17/08/2019 : Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ)

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17/08/2019 : Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ)

Carissimi amici e navigatori di Heavy Metal Webzine, il vostro fedele redattore Donato Tripoli è prontissimo a darVi conto di ciò che è successo nella XXV edizione dell’Agglutination Metal Festival, uno degli appuntamenti più attesi e seguiti dai metallari di tutta Italia che, come il sottoscritto, non hanno paura di affrontare viaggi lunghissimi pur di non mancare. Prima di tutto bisogna fare i complimenti al titanico lavoro organizzativo del mitico Gerardo Cafaro che, come tutti gli anni, riesce a rendere il tutto perfetto. Infatti la prima cosa che colpisce è la dimensione del palco che, rispetto alle edizioni precedenti, è più capiente e permette ai vari artisti di muoversi in totale libertà durante le esibizioni. Un applauso va fatto anche al pubblico che, già dalle prime ore, è arrivato numeroso e pronto ad acclamare ed osannare anche le prime band.

SCREAM BABY SCREAM

L’apertura delle danze è affidata ai milanesi Scream Baby Scream, band nata nel 2010 e votata anima e corpo all’Horror Metal contaminato da geniali inserti di elettronica. Durante il loro seppur breve set i nostri “mostri” hanno regalato ai presenti una prova di tutto rispetto che ha soddisfatto anche i più oltranzisti e puritani travolgendo tutti con la propria energia e potenza ed incitando il pubblico soprattutto durante le splendide esecuzioni di “Garden Of The Stones” e “Scream Baby Scream ‘Till Death”, cantate a squarciagola da tutti i presenti che hanno osannato la band senza sosta. Spero vivamente di poterli rivedere il prima possibile e magari con più tempo a disposizione per poter offrire uno show che metta ancora più in risalto tutta la loro potenza, energia ed il loro carisma.

Setlist:
01 – Garden Of The Stones
02 – Make Your Choice
03 – Curtain Of Blood
04 – Mouth Of Madness
05 – Scream Baby Scream Till Death

Line-up:
Damien Evil – Vocals
Becky Delirious – Bass
Mark Knox – Drums
Trick Skull – Guitars
Ryan T.3RR0R – Synths

Links:
http://www.screambabyscream.net
www.facebook.com/pg/screambabyscreamrock

THE BLACK

Dopo un brevissimo cambio di palco ecco salire on stage una delle vere e proprie leggende del metal tricolore e non solo: sto parlando degli abruzzesi The Black, progetto fortemente voluto da Mario Di Donato, una vera icona dell’Heavy Doom che, durante la sua lunghissima carriera come leader di gruppi del calibro di Requiem e Unreal Terror, ha tracciato un solco che è stato seguito da tantissimi musicisti.
Accompagnato on stage da una sezione ritmica di tutto rispetto magistralmente diretta dal basso di Cristiano Lo Medico e dalla macchina da guerra dietro le pelli che risponde al nome di Gianluca Bracciale, ci ha traghettati in un viaggio onirico ed allucinante nei più profondi lidi del doom più oscuro ed atmosferico regalandoci delle autentiche gemme di inestimabile valore del calibro di “Lupi Fortes” e “Castrum Pesculum”, incentrata su temi storici che è risultata altamente coinvolgente.
Il valore aggiunto allo show della band è stato l’uso della lingua latina durante l’esecuzione dei vari brani. Ma considerando che, oltre ad essere un grandioso, simpaticissimo, serio e carismatico cantante, Mario Di Donato è un rinomato pittore (basti pensare che gli artwork degli album sono opera sua), è praticamente naturale l’introduzione della lingua latina nei brani.
Come logica conclusione di una prestazione maiuscola e fantastica i nostri eroi ci hanno regalato la splendida “Cerbero”, brano che è stato osannato dai tantissimi presenti speranzosi di poter ascoltare ancora qualcosa dalla band. La mia speranza è quella di poterli rivedere quanto prima magari in uno show tutto loro in cui potranno nuovamente farci sognare e darci la chance di rivivere i gloriosi fasti del Doom.

