Helloween (Markus Grosskopf)

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E’ uscito uno dei DVD più attesi di questa stagione. La reunion degli Helloween nella fattispecie di “Pumpkin United” è stata un vero e successo con tanto di svariati sold out in live indoor e open air e ora che li abbiamo potuti vedere dal vivo (o su schermo), abbiamo ritenuto importante e doveroso chiarire alcune nostre curiosità su questo tour e questa reunion, cercando di dare uno sguardo al futuro di una delle band più influenti del power metal internazionale e non solo.

Ciao Markus, vorrei cominciare a parlare di questo DVD in uscita. Avete scelto tre date diverse per le registrazioni. Una a San Paolo, Brasile con 8.000 persone, una a Madrid, Spagna, con 14.000 fans e la maestosa Wacken con i suoi 75.000 metallari. Come siete arrivati alla scelta di questi diversi show?

Beh, avevamo registrato moltissimo materiale. La conclusione era di includere quello più emozionale che potevamo trovare e abbiamo deciso per questi tre show che erano sicuramente quelli con molto feeling ed energia.

Quali particolari ricordi hai di ognuna di queste date?

Posso solo dire che l’energia sul palco era perfetta e sono stati dei grandi show. La folla era in estasi e tutto quello che abbiamo dato sul palco ci è tornato indietro e sono quelli i momenti che contano. Difficile descrivere una vibrazione come quella che abbiamo sentito.

Come avete scelto le canzoni per la vostra setlist prima di iniziare il tour?

E’ stata una dura decisione. Così tanti pezzi e dovevamo decidere cosa poteva andare bene per essere cantato a una o due o tre voci. Abbiamo dovuto affrontare brani più nuovi, più storici e immaginare di doverli riproporre per tutto il tour. Molti magari potremo invece riproporli in futuro, ci sono ancora così tanti pezzi che vorremmo riproporre con questa formazione.

Come è stato possibile arrivare a questa reunion e soprattutto perchè l’avete voluta?

L’idea è nata ormai diversi anni fa, ma non si è concretizzata immediatamente. Ci sono state molte opportunità di vederci e parlare con Michael Kiske. Volevamo essere sicuri che non ci fossero più dissapori e l’idea è cresciuta per due anni prima di riuscire ad incontrarci e a parlare davanti ad un tavolino di questa cosa che avevamo in testa da tanto tempo. Ci siamo incontrati durante il progetto Avantasia e abbiamo cominciato a mettere le carte in tavola per cosa si poteva fare e piano piano siamo arrivati a concretizzare la cosa.
In tutti questi anni sono cambiate molte cose e a mente lucida avevamo ragione di credere che non c’era più motivo di litigare e abbiamo voluto provare di nuovo a tornare assieme sul palco. Così abbiamo pensato che, per capire se si poteva lavorare, avremmo dovuto tentare un tour per valutare la nostra situazione. In studio non è così facile e bisogna essere compatti per lavorare bene. Tutto sta andando molto bene.

Quali ricordi hai delle due date italiane? Intendo quella a Milano al Forum e quella a Firenze di supporto agli Iron Maiden al Firenze Rocks?

Ottime occasioni per tornare in Italia. I festival mi piacciono in particolar modo. Hai sempre modo di incontrare più gente e berti una birra dopo lo show. In Italia è facile che ci siano sole e bel tempo e incontriamo sempre gente interessante. C’è un bel modo di festeggiare ai festival soprattutto con voi italiani.

Com’è stato suonare e dividere il palco ancora una volta con i vecchi membri della formazione?

Davvero bello. Hansen era con noi dall’inizio ed è stato molto particolare sentirlo cantare di nuovo su alcuni brani. Abbiamo avuto tre grandi cantanti sul palco e molto movimento. Sarebbe stato necessario avere dei semafori per controllare tutto il viavai. Dalle prime note è stato chiaro che stavamo facendo qualcosa di grande, di storico. Ed è stato un tour fantastico.

Quanto è stato difficile arrangiare le tre chitarre su brani che ormai non suonavate da diverso tempo?

Abbiamo dovuto cercare di riarrangiare gli assoli, le armonie e tanta altra roba, è stato davvero un lavoraccio. Il direttore musicale, Sasha, ha avuto alcune settimane per provare e cercare di far tornare tutto per poter andare in tour. Alla fine tutto è risultato perfetto e ancora meglio di quello che si potesse sperare.

E quanto è stato strano inserire i vecchi membri nei nuovi brani preparati per Andi Deris?

