fosse al top della forma.

Questa volta quindi mi godo tutti i migliori pezzi della leggenda texana cantati col vigore e la potenza che il signor Anselmo sa dare. Un vero godimento per tutti quelli che erano presenti.

Converge

Har’ core non si comanda, la loro è una prova quadrata per pochi intimi. La maggior parte del pubblico dopo la performance del dottor Anselmo se ne è andata (forse a vedere Noel Gallagher? Forse a mangiare? O a bere?). Fatto sta che siamo rimasti in pochi ma vogliamo ancora qualche marchio blu da portare a casa da mostrare con orgoglio a parenti e amici.

I veterani del Massachusetts danno un’ora e un quarto di pura grinta energetica. Forse qualcuno potrebbe dire che non ci sono state molte variazioni. Ma quali variazioni potrebbe dare un motore sparato a tutta velocità?

Behemoth

Questo concerto resterà nella storia di Roskilde Festival. Non tanto per l’eccellente performance di Nergal & Co. ma un particolare episodio che ha fatto il giro dei social media ed è finito in prima pagina su tutti i tabloid danesi. Nel pit proprio sotto il palco, tra sabbia, sudore e circle pit una coppia si abbandona al piacere della fellatio. Lui si gode il concerto, lei si gode la musica (dal momento che ha le spalle al palco) ed entrambi godono. Nergal condivide la scena sul suo instagram elogiando la cosa come un inno all’individualità. Chissà se questo sarà il nuovo trend per la prossima decade. Alzi la mano chi non lo spera.

https://www.instagram.com/p/Bzm7T0lohw7/?hl=en

Cypress Hill

La band hip hop più amata dai metallari sono proprio loro. Grazie al loro sound migliaia di headbangers si sono avvicinati alle sonorità hip proprio grazie alle rime di B-real e Sen Dog e alle basi mai noiose di DJ Muggs. Sono loro che chiudono la kermesse. Un concerto finale dove sotto il tendone dell’Arena si forma una calca notevole. Non c’é un millimetro libero e tutti usano le poche forze rimaste per darci dentro e saltare ai colpi di cassa del buon Bobo Correa. La loro musica riesce a mettere d’accordo le anime musicali e generazioni diverse ed è forse per questo che come ultimo concerto questa scelta è davvero azzeccata. Le note di “Insane In The Brain” e “Rap Superstar” sono la giusta colonna sonora per il festone finale: una celebrazione della diversità.

Il festival è finito e l’area concerti chiude i battenti, ma la festa continua fino al mattino nell’area campeggio. Tra le tende le feste improvvisano mille generi musicali, dalla salsa al black metal, c’è chi balla, chi si sballa, chi scopa in tenda (i rumori che si sentono provenire lasciano il dubbio di capire quanti sono, ma non cosa stanno facendo), tutto questo è Roskilde Festival, probabilmente uno dei migliori eventi musicali del pianeta Terra.

Per oggi è tutto dal vostro inviato a Copenaghen!

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