Edge Of Paradise – Universe (2019)

Titolo: Universe
Autore: Edge Of Paradise
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2019
Voto: 6/7

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Formatisi nel 2011 da Margarita Monet e dal chitarrista Dave Bates, gli Edge Of Paradise si sono fatti un nome nella scena metal internazionale con l’uscita di buoni ed interessanti album indipendenti. Il loro nuovo lavoro “Universe” – il primo con la nostra Frontiers Records – prodotto da Mike Plotnikoff (Halestorm, Three Days Grace) e mixato da Jacob Hansen (Amaranthe, Volbeat, Pretty Maids), riunisce un approccio di metal sinfonico e classico con suoni più contemporanei, basati sui sintetizzatori.
Nonostante siano in attività da un po’ di anni, con un paio di album e una cantante bravissima con una voce potente, gli americani per certi versi sono ancora un gioiello allo stato grezzo. Da qualche anno c’è un orientamento che si sta diffondendo nel metal melodico – e che non amo molto – che porta più enfasi sul ritmo dei pezzi, anziché sulla melodia dei brani. La stessa cosa fanno gli Edge Of Paradise, mescolando il loro symphonic metal  con influenze industriali ed elettroniche. Forse per creare qualcosa di nuovo o peggio, spero di sbagliarmi, per puntare su suoni più moderni e apprezzati a livello commerciale.
Tornando alla loro breve carriera, cominciata con l’album di debutto “Mask”, pubblicato in modo indipendente nel 2012, il combo ha poi stampato il suo secondo platter “Immortal Waltz” nel 2015, prodotto dal leggendario Michael Wagener (Dokken, Accept, Skid Row).
Ora i cinque ragazzi sono saliti di livello guadagnando grande notorietà soprattutto sulle piattaforme digitali. Con l’opera “Universe” la band si trascina dietro tutto quello fatto in passato e si sposta allo stesso tempo verso un territorio metal moderno, vicino a band come i Within Temptation e gli Amaranthe. Come scritto prima, ci sono più suoni elettronici e tastiere rispetto agli album precedenti ma senza però perdere la pesantezza o i suoni sottili che li hanno contraddistinti fino ad oggi. Un esempio evidente di questa metamorfosi è l’iniziale “Fire”, che è una vera e propria sorpresa perché non è sinfonica nel senso classico del termine tradizionale e nonostante ci siano accenni di strumentazione tradizionale in sottofondo, in realtà si presenta come uno sporco pezzo rock, soprattutto nelle tonalità vocali. “Electrify” combina un’atmosfera quasi orientale in alcuni dei riff e dei potenti synyh, dove la voce della bella singer si alterna tra ritmi pop moderni e cadenze di rock duro, ma purtroppo nessuna di queste scelte è il tipo di melodia interessante che ci si aspetta da una band metal come questa. La stessa cosa succede con la title track “Universe” e in “World”, canzone con un sottotono oscuro e cinematografico, con l’angelica Margarita che cerca di cantare e interpretare al suo meglio la traccia, su uno sfondo monotono che non si sviluppa mai in nulla di appetibile per l’ascoltatore.
Il martellamento industriale di “Perfect Disaster” dà alla canzone nuova vita in quello che altrimenti potrebbe normalmente passare come un semplice taglio più commerciale e di moda. “Hollow” assume un tocco moderno con la voce filtrata della cantante e con il suo suono ultramoderno pur mantenendo il tipico sound del gruppo. “Alone” è la migliore canzone metal in scaletta con gli elementi del gruppo che si uniscono in un senso più tradizionale, con semplici sfondi musicali e con la voce della cantante ben supportata da un grande ritornello melodico.
Al di fuori dell’accattivante finale strumentale di “Burn The Sun”, c’è ancora spazio per le chitarre elettriche di Dave Bates e di David Ruiz, come in “Stars”, con la sua influenza elettronica e la voce di Monet che mostra un tocco più morbido e delicato pur mantenendo in generale una forte timbrica.
In conclusione la particolarità di questo nuovo lavoro discografico sta nella voce della Monet che è un po’ diversa in quest’uscita, dando una nuova sensazione positiva alla musica degli statunitensi.
Pur non rimanendo pienamente convinto sulla nuova direzione musicale più mainstream intrapresa dai cinque artisti, apprezzo il coraggio delle diversità sonore che hanno messo in campo e a tratti anche la voglia di voler un po’ sperimentare. Negli ultimi anni ci sono stati molti album metal che hanno cercato di incorporare la scuola del pop elettronico moderno con discreti risultati. La visione di questi ragazzi di proiettare il symphonic metal nel futuro non è senza merito ma ancora è molto lontana dall’essere raggiunta perché  se vuoi sfondare, data l’enorme concorrenza, devi creare grandi canzoni e fare un ottimo prodotto. Il futuro e il prossimo disco ci faranno capire di che pasta sono fatti questi interessanti musicisti.

Tracklist:

1. Fire
2. Electrify
3. Universe
4. Alone
5. Hollow
6. World
7. Perfect Disaster
8. Face Of Fear
9. Stars
10. Burn The Sun

Line–up:

Margarita Monet – voce
Dave Bates – chitarra
David Ruiz – chitarra
Vanya Kapetanovic – basso
Jimmy Lee – batteria

Links:
http://www.edgeofparadiseband.com/
https://www.facebook.com/EdgeOfParadiseBand/
www.frontiers.it

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