Quiet Riot – Hollywood Cowboys (2019)

Titolo: Hollywood Cowboys
Autore: Quiet Riot
Genere: Hard Rock
Anno: 2019
Voto: 6,5

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I Quiet Riot degli anni ’80 sono stati uno dei gruppi metal più famosi al mondo e il trampolino di lancio per Randy Rhoads, uno dei chitarristi più talentuosi di quel periodo storico, che ha intrapreso una breve, brillante e purtroppo tragica carriera con il re delle tenebre Ozzy Osbourne. Oggi di quella formidabile formazione è rimasto il solo Banali che purtroppo ha recentemente comunicato ai fans la brutta notizia di essere malato di cancro, prendendo così una pausa per cominciare le cure e saltando per la prima volta dei concerti, cosa che non era mai successa in quasi quarant’anni di onorata carriera.
Il sound attuale della formazione californiana, rispetto agli esordi, è cambiato notevolmente e la band non è più quella dei trionfi dell’album “Metal Health” o del doppio disco di platino “Condition Critical”, con il mitico e defunto Kevin DuBrow al microfono, anche se per fortuna il suono di questo nuovo lavoro è ancora un buon metal.
“Hollywood Cowboys”, prodotto dal batterista Frankie Banali, ci offre un hard rock melodico pieno di riff robusti – che il gruppo ha sempre creato egregiamente – e una venatura di blues, che sorprende al primo ascolto ma che dimostra come i Quiet Riot siano bravi tecnicamente e ancora in grado di far divertire i propri sostenitori. Ci sono stati e continuano ancora i cambi di line-up ma l’attuale versione dei pistoleri statunitensi, con Banali alle pelli, Alex Grossi alle sei corde, Chuck Wright al basso e il vocalist Jizzy Pearl, che sostituisce l’ex cantante James Durbin, è all’altezza del compito di portare avanti l’enorme eredità di questa memorabile band. A Durbin è stato dato il ben servito, anche se ufficialmente la separazione è stata amichevole e in questo disco finalmente canta bene, utilizzando la sua voce senza sforzi, con basse tonalità ed evitando la sguaiatezza del penultimo album: “Road Rage”, dove la sua ugola in falsetto non aveva convinto più di tanto.
Dalle prime note dell’apri pista “Don’t Call It Love” i nostri cowboys californiani cominciano a far festa con una ruvida e intagliata song fatta di grinta, glam e chitarre distorte, proprio come ai vecchi tempi. Con “In The Blood”, comincia la sparatoria dei nostri eroi alla ricerca del tesoro, con un rock più duro e ad alta energia, che contiene una straordinaria esibizione alla batteria del mitico Banali. Il coro della canzone è perfetto e mostra la vena melodica della band e sopratutto la buona voce di Durbin che merita questa volta un elogio. Carina la successiva e ultra melodica “Heartbreak City”, così come la cavalcata “The Devil That You Know”, che continua la magia di questo far west hollywoodiano con un altro groove impeccabile, un grande coro e la polverosa chitarra di Grossi che sprigiona note senza fronzoli. Il ritmo si abbassa improvvisamente e purtroppo spaventosamente con la trascurabile e blues “Roll On”, per riprendersi poi con l’hard rock martellante di “Insanity”, dove la chitarra dissonante del guitar hero rincorre il devastante attacco di contrabbasso del veloce drummer.
I nostri banditi esprimono un’energia più elegante, da film western o traccia radiofonica con la spensierata “Wild Horses”. Nel finale del platter colpiscono l’heavy metal della potente “Last Outcast” e la conclusiva “Arrows And Angels”, che possiede un bel ritornello commerciale e dei riff graffianti che colpiscono nel segno.
Oggi il combo a stelle e strisce continua il suo storico viaggio a testa alta e con tantissima esperienza alle spalle, ma con il suo membro fondatore Frankie Banali gravemente malato, al quale ci stringiamo e facciamo gli auguri per una prontissima guarigione perché senza di lui la band rischia di sparire definitivamente dal giro musicale che conta.
Rispetto a “Road Rage” gli americani hanno fatto un passo in avanti e con Pearly alla voce miglioreranno notevolmente. Musicalmente, il nuovo album non fa gridare al miracolo ma offre esattamente ciò che ti aspetteresti da questi artisti nel nuovo millennio: puro hard and blues, pronto per essere suonato dal vivo insieme ad una maturità nel songwriting che solo una band con una storia e un pedigree del genere può offrire. “Hollywood Cowboys” è un buon disco rock, purtroppo con qualche filler, che vale comunque la pena di ascoltare a tutto volume e senza pregiudizi.

Tracklist:

1. Don’t Call It Love
2. In The Blood
3. Heartbreak City
4. The Devil That You Know
5. Change Or Die
6. Roll On
7. Insanity
8. Hellbender
9. Wild Horses
10. Holding On
11. Last Outcast
12. Arrows And Angels

Line–up:

Frankie Banali – batteria
Alex Grossi – chitarra
Chuck Wright – basso
James Durbin – voce

Links:
https://quietriot.band
https://www.facebook.com/quietriot
http://www.frontiers.it

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