Sascha Paeth’s Master Of Ceremony – Signs Of Wings (2019)

Titolo: Signs Of Wings
Autore: Sascha Paeth's Master Of Ceremony
Genere: Heavy Metal
Anno: 2019
Voto: 8

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La Frontiers Records è conosciuta per i suoi svariati e infiniti progetti atti a creare super gruppi e vendere il più possibile e il mio scetticismo iniziale era proprio questo, perché ho pensato, in prima battuta, che quest’album solista di Sascha Paeth (Heaven’s Gate) fosse una semplice operazione commerciale di cui si parlava addirittura da qualche anno ma che per vari motivi non era mai andata in porto.
Il risultato finale di quest’opera invece è infervorante perché Sascha Paeth ci porta a un heavy metal moderno che pesca dalle sue esperienze passate – come quella della sua vecchia creatura Heaven’s Gate – per lanciarsi in un futuro promettente e di grandi soddisfazioni.
Il gruppo vede alla chitarra Sascha, polistrumentista, produttore e ingegnere del suono, il basso è affidato al famoso bassista degli Avantasia André Neygenfind, Felix Bohnke (Avantasia) è alla batteria, Corvin Bahn alle tastiere e la fantastica cantante americana Adrienne Cowan al microfono (Seven Spires).
Quest’album di debutto, intitolato “Signs Of Wings”, si può definire una collaborazione melodica di power/thrash, con tracce di symphonic metal e sperimentazioni che ne arricchiscono il contenuto.
Il tedesco nato a Wolfsburg ha prodotto innumerevoli band tra cui Angra, Avantasia, Edguy, Epica e i nostrani Rhapsody Of Fire per citarne solo alcuni, ma la lista è molto lunga se si pensa che ha collaborato in oltre duecento album e produzioni dal 1988 a oggi, sia come chitarrista che come ingegnere o produttore. Questo genio del suono ha la reputazione di essere in prima linea nel plasmare il sound melodico europeo del power metal ed ha finalmente deciso in questo scoppiettante 2019 che è il momento in cui la scena metal si prepari ad essere conquistata dal suo progetto solista.
Si sente da subito che le tracce sono il frutto delle sue conoscenze, acquisite nel corso degli anni e l’album, in effetti, è molto più di un disco solista perché Paeth si presenta umilmente come uno dei membri della band.
La produzione del disco è ottima, come ci si potrebbe aspettare, mentre la maggior parte dei brani sono semplici e assolutamente incentrati sulla chitarra. Le tastiere sono presenti ma non prevalgono sugli altri strumenti; piuttosto, supportano le chitarre e la sezione ritmica, aggiungendo un bel gusto musicale e anche dell’ottima melodia. Un’eccezione importante è nella terza traccia, “Radar”, un brano con un groove cadenzato e attuale, con uno stile symphonic e folk metal.
La prima canzone, “The Time Has Come”, è un power metal rozzo, dove spicca la voce grezza e tagliente della bravissima Adrienne Cowan, con una chitarra martellante, una batteria potentissima e velocissima in pieno stile Megadeth, quando alle pelli suonava il compianto Nick Menza. La seconda traccia, “Die Just A Little”, affievolisce e appanna il sound thrash iniziale, con accordi di chitarra allungati, una tastiera che crea un’atmosfera inquietante e voci stratificate che ricordano le vecchie ballate dei Nightwish. Segnalo le urla ribelli della singer nella traccia power “My Anarchy”, che confermano le qualità e la bravura di Adrienne che ha la possibilità grazie a Paeth di dimostrare in questi brani la sua elasticità vocale. La ragazza si esalta anche nel metal estremo di “Sick”, dove il bravo Sascha, come del resto in tutto il disco, non esagera nelle parti soliste lasciando spazio pure agli altri elementi del gruppo. Un’altra prova rilevante per la cantante è la delicata ballata, “The Path”, che consente alla bella vocalist di cantare dolcemente su una melodia composta da suoni di piano e violoncello.
La titletrack finale è un punto fondamentale molto forte dell’intero album e anche un esempio che dimostra perché è importante presentare le tracce in un certo ordine ideale. Il lavoro alla chitarra di Sascha è solido e piacevole per i timpani dell’ascoltatore e quest’ultima traccia di hard rock melodico non fa eccezione. Certo, quando suonava negli Heaven’s Gate la musica era più dura e pesante ma grazie alle tante cooperazioni il guitar hero ha imparato a trarre ispirazione da nuovi stili e da moderni generi musicali. È stato l’inizio di un lungo viaggio nel mondo della musica, che continua ancora oggi con questo platter verso un tragitto ancora lungo e tutto da scoprire.
Ammiro, oltre alla musica, anche il suo istinto e il fiuto nel prendere alla voce la brava Adrienne quando avrebbe potuto facilmente scegliere un famoso cantante maschile ma la scommessa alla fine è stata vinta su tutti i fronti.
Non c’è nulla di mediocre in questa nuova formazione o nel talento di Sascha Paeth, ma in generale nel disco ci sono dei brani che non sono memorabili o epici. Piacciono perché ben suonati e perché racchiudono un heavy metal progredito in piena evoluzione.
Si dice che nel metal non c’è più niente da scoprire. E se non fosse così? Lo scopriremo tra qualche anno ma nel frattempo godiamoci questo “Signs Of Wings” e soprattutto sosteniamo la band, anche se, guardando il curriculum del produttore germanico, nel giudizio finale del voto sono frenato dal fatto che si poteva fare qualcosa di più a livello creativo.

Tracklist:

1. The Time Has Come
2. Die Just A Little
3. Radar
4. Where Would It Be
5. My Anarchy
6. Wide Awake
7. The Path
8. Sick
9. Weight Of The World
10. Bound In Vertigo
11. Signs Of Wings

Line–up:

Sascha Paeth – chitarra
Adrienne Cowan – voce
André Neygenfind – basso
Felix Bohnke – batteria
Corvin Bahn – tastiera

Links:

Facebook: https://www.facebook.com/saschapaethsmastersofceremony
Etichetta Frontiers Records – www.frontiers.it

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