Billy Sherwood – Citizen: In The Next Life (2019)

Titolo: Citizen: In The Next Life
Autore: Billy Sherwood
Genere: Progressive Rock
Anno: 2019
Voto: 7-

Visualizzazioni post:192

Non nascondo il mio apprezzamento per il polistrumentista Billy Sherwood ma quest’ammirazione per l’americano nasce soprattutto quando suona con gli Yes e con gli Asia perché nei suoi progetti solisti, per quanto sia un musicista bravissimo, perde in originalità e creatività.
Ora Billy ha trovato il tempo di pubblicare il suo album con il progetto “Citizen” – nato e ben accolto nel 2015 – che includeva importanti ospiti come Tony Kaye, Steve Morse, Jordan Rudess, Rick Wakeman, Steve Hackett e il tristemente scomparso Chris Squire, bassista e fondatore dei mitici Yes.
Sherwood ritorna con il suo secondo disco “Citizen – In The Next Life” e continua il suo concept con questa seconda uscita della serie Citizen, che segue il concetto che ha iniziato con il primo album, dove le canzoni descrivono le esperienze individuali in un viaggio nel tempo e nello spazio di un personaggio chiamato “il cittadino”, che è descritto da Billy come un’anima perduta, reincarnata in vari periodi della storia, che abbiamo visto atterrare in vari punti del passato riflessi poi nelle canzoni.
Musicalmente, “In The Next Life” offre ancora una volta il rock progressivo melodico e caratteristico di Sherwood, con molte sfumature di fusion jazz dove il ritmo leggero, la melodia e l’armonia vocale aggiungono una trama piuttosto rilassante. Naturalmente il sound è tipicamente quello degli attuali Yes, ma con molte venature pop con cori che non convincono più di tanto e che inducono spesso a riascoltare i pezzi per comprenderli al meglio.
Attraverso gli occhi del personaggio inventato da Billy, vediamo la sua apparizione in luoghi finti e storici, come nel brano “The Partizan”, che contiene dei riff stranamente ottimisti e dove il cittadino si trova nel bunker di Berlino nei panni di Adolf Hitler negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale o nella vita del pittore impressionista Monet, nel pezzo omonimo.
Si continua con Stephen Hawking che esplora le profondità della mente e dell’universo, con Wyatt Earp, il leggendario sceriffo di Tombstone che è citato nella blueseggiante “We Shall Ride Again”, per proseguire con Cristoforo Colombo, Romeo Montecchi e Mata Hari, tra gli altri personaggi reali e fittizi.
Se nel primo album l’americano aveva lavorato con tanti musicisti di fama mondiale, in quest’ultima fatica ha voluto ed è riuscito a lavorare sul concept da solo. Il risultato è un altro buon lavoro con una cavalcata nella storia umana e con un narratore eccezionale come Billy che ci porta in un affascinante viaggio musicale attraverso i secoli.
Il secondo brano “Sophia”, al contrario del primo pezzo, contiene un sound che diminuisce d’intensità in modo rilevante per una storia particolarmente blanda di un robot e per una traccia soporifera che non aggiunge nulla di qualitativo al platter.
Mentre in passato il primo concept aveva una grande varietà di scelte vocali e strumentali, quest’album è più semplice, lineare e per fortuna con un buon metodo nel gestire tutte le voci e gli strumenti. Sherwood ha una voce pulita che piace e ricorda altri progetti paralleli, come quello con i World Trade e i The Key.
L’unica traccia memorabile dell’opera è la finale e bellissima “Hold Quite”, dove “il cittadino” si trova nei panni del compianto amico Chris Squire che ha scelto, prima della sua morte, proprio Sherwood per sostituirlo. Nel brano è presente un assolo di basso del brano “Amazing Grace” che il bassista Squire era solito eseguire nei concerti e che Billy ha pensato giustamente di inserire in segno di tributo all’artista scomparso. La bellezza di questo brano sta nel riuscito connubio tra le leggere corde vocali del musicista e la sua chitarra acustica, dimostrando una grande ispirazione dell’artista a stelle e strisce. Sebbene diversa nello stile dal resto delle canzoni, questa traccia dimostra come Billy, uscendo fuori dal rock progressivo dei suoi Yes, riesca con estro e fantasia, anche con un altro stile, a farsi amare.
Disco consigliato ai fan di Sherwood e dei mitici Yes, che desiderano avere tutto dei propri beniamini e vogliono così implementare la conoscenza di questo fantastico artista. Se invece amate sonorità forti e potenti cambiate aria perché neppure in una prossima vita potreste ascoltare questi suoni.
Nonostante apprezzi questo genere e questo magnifico professionista, alla fine confesso di essere rimasto un po’ deluso dalla poca fantasia e dal poco coraggio nel rischiare qualcosina al di fuori dei gruppi per i quali questo grande genio della musica viene conosciuto.

Tracklist:

1 – The Partisan
2 – Sophia
3 – Monet
4 – Skywriter
5 – We Shall Ride Again
6 – Via Hawking
7 – By Design
8 – Sailing The Seas
9 – Mata Hari
10 – Hold Quite

Line-Up:

Billy Sherwood – voce e cori, chitarra, basso e batteria

Facebook: https://www.facebook.com/BillySherwoodMusic
Etichetta Frontiers Records – www.frontiers.it

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