Setlist:
01 – Museum
02 – Lupi Fortes
03 – Mala Tempora
04 – Necrofobia
05 – Castrum Pesculum
06 – Immota Manet
07 – Cerbero

Line-up:
Mario “The Black” Di Donato – Vocals, Guitars
Gianluca Bracciale – Drums
Cristiano Lo Medico – Bass

Links:
http://www.mariotheblack.com
https://www.facebook.com/theblackatratus

CARTHAGODS

Neanche il tempo di riprenderci dalla splendida ed indimenticabile prestazione dei mitici The Black che ecco salire sul palco i tunisini Carthagods, combo nato nel 1997 e votato, sin dagli esordi, alla ricerca ed allo sviluppo delle sonorità Progressive Power. Nonostante il brevissimo tempo a disposizione la band ha regalato ai numerosi presenti un ottimo show incentrato interamente sul loro nuovo lavoro intitolato “The Monster In Me” ed impreziosito dalla presenza del frontman Timo Somers (noto per la sua militanza nei Delain) travolgendo tutti con mazzate Heavy melodiche ma al tempo stesso molto epiche e ruvide che sono risultate dannatamente coinvolgenti ed hanno accontentato praticamente tutti i presenti, soprattutto durante le magistrali esecuzioni di “Whispers From The Wicked” e “The Monster In Me”. Devo fare i complimenti alla band per aver regalato ai presenti un ottimo show e spero di poterli rivedere quanto prima, magari con più tempo a disposizione per poter dimostrare ancora meglio tutta la loro classe ed il loro carisma.

Setlist:
01 – Whispers From The Wicked
02 – The Devil’s Dolls
03 – Memories Of Never Ending Pains
04 – The Monster In Me

Line-up:
Tabbela – Drums
Artak – Lead Guitars
Timo Somers – Guitars
Mehdi Khema – Lead Vocals, Backing Bocals
Yessine Timon Belghith – Bass
Zack Ben Black – Drums

Links:
https://www.facebook.com/CARTHAGODS

STRANA OFFICINA

Con l’ingresso on stage dei livornesi Strana Officina si comincia a fare dannatamente sul serio. Stiamo parlando di una colonne portanti dell’Heavy tricolore che, sin dal loro esordio nel 1983 (ma la band è nata ufficialmente nel 1977) è diventata un’icona del genere e sfido chiunque a smentirmi. Dopo aver dovuto subire le tragedie che hanno strappato via i due membri storici Fabio e Roberto Cappanera (rispettivamente batterista e chitarrista) ed il mitico chitarrista Marcello Masi, la band, come un’araba fenice, è risorta dalle sue ceneri ed ha dimostrato, in tutti questi anni, di essere ancora in grado, come si suol dire, di “rompere il culo ai passeri”.
Durante la loro splendida esibizione – che ha visto alla chitarra, come sostituto di Dario Cappanera, il talentuoso e carismatico Denis Chimenti – i nostri guerrieri hanno dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, cosa vuol dire saper suonare e dominare lo Stage.
Tutto il set è stato una continua scarica di adrenalina scandito dalle magistrali orchestrazioni della sezione ritmica titanicamente guidata da quella macchina da guerra dietro le pelli che risponde al nome di Rolando Cappanera e dal sontuoso basso di Enzo Mascolo. Alla quadratura del cerchio ci ha pensato il gigantesco e simpaticissimo Bud Ancillotti che ha saputo, letteralmente, dominare il palco ed incitare fino all’inverosimile il pubblico che ha risposto alla grandissima dando vita ad un pogo selvaggio che si è arrestato solo dopo la nota finale del set.
Forti del loro nuovo album intitolato “Law Of The Jungle”, la band ha regalato ai presenti una splendida esecuzione della titletrack prima di traghettare la folla in uno splendido viaggio nei favolosi anni ’80 con autentici cavalli di battaglia del calibro di “Sole, Mare, Cuore”, “Non Sei Normale”, “Viaggio In Inghilterra” e “Metal Brigade”. Una citazione a parte merita, senza alcun dubbio, l’esecuzione dell’atmosferica, spettacolare e strappalacrime “Autostrada Dei Sogni”, un vero e proprio tributo ai due mitici ed indimenticabili fratelli Cappanera e a Marcello Masi che ci guardano e ci proteggono da lassù. Non ci sono parole che possano descrivere cosa abbiamo provato durante tutto il set della band che è riuscita, insieme ai The Black, a ricreare quella magia che solo le vere icone sanno donare.
Speriamo di non dover attendere ancora molto per poterli rivedere. Io li candiderei come Headliner del prossimo Agglutination insieme ai The Black.

