Wayward Sons – The Truth Ain’t What It Used To Be (2019)

Titolo: The Truth Ain't What It Used To Be
Autore: Wayward Sons
Genere: Hard Rock
Anno: 2019
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:223

Il ritorno dell’ex cantante dei Little Angels, Toby Jepson con i suoi Wayward Sons è stato un grande evento nella scena musicale hard rock inglese perché dopo il trionfo con la sua ex band, il vocalist è stato impegnato in questi anni nel campo cinematografico come attore non protagonista e ha prodotto album per numerose band come i Saxon, i Fastway e i Virginmarys.
Al cuore non si comanda e giacché il suo animo è sempre stato quello di scrivere e di cantare, ecco nascere il progetto dei Wayward Sons, una nuova band costruita per suonare soprattutto dal vivo per la sua potenza e attitudine rock.
Un secondo disco può essere complicato, soprattutto per le aspettative dei fans, dopo un debutto di grande impatto come quello del 2017 intitolato “Ghosts Of Yet To Come”  perché storicamente molti artisti hanno riscontrato grandi difficoltà con i loro secondi album e invece i Wayward Sons si riconfermano perché questa è una tra le migliori opere di raffinato hard rock che ho ascoltato quest’anno.
Questo disco è un vero album perché c’è una storia a episodi che viene narrata, quasi un concept per il suo stretto collegamento tra le tredici canzoni ma il cantante e chitarrista Toby Jepson, in una recente intervista, l’ha definito un disco di “protesta politica”, basta guardare cosa sta succedendo in Gran Bretagna con la situazione della Brexit e quello che succede in quasi tutti i Paesi del mondo.
Il combo, con “The Truth Ain’t What It Used To Be”, ha prodotto un platter di puro e sanguigno rock and roll, che prende spunto dagli anni ’70 e ’80 ma che possiede un sound attualissimo e moderno. Fanno parte della band, oltre al carismatico leader Toby Jepson, Nic Wastell al basso (Chrome Molly), Phil Martini alla batteria (Spear Of Destiny, ex Quireboys, Joe Elliot’s Down And Outz), Sam Wood alla chitarra (Treason Kings) e Dave Kemp alla tastiera (ex Little Angels).
La traccia di apertura “Any Other Way” inizia con un riff di chitarra asfissiante, seguita dalla calda voce di Toby e con una formidabile batteria che costruisce precisamente l’intensità della traccia. È una buona canzone che crea perfettamente un’atmosfera rock ed è anche l’inizio di una narrazione di rivolta verso la società attuale che ritroveremo per tutto il disco. “As Black As Sin” è la canzone più breve; ha un riff di chitarra affascinante, frenetico e un assolo elettrizzante. Un ottimo inizio di tastiera introduce la melodica “Joke’s On You” che sembra uscita dai lontanissimi anni ’70 e dove si ascolta il lato pop e commerciale dei Wayward Sons. Fortunatamente, la band è in grado di suonare duro e scrivere melodie in egual misura. La cosa che mi colpisce in positivo è che i pezzi successivi migliorano sempre di più, come la dolce “Little White Lies”, che ha un inizio leggero, prima di svilupparsi in un succulento mid-tempo con alcune influenze settantiane tipiche dei primi Queen. “Feel Good Hit” è una delle mie preferite perché ha dei cori che ti entrano in testa e che non ti lasciano tregua. Traccia davvero potente, che vede il singer scatenato con le sue graffianti corde vocali e che mostra la duttilità della band sia nel suonare, sia nel comporre canzoni. Poteva mancare la ballata? No, perché “Fade Away” è un altro pezzo da novanta, dove il pianoforte crea la struttura di questa stupenda canzone, che brilla per le emozioni che suscita, grazie anche alla grande interpretazione vocale di Toby.
La seguente “Have It Your Own Way” riporta di nuovo il suono ad alte temperature, con un rock dal ritmo forsennato e con dei riff incisivi da parte del bravo Sam Wood. L’eccezionale Kemps lascia il segno in “Long Line Of Pretenders”, un altro brano importante e con un altro suono diverso di chitarra, in pieno stile Little Angels, che come tutte le loro tracce fa semplicemente battere i piedi e muovere la testa. La titletrack è un pezzo di hard rock irresistibile che si muove con un ritmo ipnotizzante perché costruito attorno a un riff micidiale e con alcuni bei cambi di tempo. Siamo quasi alla fine con la veloce “Punchline”, che è anche armoniosa e melodica, con un bel coro in sottofondo. Anche qui troviamo fantastici cambi di tempo e un altro ardente assolo di chitarra per un finale che entusiasma l’anima. L’ultima “Totally Screwed”  è un’altra dimostrazione della loro bravura e solo i fan dell’hardcore dovrebbero ascoltarla. Scherzi a parte i Wayward Sons suonano per tutti ed esprimono la vera magia del rock and roll in questo “The Truth Ain’t What It Was Be”, attraverso  testi emotivi e stati d’animo positivi. Nelle liriche prevalgono un forte senso di protesta e di ribellione per non voler essere plasmati o condizionati dai poteri forti della nostra società.
Forse il vero spirito del rock and roll sta finalmente ritornando in tempi bui, di dubbi, bugie e inganni, per opporsi non per forza a una cattiva politica ma a una sistema sociale dove ahimè prevalgono soltanto l’egoismo e il Dio denaro.
Queste nuove canzoni dei Wayward Sons ci ricordano che il lavoro della nuova generazione di rockers non è solo quello di imitare il passato ma di dare al genere anche un nuovo senso di esistere in questa nuova e turbolenta era. Musica sfidante, pensante e creativa, che offre speranza e coraggio per costruire un mondo migliore.

Tracklist:

1. Any Other Way
2. As Black As Sin
3. Joke’s On You
4. Little White Lies
5. Feel Good Hit
6. Fade Away
7. Have It Your Own Way
8. Long Line Of Pretenders
9. (If Only) God Was Real
10. The Truth Ain’t What It Used To Be
11. Punchline
12. Us Against The World
13. Totally Screwed

Line–up:

Toby Jepson – voce e chitarra
Nic Wastell – basso
Phil Martini – batteria
Sam Wood – chitarra
Dave Kemp – tastiera

Links:
https://www.waywardsonsband.com/site/
https://www.facebook.com/waywardsonsbanduk
www.frontiers.it

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