30/11/2019 : Sonata Arctica + guest (Trezzo – MI)

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30/11/2019 : Sonata Arctica + Edge Of Paradise + Temple Balls (Live Club, Trezzo – MI)

Sono passati solo 8 mesi dall’ultima calata su suolo italico del combo finlandese, quello show tutto acustico al Teatro Dal Verme di Milano che aveva fatto sognare i fan con una scaletta varia e ben bilanciata supportata da una brillante performance del quintetto. Da allora un nuovo studio album, quel “Talviyö” che ha soddisfatto parte dei fan ma ne ha scontentata un’altra subito seguito da un tour prima in Nord America ed ora in Europa. Ad accompagnare Kakko e soci troviamo l’energia Hard rock dei Temple Balls – connazionali dei Sonata Arctica – e a seguire gli americani Edge Of Paradise, guidati dalla bella Margarita Monet.
Il Live Club di Trezzo Sull’Adda (MI) ormai è diventata la patria lombarda del metal e il locale ben si adatta come capienza a contenere i numerosi fan giunti, forti anche di poter sfruttare un sabato sera anziché la sera di un giorno feriale per vedere i loro beniamini. A conti fatti il locale non si rivelerà pieno come già visto in altri contesti.

Pronti via, aprono i Temple Balls, giovani ragazzi che propongono un hard rock spudoratamente mutuato dagli anni ’80 (Skid Row, Bon Jovi, Mötley Crüe e chi più ne ha più ne metta) ma che invece di risultare dei cloni presentano un’attitudine scanzonata che ben si presta al genere e che viene egregiamente trasmessa al pubblico, coadiuvati da una performance quasi perfetta.
“Distorted Emotion” e “Ball And Chain” sono delle belle bombe hard rock e da subito l’ottimo Arde Teronen, dotato di giacchetta beige molto fashion, dà il meglio di se su tonalità alte. Le canzoni sono semplici e dirette, i ritornelli si stampano in testa subito, costruiti apposta per far cantare e il pubblico sembra gradire.
“Hoist The Color” e soprattutto “Let’s Get It On” continuano ad infiammare le prime file, facendo uscire allo scoperto i due chitarristi Jiri Paavonaho e Niko Vuorela con un duo di assoli ottantiani pieni di carisma.
A chiudere il breve show i due singoli del primo e secondo album, “Kill The Voice” e “Hell And Feelin Fine”.
Sicuramente la vetrina di poter suonare di supporto ad una band del calibro (come utenza) dei Sonata Arctica porterà nuova verve e nuovi fan ai cinque ragazzi finlandesi. L’attitudine come detto c’è tutta e la prova live è promossa a pieni voti. Se poi vi piace l’hard rock non fateveli mancare!

Discorso lievemente diverso per gli americani Edge Of Paradise, band dedita ad un metal elettronico molto moderno mischiato a parti gothic sempre guidato dai chitarroni pesanti di Dave Bates e dalla voce suadente della bella Margarita Monet. Il terzo album in carriera – “Universe” – è stato pubblicato dalla italiana Frontiers Records, dando una bella visibilità anche in Europa alla band made in Usa.
Lo show ovviamente è parecchio incentrato sulle canzoni del nuovo album, fra cui la title track “Universe”, “Face Of Fears” e “Fire”, che però denota un cambio di stile estremamente drastico rispetto ai Temple Balls.
Le danze ipnotiche di Margarita non riescono ad incantare del tutto il Live Club di Trezzo, complici anche dei suoni che spesso impastano il mix ritmico, rendendo la performance un’amalgama poco coesa.
L’approccio live è professionale e distaccato, il pubblico se ne accorge e resta abbastanza freddo per tutta la durata dello show degli Edge Of Paradise, in attesa del piatto forte della serata.
Sono convinto che in una situazione più congeniale per il loro sound la serata si sarebbe svolta meglio, ma forse per un certo pubblico europeo (soprattutto se fan delle melodie del metal nordico) le sonorità proposte dal quintetto californiano non sono di certo facilmente appetibili.