Setlist:
01 – King Troll
02 – Profumo Di Puttana
03 – Sole, Mare, Cuore
04 – Law Of The Jungle
05 – Non Sei Normale
06 – Autostrada Dei Sogni
07 – Viaggio In Inghilterra
08 – Metal Brigade

Line-up:
Enzo Mascolo – Bass
Daniele “Bud” Ancillotti – Vocals
Rolando “Rola” Cappanera – Drums
Denis Chimenti – Guitars

Links:
Facebook: https://www.facebook.com/StranaOfficinaBand

CARPATHIAN FOREST

Con l’ingresso sul palco dei norvegesi Carpathian Forest, combo nato nel 1992 e diventato nel tempo una delle icone della scena black, s’intraprende nuovamente un viaggio nelle oscurità, ma questa volta si toccano realmente i lidi del maligno nelle sue forme più terrificanti ed oscure.
Durante il loro spettacolare set la band ha regalato ai presenti un vero e proprio excursus della propria produzione proponendo alcuni dei suoi cavalli di battaglia come “All My Friends Are Dead!”, “Ancient Spirits Of The Underworld”, “Morbid Fascination Of Death”, “When 1000 Moons Have Circled” e “It’s Darker Than You Think”, brani cantati a squarciagola dai tantissimi presenti che non hanno mai smesso di osannare la band. Una citazione a parte merita la malefica ed oscura cover di “A Forest” dei The Cure che i nostri demonietti hanno reso ancora più terrificante. Un grande spettacolo che sicuramente ha soddisfatto tutti ed ha sicuramente lasciato il segno.

Setlist:
01 – Intro – Through Fever Flames
02 – Carpathian Forest
03 – Through Self Mutilation
04 – The Beast in Man – Origin Of Sin
05 – Likeim
06 – All My Friends Are Dead!
07 – Ancient Spirits Of The Underworld
09 – Knokkelmann
09 – Morbid Fascination Of Death
10 – Bloodcleansing
11 – A Forest (The Cure Cover)
12 – Mask Of The Slave
13 – When 1000 Moons Have Circled
14 – I Am Possessed
15 – He’s Turning Blue
16 – Rock’n’Roll Gloryhole
17 – It’s Darker Than You Think
18 – Suicide Song
19 – Outro – Old House On The Hill

Line-up:
Nattefrost – Bass, Guitars, Keyboards, Vocals
Vrangsinn – Bass, Keyboards, Backing Vocals, Guitars
Audun – Drums
Erik Gamle – Guitars
Malphas – Guitars

Links:
https://www.facebook.com/carpathianforest

DEATH ANGEL

Ladies and gentleman “che il massacro abbia inizio”!!!!!! Non credo che ci siano altre parole per descrivere cosa sia successo durante lo show dei thrasher californiani Death Angel, band nata nel 1982 e che ci ha regalato un condensato di violenza allo stato puro che non ha fatto prigionieri. Non siamo riusciti a contare il numero delle persone che sono schizzate letteralmente oltre le transenne e che sono stati raccolti dalla security durante il pogo selvaggio che ha caratterizzato tutto il set della band, una vera e propria carrellata della loro corposissima produzione.
Il loro assalto sonoro si apre sulle note di “Thrown To The Wolves”, una mazzata sonora tratta da “The Art Of Dying”, l’album che ha segnato, nell’A.D. 2004, la reunion della band.
Sicuramente uno dei valori aggiunti che ha contribuito a rendere assolutamente indimenticabile lo show è stata la fenomenale prova vocale di Mark Osegueda che incita il pubblico a pogare ed a cantare a squarciagola i brani e viene preso alla lettera dalla platea che ormai ha gremito tutta l’area adibita al concerto.
La carneficina procede con delle autentiche perle di thrash puro e senza fronzoli del calibro di “Claws In So Deep”, “Voracious Souls”, che ci riporta ai vecchi fasti di “The Ultra-Violence” grazie anche al duello dei due chitarristi Rob Cavestany e Ted Aguilar, “Father Of Lies”, “Seemingly Endless Time”, tratto dal fenomenale cd “Act III” e “The Dream Calls For Blood”. La chiusura di questo fenomenale ed indimenticabile show ha visto la magistrale esecuzione della titletrack dell’ultimo lavoro della band “Humanicide” e poi, prima di cominciare a suonare la terrificante ed assassina “Kill As One” che ha generato una violenza talmente indescrivibile che avrebbe fatto addirittura rabbrividire i fans degli Slayer e degli Assassin, il frontman della band ha lanciato questo messaggio diretto alla folla presente: “We are Death Angel, we came from San Francisco, Bay Area… and we play only…thrash fuckin’ metal!”. Non credo ci sia altro da aggiungere.

