Crashdiet – Rust (2019)

Titolo: Rust
Autore: Crashdiet
Genere: Hair Metal
Anno: 2019
Voto: 7

Visualizzazioni post:184

Il passato degli svedesi Crashdiet è triste e maledetto, come del resto quello della maggior parte delle band hard rock degli anni ’80, tra suicidi (nel 2006 il loro frontman e fondatore Dave Lepard, è stato trovato morto nella sua casa dopo essersi suicidato), abusi di sostanze stupefacenti, dipendenza dall’alcool e problemi continui di formazione. Tuttavia, questi bad boys sono diventati famosi per aver raccolto i cocci delle proprie disavventure, riprendendosi e combattendo per le proprie idee musicali.
Queste turbolenze e le continue sfide non li hanno condizionati durante la loro carriera artistica, fino a un silenzio lungo sei anni, spezzato adesso dall’uscita a sorpresa di “Rust”, che probabilmente è uno degli album più maturi del gruppo perché troviamo non solo il classico stile sleaze ma anche del melodic rock e alcuni spunti di AOR molto interessanti.
Si riparte quindi da dove avevano interrotto con il precedente “The Savage Playground” del 2013. I musicisti rimangono ancora testardi nello stile e scatenano il loro sporco hard rock su una massa crescente di seguaci e fan che continuano seguirli e il motivo si capisce già dalla tracklist, che ci introduce in meandri sonori e vibranti tipici dei Guns And Roses, dando così un’iniezione di speranza a chi si trova ancora in crisi dai lontani trionfi dei fondamentali eighties.
Nonostante si senta pure una piccolissima influenza delle hit commerciali alla Bon Jovi – basta ascoltare il brano “We Are The Legion” per rendersene conto – la loro innegabile miscela di rock anni ’80 con elementi del punk li ha resi un nome rilevante nel revival del genere sleaze e glam.
La titletrack “Rust” apre bene con un sound elegante, melodico e trascinante, mentre la seguente “Into The Wild” è un marchio di fabbrica degli svedesi, soprattutto nel ritornello e la qualità del coro fornisce momenti di ristoro e spensieratezza. Nel rock di “Idiots” la band esplora la nostra società attraverso una lente diversa e pone una domanda semplice ma attuale: segui le opinioni degli altri o vivi la vita a modo tuo rischiando di fallire? Bella domanda per un brano che entra subito nel cuore con i suoi riff sdolcinati e incisivi. “Crazy” è un’altra traccia di puro glam con degli ottimi cori accompagnati da cavalcanti riff di chitarra del bravo Martin Sweet.
Il brano meno attraente è “Parasite” che non è all’altezza delle altre canzoni rock arrangiate dal produttore Chris Laney (Zan Clan, Pretty Maids) perché troppo piatto e leggero nei ritmi. Poteva mancare la ballata? Certo che no! Solo così dei duri come i Crashdiet riescono ad addolcirsi quando parlano di amori lontani e irraggiungibili come nel lento “Stop Weirding Me Out”, dove la piacevole melodia è accompagnata da dei sintetizzatori che non entusiasmano purtroppo più di tanto. Per fortuna vengono in soccorso la rude “Reptile”, un brano turbolento ricco di azione e frenesia che finirà sicuramente nella scaletta dei loro prossimi live e la bella semi-ballata, “In The Maze”, che con gli arpeggi di chitarra di Martin Sweet dà un grande slancio alla melodia e scava nella profondità dei nostri sentimenti. Questa traccia è una delle cose più importanti del disco e musicalmente racchiude delle melodie moderne di AOR e un essenziale suono di produzione. Chiude il platter la grintosa “Filth & Flowers”, un altro pezzo forte con dei cori potenti e un suono che si rifà ancora ai classici degli eighties.
I nostri eroi sono tornati tutt’altro che arrugginiti e ammaccati dagli eventi, anzi i vichinghi dimostrano ancora una volta di essere dei buoni musicisti in cerca di soluzioni migliori e alternative al di fuori delle strutture tipiche del genere. Buona la scelta dello sconosciuto Keyes al posto del frontman Simon Cruz, che aggiunge una nota di oscurità e profondità in tutte le tracce dell’opera ma di contro gli manca ancora la personalità dei vecchi vocalist Cruz e Lepard. La stessa cosa si può scrivere per la produzione dell’album, che è un enorme passo avanti rispetto a quello precedente, ma sembra ancora compromessa rispetto alla potenza e alla creatività dei precedenti dischi.
“Rust” è un platter che piacerà agli appassionati del genere ma non è ancora il capolavoro che aspettiamo da tanti anni dagli scandinavi perché i Crashdiet pur non inventando nulla di nuovo rispetto all’hard rock degli anni ’80 trasmettono all’ascoltatore un impegno e una passione che li rendono molto interessanti.

Tracklist:

1. Rust
2. Into The Wild
3. Idiots
4.  In The Maze
5. We Are The Legion
6. Crazy
7. Parasite
8. Waiting For Your Love
9. Reptile
10. Stop Weirding Me Out
11. Filth & Flowers

Line–up:
Gabriel Keyes – voce
Martin Sweet – chitarra
Peter London – basso
Eric Young – batteria

Links:
http://www.crashdiet.org/
https://www.facebook.com/realcrashdiet
http://www.frontiers.it

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