Ed eccoci giunti agli headliner, i Sonata Arctica (chi vi scrive li segue live dal 2004 quasi ad ogni discesa in Italia) che presentano il loro nuovo “Talviyö”. Diciamolo subito: il disco non è stato un successo a livello di critica, le canzoni sono piuttosto blande sia come carica che come tematica anche rispetto agli album appena prima, senza scomodare i capisaldi power metal che hanno sfornato nei primi anni 2000.
La speranza era capire se dal vivo le canzoni di “Talviyö” rendessero di più, visto che in studio erano state pensate live dalla band stessa per ammissione di Elias Viljanen (nella nostra intervista).
La risposta è sì, ma il vero difetto della serata è stata la selezione di canzoni proposta dai Sonata Arctica, ovvero 14, incentrate solo sulla produzione recente, più qualche classico.
Un intro tratto dal tema di “Ritorno al Futuro” ci porta al primo singolo del nuovo album, “A Little Less Understanding”, brano cadenzato che permette da subito di far prendere le redini della serata a Tony Kakko, sempre in forma e grande cerimoniere dello show. I suoni migliorano notevolmente rispetto agli Edge Of Paradise e la band riparte dopo il saluto al pubblico con “Closer To An Animal”, da “The Ninth Hour”, e “Whirlwind” sempre dall’ultimo lavoro. Seguono “The Day” e “I Have A Right”, presenti nel opinabile “Stones Grows Her Name” del 2011, ben accolte dal pubblico e con un ottimo Tony Kakko che dialoga ipoteticamente con il logo dei Sonata sullo striscione ad enfatizzare il rapporto padre/figlio presente in “I Have A Right”. A proposito di coinvolgimento, devo constatare di nuovo come nei tour precedenti (con l’esclusione del tour acustico di Marzo 2019) il distacco emotivo sul palco dei quattro musicisti dei Sonata. Se Pasi Kauppinen non ha mai dato l’idea di essere un animale da palco, Klinderberg invece risulta fermo e statico, relegato al suo ruolo di tastierista.
Sia chiaro che la prova strumentale e musicale risulta sopraffina, ma l’impressione (per chi ha visto tante volte i Sonata) è che negli anni questi tour siano davvero solo un lavoro per loro, con eccezione di Kakko, che volente o nolente deve intrattenere. Ci torneremo fra poco.
Si prosegue con la carrellata (saranno ben cinque a conti fatti) di canzoni tratte dal nuovo Album: “Cold”, che è stato il secondo singolo estratto, e “Storm The Armada”, confermano la bontà delle nuove canzoni in sede live, decisamente più coinvolgenti che su disco. Seguono un estratto da “Pariah’s Child”: “X Mark The Spot”, una delle canzoni più concitate dell’intera scaletta, seguita di nuovo da una new entry: “Who Failed The Most”, terzo e ultimo singolo del combo finlandese tratto da “Talviyö”, anche questo ben recepito dalla folla.
E qui si entra nella tanto viscerale discussione fra i fan dei “vecchi” Sonata e le nuove generazioni che li hanno cosciuti solo dopo “Unia”, i primi richiedendo a gran voce un improbabile ritorno al sound che ha reso famosi Kakko e soci, gli altri che si godono le canzoni che amano delle nuove uscite.
Kakko presenta “Tallulah” (dal capolavoro “Silence” del 2001) con una divertente storia su come sia vietata nei karaoke finlandesi, e la ballata viene cantata da tutto il Live Club, mentre dopo un intermezzo strumentale di Kauppinen, Viljanen e Klinderberg, si passa (dallo stesso album) alla carismatica “Black Sheep”, subito seguita dal grande classico dei Sonata Arctica: “Fullmoon” (dal debut album “Ecliptica”). È impossibile non notare una differenza di approccio alla musica dei cinque musicisti su queste tre canzoni vecchie (senza ausilio di basi registrate che hanno pervaso tutte le canzoni precedenti). La performance è salita di spessore, coinvolgimento e calore rispetto al pubblico, c’era più grinta, più “metal” se vogliamo. E questi sono i vecchi Sonata Arctica, quelli diventati famosi, quelli che ci hanno appassionato negli anni, quelli che i nuovi fan si meritano.
L’encore è assegnato a due ultime canzoni, “Losing My Insanity” (da “Stones Grows Her Name”) e “Life” (dal penultimo “The Ninth Hour”), scelta alquanto bizzarra oltre che opinabile, avendo nel loro arsenale brani ben più memorabili per chiudere uno show. Show che, comunque, dimostra come i Sonata Arctica siano una band europea di primo livello, ma che risente un po’ degli anni che passano e che probabilmente fatica a fidelizzare i fan, ma in compenso riesce a farne sempre di nuovi ad ogni uscita discografica, di generazione in generazione. Sipario, si torna a casa nella nebbia padana.

Foto di Alice Fleba.

Edge Of Paradise:

Sonata Arctica:

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