Setlist:
01 – Thrown To The Wolves
02 – Claws In So Deep
03 – Voracious Souls
04 – Father Of Lies
05 – The Moth
06 – Seemingly Endless Time
07 – The Dream Calls For Blood
08 – TUV/The Pack
09 – Humanicide
10 – Kill As One

Line-up:
Rob Cavestany – Guitars
Mark Osequeda – Vocals
Ted Aguilar – Guitars
Damien Sisson – Bass
Will Carrol – Drums

Links:
https://www.deathangel.us
https://www.facebook.com/deathangel

NAPALM DEATH

Ed eccoci giunti al momento degli Headliner che concluderanno questa lunghissima maratona metal che ha succhiato tutta la linfa vitale ai numerosissimi partecipanti. Sto parlando dei britannici Napalm Death, band nata nell’A.D. 1981 e votata anima e corpo all’Hardcore Punk ed al Grindcore Death. È chiaro che da loro il minimo che ci si possa aspettare sono brani ultra veloci e tempestati all’inverosimile di violenza allo stato puro. Ed infatti è proprio quello che i nostri guerrieri ci regalano.
Il loro lunghissimo set è una miscela di riff convulsi e schizoidi accentuati in maniera esponenziale dalla strabiliante prova del frontman Mark “Barney” Greenway che, come un vero e proprio invasato, non smette mai di deambulare per tutto lo stage seguito a ruota dai tarantolati Shane Embury e John Cooke e sostenuti dal micidiale, assassino e terrificante Danny Herrera alla batteria.
Abbiamo assistito ad un attacco frontale senza precedenti scandito da riff Grindcore sapientemente miscelati con degli inserti geniali di Hardcore Punk e Death Metal. Ciò che caratterizza i loro show è la durata, a volte, non lunghissima dei brani. E questo permette anche di poterne eseguire parecchi come ad esempio, per citarne solo alcune, “Practice What you (Fucking) Preach”, “Continuing War On Stupidity”, “Suffer The Children”, “Standardization”, “Scum”, “Persona Non Grata”. Una citazione a parte merita sicuramente la formidabile e dannatamente coinvolgente cover dei Dead Kennedys “Nazi Punks Fuck Off”, cantata a squarciagola dai presenti che non hanno mai smesso di osannare la band e di pogare in maniera a dir poco selvaggia. E dato che una carneficina non può che chiudersi con una pezzo assassino e terrificante ecco arrivare la devastante “Smear Campaign”, la pietra tombale che ha letteralmente fatto terra bruciata. E, come suol dirsi, “…And Then There Were None”, perché dopo questo brano non c’era nessuno che aveva una sola goccia di energia residua.

Per concludere non resta che ribadire i complimenti al mitico Gerardo Cafaro ed a tutti coloro che, come suol dirsi, si sono “fatti il mazzo!” per organizzare tutto al meglio e rendere fantastica questa edizione del festival. Cominciamo a fare il conto alla rovescia per l’edizione del 2020!

Setlist:
01 – Multinational Corporation
02 – It’s A M.A.N.S. World
03 – Smash A Single Digit
04 – (On The) Bring Of Extinction
05 – Practice What You Preach
06 – Continuing War On Stupidity
07 – Greed Killing
08 – Suffer The Children – The Code Is red… Long Live The Code
09 – Unchallenged Hate
10 – Cesspits – Inside The Torn Apart
11 – Standardisation
12 – Scum
13 – Life?
14 – Deceiver
15 – The Kill
16 – You Suffer
17 – Dead
18 – Nazi Punks Fuck Off (Dead Kennedys Cover)
19 – Persona Non Grata
20 – Smear Campaign

Line-up:
Shane Embury – Bass
John Cooke – Guitars
Mark “Barney” Greenway – Vocals
Danny Herrera – Drums

Links:
http://www.napalmdeath.org
https://www.facebook.com/officialnapalmdeath

Foto di Donato Tripoli:

Scream Baby Scream:

The Black:

Carthagods:

Strana Officina:

Carpathian Forest:

Death Angel:

Napalm Death:

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