E’ bello poter ascoltare le diverse voci perché nelle mie orecchie risuona ancora il vecchio “Keeper” ed è stato molto emozionante riportarlo alla luce come restaurato. Una grande esperienza sentire le voci sovrapporsi, cantare assieme per avere una gran sorpresa. Una bella sfida riuscita così bene.

State lavorando su un disco come “Pumpkin United” o pensi che continuerete solo in tour con questa line-up?

Non saprei dirti dove iniziano i “Pumpkin United” e dove finiscono gli “Helloween”, ma sta succedendo qualcosa di davvero interessante e c’è molto lavoro ora per Kai, Andi e Kiske. Un album è una vera e propria sfida e nessuno sa come andrà a finire. Posso dirti che abbiamo molte buone idee e dovremo capire chi canterà o suonerà che cosa. Non so dirti se possiamo parlare di nuovi “Helloween”, ma di sicuro si è aperta una nuova Era per noi. Potrebbe essere tutto e niente, il disco dei dischi. Oppure nasceranno due progetti separati. Intanto un paio di pezzi sono già pronti e abbiamo un buon presentimento su come funzionerà questo album in progetto. Tre mesi in studio per cercare di fare del nostro meglio poi come timeline direi che torneremo in studio alla fine dell’anno per il mixing e magari il disco potrebbe vedere la luce la prossima estate, con tour per l’autunno 2020.

Che mi dici invece di Roland Grapow? E’ stato anche un lui un membro storico degli Helloween…

Il fatto è che avevamo pianificato una reunion basata sui tempi di “Keeper” con tutti quei brani e dischi e così abbiamo deciso di concentrarci su quel periodo e formazione con qualche eccezione.

Il primo concerto non è andato nel migliore dei modi con i problemi vocali di Michael Kiske e avete deciso di uscire con delle parti registrate in playback. I fan non hanno gradito molto la cosa. Ha funzionato o è stato un casino? Cosa pensi per il futuro in una situazione simile?

No no.. mai più! E’ stata la prima ed ultima volta che Kiske e gli Helloween hanno preso questa decisione. Nelle prove, Michael era davvero giù di voce e solo per alcuni riempitivi abbiamo valutato di dargli un aiuto dalla regia. So che non è stata una scelta felice, ma tutto sommato abbiamo dovuto prendere una decisione, con la paura di cancellare molte date del tour e dato che eravamo proprio alla prima data, sarebbe stato davvero triste partire così. Fortunatamente, Michael ha recuperato davvero in fretta e siamo riusciti a partire con il tour davvero come sperato, lasciandoci alle spalle questa brutta partenza.

Allora ci sarà ora un periodo di silenzio…

Beh sì, un po’ di tempo prima della grande esplosione. Poi il tour in autunno e i festival nel 2021.

Ti porti dietro qualche brutto ricordo di questo tour o al contrario qualcosa di particolarmente emozionante?

Non ho brutti ricordi. Al contrario tante belle esperienze. Wacken sicuramente una delle più grandi esperienze della mia vita. Tutto era perfetto, organizzato al migliore dei modi e siamo stati trattati come delle celebrità. Tutto il tour è stato davvero perfetto con molti fan e tanti sold out. Un’incredibile energia del pubblico come neanche noi potevamo sperare. Abbiamo avuto molti complimenti da tanti artisti che ci hanno seguito da molti anni e nei festival ci siamo confrontati e abbiamo avuto un forte sostegno. Un segno per noi molto importante che ci ha fatto capire il nostro valore e ha fatto emergere che la reunion non era business, ma emozioni reali.

Quali posti sono stati per te strani, particolari e unici in questo tour?

Siamo stati davvero in un sacco di luoghi folli. Uno su tutti direi l’India. Abbiamo viaggiato due ore dal luogo del concerto per raggiungere un re della regione che voleva incontrarci e abbiamo bevuto whisky con lui nel suo castello. Un’esperienza davvero fuori dal comune. Anche in Indonesia siamo stati trattati con i guanti. Mi piace esplorare nuovi posti culturalmente così distanti da noi. Mi piacerebbe andare in Africa e vedere cosa succede da quelle parti.

Bene! Il nostro tempo a disposizione è terminato. Vuoi aggiungere altro per concludere l’intervista?

Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno creduto in noi ed in questo tour, le persone che hanno speso energie per farci sentire davvero bene sul palco e vorrei dire che speriamo di sorprendervi ancora con il disco e il prossimo tour.

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